{"id":2905,"date":"2014-09-04T23:38:19","date_gmt":"2014-09-04T23:38:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=2905"},"modified":"2015-07-03T13:02:10","modified_gmt":"2015-07-03T13:02:10","slug":"sfrattata-l%e2%80%99arte-sacra-contemporanea-a-corsano-le-nella-chiesa-di-san-biagio-ad-opera-di-un-giovane-parroco-certo-don-luca-de-santis-il-vescovo-locale-all%e2%80%99oscuro-di-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2014\/09\/04\/sfrattata-l%e2%80%99arte-sacra-contemporanea-a-corsano-le-nella-chiesa-di-san-biagio-ad-opera-di-un-giovane-parroco-certo-don-luca-de-santis-il-vescovo-locale-all%e2%80%99oscuro-di-tutto\/","title":{"rendered":"Sfrattata l\u2019arte sacra contemporanea a Corsano (LE) nella  Chiesa di San Biagio, ad opera di un giovane parroco, certo Don Luca  De Santis. Il vescovo locale all\u2019oscuro di tutto."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/Chiesa_San_Biagio_e12526f806f353a6eb32c34567aec5ad.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2906\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/Chiesa_San_Biagio_e12526f806f353a6eb32c34567aec5ad.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/Chiesa_San_Biagio_e12526f806f353a6eb32c34567aec5ad.jpg 350w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/Chiesa_San_Biagio_e12526f806f353a6eb32c34567aec5ad-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><em>Riceviamo e pubblichiamo:<\/em><\/p>\n<p><em>In relazione all\u2019articolo in questione, si precisa che lo spostamento, nella cappella del Santissimo collocata a fianco dell\u2019Altare maggiore, del Cristo in bronzo e dei bassorilievi, raffiguranti i quattro evangelisti, si \u00e8 reso necessario a causa dell\u2019appurato rischio di cedimento della parete sulla quale era appeso il suddetto corpo statuario.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulla predetta parete \u00a0\u00e8 stata applicata una tela di stile bizantino, dipinta dal maestro Kwnstantinos\u00a0 Xenopoulos, docente presso l\u2019 Universit\u00e0 \u201cAristotele\u201d di Salonicco.<\/em><\/p>\n<p><em>Le modifiche apportate sono state previamente assentite dal Vescovo, che ha altres\u00ec presieduto il rito di benedizione della tela, e dai competenti Uffici Diocesani, nonch\u00e9 condivise con la comunit\u00e0 parrocchiale.\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Tanto per amore di verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Parroco<\/em><\/p>\n<p><em>Sac. Luca de Santis<\/em><\/p>\n<p><strong>A\u00a0 Corsano in provincia di Lecce, ovvero nel Salento \u2013 che oggi va tanto di moda- \u00a0nella terra della pizzica e dell\u2019evento de \u201cLa notte della Taranta\u201d(strategie della sinistra pi\u00f9 antiquata), l\u2019arte sacra contemporanea \u00e8 stata sfrattata ad opera di un giovane parroco, un certo Don Luca De Santis, <\/strong>che per quanto da poco abbia finito gli studi nel Seminario di Molfetta per essere poi ordinato sacerdote , pare sia \u00a0un po\u2019 troppo povero di idee, di cultura\u00a0 e di futuro. Sull\u2019arte sacra contemporanea \u00e8 un autentico somaro. \u00a0In quanto, appena \u00a0\u00e8 stato insediato parroco dal vescovo locale un certo Mons. Vito Angiuli (di origini baresi e catapultato a Santa Maria di Leuca) <strong>ha pensato di essere il barone del paese e poter disporre della Chiesa di San Biagio a suo piacimento senza neppure chiedersi chi avesse fatta erigere quella nuova chiesa, chi l\u2019avesse voluta cos\u00ec e quale\u00a0 artista \u2013 in accordo con la Conferenza episcopale italiana- fosse stato chiamato per l\u2019arredo<br \/>\ninterno, un arredo di grande prestigio ad opera dello scultore Armando<br \/>\nMarrocco, di origini salentine, ma vivente a Milano.<\/strong> Ebbene questo Don Luca<br \/>\nDe Santis, ha smantellato la sacra installazione di Armando Marrocco che aveva<br \/>\npensato nel 1990 a \u201ccostruire artisticamente il presbiterio\u201d\u00a0 con altare, ambone, seggi, crocifisso\u00a0 e i simboli dei 4 evangelisti\u00a0 con materiali\u00a0 quali la pietra leccese, il marmo, il bronzo e la pelle. Ne andava fiero persino il parroco precedente Don Gerardo Antonazzo, poi vicario e amministratore apostolico della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e \u00a0\u00a0oggi Vescovo di Sora nel Lazio. Ecco come \u00a0appariva la Chiesa fino a qualche tempo fa, anzi fino a pochi mesi fa. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I1408568137.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-2910\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I1408568137.jpg\" alt=\"\" width=\"379\" height=\"506\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I1408568137.jpg 379w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I1408568137-224x300.jpg 224w\" sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Chiesa parrocchiale di Corsano, dedicata al Santo protettore San Biagio, \u00e8 stata progettata dall&#8217;Ing. Francesco Sansonetti e dall&#8217;Arch.<br \/>\nFernando Barbaliscia ed \u00e8 stata realizzata dalla Ditta Orlando Biagio di<br \/>\nCorsano. L&#8217;inaugurazione della Chiesa avvenne il 19 marzo 1967 alla presenza degli onorevoli Codacci-Pisanelli, Ferrari, Urso, Imperiale, del vicario generale mons. Antonio De Vitis, di mons. Rosario, di S.E. mons. Giuseppe Ruotolo, vescovo di Ugento, e del Parroco del paese don Ernesto Valiani.<\/strong> <strong>Moderna di concezione e di esecuzione, ha una struttura cementizia che poggia su sei pilastri situati ai vertici dell&#8217;esagono centrale. La Chiesa, infatti, \u00e8 stata costruita su due volumi: il primo, pi\u00f9 basso, a forma di pentagono irregolare al cui centro si innesta il secondo, molto pi\u00f9 alto e di forma esagonale.<\/strong> All&#8217;interno della struttura vi sono tre altari: l&#8217;altare centrale, sul quale vengono svolte le funzioni religiose, uno dedicato al protettore S. Biagio e un altro al SS. Sacramento. All&#8217;esterno della Chiesa, di fronte ad una piazza di ca 600 mq, domina maestoso il campanile alto ben 30 metri. L&#8217;interno della Chiesa \u00e8 costituito da un ambiente molto ampio reso inquietante dalle misteriose presenze buone dell&#8217;abside: <strong>i simboli dei quattro evangelisti, infatti, dominano l&#8217;altare maggiore portando l&#8217;annuncio del Vangelo a tutte le genti fino ai confini del mondo e hanno la coscienza che ora tutto \u00e8 compiuto.<\/strong> Entrando nella Chiesa si viene coinvolti da un senso di serenit\u00e0 e di pace dato dalIe linee precise, i volumi reali, la materia povera o preziosa. <strong>Sul fondo chiaro, quasi trasparente di un infinito siderale, l&#8217;angelo di Matteo, l&#8217;aquila di Giovanni, il leone di Marco e il bue di Luca creano geometriche orbite, lasciando al centro la croce chiara di pietra leccese scolpita nel muro ricurvo come in un abbraccio al mondo. Sulla croce l&#8217;ombra del Cristo, che incede vivo e risorto, sembra volare a braccia aperte, gigante di bronzo dal velo d&#8217;oro. <\/strong>Del sacrificio cruento che redense l&#8217;uomo peccatore e trionfante, sconfiggendo il regno della morte, vi sono tracce sul presbiterio, ove la cattedra vescovile e gli scranni bronzei si fanno legno, in una sobriet\u00e0 di linea monastico-cluniacense. La cuspide della cattedra narra della creazione degli astri, su cui aleggia lo Spirito di Dio portatore di pace. <strong>L&#8217;ambone col suo vertice bronzeo e il ramo d&#8217;ulivo bagnato d&#8217;oro fa il discorso del tempo, della sedimentazione calcarea, con gli strati che sono ere, civilt\u00e0 e culture. L&#8217;altare centrale dedicato a San Biagio \u00e8 un blocco unico di travertino locale, levigato in alto e grezzo nella parte inferiore, bianchissimo coi suoi candelieri in stile, poggia sul basamento bronzeo come una nuvola estiva. Alla destra dell&#8217;altare, il fonte battesimale di San Biagio, con le sue tre colombe di bronzo che si dissetano all&#8217;acqua benedetta, <\/strong>richiama la fontana della vita del santuario di Cascia, ove la roccia si fa pregnante e partorisce l&#8217;acqua semplice e nuova: &#8220;sorella acqua&#8221; che, cantata da Francesco, disseta il pellegrino, rinfresca, lava e purifica nel sacramento battesimale. <strong>Dal centro del soffitto domina maestoso il lampadario frondoso come un cespuglio volato in alto;<\/strong> si compone di quattro cerchi concentrici in similoro, placcati in oro, ricoperti da rami d&#8217;ulivo composti da oltre tremila foglie diffondendo luce in tutte le direzioni. Le foglie d&#8217;ulivo sono simbolo della terra salentina, costituiscono nel lampadario una corona di pace che la Parrocchia offre a Dio in ringraziamento per questo frutto della terra, segno di vita e di unzione sacramentale. La vetrata centrale istoriata permette una pi\u00f9 ampia luminosit\u00e0 della chiesa, e spinge lo sguardo dei fedeli anche verso l\u2019alto della struttura architettonica. L\u2019idea primaria dell\u2019opera d\u2019arte si fonda sul rapporto Spirito-luce e raffigura la colomba dello Spirito Santo. La colomba,\u00a0 ricolma di luce solare, la massima luce che i sensi umani conoscono, entra ad ali spiegate all\u2019interno della chiesa inondando l&#8217;interno con colori che appartengono al cielo; dirige il suo volo verso la mensa eucaristica, segno di comunione di Cristo con i fratelli. La colomba \u00e8 posta al centro del tempo, del susseguirsi del giorno, con i colori solari della terra salentina, e della notte, ove predomina il blu del mare. Essa irradia luce dorata, segno della maest\u00e0 di Dio. Lo Spirito entra nel tempo e nello spazio umano (sole, luna, stelle, nubi), condivide e sostiene la storia dell\u2019uomo. Colomba e luce solare rappresentano i simboli umani per esprimere Spirito e Luce chiamati ad esprimere ci\u00f2 che \u00e8 eterno e al tempo non appartiene.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085680701.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2911\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085680701.jpg\" alt=\"\" width=\"506\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085680701.jpg 506w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085680701-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 506px) 100vw, 506px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Luglio 2014. Armando Marrocco e consorte scendono da Milano nel Salento, <\/strong><strong>dove villeggiano ogni anni in quel di Salve,\u00a0 e facendo visita alla Chiesa di Corsano dove l\u2019artista aveva lasciato opere di importanza significativa per l\u2019arte sacra contemporanea, si accorgono di vistosi cambiamenti. Il progetto e l\u2019installazione iniziale saltata.<\/strong> <strong>Ne chiedono<br \/>\nspiegazione al Vescovo locale Mons. Vito Angiuli, ma questi dice di non saperne nulla<\/strong>(cosa gravissima), cadendone dalle nuvole, troppo preso com\u2019\u00e8 di far<br \/>\nritorno nel barese in una diocesi pi\u00f9 grande. Segni non dei tempi ma del potere, proprio quello che aborrisce Papa Francesco.<\/p>\n<p><strong>E se il vescovo locale non ha dato nessun ordine, chi ha potuto ascoltare questo parroco un po\u2019 somarello per smantellare \u00a0quanto eseguito da quel grande scultore che \u00e8 Armando Marrocco ?<\/strong><\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 di pi\u00f9, sul retro dell\u2019altare al posto degli evangelisti , Don Luca De<br \/>\nSantis\u00a0 ha fatto posizionare una autentica porcheria di pittura parietale raffigurante \u00a0scene della vita di Cristo, un po\u2019 demod\u00e8. Povero parroco, giovane ma somaro. E dire che nel seminario dove ha studiato\u00a0 anche il mio \u00a0amico vescovo Tonino Bello parlava di\u00a0 bellezza.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085679251.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-2909\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085679251.jpg\" alt=\"\" width=\"506\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085679251.jpg 506w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/09\/I14085679251-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 506px) 100vw, 506px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma della bellezza Don Luca De Santis non sa nulla. Sar\u00e0 bene che il vescovo in Diocesi organizzi dei corsi accelerati di aggiornamento sull\u2019arte sacra contemporanea, e soprattutto dia ordini precisi a questo giovane parroco di campagna \u00a0sbarbato di \u00a0ripristinare i capolavori di Armando Marrocco \u00a0che arredano anche altre grandi Chiese italiane<br \/>\nad iniziare dal Santuario di Santa Rita da Cascia a Cascia. <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0Carlo\u00a0 Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Riceviamo e pubblichiamo: In relazione all\u2019articolo in questione, si precisa che lo spostamento, nella cappella del Santissimo collocata a fianco dell\u2019Altare maggiore, del Cristo in bronzo e dei bassorilievi, raffiguranti i quattro evangelisti, si \u00e8 reso necessario a causa dell\u2019appurato rischio di cedimento della parete sulla quale era appeso il suddetto corpo statuario. Sulla predetta parete \u00a0\u00e8 stata applicata una tela di stile bizantino, dipinta dal maestro Kwnstantinos\u00a0 Xenopoulos, docente presso l\u2019 Universit\u00e0 \u201cAristotele\u201d di Salonicco. 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