{"id":27054,"date":"2022-07-30T20:48:54","date_gmt":"2022-07-30T20:48:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=27054"},"modified":"2022-07-30T20:48:54","modified_gmt":"2022-07-30T20:48:54","slug":"michael-ackerman-e-le-sagome-fluttuanti-a-milano-una-fotografia-autobiografica-racconta-capitoli-di-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/07\/30\/michael-ackerman-e-le-sagome-fluttuanti-a-milano-una-fotografia-autobiografica-racconta-capitoli-di-storia\/","title":{"rendered":"Michael Ackerman e le  sagome fluttuanti. A Milano una fotografia autobiografica racconta capitoli di storia."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/vetrina-1-e1659213906694.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-27055\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/vetrina-1-e1659213906694.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"480\" \/><\/a>ADEC ARTE accende una vetrina permanente sull&#8217;arte contemporanea affinch\u00e9 un numero sempre maggiore di persone possa fruirne. Un luogo diverso per promuovere l&#8217;arte e la bellezza a vantaggio di tutti. Con la mostra \u201cSagome fluttuanti\u201d del fotografo israeliano Michael Ackerman visitabile sino al 30 agosto 2022, il progetto di \u201cportare l\u2019arte sulla strada\u201d come un museo a cielo aperto, visibile ai passanti H24. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Per la verit\u00e0 il progetto parte con forte ritardo rispetto a\u00a0 occasioni similari che sono state messe in atto in Italia fin dal 2000 \u2013 io sono stato tra i primi a portare\u00a0 in Italia\u00a0 e in Europa l\u2019arte in spazi polifunzionali \u2013 Plus Florence \u2013Firenze\/ Fondazione ATM\u00a0 Milano\/ Plus Berlin \u2013 Berlino\/ Controcorrente- Milano, ecc. -. Adec si sveglia oggi ma non \u00e8 mai troppo tardi, l\u2019importante \u00e8 lasciar<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-2-e1659213943837.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-27056 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-2-e1659213943837.jpg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"388\" \/><\/a> vivere il nuovo dell\u2019arte, senza essere ripetitivi e noiosi. <\/strong><\/p>\n<p><strong>ADEC ARTE (Via Edmondo De Amicis, 28 Milano) presenta la mostra del fotografo israeliano Michael Ackerman, \u201cSagome fluttuanti\u201d,<\/strong> in collaborazione con Claudio Composti \/ mc2gallery, un&#8217;occasione importante per vedere ed incontrare uno degli artisti pi\u00f9 interessanti della fotografia internazionale attraverso una selezione di alcune delle fotografie pi\u00f9 significative degli ultimi anni, appositamente scelta dall&#8217;artista e dal curatore.<\/p>\n<p>Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia \u00e8 sempre stata attraversata da tematiche ordinarie e straordinarie: tempo e atemporalit\u00e0, storia personale e storia dei luoghi restituite tramite immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all\u2019esperienza, che non \u00e8 mai incontaminata. I suoi particolari viaggi abbracciano New York, L&#8217;Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da tempo, nelle sue fotografie, Ackerman muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura con la volont\u00e0 di allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale. Se il lavoro di Ackerman appare duro a prima vista, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. L&#8217;artista ha un interesse profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l&#8217;Europa e che l&#8217;hanno attraversata, soprattutto l&#8217;Europa Orientale. Su questi treni, oggi, si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si \u00e8 in nessun luogo e, d\u2019inverno, si fluttua in mezzo al biancore, che inevitabilmente contrasta e ci rimanda con la memoria ai terribili treni merci delle deportazioni naziste, con i vagoni piombati, che durante la seconda guerra mondiale percorrevano incessantemente le stesse rotte. Lo stesso candore ma ben diversa percezione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-27057\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3.jpg\" alt=\"\" width=\"255\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3.jpg 844w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3-169x300.jpg 169w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3-576x1024.jpg 576w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/07\/Vetrina-3-768x1365.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/a>Il bianco, fortemente vignettato, e il nero caratterizzano tutto il suo lavoro, creando delle atmosfere ovattate quasi nebbiose dove le figure appaiono irreali nella realt\u00e0 che le circonda. Negli ultimi anni Ackerman ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime, intime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerit\u00e0, calore, di semplice erotismo e naturalmente d\u2019amore. Anche in questo caso le immagini contrastano con le visioni dure e inquietanti delle fotografie dei soldati in marcia verso l&#8217;ignoto, di una casa bombardata, di figure maschili che fanno la doccia, che riportano alla mente i prigionieri nei campi di concentramento. O l&#8217;immagine emblematica di un anziano cameriere che elegante si aggira con lo sguardo sperduto in una citt\u00e0 deserta e della serie dei ritratti &#8211; che sar\u00e0 esposta in mostra &#8211; di uomini che raffigurano la prova del disagio contemporaneo, contorti in smorfie di dolore o con gli sguardi perduti nel nulla, pi\u00f9 ritratti di anime che rappresentano ci\u00f2 che \u00e8 rimasto dopo che la vita \u00e8 passata. Tutte immagini che ci raccontano la fatica di vivere, l&#8217;inquietudine di tempi difficili e la paura di viverli. La paura si mescola all\u2019audacia, la gioia comporta un po&#8217; di trepidazione, l&#8217;innocenza \u00e8 assolutamente reale, ma intricata e fugace. Tuttavia, alla fine di questo percorso, la sensazione \u00e8 comunque di armonia e di riflessione.<\/p>\n<p><strong>Ackerman affronta la realt\u00e0 cruda e la fotografa senza filtri e senza menzogna. Se Proust diceva che le cose che sentiamo e vediamo vengono lasciate sempre alle soglie delle frasi che diciamo, il lavoro di Ackerman mette l&#8217;osservatore nella migliore condizione per metabolizzarle e analizzarle aiutandolo a superare questa soglia, la sottile linea d&#8217;ombra che separa l&#8217;equilibrio dalla pazzia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Michael Ackerman \u00e8 nato a Tel Aviv il 3 settembre 1967<\/strong>. Nel 1974 emigra a New York. Tra il 1993 e il 1997 viaggia spesso in India e le fotografie qui scattate sono oggetto del suo primo libro <em>End Time City<\/em> (Delpire, 1999), che ottiene il <em>Prix Nadar<\/em> nel 1999. Dal 1997 entra a far parte dell\u2019Agence e Galerie <em>VU&#8217;<\/em> di Parigi con la quale ha lavorato per circa vent\u2019anni. Sin dalla sua prima esibizione nel 1999 \u00e8 chiaro che l\u2019approccio alla fotografia di Michael Ackerman \u00e8 nuovo, radicale e unico. Michael Ackerman cerca \u2013 e trova \u2013 nel mondo che attraversa, riflessioni della sua vita personale, dei suoi dubbi e delle sue angosce. Nel 1998 gli viene conferito il prestigioso <em>Infinity Award for Young Photographer <\/em>dell\u2019<em>International Center of Photography<\/em> di New York. Da allora ha esposto in numerose citt\u00e0 sia in Europa sia negli Stati Uniti. Le sue fotografie fanno parte di importanti collezioni a livello internazionale. Il suo ultimo libro <em>Half Life<\/em> \u00e8 stato pubblicato nel 2010 da Robert Delpire ed \u00e8 la terza opera di Michael Ackerman. Negli ultimi anni Ackerman ha tenuto workshops e masterclasses all\u2019<em>ICP<\/em> di New York, alla <em>Neue Schule Fur Fotografie<\/em> a Berlino e in varie altre scuole e istituzioni nel mondo. Attualmente \u00e8 in mostra all&#8217;Associazione21 di Lodi\/Milano, nella mostra \u201cResurrection\u201d.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>ADEC ARTE accende una vetrina permanente sull&#8217;arte contemporanea affinch\u00e9 un numero sempre maggiore di persone possa fruirne. Un luogo diverso per promuovere l&#8217;arte e la bellezza a vantaggio di tutti. Con la mostra \u201cSagome fluttuanti\u201d del fotografo israeliano Michael Ackerman visitabile sino al 30 agosto 2022, il progetto di \u201cportare l\u2019arte sulla strada\u201d come un museo a cielo aperto, visibile ai passanti H24. Per la verit\u00e0 il progetto parte con forte ritardo rispetto a\u00a0 occasioni similari che sono state messe in atto in Italia fin dal 2000 \u2013 io sono stato tra i primi a portare\u00a0 in Italia\u00a0 e in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/07\/30\/michael-ackerman-e-le-sagome-fluttuanti-a-milano-una-fotografia-autobiografica-racconta-capitoli-di-storia\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[459265,406620,459266,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27054"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27054"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27054\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27058,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27054\/revisions\/27058"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}