{"id":26805,"date":"2022-07-02T20:49:47","date_gmt":"2022-07-02T20:49:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=26805"},"modified":"2022-07-03T17:01:31","modified_gmt":"2022-07-03T17:01:31","slug":"feluche-ditalia-diplomazia-e-identita-nazionale-e-il-libro-dello-storico-francesco-perfetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/07\/02\/feluche-ditalia-diplomazia-e-identita-nazionale-e-il-libro-dello-storico-francesco-perfetti\/","title":{"rendered":"Feluche d&#8217;Italia. Diplomazia e identit\u00e0 nazionale \u00e8 il libro dello Storico Francesco Perfetti."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/9788860876133_0_536_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-26806\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/9788860876133_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"297\" \/><\/a>\u201cFeluche d\u2019Italia\u201d. Un libro fondamentale che segna un capitolo importante della storia italiana, e che lega la politica a quel trapasso che ci fu tra i diversi stati dell\u2019Italia dell\u2019Ottocento e il nascente Regno d&#8217;Italia; trapasso che fu possibile anche per l\u2019illuminato operato di una classe diplomatica di stretta osservanza cavourriana. E non solo. \u00a0Tutto ci\u00f2 ci viene raccontato in quel libro di Francesco Perfetti che ha per titolo <strong>\u201c<\/strong><strong><em>Feluche d\u2019Italia. Diplomazia e identit\u00e0 nazionale<\/em><\/strong><strong>\u201d <\/strong><strong>(Le Lettere, Firenze 2012). Usciva esattamente dieci anni fa. Si parla di feluche, come subito chiarisce il titolo. <\/strong>La\u00a0<strong>feluca<\/strong>\u00a0o\u00a0<strong>bicorno<\/strong>\u00a0\u00e8 una forma arcaica di cappello associata a partire dagli anni &#8217;70 del XIII secolo\u00a0ed all&#8217;inizio del\u00a0XIX secolo. Indossato soprattutto in\u00a0\u00a0Europa e successivamente in\u00a0 America, in special modo nelle\u00a0uniformi. Essa \u00e8 altrettanto associata alla figura di\u00a0Napoleone Bonaparte\u00a0che era solito indossarla, per distinguersi, parallelamente alle spalle; i suoi generali invece l&#8217;indossavano perpendicolarmente alle spalle. \u00c8 sopravvissuta nell&#8217;uso dell&#8217;uniforme militare sino al\u00a01914. Attualmente il bicorno \u00e8 ancora utilizzato, perlopi\u00f9 in divise diplomatiche o per scopi goliardici oltre che nella\u00a0Milizia Tradizionale di Calasca. I diplomatici \u00a0 solitamente comprendono un bicorno nella loro uniforme ufficiale, che pu\u00f2 essere completata nel caso degli ambasciatori da una fila di piume di colore bianco o nero che corre lungo il bordo della tesa. Da quel momento le \u201cfeluche\u201d, dal nome del copricapo anticamente utilizzato dagli ambasciatori, hanno operato, nel corso delle varie fasi della storia nazionale, per tutelare gli interessi permanenti del paese<strong>. I contenuti di questo volume mettono in luce la storia e l&#8217;azione della diplomazia italiana dal 1861 alla fine degli anni Ottanta con la<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/EV4341F003_Umberto_VATTANI_Francesco_PERFETTI_Aracne.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-26807\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/EV4341F003_Umberto_VATTANI_Francesco_PERFETTI_Aracne.jpg\" alt=\"\" width=\"408\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/EV4341F003_Umberto_VATTANI_Francesco_PERFETTI_Aracne.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/EV4341F003_Umberto_VATTANI_Francesco_PERFETTI_Aracne-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/EV4341F003_Umberto_VATTANI_Francesco_PERFETTI_Aracne-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>caduta del muro di Berlino \u00a0\u00a0la conclusione del confronto bipolare e della guerra fredda.<\/strong> <strong>Ecco cosa scrive Francesco Perfetti della diplomazia con la caduta del Fascismo<\/strong>: \u201cSubito dopo la caduta del Fascismo a seguito della storica seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 e, a maggior ragione, dopo l&#8217;8 settembre, in molte legazioni italiane si respir\u00f2 un&#8217;aria di sconcerto e di incertezza sul futuro. A Roma era stato costituito un nuovo governo e il dicastero degli Esteri era stato affidato a uno stimato e importante ambasciatore di carriera, Raffaele Guariglia. L&#8217;eco della lotta politica e del duro scontro tra fascisti e antifascisti giungeva attutito nelle sedi diplomatiche italiane anche perch\u00e9 le direttive ministeriali erano stilate come se nulla di straordinario fosse accaduto. Ma tutto ci\u00f2 non poteva celare preoccupazioni e diversit\u00e0 di vedute fra i membri delle nostre ambasciate e sedi diplomatiche spesso di formazione politica diversa ed eterogenea. Quando, poi, nella tarda serata del 13 settembre si apprese via radio la notizia della liberazione di Mussolini e, qualche tempo dopo, quella della nascita della Rsi le cose precipitarono. Coloro che vivevano all&#8217;estero e lavoravano nelle ambasciate o nei consolati ovvero in altre strutture diplomatiche periferiche si trovarono di fatto a dover operare una scelta tra la fedelt\u00e0 al governo del Re o l&#8217;adesione a quello della neonata Repubblica sociale\u201d. Non \u00e8 poco, anzi illuminante. \u00a0<strong>E ancora, ecco cosa scrive Francesco Perfetti\u00a0 nel libro:<\/strong> \u201cFilippo Anfuso, che era amico di Galeazzo Ciano e che all&#8217;epoca guidava la rappresentanza di Budapest, opt\u00f2 senza esitazioni per Mussolini e divenne ambasciatore a Berlino. Naturalmente non fu l&#8217;unico diplomatico ad aderire alla Repubblica sociale: ve ne furono altri da Luigi Bolla a Saverio Mazzolini fino a Ubaldo Mellini Ponce de L\u00e9on ma fu l&#8217;unico capo missione, il solo che, in quel momento, reggesse una sede diplomatica. La grande maggioranza del corpo diplomatico italiano rimase fedele al Re e al Regno del Sud: Roberto Ducci, per esempio, che in seguito sarebbe divenuto uno dei pi\u00f9 importanti ambasciatori della Repubblica italiana, dopo l&#8217;8 settembre, allora giovanissimo funzionario, lasci\u00f2 Roma, insieme a un altro collega, Antonio Venturini, e, con un lungo e fortunoso viaggio in gran parte compiuto a piedi, raggiunse Brindisi per servire il governo Badoglio. Comunque sia, la storia delle scelte, che in taluni casi ebbero conseguenze drammatiche, dei diplomatici italiani all&#8217;indomani del crollo del regime fascista e della firma dell&#8217;armistizio non \u00e8 stata ancora scritta anche se si tratta di una storia importante per comprendere come siano stati traumaticamente vissuti questi avvenimenti da un settore particolare dell&#8217;amministrazione dello Stato, quello del ministero degli Esteri, caratterizzato da sempre da una consolidata tradizione di lealt\u00e0 governativa e istituzionale. \u00c8 una storia, peraltro, assai difficile da scrivere perch\u00e9 riguarda, pi\u00f9 che una \u00abcomunit\u00e0\u00bb, le cui vicende sono narrate nella documentazione ufficiale e istituzionale, un insieme di biografie e percorsi del tutto individuali. \u00c8 chiaro come, in questo quadro, acquistino rilievo e valore di fonte primaria per lo studioso diari e testi memorialistici\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/IMG-4826-e1656857750224.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-26810\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/IMG-4826-e1656857750224.jpg\" alt=\"\" width=\"455\" height=\"341\" \/><\/a>E mi preme ancor pi\u00f9 riportare <strong>la storia che ci d\u00e0 Perfetti su un giovane diplomatico di nome <\/strong><strong>Carlo de Ferrariis Salzano, il quale \u00a0cre\u00f2 imbarazzo all\u2019Italia nella sede ungherese, tanto che \u00a0per alcuni mesi a Budapest \u00a0tra 1943 e 1944 si ebbero due legazioni:<\/strong><strong> \u00a0<\/strong>\u201cQuando fu resa nota la notizia dell&#8217;armistizio dell&#8217;Italia con gli Alleati appunto in quel tragico 8 settembre 1943 che per molti avrebbe simbolicamente individuato il momento della \u00abmorte della patria\u00bb Carlo de Ferrariis Salzano, allora un giovane diplomatico non ancora quarantenne, era il numero due della Legazione italiana a Budapest retta da Filippo Anfuso con il quale egli aveva un ottimo rapporto e di cui ammirava l&#8217;eleganza, la cultura e la caustica intelligenza. I due avevano lavorato insieme ma l&#8217;amicizia si ruppe bruscamente quando Anfuso, seguito da alcuni collaboratori, opt\u00f2 per Mussolini. Si verific\u00f2 una situazione a dir poco paradossale in quell&#8217;Ungheria alleata delle potenze dell&#8217;Asse e che combatteva al fianco dei tedeschi in Russia e nei Balcani: per diversi mesi, dal settembre 1943 al marzo 1944, si ebbero a Budapest due legazioni italiane, l&#8217;una monarchica e l&#8217;altra repubblicana che non solo rappresentavano in maniera diversa gli interessi dell&#8217;Italia ma che si combattevano fra di loro. Era una anomalia De Ferrariis Salzano nel suo racconto parla di un semestre di \u00abdiplomazia armata\u00bb che fu possibile grazie al fatto che il regime di Horthy, per quanto membro del Tripartito, aveva cominciato a nutrire dubbi sulla scelta fatta e a pensare alla possibilit\u00e0 di un illusorio sganciamento dell&#8217;Ungheria dalla guerra pur mantenendo un qualche legame di amicizia con la Germania in funzione antisovietica. Fatto sta che la legazione di de Ferrariis, pur alloggiata in locali di fortuna, lavor\u00f2 intensamente offrendo assistenza e protezione a migliaia di militari italiani bloccati dagli eventi in terra ungherese. La \u00abmissione straordinaria\u00bb di De Ferrariis Salzano ebbe fine con l&#8217;occupazione di Budapest da parte dei nazisti il 19 marzo 1944: lui e i suoi collaboratori, insieme a dirigenti di imprese italiane, furono arrestati e inviati nei campi di concentramento nazisti o nelle carceri \u00abrepubblichine\u00bb, mentre continu\u00f2 ad operare la sola legazione della Repubblica sociale&#8221;.<\/p>\n<p>Un\u2019apertura ad ampio raggio nel libro, fortemente storica che non si limita a descrivere le attivit\u00e0 dei diplomatici, ma che cerca di comprendere i valori, la forma mentis e il modus operandi di un&#8217;\u00e9lite -perch\u00e9 di \u00e8lite si tratta- che, anche nell&#8217;Italia contemporanea, svolge una funzione di estremo rilievo. La diplomazia, formalmente subordinata al potere politico, ha saputo ritagliarsi dei margini di autonomia che le hanno permesso, nei limiti delle sue facolt\u00e0, di contenere gli sbandamenti del paese nell&#8217;arena internazionale. Attiva quanto silente tessitrice della politica estera italiana, la diplomazia rappresenta, a centocinquant&#8217;anni dall&#8217;unit\u00e0, una realt\u00e0 ancora da scoprire e valorizzare.<\/p>\n<h3>Francesco Perfetti ha insegnato Storia Contemporanea presso Luiss Guido Carli di Roma. Ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali, ed \u00e8 stato Capo del Servizio Storico, Archivi e Documentazione del Ministero degli Affari Esteri. Tra le sue pubblicazioni:\u00a0<em>Feluche d\u2019Italia. Diplomazia e identit\u00e0 nazionale<\/em>\u00a0(Firenze 2012);\u00a0<em>Fascismo e riforme istituzionali<\/em>\u00a0(Firenze 2013); Note e commenti ad Adolf Hitler,\u00a0<em>Mein Kampf<\/em>. Edizione critica, il Giornale, 2016.<\/h3>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cFeluche d\u2019Italia\u201d. 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