{"id":29390,"date":"2023-04-21T19:25:29","date_gmt":"2023-04-21T19:25:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29390"},"modified":"2023-04-21T19:25:29","modified_gmt":"2023-04-21T19:25:29","slug":"aldo-mondino-dallarte-povera-allarte-ironica-e-trasgressiva-la-mostra-alla-building-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/04\/21\/aldo-mondino-dallarte-povera-allarte-ironica-e-trasgressiva-la-mostra-alla-building-di-milano\/","title":{"rendered":"Aldo Mondino. Dall\u2019arte Povera all\u2019arte ironica e trasgressiva. La mostra alla Building di  Milano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l2-e1682104555695.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29391\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l2-e1682104555695.jpg\" alt=\"\" width=\"470\" height=\"308\" \/><\/a>BUILDING\u00a0<\/strong>presenta\u00a0<strong>fino al 17 giugno 2023<\/strong>\u00a0la mostra<strong>\u00a0<em>Aldo Mondino. Regole per l\u2019inganno<\/em><\/strong>, a cura di<strong>\u00a0Alberto Fiz\u00a0<\/strong>e con la collaborazione dell\u2019<strong>Archivio Aldo Mondino<\/strong>, dedicata a uno dei pi\u00f9 significativi protagonisti della scena artistica internazionale del dopoguerra. Attraverso una selezione di circa\u00a0<strong>quaranta opere fra dipinti, disegni, sculture e installazioni realizzate tra il 1963 e il 2003<\/strong>, la retrospettiva ripercorre le tappe fondamentali dell\u2019indagine di Aldo Mondino (Torino, 1938 \u2013 2005) evidenziando l\u2019originalit\u00e0 di una ricerca ironica e trasgressiva che ha messo costantemente in discussione i dogmi estetici che si sono succeduti sin dagli anni Sessanta. Pur partecipando in maniera attiva al clima dell\u2019Arte Povera, Mondino preannuncia, con largo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/p9-e1682104585774.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29392 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/p9-e1682104585774.jpg\" alt=\"\" width=\"277\" height=\"470\" \/><\/a> anticipo, la crisi delle ideologie. &#8220;La sua passione per l\u2019arte nelle sue infinite declinazioni lo ha condotto a un\u2019indagine di cosciente opposizione verso un sistema omologato, innescando un processo di appropriazione indebita che gli ha consentito di sviluppare un dialogo controverso e attualissimo con la contemporaneit\u00e0&#8221;, afferma Alberto Fiz.\u00a0\u00a0Una ricerca, quella di Mondino, che ha saputo incidere sul linguaggio dell\u2019arte diventando un punto di riferimento per la nuova generazione di artisti, come dimostra ad esempio il lavoro di Maurizio Cattelan che in un&#8217;intervista immaginaria (ma non troppo) con Mondino gli fa dire: &#8220;Un tempo ero convinto che la societ\u00e0 di oggi fosse sull&#8217;orlo del baratro e che io dovessi essere l&#8217;ultimo dei suoi testimoni&#8221;.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo. <em><strong>Aldo Mondino. Regole per l\u2019inganno<\/strong><\/em><em>\u00a0si snoda lungo tre dei piani espositivi di BUILDING.\u00a0 La mostra prende avvio\u00a0<strong>al<\/strong>\u00a0<strong>piano terra\u00a0<\/strong>dove appare evidente il dialogo a distanza con l&#8217;Arte a partire dall\u2019opera emblematica\u00a0<strong>Torre di torrone<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>(1968), nella quale l\u2019artificio architettonico d\u00e0 vita a una costruzione di scatole di torrone. L\u2019esperienza degli<strong>\u00a0<\/strong>anni Sessanta viene ripercorsa grazie ad alcuni lavori concettuali come ad esempio la serie dei\u00a0<\/em><em><strong>Palloncini<\/strong><\/em><em>\u00a0(1965-1972) \u2013 nella quale si va incontro alla sospensione della pittura che sale verso l\u2019alto, creando un\u2019illusione ottica motivata dal movimento del palloncino che trasporta con s\u00e9 il dipinto (tra i\u00a0<\/em><em>Palloncini<\/em><em>\u00a0non manca nemmeno quello intitolato\u00a0<\/em><em>Analogia con Paolini<\/em><em>\u00a0del 1967) \u2013 e la serie dei\u00a0<\/em><em><strong>Quadri a quadretti<\/strong><\/em><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><em>(1963-1964) \u2013 in cui ogni forma di regola viene ribaltata utilizzando l&#8217;immagine come strumento di provocazione dove la perdita dell&#8217;aura e la regressione segnica consente all&#8217;opera di recuperare una nuova centralit\u00e0. Non mancano poi le<strong>\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Cadute<\/strong><\/em><em>\u00a0e le\u00a0<\/em><em><strong>Bilance<\/strong><\/em><em>\u00a0dove Mondino trasforma la pittura in un&#8217;esperienza fisica utilizzando il pigmento come fosse un materiale primario, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29393\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l4.jpg\" alt=\"\" width=\"347\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l4.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/l4-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 347px) 100vw, 347px\" \/><\/a>sviluppando un percorso parallelo a quello dell&#8217;Arte Povera che negli stessi anni s&#8217;interrogava su concetti quali peso, tensione ed equilibrio. Insieme a\u00a0<\/em><em><strong>Mon Dine<\/strong><\/em><em>, un grande ritratto dove incrocia la propria immagine con quella dell&#8217;artista americano Jim Dine, e a una rara serie di disegni, il piano terra si completa con la sorprendente\u00a0<strong>piscina di marshmallow<\/strong>, un mosaico aromatizzato composto da soffici cilindretti di zucchero che invita a immergersi nelle irraggiungibili \u201cacque\u201d mondiniane dal momento che il luogo del benessere non solo \u00e8 effimero, persino un po&#8217; nauseante, ma \u00e8 anche privo di una via d&#8217;accesso poich\u00e9 la scaletta della piscina \u00e8 posizionata troppo in alto.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong><em>Al primo piano\u00a0<\/em><\/strong><em>la rassegna si concentra sugli aspetti forse pi\u00f9 popolari dell\u2019arte di Mondino, ovvero quelli relativi all\u2019Oriente, frutto di un\u2019ampia ricerca iniziata nei primi anni Ottanta. Sono presentate, fra le altre, l\u2019opera\u00a0<strong>The Byzantine World<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>(1999), realizzata con 12 mila cioccolatini, e alcuni significativi lavori della serie\u00a0<\/em><em><strong>Tappeti stesi\u00a0<\/strong><\/em><em>(1990-1992) in eraclite, un materiale industriale utilizzato nell&#8217;edilizia, dove gli antichi tappeti sovrapposti diventano l&#8217;occasione per una rinnovata sperimentazione. Infine, alzando gli occhi verso l\u2019alto si scorge\u00a0<strong>Jugen stilo<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>(1993)<\/em><em>,\u00a0<\/em><em>il celebre<\/em><em>\u00a0<\/em><em>lampadario realizzato con penne bic che strizza l\u2019occhio alla decorazione\u00a0<\/em><em>Jugendstil\u00a0<\/em><em>cos\u00ec come<\/em><em>\u00a0<\/em><em>agli esemplari presenti nelle moschee, mentre a terra \u00e8 disposto\u00a0<strong>Raccolto in preghiera<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>(1986), un tappeto effimero di granaglie con un titolo ambiguo che con il termine &#8220;raccolto&#8221; identifica il raccoglimento spirituale del fedele ma anche i benefici del contadino.\u00a0 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/e4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29394 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/e4.jpg\" alt=\"\" width=\"308\" height=\"454\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/e4.jpg 710w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/e4-204x300.jpg 204w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/04\/e4-695x1024.jpg 695w\" sizes=\"(max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p><strong><em>La mostra propone inoltre una selezione di opere di argomento ebraico, nelle quali la<\/em><\/strong><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>religione \u00e8 affrontata con la consueta ironia filtrata da un\u2019attenzione specifica nei confronti delle tradizioni e delle ritualit\u00e0.<\/em><\/strong><em> In questo ambito, viene presentata la scultura in bronzo\u00a0<\/em><em><strong>Gerusalemme<\/strong><\/em><em>\u00a0(1988) con i cappelli degli ortodossi appoggiati su una palma che diventa attaccapanni, oltre a due dipinti emblematici\u00a0<\/em><em><strong>18 KISLEV 5751\u00a0<\/strong><\/em><em>(1990) e\u00a0<strong>Metterci una pietra sopra<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>(1999). Viene poi ricostruito\u00a0<\/em><em><strong>Muro del Pianto<\/strong><\/em><em>, un&#8217;imponente installazione di zucchero bianco e zucchero di canna con l&#8217;inserimento di cespugli veri, che si estende per sei metri evocando il luogo ebraico pi\u00f9 sacro.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>L&#8217;indagine sui materiali, alla base degli inganni visivi che hanno caratterizzato la produzione di Mondino, accompagna la ricerca plastica, talvolta trascurata. Ne \u00e8 un esempio, con un tocco esotico, l\u2019opera<\/em><em>\u00a0<\/em><strong><em>Scultura un corno\u00a0<\/em><\/strong><em>caratterizzata da una serie di elefanti sovrapposti e ricoperta di cioccolato, tra i materiali pi\u00f9 apprezzati da Mondino, che con questo processo modifica lo\u00a0<\/em><em>status<\/em><em>\u00a0delle sue opere che da monumentali diventano simbolicamente commestibili.\u00a0Soffermandosi sull\u2019attenzione che l\u2019artista riservava al continuo dialogo con la storia dell&#8217;arte,\u00a0<strong>il secondo piano<\/strong>\u00a0della rassegna \u00e8 interamente dedicato agli\u00a0<strong>omaggi<\/strong>, dove si sviluppa un percorso trasversale tra generi, stili e miti.\u00a0\u00a0<\/em><em> \u00c8 un\u2019operazione meta artistica quella che compie Mondino con un mosaico del 2003 intitolato emblematicamente\u00a0<strong>Calpestar le uova<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><em>che cita ironicamente\u00a0<\/em><em>Maternit\u00e0 con le uova<\/em><em>, uno dei soggetti pi\u00f9 caratteristici della pittura di Felice Casorati che si ritrova anche in una storica composizione del 1964 intitolata\u00a0<\/em><em>Pittura coprente<\/em><em>. La serie degli omaggi passa attraverso le avanguardie storiche con<\/em><em>\u00a0<\/em><strong><em>La mamma di Boccioni<\/em><\/strong><em>,\u00a0<\/em><em>un&#8217;opera in bronzo nata da una versione in caramelle alla menta a cui l&#8217;artista ha aggiunto due palle da bowling in sostituzione dei seni. Di Marcel Duchamp poi compare\u00a0<\/em><em><strong>Ortisei<\/strong><\/em><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><em>che cita esplicitamente\u00a0<\/em><em>Tonsura<\/em><em>, il ritratto che gli fece nel 1919 Man Ray con la stella a cinque punte tra i capelli. Non poteva mancare\u00a0<\/em><em>Ruota di bicicletta<\/em><em>\u00a0trasformata nel 1980 da Mondino in<strong>\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Ciclo e riciclo<\/strong><\/em><em>\u00a0con una ruota di bicicletta a cui sono applicate scarpe veneziane. All\u2019amico fraterno Alighiero Boetti, con il quale ha condiviso molte passioni, e in particolare i viaggi in Oriente, Mondino dedica un ciclo di dipinti\u00a0<\/em><em><strong>Ali-Ali-Alighiero<\/strong><\/em><strong><em>,\u00a0<\/em><\/strong><em><strong>Essaouira<\/strong><\/em><em>: il trittico, di quasi tre metri, esposto in mostra \u00e8 tra i pi\u00f9 importanti della serie: il cielo della citt\u00e0 marocchina molto amata dai due artisti, e il volo dei gabbiani ricordano, oltre ai cieli, i famosi areoplanini di Boetti. La mostra si completa con la quadreria di Mondino e l&#8217;esposizione di rari ritratti dello stesso formato che hanno come riferimento l&#8217;arte, la musica e la letteratura in una carrellata che comprende alcuni famosi protagonisti dell\u2019arte e della cultura, da Andr\u00e9 Masson a Gertrude Stein, da Otto Dix ad Arnold Sch\u00f6nberg. Sono magie pittoriche straordinarie rispetto a un artista che ha saputo reinterpretare un genere che appariva desueto come quello della ritrattistica.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Aldo Mondino<\/em><\/strong><em> \u00e8 nato a Torino nel 1938, dove \u00e8 morto nel 2005.\u202f\u00a0Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l\u2019atelier di William Hayter, l&#8217;\u00c9cole du Louvre e frequenta il corso di mosaico dell&#8217;Accademia di Belle Arti con Severini e Licata.\u202f\u00a0Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attivit\u00e0 espositiva alla Galleria L&#8217;Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). Segue l&#8217;incontro, fondamentale, con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino.\u202f\u00a0<\/em><em> Tra le principali mostre si ricordano le due partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1993, le personali al Museum f\u00fcr Moderne Kunst &#8211; Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Sultanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), al Museo Ebraico di Bologna (1995), alla Galleria Civica d&#8217;Arte Moderna di Trento (2000).\u202f\u00a0Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti dei pi\u00f9 importanti musei nazionali ed internazionali e a numerose collezioni private.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>BUILDING\u00a0presenta\u00a0fino al 17 giugno 2023\u00a0la mostra\u00a0Aldo Mondino. 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