{"id":27256,"date":"2022-08-27T20:39:27","date_gmt":"2022-08-27T20:39:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=27256"},"modified":"2022-08-27T20:39:27","modified_gmt":"2022-08-27T20:39:27","slug":"piero-marussig-camera-con-vista-su-trieste-la-mostra-al-civico-museo-sartorio-di-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/08\/27\/piero-marussig-camera-con-vista-su-trieste-la-mostra-al-civico-museo-sartorio-di-trieste\/","title":{"rendered":"Piero Marussig, camera con vista su Trieste. La mostra al Civico Museo Sartorio di Trieste."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/131421-Veduta_di_Trieste_1914_MUSEO_REVOLTELLA.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-27257\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/131421-Veduta_di_Trieste_1914_MUSEO_REVOLTELLA.png\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/131421-Veduta_di_Trieste_1914_MUSEO_REVOLTELLA.png 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/131421-Veduta_di_Trieste_1914_MUSEO_REVOLTELLA-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/a>\u00abSono tornato a Trieste nella mia casa di campagna. E l\u00ec ho cominciato a riflettere e controllarmi sulla natura. A Parigi dipingevo una sorta di post impressionismo a modo mio; a Trieste facevo dei paesaggi nei quali mi importava di rendere soprattutto le unit\u00e0 di colore. Non andavo cercando il colore degli oggetti: la realt\u00e0 mi appariva dominata da un\u2019irradiazione luminosa, della quale mi studiavo di cogliere il senso tonale [\u2026]\u00bb. \u00c8 il 1906 e Piero Marussig rientra a Trieste dopo aver<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/Marussig1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-27258 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/Marussig1.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/Marussig1.jpg 367w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/Marussig1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/a> soggiornato a Monaco, Roma, Vienna, Parigi: acquista una villa in collina, conosciuta pi\u00f9 tardi come Villa Maria, ora semi-distrutta, un\u00a0<em>buen retiro<\/em>, fonte di ispirazione e vero soggetto di molte sue opere, alcune delle quali sono\u00a0esposte al Civico Museo Sartorio di Trieste per la mostra \u201c<strong>Piero Marussig. Camera con vista su Trieste<\/strong>\u201d,\u00a0promossa dal Comune di Trieste\u00a0\u2013 Assessorato alle politiche della cultura e del turismo\u00a0e curata dalle storiche dell\u2019arte\u00a0<strong>Alessandra Tiddia<\/strong>, curatore e conservatore al Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e\u00a0<strong>Lorenza Resciniti<\/strong>, conservatore del Civico Museo Sartorio di Trieste.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/piero-marussig-Concertino-nel-parco-1916-e1661632400411.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-27259\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/piero-marussig-Concertino-nel-parco-1916-e1661632400411.jpg\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"411\" \/><\/a>All\u2019anteprima stampa sono intervenute (gioved\u00ec 7 luglio) la direttrice del Servizio Promozione turistica, Musei ed Eventi culturali Francesca Locci, le storiche dell\u2019arte e curatrici della mostra Alessandra Tiddia e Lorenza Resciniti, Nicoletta Colombo storica dell\u2019arte e direttrice dell\u2019omonimo studio d\u2019arte a Milano e Federica Luser per Trart che ha curato l\u2019efficace allestimento.<br \/>\nLa mostra inaugurata ufficialmente alla presenza dell\u2019assessore alla Cultura Giorgio Rossi e delle autorit\u00e0 locali, \u00a0rende omaggio a Piero Marussig, uno dei maggiori esponenti dell\u2019arte del \u2018900 a Trieste e in Italia, con alcuni indiscussi capolavori provenienti dal Civico Museo Revoltella e da collezioni private, come hanno<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-27260 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a> evidenziato Elena Pontiggia, storica e critica d\u2019arte di chiara fama e Nicoletta Colombo, storica dell\u2019arte e direttrice dell\u2019omonimo studio d\u2019arte a Milano, autrici insieme ad Alessandra Tiddia del catalogo dedicato a Piero Marussig e Claudia Gian Ferrari\u00a0<em>Un omaggio triestino<\/em>\u00a0(edito da Trart a fine 2020).<\/p>\n<p>\u00abNon poteva essere che il Museo Sartorio, una casa-museo, un gioiello incastonato sul colle di San Vito ad accogliere questo saggio di pittura triestina\u00bb \u2013 afferma Lorenza Resciniti.\u00a0 \u00abIn primo luogo perch\u00e9 dalle finestre del secondo piano, dove sono allestite le opere, si gode di una vista magnifica sui tetti delle case della citt\u00e0, sul golfo e sulla costa, come la offre Marussig nei suoi quadri. In secondo luogo\u00bb \u2013 sottolinea la curatrice e conservatore del Sartorio \u2013 \u00abperch\u00e9 questa sede dei Civici Musei di Trieste \u00e8 il luogo ideale \u2013 per la sua atmosfera di intimit\u00e0 domestica, dove piace stare in silenzio a osservare il dentro e il fuori \u2013 per esporre le opere comprese in questo progetto, dipinti preziosi normalmente custoditi da un amorevole collezionismo privato, che oggi li mette generosamente a disposizione di noi tutti\u00bb. Il progetto di allestimento, a cura della storica dell\u2019arte\u00a0<strong>Federica Luser<\/strong>\u00a0per Trart, presenta i momenti salienti dell\u2019opera di Marussig. Quello triestino raccolto nella villa di Chiadino e quello milanese in cui l\u2019artista \u00e8 protagonista della stagione di Novecento Italiano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/piero-marussig-siesta-e1661632460689.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-27261\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/piero-marussig-siesta-e1661632460689.jpg\" alt=\"\" width=\"456\" height=\"335\" \/><\/a>Le opere degli anni trascorsi a Trieste (dal 1906 al 1919) riflettono la sua percezione di un \u00abmacrocosmo racchiuso nel microcosmo della sua casa, dove interno ed esterno, natura e citt\u00e0, vita privata e vita sociale coincidevano. Chiadino era la sua Tahiti\u00bb. \u00abPer un pittore intimista, anzi intimo come lui, la natura non superava i perimetri, pur ampi, del suo giardino e per dipingere la vita gli bastavano le figure e le cose che vedeva nelle sue stanze, sulla spianata di ghiaia bianca davanti alla villa, nel parco di alberi e piante che la circondavano\u00bb.<br \/>\n<em>Siesta<\/em>\u00a0(1912),\u00a0<em>Serata a Trieste<\/em>\u00a0(1914),\u00a0<em>Concertino nel parco<\/em>\u00a0(1916) sono solo alcune delle opere\u00a0presenti in mostra riferite a questa tematica. Dipinti impregnati di un senso di agiatezza intima, quella \u201cGem\u00fctlichkeit\u201d difficilmente traducibile con un sinonimo italiano, ma che corrisponde a un senso di armonia tra s\u00e9 stessi e l\u2019ambiente circostante, come ha ben osservato Alessandra Tiddia nel corso dei suoi studi dedicati all\u2019artista. I dipinti di Piero Marussig sono finestre aperte sulla citt\u00e0 e chiuse a contenere un mondo intimo fatto di affetti e \u201cpiccole e belle cose\u201d.<\/p>\n<p>Il progetto di allestimento si sofferma poi sul periodo milanese, iniziato nel 1919 con la prima mostra personale alla Galleria Vinciana a Milano, che apre all\u2019artista le porte della critica e quelle del salotto di Margherita Sarfatti, introducendolo di fatto nel milieu artistico italiano. Nel 1920 Marussig si trasferisce nella citt\u00e0 lombarda e da quel momento in poi espone a fianco di quei pittori che credono nella traduzione delle modalit\u00e0 classiche italiane in un linguaggio moderno: Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Emilio Malerba, Ubaldo Oppi, Mario Sironi.<br \/>\nAccostando la propria ricerca a quella dei colleghi, Piero Marussig abbandona il colore espressivo e d\u00e0 maggiore solidit\u00e0 alle sue figure, trasformando quella<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/image2-6-660x330-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-27262 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/image2-6-660x330-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/image2-6-660x330-1.jpeg 660w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/08\/image2-6-660x330-1-300x150.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a> intima quotidianit\u00e0 tipica delle opere \u201ctriestine\u201d, in una dimensione sospesa e idealizzata. Fino al 1932 Piero Marussig parteciper\u00e0 a tutte le attivit\u00e0 del gruppo esponendo a importanti esposizioni in Italia e all\u2019estero.<\/p>\n<p><strong>Piero Marussig<\/strong>\u00a0nasce a Trieste il 16 maggio 1879. Frequenta la Scuola Industriale (oggi \u201cAlessandro Volta\u201d) dove ha la fortuna di avere come insegnante Eugenio Scomparini, uno dei pi\u00f9 importanti artisti operanti in citt\u00e0 in quegli anni, presidente del Circolo artistico e impegnato nella decorazione di edifici pubblici e privati. Nel 1898 si trasferisce a Monaco di Baviera, dove rimane fino al 1901, per frequentare la locale Accademia di Belle Arti meta molto ambita dagli aspiranti pittori triestini, che privilegiavano la citt\u00e0 tedesca alla vicina Venezia.<br \/>\nIn quegli anni a Monaco il clima culturale era estremamente vivace, grazie alla Secessione e a quanto sviluppato intorno ad essa: esposizioni e riviste come \u201cJugend\u201d e \u201cSemplicissimus\u201d decretavano scelte specifiche in termini di stile. Ma a Marussig, di indole schiva e meditativa, interessava soprattutto studiare e apprendere quanto pi\u00f9 possibile e, ben presto, \u00abDa Monaco sono andato a Roma [\u2026] Vivevo il pi\u00f9 delle giornate nei musei, nelle pinacoteche. Di quel che si faceva intorno a me mi importava poco o niente. Amavo i classici volevo rendermi ragione dei segreti della loro pittura [\u2026]\u00bb.<br \/>\nPoco si sa di questo soggiorno, quasi nulli i documenti, mentre molte sono le ipotesi. Come l\u2019incontro con Ruggero Rovan, scultore triestino nella citt\u00e0 eterna grazie a una borsa di studio dell\u2019Istituto Rittmeyer di Trieste, testimoniato da alcune sculture raffiguranti Rina Drenik Marussig, la moglie di Piero. Chi avesse frequentato non si sa con esattezza, ma in quegli anni di stimoli ce ne erano parecchi. A Roma erano presenti anche Umberto Boccioni e Gino Severini, che proseguivano gli studi con Giacomo Balla, aprendosi al divisionismo. Altra probabilit\u00e0 \u00e8 un suo contatto con il gruppo dei Ventiquattro della campagna romana, artisti che dipingevano en plein air e da cui potrebbe aver desunto una maggiore attenzione per il paesaggio aperto e arioso.<br \/>\nMa nel 1905 parte nuovamente e la sua meta \u00e8 Parigi. \u00abIo ho cominciato a dipingere dopo essere stato a Parigi [\u2026] Parigi mi ha aiutato a capire la modernit\u00e0 [\u2026]\u00bb. Qui raggiunge nuovi risultati sia nella composizione che nelle accensioni cromatiche: chiss\u00e0 se avr\u00e0 avuto modo di vedere la mostra al Salon d\u2019Automne con la presentazione al grande pubblico di quelli che saranno definiti i Fauves. Avr\u00e0 visto Matisse, Derain e gli altri? Avr\u00e0 avuto modo di accostarsi alla pittura di C\u00e9zanne? Sicuramente i loro semi erano stati gettati nell\u2019immaginario pittorico di Marussig, ci vorranno ancora degli anni, ma andr\u00e0 a pescare l\u00ec, in quelle cromie forti e contrastate, per i suoi dipinti triestini.<br \/>\nNel 1906 ritorna a Trieste e si trasferisce nella villa a Chiadino che diventa per lui una sorta di \u201cPolinesia mitteleuropea\u201d, una definizione particolarmente calzante coniata da Elena Pontiggia per evocare quel senso di isolamento primigenio e naturale ma inserito in una tradizione culturale profondamente radicata a Trieste, quella appunto della mitteleuropa la cui matrice artistica \u00e8 ben rintracciabile nei dipinti di questi anni. Se la tavolozza accesa, talvolta quasi antinaturalistica nel suo espressionismo cromatico, rivela una sensibilit\u00e0 fauve, le figure e la loro dimensione nello spazio compositivo riecheggiano soluzioni ancora viennesi e secessioniste.<br \/>\nCon la fine della Prima guerra mondiale il suo mondo si dissolve, e anche la sua pittura muta: l\u2019Austria felix non esiste pi\u00f9, nasce una nuova Trieste. E con essa un nuovo Marussig, che abbandona l\u2019espressionismo che l\u2019aveva caratterizzato per assumere forme pi\u00f9 salde e vicine a quel \u201cRitorno all\u2019ordine\u201d diffuso in gran parte d\u2019Europa.<br \/>\nAgli inizi del 1920 si trasferisce a Milano, inizia una nuova vita e opera una svolta stilistica nella sua pittura.<br \/>\nLa citt\u00e0 d\u2019altronde offriva molte opportunit\u00e0 tra gallerie, collezionisti e colleghi ed era considerata tappa fondamentale per molti artisti della sua generazione. Entra nella cerchia di Margherita Sarfatti e nel 1922 &#8211; cento anni or sono &#8211; \u00e8 tra i fondatori di Novecento Italiano con Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Emilio Malerba, Ubaldo Oppi e Mario Sironi. Si apre per il\u00a0pittore triestino una ribalta nazionale e internazionale con mostre a Milano, Venezia, Roma, Berlino, Ginevra, Londra, Nizza, Parigi, Zurigo. La sua pittura dagli anni \u201920 giunge a forme solide e compatte, le cromie accese si abbassano a toni moderati, anche se permane sempre un fremito di matrice secessionista nella scansione dei piani, nel panneggio delle vesti. La compostezza delle composizioni durante il periodo di adesione a Novecento Italiano perdurano fino agli anni \u201930, quando Marussig incomincia a defilarsi dal gruppo rimanendo ai margini, forse non capito fino in fondo da critica e colleghi. Muore a Pavia il 16 gennaio 1937.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abSono tornato a Trieste nella mia casa di campagna. E l\u00ec ho cominciato a riflettere e controllarmi sulla natura. A Parigi dipingevo una sorta di post impressionismo a modo mio; a Trieste facevo dei paesaggi nei quali mi importava di rendere soprattutto le unit\u00e0 di colore. 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