{"id":28606,"date":"2023-01-26T21:45:00","date_gmt":"2023-01-26T21:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=28606"},"modified":"2023-01-26T21:45:00","modified_gmt":"2023-01-26T21:45:00","slug":"poeti-e-romanzieri-russi-col-mal-ditalia-da-gogol-a-cechov-da-dostoevskij-a-brodskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/01\/26\/poeti-e-romanzieri-russi-col-mal-ditalia-da-gogol-a-cechov-da-dostoevskij-a-brodskij\/","title":{"rendered":"Poeti e romanzieri russi col mal d\u2019Italia, da Gogol  a  Cechov, da Dostoevskij a  Brodskij."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/L.N.Tolstoy_Prokudin-Gorsky-e1674768781156.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-28607\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/L.N.Tolstoy_Prokudin-Gorsky-e1674768781156.jpg\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"392\" \/><\/a>Per tutto l\u2019Ottocento e parte del Novecento l\u2019Italia \u00e8 divenuta la \u201cpatria dell\u2019anima\u201d il luogo amato da scrittori e poeti russi; <\/strong>basti pensare ai loro viaggi frequenti e veloci, come fu per Cechov che si rec\u00f2 \u201cnel paese delle meraviglie tre volte, facendo tappa sempre nella \u201ccitt\u00e0 bella\u201d di Venezia. \u00a0N\u00e9 si possono dimenticare<strong> i lunghi soggiorni di Gorkij a Capri e Sorrento o di Gogol a Roma \u201cpatria dell\u2019anima\u201d<\/strong> di cui ci rimangono<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/fedor-dostoevskij-autore-e1674768814693.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-28608 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/fedor-dostoevskij-autore-e1674768814693.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"244\" \/><\/a> numerosi documenti. <em>Lo scrittore si trasfer\u00ec nella capitale italiana tra il 1837 e il 1841 e vi trov\u00f2 ispirazione: qui scrisse \u201cIl Cappotto\u201d e il primo volume di \u201cLe anime morte\u201d. <\/em>Ogni mondo si svela con sorprendenti risvolti, talvolta deludenti, che certo l\u2019immaginazione non aveva prefigurato, ma non fu cos\u00ec per l\u2019Italia di Nikolaj Gogol; se ne era innamorato ancora prima di averla vista, tanto da dedicarle uno dei suoi primi scritti e l\u2019unico componimento in versi: \u201cItalia, magnificente paese! Per te l\u2019anima geme, e si strugge: tu sei paradiso, tu piena letizia\u2026Giardino dove tra il vapor dei sogni vivono Torquato e Raffaello ancora! Ti vedr\u00f2 io, trepido d\u2019attesa?\u201d. E quando finalmente la vide non ebbe disillusioni, anzi ne parl\u00f2 come la \u201cpatria della mia anima\u201d, il luogo dove essa \u201cviveva prima ancora che (venisse) alla luce\u201d. Amareggiato per il magro successo che la messa in scena della commedia \u201cL\u2019ispettore generale\u201d aveva riscosso a Pietroburgo, Gogol si era trasferito in Italia nel 1837, dopo essere andato in Germania, Svizzera e Francia, anche per via della malferma salute. A Roma \u2013 \u201cdove l\u2019uomo \u00e8 pi\u00f9 vicino al cielo di una versta intera\u201d e l\u2019aria \u201cfa venire voglia di trasformarsi in un gigantesco<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/20210814103324-3-0001.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-28609 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/20210814103324-3-0001.jpg\" alt=\"\" width=\"279\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/20210814103324-3-0001.jpg 650w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/20210814103324-3-0001-181x300.jpg 181w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/20210814103324-3-0001-616x1024.jpg 616w\" sizes=\"(max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><\/a> naso, con narici grosse come secchi\u201d per \u201cfarci entrare almeno settecento angeli\u201d &#8211; visse fino al 1841 esattamente in via Santo Isidoro 17, frequentando scrittori russi e italiani, come il poeta dialettale Gioacchino Belli. Dell\u2019Italia ne am\u00f2 sia la grande storia dei popoli che l\u2019abitarono, ch\u00e8 l\u2019arte tutta e i monumenti \u2013 \u201ctutto ci\u00f2 che leggete nei libri, lo vedete qui davanti a voi\u201d -, la sua natura e il suo popolo, dotato \u201cin gran misura di senso estetico\u201d. Qui lo scrittore d\u2019origine ucraina fu felice e il Belpaese divent\u00f2 terreno d\u2019ispirazione: vi che compose il primo volume del poema \u201cLe anime morte\u201d, \u201cIl ritratto\u201d e \u201cIl cappotto\u201d. Ed \u00e8 in Italia che abbozz\u00f2 quell\u2019idea della purificazione dall\u2019anima che in seguito influenz\u00f2 buona parte della letteratura russa. <strong>A Firenze ed esattamente in Piazza Pitti vi \u00e8 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788817011303_0_424_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-28610\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788817011303_0_424_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788817011303_0_424_0_75.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788817011303_0_424_0_75-169x300.jpg 169w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>l\u2019abitazione dove Dostoevskij scrisse &#8220;l\u2019Idiota&#8221;<\/strong>; <em>qui a Firenze si possono ripercorrere le passeggiate dello scrittore che qui ebbe la figlia Lubjov e concluse il suo romanzo pi\u00f9 famoso. <\/em>Civico 22, Piazza Pitti, Firenze: dietro una storica targa commemorativa si cela uno dei soggiorni italiani pi\u00f9 fruttuosi per uno scrittore russo. \u00c8 qui che nacque la figlia di <strong>F\u00ebdor Dostoevskij e sua moglie Anna<\/strong>, una bambina che chiamarono appunto Lubjov (\u201camore\u201d in russo).\u00a0 N\u00e9 va dimenticato che qui l\u2019autore di Delitto e Castigo concluse quel progetto che lo \u201ctormentava da tempo, perch\u00e9 un\u2019idea difficile\u201d, quella di \u201craffigurare un uomo assolutamente buono\u201d: quel Cristo moderno che avrebbe reso &#8220;L\u2019idiota&#8221; uno dei romanzi pi\u00f9 \u00a0intensi, forti e famosi della letteratura russa.<\/p>\n<p>\u00c8 il 1868. Firenze capitale, appena spostata da Torino. A Palazzo Pitti abita il re dell\u2019Italia unita. E, dopo aver lasciato Mosca per l\u2019Europa sfuggendo ai creditori, Dostoevskij trova casa proprio sulla spettacolare piazza in cui s\u2019affaccia il Palazzo Reale. \u201cIl cambiamento ebbe di nuovo un effetto benefico su mio marito e noi cominciammo ad andare insieme per chiese, musei e palazzi\u201d, annot\u00f2 sua moglie tra i ricordi del loro anno fiorentino. Un periodo felice, cadenzato da quotidiane passeggiate ai Giardini di Boboli, ma anche da pressanti scadenze con il Russkij Vestnik (Il messaggero russo) su cui pubblicava a puntate il romanzo. Con il rientro a Pietroburgo, l\u2019Italia non scompare. Dagli articoli che Dostoevskij pubblica sulla rivista d\u2019attualit\u00e0 Grazdanin (Il cittadino) traspare un sentimento di nostalgia per un\u2019Italia che non vide mai: quella dei \u201cduemila anni\u201d in cui gli italiani avevano \u201cportato in s\u00e9 un\u2019idea universale\u2026reale\u201d, l\u2019\u201dunione di tutto il mondo\u201d. Un\u2019idea assente nella \u201ccreazione del conte di Cavour\u201d, che non \u00e8 altro che \u201cun piccolo regno di second\u2019ordine che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale\u201d, \u201cun\u2019unit\u00e0 meccanica e non spirituale\u201d. In queste parole e in questa visione si coglie la grandezza del pensiero di Dostoevski.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788806241698_0_536_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-28611\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788806241698_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"245\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788806241698_0_536_0_75.jpg 536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/9788806241698_0_536_0_75-185x300.jpg 185w\" sizes=\"(max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a>A Venezia si possono ripercorrere i passi del poeta Brodskij che al capoluogo veneto dedic\u00f2 il saggio \u201cFondamenta degli Incurabili\u201d.<\/strong> Una voglia matta dell\u2019Italia, terra amata dai russi, dai grandi russi che si struggevano di desideri e nostalgie, <strong>non solo andare e visitare l\u2019Italia, ma tornarvi e ritornarvi.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/1600x900_1566553483183_2019.08.23_Cechov-e1674768918272.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-28612 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/1600x900_1566553483183_2019.08.23_Cechov-e1674768918272.jpg\" alt=\"\" width=\"389\" height=\"219\" \/><\/a> L\u2019Italia \u00e8 stata oggetto di sentimenti forti che sono approdati su pagine memorabili degli scrittori russi. Poeti e romanzieri russi, realisti e romantici hanno amato l\u2019Italia come come pochi e non solo per tutto l\u2019Ottocento e in parte i primi anni del secolo successivo.<\/strong> Quella Russia che in Italia molti vedevano ancora come chiusa, aveva iniziato ad aprirsi all\u2019Europa con Pietro Il Grande che, con un editto del 1696, aveva invitato i figli delle famiglie agiate del suo impero a recarsi in Occidente per i propri studi. E la penisola italiana divenne presto meta privilegiata,\u00a0 di viaggi fugaci &#8211;<strong>come quelli di Anton Cechov che si rec\u00f2 \u201cnel paese delle meraviglie\u201d per tre volte e sempre facendo tappa nella \u00abcitt\u00e0 bella\u00bb di Venezia- e di lunghi soggiorni, come per il socialista Maksim Gorkij o per il realista Nikolaj Gogol, secondo cui \u201ctutta l\u2019Europa \u00e8 fatta per essere visitata, ma l\u2019Italia \u00e8 fatta per viverci!\u201d e \u201cchi vi \u00e8 stato pu\u00f2 dire addio agli altri Paesi\u201d perch\u00e9 \u201cchi \u00e8 stato in cielo non avr\u00e0 mai voglia di tornare sulla terra\u201d.<\/strong> <strong>L\u2019esule Gorkij trasform\u00f2 Capri in un\u2019isola socialista, tanto <\/strong>che scrittori e intellettuali <em>raffinati del socialismo s\u2019incontravano quotidianamente nella sua villa per dialogare di rivoluzione e letteratura; <\/em>sarebbe dovuto rimanere due mesi e invece vi rest\u00f2 ben sette anni, perch\u00e9 come tutti ne sub\u00ec il fascino, ma anche perch\u00e9 l\u2019Italia fu per Maksim Gorkij rifugio politico, terra d\u2019esilio, anzi di un doppio esilio: dal governo zarista prima, dai soviet poi. E il suo status di dissidente fece accrescere l\u2019aura di rispetto di cui godeva presso gli italiani, sia come scrittore che come simbolo della lotta dell\u2019intellighenzia contro il regime assolutista. E quando sbarc\u00f2 a Napoli, il 27 ottobre 1906, la notizia comport\u00f2 l\u2019arrivo di giornalisti e ammiratori,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/978880437148GRA.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-28613 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/978880437148GRA.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/978880437148GRA.jpg 250w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/01\/978880437148GRA-181x300.jpg 181w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a> tanto che lo scrittore fugg\u00ec a Capri; fu cos\u00ec che sull\u2019isola si cre\u00f2 una sorta di colonia russa, scrittori e intellettuali socialisti s\u2019incontravano quotidianamente nella villa di Gorkij per dialogare di rivoluzione e letteratura, e persino Lenin si rec\u00f2 nel Golfo di Napoli per incontrare il drammaturgo impegnato. Impegnato tra politica e lavoro (persino la stesura, tra le altre opere, de \u201cLa madre\u201d), il padre del realismo socialista a Capri riposava, sostando in una trattoria per gustare il buon vino locale -nonostante oggi c\u2019\u00e8 chi mette al bando un buon bicchiere di vino- e gustarsi gli isolani che ballavano la tarantella. La nostalgia per la Russia per\u00f2 non tard\u00f2 ad affiorare e quando nel 1913 lo zar decret\u00f2 un\u2019amnistia, Gorkij vi fece ritorno. Rivide l\u2019Italia nel 1921: in fuga ora dalle persecuzioni leniniste e in cerca di un clima pi\u00f9 favorevole per la sua tubercolosi, si stabil\u00ec a Sorrento. E quando nel 1931 rimise definitivamente piede in terra russa fu alla terra del suo esilio che rivolse gli ultimi pensieri: \u201cIn Unione Sovietica &#8211; ricord\u00f2 di Gorkij il medico ingiustamente condannato per averlo ucciso &#8211; non aveva pi\u00f9 aria per respirare, aspirava appassionatamente a tornare in Italia\u201d. L\u2019Italia luogo prediletto principalmente per via del clima e della cultura; fuggendo dai loro rigorosi inverni, in Italia gli scrittori russi venivano a rifugiarsi sotto \u201cla volta del cielo tutta azzurra\u201d che giovava alla loro salute, che alcuni avevano funestata specie dalla tubercolosi che in quegli anni impazzava o altri malanni. Italia voleva dire sole, storia e arte. Antichit\u00e0 \u201ca ogni pi\u00e8 sospinto\u201d, piazze \u201ctutte ricoperte da rovine\u201d, pinacoteche \u201cdove ci sarebbe da vedere per un anno intero\u201d, strade con una \u201cscuola di pittori e scultori quasi a ogni porta\u201d e tante chiese come \u201cin nessuna altra citt\u00e0 al mondo\u201d.<\/p>\n<p>Per contro, non un altrettanto fascino si aveva in Italia per la Russia, erano gli anni della Santa Alleanza, e l\u2019impero zarista era segno di reazione e in Italia si metteva sulla stesso piano arretratezza politica e chiusura culturale. La straordinaria produzione letteraria russa dell\u2019epoca non destava granch\u00e9 interesse, nonostante essa vivesse il suo momento storico pi\u00f9 alto, specie nelle riviste letterarie e culturali della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Solamente nella seconda met\u00e0 del secolo cominciarono a circolare opere di Dostoevskij e Tolstoj e soprattutto grazie alla mediazione di Parigi, a riprova di quanto provincialismo intellettuale circolava nell\u2019epoca. L\u2019intera cultura italiana non fu propriamente attenta alla cultura russa, anche se nella nostra penisola Gogol scrisse la prima parte di \u201cLe anime morte\u201d e guard\u00f2 con interesse al nostro Dante Alighieri, pensando addirittura di inserire il poema in una trilogia. Ma l\u2019Italia fu sorda allora a Gogol, sorvolando sulla nascita di quel capolavoro che \u00e8 \u201cLe anime morte\u201d,\u00a0 e fu sorda anche ad altri scrittori russi di chiara fama. Basti pensare che recentemente in occasione della guerra Russia-Ucraina, si \u00e8 pensato di debellare taluni grandi scrittori russi -tralascio i nomi per grande rispetto- dalle nostre universit\u00e0 italiane. Questa \u00e8 la nostra piccola Italia, che ricalca il \u201cpiccolo mondo antico\u201d di Fogazzaro.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per tutto l\u2019Ottocento e parte del Novecento l\u2019Italia \u00e8 divenuta la \u201cpatria dell\u2019anima\u201d il luogo amato da scrittori e poeti russi; basti pensare ai loro viaggi frequenti e veloci, come fu per Cechov che si rec\u00f2 \u201cnel paese delle meraviglie tre volte, facendo tappa sempre nella \u201ccitt\u00e0 bella\u201d di Venezia. \u00a0N\u00e9 si possono dimenticare i lunghi soggiorni di Gorkij a Capri e Sorrento o di Gogol a Roma \u201cpatria dell\u2019anima\u201d di cui ci rimangono numerosi documenti. Lo scrittore si trasfer\u00ec nella capitale italiana tra il 1837 e il 1841 e vi trov\u00f2 ispirazione: qui scrisse \u201cIl Cappotto\u201d e il primo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/01\/26\/poeti-e-romanzieri-russi-col-mal-ditalia-da-gogol-a-cechov-da-dostoevskij-a-brodskij\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[108264,41640,87,17030,44697,26,80676,35185,53833,80448,7575,64,28369,41756,19,44566,51665,4625,44754],"tags":[472113,43793,421944,93538,59641,472115,281428,472116,472112,355195,406586,16887],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28606"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28606"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28606\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28614,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28606\/revisions\/28614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28606"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28606"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28606"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}