{"id":28831,"date":"2023-02-16T22:19:32","date_gmt":"2023-02-16T22:19:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=28831"},"modified":"2023-02-16T22:19:32","modified_gmt":"2023-02-16T22:19:32","slug":"werner-bischof-uno-dei-piu-grandi-maestri-del-reportage-e-della-fotografia-del-novecento-in-mostra-al-masi-di-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/02\/16\/werner-bischof-uno-dei-piu-grandi-maestri-del-reportage-e-della-fotografia-del-novecento-in-mostra-al-masi-di-lugano\/","title":{"rendered":"Werner Bischof uno dei pi\u00f9 grandi maestri del reportage e della fotografia del Novecento in mostra al MASI di Lugano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/29ef625c-ec8a-423d-b0f9-2abcbb7786e4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-28832\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/29ef625c-ec8a-423d-b0f9-2abcbb7786e4.jpg\" alt=\"\" width=\"427\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/29ef625c-ec8a-423d-b0f9-2abcbb7786e4.jpg 799w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/29ef625c-ec8a-423d-b0f9-2abcbb7786e4-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/29ef625c-ec8a-423d-b0f9-2abcbb7786e4-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 427px) 100vw, 427px\" \/><\/a>Il MASI Lugano apre la stagione espositiva 2023 con una mostra di opere inedite di uno dei pi\u00f9 grandi maestri del reportage e della fotografia del Novecento, Werner Bischof (Zurigo, 1916 \u2013 Truijllo, Per\u00f9, 1954).<\/strong> Attraverso circa 100 stampe digitali a colori da negativi originali dal 1939 agli anni &#8217;50 restaurati per l&#8217;occasione, viene esplorata per la prima volta in modo completo l&#8217;opera a colori del fotografo svizzero.\u00a0 La mostra \u00e8 aperta\u00a0 fino al 2 luglio 2023. Conosciuto soprattutto per i suoi reportage in bianco e nero realizzati in tutto il mondo, Bischof \u00e8 stato un artista della fotografia, capace di cogliere in scatti iconici la testimonianza della guerra e la rappresentazione dell&#8217;umanit\u00e0. Come recita il titolo \u201cUnseen Colour\u201d, l&#8217;esposizione al MASI intende mettere in luce un aspetto nuovo e meno conosciuto del lavoro di Bischof, ampliando e approfondendo la conoscenza e l&#8217;idea che abbiamo di questa importante figura di fotografo. In un momento storico in cui la fotografia a colori godeva di scarsa considerazione ed era relegata alla dimensione pubblicitaria, emerge infatti come Bischof avesse invece colto le potenzialit\u00e0 del colore come mezzo espressivo, rendendolo parte fondamentale del suo processo creativo.<\/p>\n<p>Il percorso della mostra si propone come un libero viaggio a colori attraverso i mondi visitati e vissuti da Bischof e copre tutto l\u2019arco della sua carriera, in un\u2019alternanza di immagini inedite ottenute dall\u2019utilizzo di tre diverse macchine fotografiche: una Rolleiflex, dai particolari negativi quadrati, un&#8217;agile Leica, dal formato tascabile, e una Devin Tri-Color Camera, macchina ingombrante, che utilizzava il sistema della tricromia, ma garantiva una resa del colore di alta<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/7e6abab3-0df6-4d34-8d0a-e00df3314d27.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-28833 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/7e6abab3-0df6-4d34-8d0a-e00df3314d27.jpg\" alt=\"\" width=\"435\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/7e6abab3-0df6-4d34-8d0a-e00df3314d27.jpg 799w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/7e6abab3-0df6-4d34-8d0a-e00df3314d27-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/7e6abab3-0df6-4d34-8d0a-e00df3314d27-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 435px) 100vw, 435px\" \/><\/a> qualit\u00e0. Il nucleo di immagini scattate con questa macchina \u00e8 reso fruibile al pubblico per la prima volta grazie alla scoperta e alle relative indagini sulle lastre di vetro originali da parte del figlio dell&#8217;artista, Marco Bischof, che dirige l\u2019archivio intitolato al padre.<\/p>\n<p><strong>I soggetti delle fotografie in mostra sono quelli noti del fotografo svizzero, capace di combinare come pochi altri estetica ed emozione in una composizione perfetta: dagli esperimenti formali dei primi anni di ricerca alle fotografie di studio e moda, dal racconto del dopoguerra in Europa alla presentazione intimistica dell\u2019Estremo Oriente, dalle campagne fotografiche negli Stati Uniti fino all\u2019ultimo viaggio in Sud America.<\/strong> Le opere esposte rivelano la grande capacit\u00e0 tecnica e l\u2019accurata ricerca formale di Werner Bischof, indagine che diventa pi\u00f9 costante nella produzione degli ultimi anni e che assume nuova vitalit\u00e0 grazie al colore.<\/p>\n<p>\u00c8 parte del percorso espositivo anche una sezione introduttiva in cui l&#8217;artista e il suo contesto sono raccontati attraverso negativi originali e documenti d&#8217;epoca, tra cui la Devin Tri-Color Camera acquistata per Bischof dall\u2019editore che pubblicava le prestigiose riviste \u201cDu\u201d e \u201cZ\u00fcrcher Illustriert\u201d e oggi conservata presso il Mus\u00e9e suisse de l\u2019appareil photographique a Vevey. In occasione della mostra pubblicato un catalogo edito da Scheidegger &amp; Spiess e Edizioni Casagrande in italiano, inglese e tedesco, con testi di Tobia Bezzola, Clara Bouveresse, Luc Debraine e Peter Pfrunder. La presentazione delle opere in mostra segue un andamento ordinato in base alle tre macchine fotografiche utilizzate da Werner Bischof. Apre il percorso la sezione con le immagini scattate dalla Devin Tri-Color camera, che accompagna il fotografo svizzero fin da<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/727116f8-46e2-4519-bc3c-32047bc1de81.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-28834\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/727116f8-46e2-4519-bc3c-32047bc1de81.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"274\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/727116f8-46e2-4519-bc3c-32047bc1de81.jpg 799w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/727116f8-46e2-4519-bc3c-32047bc1de81-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/727116f8-46e2-4519-bc3c-32047bc1de81-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/a>gli inizi della sua carriera. Nature morte, studi di luce, composizioni astratte e anche scatti di moda dei primi anni &#8217;40 rivelano il Bischof attento e curioso sperimentatore dopo la formazione alla\u00a0<em>Kunstgewerbeschule<\/em>\u00a0di Zurigo con Hans Finsler, pioniere della \u201cNeue Sachlichkeit\u201d (Nuova Oggettivit\u00e0).<\/p>\n<p>L&#8217;afflato sperimentale verr\u00e0 presto spento in Bischof dall&#8217;esperienza della seconda guerra mondiale, quando sente l&#8217;urgenza di uscire dallo studio per fotografare la realt\u00e0. Sono questi gli anni in cui inizia a documentare l&#8217;Europa postbellica per la prestigiosa rivista svizzera \u201cDu\u201d. In mostra \u00e8 presente una delle fotografie pi\u00f9 celebri e discusse del fotografo, quella che ritrae un bambino di Roermond, nei Paesi Bassi, con il volto disseminato dalle cicatrici causate dall&#8217;esplosione di una mina giocattolo. Pubblicata a colori come copertina nel numero del maggio 1946 della rivista, l&#8217;immagine provocher\u00e0 accese reazioni di sdegno. Fotografie a colori di Berlino, Colonia e Dresda e altre citt\u00e0 in rovina, realizzate nel &#8217;46, restituiscono invece un&#8217;atmosfera di sospensione, grazie alle inquadrature studiate, in forte contrasto con i dettagli e i colori vividi. \u00c8 soprattutto nel nucleo di fotografie scattate in Europa in quegli stessi anni che si apprezza in particolare l&#8217;esplosione cromatica. Grazie all&#8217;uso sapiente e mirato del colore, Bischof si dimostra infatti capace di rompere la staticit\u00e0 imposta dai limiti dell&#8217;ingombrante Devin Tri-Color, che necessitava di cavalletto e luce intensa. \u00c8 questo il caso dei ritratti di genere della popolazione rurale italiana, in cui la fissit\u00e0 immobile da cartolina \u00e8 evitata grazie al colore, che diventa elemento essenziale della composizione.<\/p>\n<p>\u00c8 nei lavori di medio formato realizzati tra la fine degli anni &#8217;40 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;50 con la Rolleiflex 6&#215;6 che si manifesta l\u2019essenza artistica della fotografia a colori di Bischof. Era, questa, la macchina che gli offriva le migliori possibilit\u00e0 di composizione. Dalle fotografie che raccontano l&#8217;Europa pi\u00f9 diversa \u2013 dalla<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/b5139165-5d63-434d-bb10-2e51d061f379.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-28835 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/b5139165-5d63-434d-bb10-2e51d061f379.jpg\" alt=\"\" width=\"390\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/b5139165-5d63-434d-bb10-2e51d061f379.jpg 799w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/b5139165-5d63-434d-bb10-2e51d061f379-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/02\/b5139165-5d63-434d-bb10-2e51d061f379-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a> Sardegna alla Polonia \u2013 fino alle testimonianze del lungo viaggio che nel 1951 lo porter\u00e0 in Asia, il colore si fa qui veicolo di stati d&#8217;animo. L&#8217;uso espressivo del colore aiuta Bischof ad esprimere l&#8217;anima della cultura orientale soprattutto nelle immagini realizzate in Giappone; affascinato dalla bellezza spirituale dell&#8217;isola, qui egli vivr\u00e0 un momento culminante della sua carriera, alla ricerca di un approccio pi\u00f9 profondo. Oltre a diversi scatti realizzati a Kyoto, questa esperienza \u00e8 restituita anche nella sezione introduttiva della mostra dal prezioso libro\u00a0<em>Japon<\/em>, che alterna immagini in bianco e nero e a colori. Curato in ogni dettaglio dall&#8217;artista, il volume vinse il premio Nadar nel 1955.<\/p>\n<p>Su tutt&#8217;altro registro si muovono invece le fotografie, realizzate con la piccola e agile Leica nel 1953 durante il viaggio negli Stati Uniti. Lo sguardo di Bischof sembra divertirsi a cogliere riflessi, dettagli audaci, giochi di luce e colore nei frammenti delle architetture urbane. Il calore dei luoghi e della gente dell&#8217;America Centrale risalta in scatti vivaci, dai forti contrasti cromatici. La Leica \u00e8 compagna perfetta anche nel viaggio verso il Per\u00f9: qui Bischof rimane colpito dalla cultura Inca, dalle macchie di luce e colore sulle antiche mura e architetture in rovina, da cui si aprono squarci e \u201cfinestre\u201d con punti di vista sempre nuovi da immortalare. Durante quello che il fotografo aveva definito \u201cil grande viaggio\u201d, la sua vita verr\u00e0 bruscamente interrotta in un tragico incidente sulle Ande, nel maggio 1954. Tra i tanti interrogativi sulla sua opera, rimane aperto anche quello sul colore e sul ruolo che avrebbe ancora potuto giocare per un cos\u00ec talentuoso artista della fotografia.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il MASI Lugano apre la stagione espositiva 2023 con una mostra di opere inedite di uno dei pi\u00f9 grandi maestri del reportage e della fotografia del Novecento, Werner Bischof (Zurigo, 1916 \u2013 Truijllo, Per\u00f9, 1954). Attraverso circa 100 stampe digitali a colori da negativi originali dal 1939 agli anni &#8217;50 restaurati per l&#8217;occasione, viene esplorata per la prima volta in modo completo l&#8217;opera a colori del fotografo svizzero.\u00a0 La mostra \u00e8 aperta\u00a0 fino al 2 luglio 2023. 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