{"id":29499,"date":"2023-05-04T20:48:11","date_gmt":"2023-05-04T20:48:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29499"},"modified":"2023-05-04T20:48:11","modified_gmt":"2023-05-04T20:48:11","slug":"i-disegni-di-picasso-una-preziosa-raccolta-esposta-al-building-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/05\/04\/i-disegni-di-picasso-una-preziosa-raccolta-esposta-al-building-di-milano\/","title":{"rendered":"I disegni di Picasso. Una preziosa raccolta  esposta al Building di Milano"},"content":{"rendered":"<p><em><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/138943-unnamed-4-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29501\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/138943-unnamed-4-1.jpg\" alt=\"\" width=\"552\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/138943-unnamed-4-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/138943-unnamed-4-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 552px) 100vw, 552px\" \/><\/a>\u201cComment voulez-vous qu&#8217;un spectateur vive mon tableau comme je l&#8217;ai v\u00e9cu? Un tableau me vient de loin; qui sait de combien loin, je l&#8217;ai devin\u00e9, je l&#8217;ai vu, je l&#8217;ai fait, e cependant le lendemain je ne vois pas moi-m\u00eame ce que j&#8217;ai fait.&#8221; <\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>&#8220;Come \u00e8 possibile che uno spettatore viva un mio quadro come l&#8217;ho vissuto io? Un quadro mi viene da lontano. Chiss\u00e0 da quanto lontano! Io l&#8217;ho sentito, l&#8217;ho visto, l&#8217;ho dipinto eppure il giorno dopo non riconosco nemmeno io quanto ho fatto.&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Pablo Picasso, 1935<\/strong><\/p>\n<p>BUILDING presenta <strong>BUILDING TERZO PIANO<\/strong>, uno spazio che nasce dal desiderio di esplorare la creativit\u00e0 in tutte le sue sfaccettature, attraverso modalit\u00e0 inedite non ancora sperimentate in BUILDING e\u00a0<strong>BUILDING<\/strong>BOX.\u00a0 <strong>Fino \u00a0al 27 maggio 2023, al BUILDING TERZO PIANO <\/strong>, la mostra\u00a0<em><strong>Picasso. Un tableau me vient de loin. 15 disegni dal 1905 al 1970<\/strong><\/em>,<strong>\u00a0<\/strong>a cura di\u00a0<strong>Paolo Rusconi<\/strong>, con la collaborazione di\u00a0<strong>Antonello Negri<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Veronica Bassini<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Un tableau me vient de loin&#8221;<\/strong>\u00a0[\u201cUn quadro mi viene da lontano\u201d] dichiara Picasso a Christian Zervos in una conversazione pubblicata nel 1935 su &#8220;Cahiers d\u2019Art&#8221; e poi sul catalogo della celebre mostra\u00a0<em>Picasso: Forty Years of his Art<\/em>\u00a0curata da Alfred H. Barr Jr. e tenutasi al MoMA di New York nel 1939. Un testo estremamente suggestivo e a tratti<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Picasso-e1683232908359.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29502 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Picasso-e1683232908359.jpg\" alt=\"\" width=\"358\" height=\"476\" \/><\/a> enigmatico che ripropone\u00a0<strong>l\u2019istinto rabdomantico dell\u2019artista alla ricerca del proprio nucleo creativo<\/strong>\u00a0e al contempo rivela quell\u2019aspetto genetico e aperto \u2013 in continuo sviluppo \u2013 della propria opera.\u00a0<strong>Il disegno rappresenta il sismografo<\/strong>\u00a0di questa tensione originaria:\u00a0<strong>\u00e8 la registrazione spontanea dell\u2019idea<\/strong>, prima esteriorizzazione dell\u2019espressione artistica,\u00a0<strong>il disegno \u00e8 il punto di partenza, una porta di ingresso per comprendere la genesi dell&#8217;opera<\/strong>.\u00a0\u00a0 Il tirocinio grafico quotidiano di Picasso \u00e8, dunque, la visualizzazione di un lento o veloce processo da una immagine ad un\u2019altra come necessit\u00e0 di comunicazione.<\/p>\n<p>I dati quantitativi dei materiali grafici prodotti da Picasso ripropongono la sua straordinaria vitalit\u00e0 e le opere grafiche riunite nella piccola e preziosa raccolta qui presentata ci riconducono a questa\u00a0<strong>prospettiva di immediatezza e di massima potenza espressiva<\/strong>. Un percorso che in questa sede ricopre, in 15 passaggi, quasi tutta la biografia del pittore spagnolo (1881-1973).<\/p>\n<p>Dal primo disegno del 1905,\u00a0<em><strong>Saltimbanque et jeune fille<\/strong><\/em>\u00a0che si inscrive nell\u2019orbita del Periodo Rosa e nello specifico degli studi per la produzione del dipinto\u00a0<em>Famille de saltimbanques<\/em>\u00a0(1905), al grande cartone che riproduce dei pescatori al lavoro (1957) e che sar\u00e0 poi inciso con la tecnica del\u00a0<em>b\u00e9ton souffl\u00e9<\/em>\u00a0dallo scultore Carl Nesjar, collaboratore e amico al quale \u00e8 infatti dedicato il frontespizio\u00a0<em><strong>Tete d&#8217;homme<\/strong><\/em>\u00a0(1965), qui esposto. Fino ad arrivare a una testa di moschettiere del 1969 che si collega a un momento di ritorno ai grandi maestri della formazione giovanile: Rembrant, Goya, Vel\u00e1zquez, ritrovati e rivisitati negli ultimi anni di vita dell&#8217;artista. O ancora, al piccolo cartoncino disegnato a pennarello\u00a0<em><strong>Nu couch\u00e9 au collier \/ Deux t\u00eates<\/strong>\u00a0(<\/em>1970), dedicato al musicista Norman Granz, con il quale Picasso ebbe una stretta amicizia, testimoniata anche dalla scelta di Granz di intitolare una delle sue etichette musicali \u201cPablo Records\u201d.\u00a0In mostra si dipana cos\u00ec un diario di immagini che ripercorrono la creativit\u00e0 e la biografia del pittore di Malaga, la sua potenza artistica, la sua quotidiana dedizione. &#8220;Je suis le cahier&#8221;: \u201cIo sono i miei disegni\u201d, scrive sul quaderno n. 40.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/247051.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-29503\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/247051.jpg\" alt=\"\" width=\"462\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/247051.jpg 462w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/247051-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><\/a>Pablo Ruiz<\/strong> nasce a Malaga nel 1881 da Maria Picasso e Jos\u00e9 Ruiz Blasco. Il padre, insegnante di disegno e curatore del Museo di Malaga, \u00e8 il primo a spingere il giovane Pablo verso le arti visive. Nel 1891 la famiglia Ruiz-Picasso si trasferisce a La Coru\u00f1a e Pablo dal 1895 vive tra Madrid e Barcellona dove frequenta la taverna &#8220;Els Quatre Gats&#8221;, punto di ritrovo dell&#8217;avanguardia spagnola. Nel 1900 decide di adottare il cognome della madre e iniziano i suoi soggiorni a Parigi, dove conosce il poeta Max Jacob e il mercante Ambroise Vollard. La prima fase pittorica di Picasso riflette le sue difficili condizioni di vita: il tratto \u00e8 influenzato dallo scuro realismo di Zurbar\u00e0n e del primo Vel\u00e0zquez, i soggetti raccontano la sofferenza di ambienti poveri e disagiati. Dopo aver incontrato l&#8217;opera di Van Gogh, Lautrec, Steinlen, Picasso produce una serie di lavori dai toni cupi: \u00e8 il cosiddetto\u00a0<em>periodo blu<\/em>.\u00a0Nel 1904 si trasferisce definitivamente a Parigi nell&#8217;atelier del Bateau-Lavoir. Gli studi che Picasso conduce sul circo e i suoi abitanti (saltimbanchi, arlecchini, clown, equilibristi) traghettano la disperazione\u00a0<em>fin-de-si<\/em>\u00e8<em>cle<\/em>\u00a0del\u00a0<em>periodo blu<\/em>\u00a0verso immagini nuove, spostando la palette, sempre tendente al monocromo, verso il\u00a0<em>periodo rosa<\/em>. Anche la sua fortuna come artista muta: incontra Gertrude e Leo Stein, il collezionista russo Shukin, Guillaume Apollinaire, Andr\u00e9 Salmon.<\/p>\n<p>A questa fase segue un periodo di riflessione sulla pittura di C\u00e9zanne a cui si aggiungono le suggestioni dell\u2019arte iberica di G\u00f3sol e delle visite alle collezioni etnografiche del Trocad\u00e9ro di Parigi. In questa temperie, nel 1907 nasce,\u00a0<em>Les demoiselles d&#8217;Avignon<\/em>, lo\u00a0<em>chef-d&#8217;\u0153uvre<\/em>\u00a0dell&#8217;arte del primo Novecento, &#8220;un laboratorio, un campo di battaglia di processi e esperimenti&#8221;(Alfred H. Barr Jr. 1939). Successivamente, la vicinanza con il pittore George Braque, la partecipazione del poeta Guillaume Apollinaire e il sostegno del mercante Daniel H. Kahnweiler, segnano la maturazione del nuovo linguaggio cubista. Alla prima stagione, monocroma e\u00a0<em>analitica<\/em>, subentra il passaggio al<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/pablo-picasso-pecheurs-e1683232973993.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-29504 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/pablo-picasso-pecheurs-e1683232973993.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"205\" \/><\/a> cubismo\u00a0<em>sintetico<\/em>\u00a0con il quale l\u2019artista tende alla ricostruzione dell\u2019oggetto.\u00a0\u00a0Durante la Prima guerra mondiale Picasso rimane a Parigi; nel 1916 conosce Jean Cocteau che gli propone di disegnare scenografie e costumi per il balletto\u00a0<em>Parade<\/em>\u00a0con musiche di Erik Satie. Picasso produce una serie di disegni nello stile di Ingres, rinnovando il suo interesse per le linee naturali del corpo umano, un ritorno alla figura ravvivato anche dal viaggio che compie tra Roma e Firenze. L&#8217;esperienza della scomposizione cubista convive con il periodo neoclassico. Nel 1932 Christian Zervos pubblica il volume del Catalogo Ragionato delle opere, mentre Picasso si avvicina agli ambienti del surrealismo.\u00a0Rientrato in Spagna per un breve periodo, lascia il paese agli albori della Guerra Civile, e quando viene incaricato dal governo di realizzare un&#8217;opera che rappresenti la Seconda Repubblica Spagnola all&#8217;Esposizione Universale di Parigi del 1937 denuncia gli orrori della guerra con l&#8217;enorme tela\u00a0<em>Guernica<\/em>. La fama di Picasso \u00e8 ormai consolidata, nel 1939 il MOMA organizza la grande mostra\u00a0<em>Picasso: Forty Years of his Art<\/em>\u00a0consacrando la sua arte oltreoceano.\u00a0\u00a0Durante la Seconda Guerra Mondiale Picasso rimane in Francia, nel novembre 1944, dopo la Liberazione di Parigi, il Salon d&#8217;Automne gli dedica una retrospettiva. Nel dopoguerra esplora diverse tecniche: dalla litografia approfondita nell&#8217;atelier di Fernand Murlot, alla produzione ceramica che avvia nel 1947 nella cittadina di Vallauris. In quello stesso periodo insieme al tipografo Arn\u00e9ra, si dedica anche all&#8217;incisione su linoleum, tecnica prediletta per la realizzazione di poster promozionali per la cittadina francese e per le esposizioni personali dell&#8217;artista. <strong>Nel 1953 vengono organizzate le importanti retrospettive di Roma e Milano:\u00a0<em>Guernica<\/em>, conservata oltreoceano, viene esposta, grazie alla mediazione di Attilio Rossi, nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.<\/strong> Inizia un periodo di intensissima produttivit\u00e0 e isolamento. Nel 1968 espone la\u00a0<em>Suite 347<\/em>\u00a0alla Galleria Louis Leiris di Parigi: 347 incisioni che toccano tutti i temi ricorrenti nell&#8217;opera di Picasso, mescolando tecniche e stili incisori differenti. Vista l&#8217;altezza cronologica nella quale viene prodotta, la serie si inserisce nel contesto di revisione e rilettura dei grandi maestri della formazione, in un momento di riflessione nel quale visioni del passato e del presente si intrecciano in una attivit\u00e0 quasi testamentaria. Nell\u2019aprile\u00a0del 1973 muore nella masseria di Notre-Dame-de-Vie a Mougins, suo ultimo luogo di residenza.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cComment voulez-vous qu&#8217;un spectateur vive mon tableau comme je l&#8217;ai v\u00e9cu? Un tableau me vient de loin; qui sait de combien loin, je l&#8217;ai devin\u00e9, je l&#8217;ai vu, je l&#8217;ai fait, e cependant le lendemain je ne vois pas moi-m\u00eame ce que j&#8217;ai fait.&#8221; &#8220;Come \u00e8 possibile che uno spettatore viva un mio quadro come l&#8217;ho vissuto io? Un quadro mi viene da lontano. Chiss\u00e0 da quanto lontano! 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