{"id":29010,"date":"2023-03-07T13:56:33","date_gmt":"2023-03-07T13:56:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29010"},"modified":"2023-03-07T13:56:33","modified_gmt":"2023-03-07T13:56:33","slug":"i-capolavori-di-arturo-martini-nella-mostra-al-museo-bailo-di-treviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/03\/07\/i-capolavori-di-arturo-martini-nella-mostra-al-museo-bailo-di-treviso\/","title":{"rendered":"I Capolavori di Arturo Martini nella mostra al Museo Bailo di Treviso"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/c.-la-veglia.-e1678196697563.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29012\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/c.-la-veglia.-e1678196697563.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"351\" \/><\/a>A 30 anni dall\u2019ultima grande mostra trevigiana e a 75 dalla prima, il Bailo, con la curatela di Fabrizio Malachin e Nico Stringa, propone una nuova retrospettiva su Arturo Martini, dal titolo \u201cArturo Marini. I capolavori\u201d: una mostra mai tentata prima che raduna quelle opere, per<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/g.-MARTINI-LEDA.-e1678196663751.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29011 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/g.-MARTINI-LEDA.-e1678196663751.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"377\" \/><\/a> dirla con le parole di martini che \u201cpesano tonnellate e sembrano leggere come una piuma\u201d. Per il pubblico sar\u00e0 una imperdibile occasione per percorrere tutte le fasi della produzione artistica dello scultore trevigiano e per gli studiosi per formulare il nuovo punto sugli studi martiniani, evidenziando il ruolo e la modernit\u00e0 di Martini nella scultura europea del Novecento. Martini \u00e8 stabilmente protagonista al Bailo, grazie all\u2019ampia collezione di sue opere patrimonio del Museo, che datano dalla produzione giovanile agli anni della maturit\u00e0 dell\u2019artista. Un\u2019opera di Martini, l\u2019Adamo ed Eva dalle dimensioni monumentali, funge da biglietto da visita del Bailo, grazie ad una parete finestrata che la lascia intravvedere, anche ai pi\u00f9 distratti passanti sulla pubblica via. \u00c8 un capolavoro che Treviso si \u00e8 conquistata grazie ad una pubblica sottoscrizione indetta nel 1993, giusto trent\u2019anni fa. Cinque le sezioni in cui si articola questa grandiosa esposizione.<\/strong><\/p>\n<p>Il percorso prende il via dalla sezione permanente che il Bailo riserva allo scultore. Qui ad essere ripercorsi sono gli anni dell\u2019apprendistato, segnati dall\u2019influsso di maestri come Giorgio Martini (padre del gi\u00e0 celebre Alberto) e Antonio Carlini. Di l\u00ec a poco giungono le prime mostre a Treviso e a Venezia e i primi riconoscimenti. Poi la lunga permanenza a Monaco e l\u2019influenza di Parigi. Alle sculture, con opere in gesso e in cemento come Maternit\u00e0 e Allegoria del mare e Allegoria della terra si affianca l\u2019importante esperienza grafica e quella ceramica, per la quale appunto collabora con la fornace Gregorj.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/Arturo-Martini-La-Pisana-1928.-e1678196749885.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-29013\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/Arturo-Martini-La-Pisana-1928.-e1678196749885.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"244\" \/><\/a>Il proseguo della grande mostra \u00e8 pensato per focus allo scopo di esaltare Martini attraverso i suoi grandi capolavori (seconda sezione). Come nella mostra del 1967, saranno collocate in apertura il Leone di Monterosso \u2013 Chimera, e quel Figlio prodigo che fu scelto come manifesto della mostra. La conformazione fisica del museo consente di riservare ciascuna sala ad un preciso focus intorno ad un singolo capolavoro. Valga come esempio, la sala riservata alla Donna che nuota sott\u2019acqua, di cui sar\u00e0 dedicato un focus speciale. Per la prima volta<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/m.-Martini_Figliol-Prodigo.-e1678196778859.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29014\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/m.-Martini_Figliol-Prodigo.-e1678196778859.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"390\" \/><\/a><\/p>\n<p>sar\u00e0 presentato, accanto al marmo, anche il bronzo \u2018preparatorio\u2019 mentre le tecnologie multimediali restituiranno l\u2019illusione di entrare sott\u2019acqua. Una sala coinvolgente e inattesa sar\u00e0 dedicate al confronto tra La Pisana e Donna al sole. Due nudi di donna che sono una melodia armonica, il giorno e la notte, avvicinate per la prima volta in un allestimento. Due opera che sono una sublime espressione di quel vortice di sensualit\u00e0 e grazia, sfrontatezza e fascino, che tanto avevano conquistato e ammaliato Martini. E ancora Tobiolo, opera che ottenne per la prima volta unanimi consensi a Milano, Venezia, Parigi. Pubblicato sulla prima pagina del \u201cCorriere della Sera\u201d del 17 maggio 1935, segna una sorta di consacrazione nella carriera di Martini. Al Tobiolo che stringe nelle mani un pesce sar\u00e0 accostato il pi\u00f9 tardo Tobiolo \u201cGianquinto\u201d che presenta una impostazione iconografica innovativa, in linea con gli esiti della Tuffatrice e il Pugile in riposo.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/1677079699919-e1678196828693.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29015\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/1677079699919-e1678196828693.jpg\" alt=\"\" width=\"228\" height=\"495\" \/><\/a>E ancora, la monumentale Sposa felice del 1930, presentata per la prima volta alla Quadriennale di Roma e da oltre 30 pi\u00f9 esposta: un gesto di spontanea esultanza in un tripudio di forme, ornamenti, rigonfiamenti a sottolineare letizia e gaudio.<br \/>\nAltri ambienti saranno riservati ad altri capolavori monumentali, come Il bevitore, Ragazzo seduto (alcune delle grandi terracotta di Martini, di rara potenza espressiva), La veglia eccetera. Non mancheranno le novit\u00e0, opere mai viste, come il mastodontico Sacro Cuore (3,20 m di altezza), la prima scultura su tema sacro eseguita dallo scultore. Il gesso, modellato nel 1929 quando si trovava a Monza per la chiesa di Vado Ligure, fu rifiutato perch\u00e9 ritenuto incongruo rispetto ai tradizionali canoni dell\u2019arte sacra: gelosamente conservato dall\u2019artista nella sua casa-museo sar\u00e0 esposto in una mostra per la prima volta.<br \/>\nAltro gesso assicurato in mostra dalle grandi proporzioni (2,5 metri di altezza) ed esposta nella lontana mostra del 1967 \u00e8 La Sposa Felice. Comparve per la prima volta alla I Quadriennale di Roma, quella vinta da Martini, \u00e8 un tripudio di ornamenti, pizzi, rigonfiamento di tessuti. Celebre perch\u00e9 lo scultore stesso (ecco il genio e la pazzia assieme) scalpell\u00f2 via il volto. Quasi per celebrare l\u2019ultima grande monografica, quella del 1967, ecco il celebre Tito Livio \u2013 il marmo \u00e8 nell\u2019atrio del Liviano a Padova \u2013 sar\u00e0 in mostra grazie al calco realizzato per quella mostra trevigiana: il gesso recuperato e restaurato sar\u00e0 affiancato per la prima volta dal suo bozzetto preparatorio.<br \/>\nMolti altri capolavori completeranno questa ampia sezione che occuper\u00e0 tutto il piano terra del museo, un itinerario fisico sviluppato sugli spazi attorno ai due recuperati antichi chiostri rinascimentali.<\/p>\n<p>La terza sezione sar\u00e0 interamente riservata alle maioliche, sculture di piccolo formato che documentano la grandezza e la creativit\u00e0 di Martini. Opere minori solo in<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/m.-Martini_La_visita_al_prigioniero_1929-30_Ceramic_21.5x27.5cm.-e1678196944639.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-29016 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/m.-Martini_La_visita_al_prigioniero_1929-30_Ceramic_21.5x27.5cm.-e1678196944639.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"292\" \/><\/a> apparenza: esse esprimono tutta la tenacia e la curiosit\u00e0 con cui l\u2019artista ha sperimentato ogni materiale possibile e fungono da laboratorio per rielaborazioni successive. Una sezione nella sezione sar\u00e0 dedicata ai pezzi unici modellati e maiolicati presso l\u2019ILCA di Nervi ed esposti nella personale di Monza. \u00c8 l\u2019affermazione dello scultore-ceramista che realizza opere a s\u00e9, staccandosi dalla \u2018dipendenza\u2019 delle logiche industriali. \u2018Piccoli\u2019 capolavori dove non manca invenzione, armonia e anche ironia. Tra questi: Donna sdraiata, La fuga degli amanti, L\u2019esploratore, Visita al prigioniero, Briganti, fino alla serie di animali dove spiccano poche pennellate di contrasto.<br \/>\nAccanto alle commissioni monumentali Martini si applica, quasi per contrasto, alla creativit\u00e0 in opere di pi\u00f9 piccolo formato. La riflessione sull\u2019antico, dopo la visita a Napoli, lo port\u00f2 a Blevio sul lago di Como a creare in poche settimane una serie di capolavori in gesso dove lo studio sulla costruzione e il movimento della figura portano a soluzioni antitetiche rispetto a quelle monumentali. Ricerche e sperimentazioni, in opere come Centomestrista, Morte di Saffo, Salomone, Laocoonte, Ratto delle Sabine, Susanna, Amazzoni spaventate eccetera, che nella terza sezione consentono di raccontare l\u2019artista in costante ricerca, capace di ispirarsi continuamente e rielaborare in modo del tutto personale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/d.-Tobiolo.-e1678197003906.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-29017\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/d.-Tobiolo.-e1678197003906.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"343\" \/><\/a>A Martini pittore \u00e8 dedicata la quarta sezione. Ad evidenziare come disegno, grafica e pittura siano tracce di una ricerca parallela e complementare alla scultura, evidente nelle cheramografie (termine da lui inventato per stampe da matrici di \u201csfoglia\u201d d\u2019argilla) degli anni di Ca\u2019 Pesaro e nella grafica \u201cneomedievale\u201d di soggetto religioso, a cui \u00e8 dedicata anche una sezione della permanente, per l\u2019occasione integrata da opere mai prima presentate in una mostra che riveleranno un aspetto inedito di Martini.<\/p>\n<p>A concludere il percorso \u00e8 la sezione quinta \u201cLa maturit\u00e0 nei capolavori del Bailo\u201d, con una scelta di capolavori sorpren<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/3-Martini-con-Palinuro-e1678197041458.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29018 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/3-Martini-con-Palinuro-e1678197041458.jpg\" alt=\"\" width=\"309\" height=\"433\" \/><\/a>dente ed eccezionale. Le prime sale sono dedicate a I bronzi degli anni \u201920, piccola plastica e rilievi degli anni \u201920, disegno, grafica e pittura. \u00c8 alla luce del chiostro del Museo, in uno spazio silenzioso e sospeso, che si compie uno dei pi\u00f9 poetici capolavori di Martini, La Venere dei porti, in una dimensione che ha a che fare col senso dell\u2019attesa, della solitudine e della noia racchiusi nel malinconico nudo di una donna che aspetta \u201cl\u2019Amore\u201d. Acquisita dal Comune nel 1933 (90 anni fa), \u00e8 una delle grandi terrecotte create nel periodo compreso tra la fine degli anni Venti e i primissimi anni Trenta e che costituisce il periodo di pi\u00f9 alta ispirazione dell\u2019artista e in cui fonde insieme, in un unicum rivoluzionario, le forme classiche (dall\u2019arte etrusca e greca a quella dei maestri del Duecento e del Trecento) con nuove concezioni plastiche.<br \/>\nIl percorso si conclude in quel chiostro che ospita Adamo ed Eva, l\u2019opera simbolo del Museo e della mostra.<\/p>\n<p><strong>Si arricchisce di una scultura mai vista prima la mostra &#8220;Arturo Martini\u201d. L&#8217;opera era rimasta da pi\u00f9 di 80 anni protetta, quasi nascosta dopo l&#8217;unica apparizione alla Quadriennale di Roma del 1939, nella casa museo di Vado Ligure (Savona): si tratta del marmo &#8220;Legionario ferito&#8221;, realizzato dallo scultore trevigiano nel 1936-37 in gesso, e in marmo al pi\u00f9 tardi entro il 1938.<\/strong><strong><br \/>\n&#8220;L&#8217;opera &#8211; commenta uno dei curatori, Fabrizio Malachin &#8211; s&#8217;inserisce in quel clima di entusiasmo successivo alla guerra d&#8217;Etiopia, quando la ritrovata pace era portatrice anche di attese di nuove commissioni pubbliche. Gusto ancora retorico in quel legionario raffigurato seduto, gambe divaricate e braccia sollevate, mentre si sta fasciando il braccio&#8221;. La presenza in mostra di quest&#8217;opera consente di approfondire, decantate le passioni politiche, un decennio fondamentale dell&#8217;attivit\u00e0 artistica di Martini, tra la met\u00e0 degli anni &#8217;30 e i &#8217;40. Il marmo sembra anticipare una ricerca che porter\u00e0 al &#8220;Palinuro&#8221;, dedicato al partigiano Primo Visentin, detto &#8220;Masaccio&#8221;, caduto a Loria (Treviso) il 29 aprile 1945, che si trova al Palazzo del Bo di Padova. &#8220;Legionario e Palinuro &#8211; prosegue il curatore &#8211; lontani nella sensibilit\u00e0, esemplificano per\u00f2 quella straordinaria capacit\u00e0 di Arturo Martini di narrare per immagini con grande potenza: icone di periodi e momenti creativi diversi&#8221;. Del primo periodo esempio \u00e8 l&#8217;altorilievo per il Palazzo di Giustizia di Milano, progettato da Marcello Piacentini, sulla &#8220;Giustizia corporativa&#8221;, o le opere per l&#8217;Arengario in piazza Duomo; per i sospetti dovuti alle numerose commissioni pubbliche, l&#8217;artista sub\u00ec un processo d&#8217;epurazione nel 1945.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A 30 anni dall\u2019ultima grande mostra trevigiana e a 75 dalla prima, il Bailo, con la curatela di Fabrizio Malachin e Nico Stringa, propone una nuova retrospettiva su Arturo Martini, dal titolo \u201cArturo Marini. I capolavori\u201d: una mostra mai tentata prima che raduna quelle opere, per dirla con le parole di martini che \u201cpesano tonnellate e sembrano leggere come una piuma\u201d. 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