{"id":29050,"date":"2023-03-11T21:09:48","date_gmt":"2023-03-11T21:09:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29050"},"modified":"2023-03-11T21:09:48","modified_gmt":"2023-03-11T21:09:48","slug":"rita-ackermann-e-i-suoi-trentanni-di-carriera-al-masi-di-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/03\/11\/rita-ackermann-e-i-suoi-trentanni-di-carriera-al-masi-di-lugano\/","title":{"rendered":"Rita Ackermann  e i suoi trent\u2019anni di carriera al MASI di Lugano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/10.-Rita-Ackermann.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29051\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/10.-Rita-Ackermann.jpg\" alt=\"\" width=\"426\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/10.-Rita-Ackermann.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/10.-Rita-Ackermann-300x201.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/10.-Rita-Ackermann-768x514.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 426px) 100vw, 426px\" \/><\/a>Il MASI Lugano presenta \u201cHidden\u201d, una delle pi\u00f9 grandi retrospettive mai dedicate finora da un\u2019istituzione museale all&#8217;opera di Rita Ackermann (Budapest, 1968, vive e lavora a New York). Il progetto espositivo ripercorre gli ultimi trent\u2019anni della carriera di questa artista eccezionale attraverso una selezione di circa cinquanta tra dipinti e disegni creati a partire dagli anni \u201990 a New York.<\/strong><\/p>\n<p>Per la mostra, realizzata in collaborazione con l\u2019artista, una selezione di opere sviluppate subito dopo il suo arrivo nella \u201cGrande Mela\u201d &#8211; lavori in cui le figure femminili sono chiare e ben visibili &#8211; \u00e8 messa in relazione con lavori pi\u00f9 recenti della serie \u201cMama\u201d, iniziata nel 2018, in cui le protagoniste sono invece celate sotto linee e strati di colore. \u00c8 parte dell\u2019esposizione anche una selezione di dipinti creati per l\u2019occasione e<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/09.-Rita-Ackermann.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29052 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/09.-Rita-Ackermann.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"283\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/09.-Rita-Ackermann.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/09.-Rita-Ackermann-300x222.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a> incentrati sul tema della guerra. Dal percorso presentato al MASI emerge come, prendendo le mosse da un linguaggio figurativo immediatamente comprensibile al pubblico, l\u2019artista arrivi in seguito a ripensare le figure che abitano le sue opere, andando a coprirle con strati di pittura. Se i lavori dei primi anni sono di piccole e medie dimensioni e sono realizzati prevalentemente su carta, le serie pi\u00f9 recenti, lavorate su tele di grande formato, sono caratterizzate da una gestualit\u00e0 forte ed espressiva. Un processo, questo, che descrive un percorso non categorizzabile e che permette all\u2019artista di restare libera e nascosta, \u201chidden\u201d, come recita il titolo della mostra.<\/p>\n<p>\u00c8 un percorso artistico plasmato sull\u2019essenza del paradosso continuo quello di Ackermann, che giunge in America dall\u2019Ungheria all\u2019inizio degli anni \u201890. Allontanatasi dalle tendenze accademiche, l\u2019artista sviluppa una sua personale ricerca come p<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/07.-Rita-Ackermann.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29053\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/07.-Rita-Ackermann.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"434\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/07.-Rita-Ackermann.jpg 590w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/07.-Rita-Ackermann-277x300.jpg 277w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>ittrice indipendente, a contatto con gli artisti della Lower East Side. Arrivata negli Stati Uniti, Ackermann si trova ad affrontare una sfida vitale e importante, che la porta a integrare nella sua opera culture ed estetiche diverse, quella legata all\u2019Est Europa da un lato e quella americana dall\u2019altro. Una fusione, quella tra le due culture, che emerge evidente in mostra fin dai primi dipinti e disegni sviluppati da Ackermann nella metropoli statunitense tra il 1993 e il 1996 con gli \u201cSketchbook Drawings\u201d e gli \u201cEarly Paintings\u201d. Disegni su carta di piccolo e medio formato presentano figure femminili adolescenti messe a nudo, esposte e moltiplicate all\u2019interno della composizione, impegnate in varie attivit\u00e0 autodistruttive. L\u2019atteggiamento estremamente spontaneo e disinvolto delle giovani donne proietta una sorta di serenit\u00e0 idilliaca all\u2019interno di un\u2019atmosfera costantemente precaria. Queste prime opere dal carattere ambiguo stabiliscono una comunicazione immediata con chi osserva e fungono da ponte tra diversi livelli culturali, come le fiabe e i miti a cui spesso l\u2019artista si ispira. Un immaginario che attinge per\u00f2 anche al pi\u00f9 vasto mondo della cultura visuale, della filosofia e del cinema, in particolare a film classici su storie di adolescenti recalcitranti di registi come Uli Edel e di Peter Brook.<\/p>\n<p>Le vivaci figure protagoniste delle sue prime opere annunciano un\u2019energia femminile embrionale che venticinque anni dopo sboccia nella serie \u201cMama\u201d, iniziata nel 2018 e rappresentata in mostra da diversi dipinti su tela di grande formato. Sono dipinti, questi, in cui l\u2019artista abbandona la figura a favore di una composizione in cui linee, gesti, motivi e forme si racchiudono e nascondono le une nelle altre, facendosi via via sempre pi\u00f9 evanescenti. Con articolate stratificazioni di linguaggi visivi, \u201cMama\u201d oscilla cos\u00ec tra figurazione e astrazione, dove i corpi celati presenti nell\u2019immagine svaniscono nel momento in cui vengono percepiti: essi esistono<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/03.-Rita-Ackermann.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29054 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/03.-Rita-Ackermann.jpg\" alt=\"\" width=\"438\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/03.-Rita-Ackermann.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/03\/03.-Rita-Ackermann-300x147.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><\/a> perch\u00e9 scompaiono in elementi gestuali prima che la loro storia diventi leggibile. Al contrario delle prime opere degli anni Novanta, in cui le figure si donano completamente allo sguardo di chi le osserva, in questa serie l\u2019artista abbandona tutto quell\u2019immaginario facilmente fraintendibile come autoreferenziale, impedendo cos\u00ec al proprio percorso artistico di venire categorizzato.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione si chiude con tre dipinti dalla nuova serie \u201cWar Drawings\u201d, creata in occasione della mostra al MASI. Olio, matita grassa e acrilico sono lavorati su tela grezza di lino mentre le figure si perdono e le linee vengono raschiate fino a rivelare composizioni frantumate. Ogni dipinto sembra dominato dal disastro, come possibile elemento di purificazione in vista di una futura armonia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019artista. <\/strong>Nata a Budapest nel 1968, Rita Ackermann vive e lavora a New York. Fra il 1989 e il 1992, studia all\u2019Universit\u00e0 ungherese di Belle Arti di Budapest e alla New York Studio School of Drawing, Painting and Sculpture. Ha al suo attivo mostre personali in sedi prestigiose quali la Konsthall di Malm\u00f6 (Svezia), la Sammlung Friedrichshof di Zurndorf nel Burgenland (Austria), il Museum of Contemporary Art di Miami, il Ludwig Museum di Budapest, lo Swiss Institute di New York e la Chinati Foundation di Marfa (Texas). Le sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche, fra cui quelle del Museum of Modern Art (MOMA) di New York, della Maria Leuff Foundation e della Hessel Foundation (sempre a New York), del San Francisco Museum of Modern Art, del Dallas Museum of Art, del Museum Het Domein in Olanda e del Museum of Contemporary Art di Los Angeles.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il MASI Lugano presenta \u201cHidden\u201d, una delle pi\u00f9 grandi retrospettive mai dedicate finora da un\u2019istituzione museale all&#8217;opera di Rita Ackermann (Budapest, 1968, vive e lavora a New York). Il progetto espositivo ripercorre gli ultimi trent\u2019anni della carriera di questa artista eccezionale attraverso una selezione di circa cinquanta tra dipinti e disegni creati a partire dagli anni \u201990 a New York. 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