{"id":29771,"date":"2023-05-29T20:27:35","date_gmt":"2023-05-29T20:27:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29771"},"modified":"2023-05-29T20:27:35","modified_gmt":"2023-05-29T20:27:35","slug":"arnaldo-pomodoro-e-il-grande-teatro-delle-civilta-al-palazzo-della-civilta-italiana-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/05\/29\/arnaldo-pomodoro-e-il-grande-teatro-delle-civilta-al-palazzo-della-civilta-italiana-di-roma\/","title":{"rendered":"Arnaldo Pomodoro e il grande teatro delle civilt\u00e0 al Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana di Roma"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29772\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966-683x1024.jpg 683w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO2966-768x1152.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a>Arnaldo Pomodoro<\/strong> (Morciano di Romagna, 1926) \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti scultori contemporanei al mondo. Questa mostra presenta una selezione delle opere dell&#8217;artista dalla fine del 1950 ai giorni nostri, insieme a materiali documentari disponibili per la consultazione pubblica che evocano lo studio e l&#8217;archivio di Pomodoro. Concepito per lo spazio al <strong>Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana<\/strong> <strong>a Roma, la mostra \u00a0-aperta fino al 1 ottobre 2023- \u00e8 a tutti gli effetti un grande &#8220;teatro&#8221; autobiografico, reale e mentale, storico e<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3016-HDR.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29773 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3016-HDR.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3016-HDR.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3016-HDR-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3016-HDR-768x513.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/a> immaginativo. Quattro sculture ai quattro angoli esterni del palazzo offrono un assaggio di ci\u00f2 che verr\u00e0<\/strong>. Una volta all&#8217;interno, la mostra \u00e8 allestita come un&#8217;opera in due atti pi\u00f9 intermezzo, corrispondenti alle due gallerie principali che si specchiano a vicenda, pi\u00f9 un passaggio di collegamento retrostante. Nel suo complesso, &#8220;<strong>Il Grande Teatro delle Civilt\u00e0<\/strong>&#8221; esplora la pratica di Pomodoro attraverso la pervasiva interdipendenza delle arti visive e performative\/drammaturgiche, combinando le opere finali finite e il modo in cui apparivano nelle loro dimensioni di concezione progettuale. Concretezza e utopia, segno e archetipo, materia e visione, opere tridimensionali e documenti bidimensionali, condivisione nello spazio pubblico e ricerca personale condotta in studio e in archivio, tutto questo si combina per formare un continuum. <strong>Le opere di Pomodoro fanno costantemente riferimento a una moltitudine di &#8220;civilt\u00e0&#8221;, tracce evanescenti di civilt\u00e0 arcaiche, antiche e moderne, o che sono forse solo un prodotto della fantasia.<\/strong> Le forme, i segni e i materiali indefinibili risultanti appartengono sia all&#8217;archeologia che alla futurologia, rielaborando le nostre conoscenze e immagini, la nostra esperienza di tempo e spazio, storia e mito, per non parlare delle nostre relazioni come esseri umani con altre specie viventi e la natura. Gli oltre settant&#8217;anni di ricerca di Arnaldo Pomodoro sono raccontati in questo vasto teatro.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3091_HDR.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29774\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3091_HDR.jpg\" alt=\"\" width=\"436\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3091_HDR.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3091_HDR-300x192.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3091_HDR-768x491.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/a>Le Forme del Mito.\u00a0 La trama de Il Grande Teatro delle Civilt\u00e0<\/strong> inizia con i quattro angoli esterni<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3199_HDR-scaled-e1685391129839.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29775 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3199_HDR-scaled-e1685391129839.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"360\" \/><\/a> dell&#8217;edificio del Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana, dove i quattro <strong>Forme del mito<\/strong> (1983) sono installati: <strong>Il Potere (Agamennone)<\/strong>; <strong>L&#8217;ambizione (Clitennestra)<\/strong>; <strong>La macchina (Egisto)<\/strong>; e <strong>La profezia (Cassandra))<\/strong> , sculture originariamente realizzate come dispositivi scenici per il ciclo teatrale dell&#8217;artista Emilio Isgr\u00f2 ispirato all&#8217;Orestea del drammaturgo greco Eschilo, rappresentato in una piazza in rovina nella citt\u00e0 siciliana di Gibellina, distrutta dal terremoto.<\/p>\n<p>In piedi oggi come fondali scenici tra il <strong>Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana<\/strong>, il paesaggio naturale e la comunit\u00e0 urbana circostante, le quattro sculture fungono ancora una volta da <em>&#8220;cassa di risonanza della tradizione, monumenti nella stessa piazza in cui si ripete la tragedia&#8221;.<\/em> Le strutture primarie dei solidi geometrici a cui le sculture fanno riferimento (piramide, cono, parallelepipedo) sono rimodellate in un groviglio di segni che rimandano all&#8217;interferenza umana nella natura, e alla storia raccontata da Eschilo. Riprogettando il <strong>Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana,<\/strong> proprio l&#8217;architettura come archetipo alterabile, le quattro <em>Forme del mito<\/em> risignificano l&#8217;edificio, trasformando il cosiddetto &#8220;<strong>Colosseo Quadrato<\/strong>&#8221; \u2013 simbolo del modernismo e del razionalismo italiano, per non parlare dell&#8217;architettura EUR dell&#8217;epoca fascista \u2013 in un&#8217;opera aperta, che, come una rimessa in scena, pu\u00f2 essere reinterpretata, spogliata della sua interpretazione tagliata e asciutta e definita.<\/p>\n<p><strong>Le opere-costume<\/strong>. L&#8217;azione teatrale con cui la mostra prende il via all&#8217;esterno del Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana \u00e8 immediatamente seguita da una presentazione speculare nel vestibolo d&#8217;ingresso, due opere-costume che l&#8217;artista ha originariamente creato per due spettacoli teatrali: <strong>Costume di Didone<\/strong> (per <em>Didone, regina di Cartagine di Christopher Marlowe,<\/em> messa in scena e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3179_HDR-scaled-e1685391169142.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29776\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3179_HDR-scaled-e1685391169142.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"426\" \/><\/a>rappresentata sulle rovine di Gibellina il 6 settembre 1986), e <strong>Costume di Creonte<\/strong> (per <em>l&#8217;Edipo Re<\/em> di Igor Stravinskij, messo in scena e rappresentato in Piazza Jacopo della Quercia a Siena il 19 agosto 1988). Realizzate con materiali scultorei ed effimeri come rafia e tessuto, le due sculture-costume richiamano sia l&#8217;attuale funzione dell&#8217;edificio come sede internazionale della ricerca creativa e della conservazione archivistica di uno dei migliori marchi di moda contemporanea al mondo, sia antiche iconografie e tecniche tradizionali provenienti da opere d&#8217;arte africane e asiatiche che rievocano il racconto delle<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3222-e1685391213234.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-29777 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3222-e1685391213234.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a> leggendarie storie di Didone e Creonte.<\/p>\n<p><strong>Le Battaglie e il Movimento in piena aria e nel profondo. <\/strong>Concepito come due atti di un&#8217;opera teatrale con un interludio centrale, il percorso espositivo si divide binariamente in due gallerie specchiate, pi\u00f9 una stanza sul retro di collegamento. Le due gallerie principali sono allestite simmetricamente con due opere ambientali di grandi dimensioni anche se di colore contrastante, una nera (<strong>Le Battaglie<\/strong>, 1995), l&#8217;altro bianco (<strong>Movimento in piena aria e nel profondo<\/strong>, 1996-1997). Caratterizzato da forme taglienti, spigolose e spigolose (denti, frecce, lance&#8230;) e da una variet\u00e0 di materiali (grovigli di corde, cunei, bulloni&#8230;), Le battaglie evoca un forte senso di dinamismo e confusione, creato dallo scontro e dall&#8217;incontro di tutti i suoi elementi in movimento. Come matrice, Le battaglie evoca uno dei capolavori del Rinascimento italiano e degli studi prospettici, <strong>Paolo Uccello<\/strong> trittico, <em>La battaglia di San Romano<\/em>. Pomodoro, tuttavia, innerva la sua memoria con la tensione della propria astrazione espressiva e materiale, formata nel 1950 in un incontro tra i ricordi dell&#8217;espressionismo del 20 \u00b0 secolo, la pratica dell&#8217;Art Informel di quel periodo e la sua intuizione in una possibile sintesi architettonica e scultorea che sarebbe emersa pienamente solo nel 1960 con l&#8217;avvento del minimalismo. La battaglia non \u00e8 quindi solo formale ma spaziale e temporale, attraversa luoghi <strong>Movimento in piena<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3235_HDR-1-e1685391317677.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29779 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3235_HDR-1-e1685391317677.jpg\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"423\" \/><\/a> aria e nel profondo<\/strong> consiste in una doppia curva che racchiude dinamicamente sia un&#8217;evocazione di grandi spazi celesti (&#8220;secondo la geometria non euclidea della modernit\u00e0, l&#8217;orizzonte \u00e8 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3270-e1685391251236.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-29778\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3270-e1685391251236.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a>curvo&#8221; dice Pomodoro) sia spazi terrestri. L&#8217;artista mette in scena un&#8217;azione scultorea, dispiegata come uno &#8220;scavo nella complessit\u00e0 delle cose&#8221;. Come nella rappresentazione di un fossile, si solidifica comprimendo la prospettiva geometrica rinascimentale e le prospettive moderne e moderniste che sono diventate un&#8217;esperienza diffusa e polverosa (<strong>Impressionismo<\/strong> e <strong>Post-impressionismo<\/strong>), un punto di vista multiplo e interconnesso (<strong>Cubismo<\/strong>), e lo slancio onirico (Surrealismo), assumendo la consapevolezza critica e autocritica di poter piegare quantisticamente il tempo e lo spazio, possibilit\u00e0 che questo sfondo scenico (&#8220;all&#8217;aria aperta e nel profondo&#8221;) sembra rappresentare appositamente.<\/p>\n<p><strong>Grande tavola della memoria e il Cubo.<\/strong> Una dominante scura riverbera intorno alla galleria in cui <strong>Le Battaglie<\/strong> \u00e8 collocato, insieme ad altre due opere tra le pi\u00f9 importanti nel percorso di ricerca dell&#8217;artista, entrambe le quali approfondiscono la narrazione dei suoi anni formativi e del suo primo sviluppo. Dopo le sue prime <em>Tavole<\/em> e <em>Porte<\/em>, il <strong>Grande tavola della memoria<\/strong> (1959-1965) fu il risultato di un&#8217;estesa riflessione dell&#8217;artista sulla tecnica del bassorilievo, in cui una sensibilit\u00e0 informale fu strutturalmente e concettualmente filtrata attraverso la memoria della &#8220;tecnica antichissima&#8221; della lavorazione dell\u2019osso di seppia. Il palinsesto denso di segni che ne risulta ci invita a rallentare il tempo e ad amplificare la memoria. Dice A. Pomodoro: <em>&#8220;La superficie della scultura richiede una visione lenta e ravvicinata dei singoli dettagli, anche se hai appena visto la forma monumentale nel suo insieme e percepito il ritmo generale della storia&#8221;. <\/em>Similmente <strong>Il Cubo<\/strong> (1961-1962) coincide con l&#8217;inizio della ricerca dell&#8217;artista sulle forme elementari della geometria euclidea e sul tema geometrico dei solidi, scalzato per\u00f2 dal continuo scomporli, attraversandoli con i segni, un approccio che si ripeter\u00e0 nella sua ricerca successiva, contribuendo a definire il suo personale minimalismo espressionista \u2013 o astrazione materiale \u2013 e corrispondente a un&#8217;immersione nella codificazione stessa<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29781\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341-683x1024.jpg 683w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3341-768x1152.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><\/a> dell&#8217;espressione linguistica e storica.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3596-scaled-e1685391379575.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-29780 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3596-scaled-e1685391379575.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"437\" \/><\/a>Rotativa di Babilonia e Tracce.<\/strong> Accogliendo la ciclicit\u00e0 costitutiva di Continuum (l\u2019opera presentata nel finale della mostra a suggerire la possibilit\u00e0 di un eterno ritorno in cui fine e inizio si congiungono), <strong>Rotativa\u00a0di\u00a0Babilonia<\/strong> (1991) funge da raccordo fra le due sale principali rendendole quasi intercambiabili: l\u2019opera, allestita in esterno ma visibile attraverso le vetrate del Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana, suggerisce la possibilit\u00e0 di un percorso che pu\u00f2 andare avanti e indietro nel tempo e nello spazio. Nell\u2019incorporare il movimento spazialmente e temporalmente circolare e continuo delle tracce lasciate sul terreno da una ruota, <em>Rotativa di Babilonia<\/em> costituisce anche un intermezzo che contrassegna il passaggio da un atto all\u2019altro di un\u2019opera teatrale, indicando la continuit\u00e0 fra un atto (sala) ipoteticamente precedente e un atto (sala) ipoteticamente successivo. Come afferma ancora Pomodoro: <em>\u201cIo vedo il movimento con il suo strumento originario: la ruota, origine di energia e misura del tempo. La prima ispirazione risale al 1961, quando, durante un viaggio in Messico, vidi un vecchio calendario azteco e realizzai la mia prima ruota\u201d. <\/em>Lungo il corridoio interno \u00e8 allestita la serie delle <strong>Tracce\u00a0I-VII<\/strong> (1998), ventuno rilievi calcografici in tre varianti di colore (nero, bianco e ruggine). Dichiara Pomodoro: <em>\u201cHo realizzato una lastra in negativo di materiale plastico di alta resistenza, come un marchio violento e pressante che, abbassandosi sul foglio con la forza del torchio, lo increspa di quei segni che, quasi fossero veri rilievi, conservano la forza e la severit\u00e0 del bronzo\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Continuum. <\/strong>Nella sala al cui centro \u00e8 posto <em>Movimento in piena aria e nel profondo<\/em>, in cui riverbera la dominante chiara, \u00e8 presentata anche l\u2019opera che idealmente rimette in circolo la mostra, permettendole di ribaltare il suo finale e di ripartire dal suo incipit. In <strong>Continuum<\/strong> (2010), come dichiara Pomodoro stesso a proposito del valore propriamente antologico dell\u2019opera, <em>\u201ccompaiono le grafie semplificate degli inizi: volevo tornare a occupare interamente una superficie grandiosa con i miei primi segni. Riprendendo e approfondendo le origini del mio lavoro, le prime esperienze di incisione su piccole tavole, ho creato una sorta di tracciato infinito con i codici e l\u2019inventario di tutta la mia \u2018scrittura\u2019. E la scrittura, di per s\u00e9, \u00e8 continua: una riga dopo l\u2019altra, sia che si tratti di scritture alfabetiche, che di scritture ideografiche\u201d<\/em>. Antologizzando e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29782\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627-683x1024.jpg 683w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/OSIO3627-768x1152.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>rendendo affini a s\u00e9 <em>\u201ctutti i segni dell\u2019uomo, soprattutto quelli arcaici: dai graffiti dei primordi alle tavolette mesopotamiche, quelli fatti per tramandare memorie e racconti\u201d<\/em>, Pomodoro rintraccia in quest\u2019opera summa <em>\u201cuna illeggibile lingua perduta\u201d<\/em>, che egli identifica nella \u201ccontinuit\u00e0\u201d appunto con le sue prime opere e con quelle ancora a venire.<\/p>\n<p><strong>Ossi di seppia.<\/strong> Su una terrazza del Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana \u00e8 collocata, fuori dalla mostra e quindi destinata a essere vista da chi frequenta le aree di lavoro dell\u2019edificio, l\u2019opera <strong>Osso\u00a0di\u00a0seppia<\/strong> (2011-2021), elemento che compone l\u2019<em>Ingresso nel labirinto<\/em> della <strong>Fondazione Arnaldo Pomodoro<\/strong> a Milano. L\u2019osso di seppia rappresenta la matrice, umile quanto universale, di tutte le opere scultoree dell\u2019artista, ispirazione e riferimento gi\u00e0 presente in natura a cui l\u2019artificio del manufatto e delle teorizzazioni artistiche costantemente riconduce.<\/p>\n<p>Scrive Pomodoro: <em>\u201cHo iniziato il mio lavoro di scultore grattando l\u2019osso di seppia e incidendolo con una serie di piccoli segni. Mi \u00e8 venuta poi l\u2019idea di usare la sagoma degli ossi stessi e di ingrandirli per farli diventare scudi, scettri, figure emblematiche. A volte mi sono concentrato a studiare tutte le strutture lamellari dell\u2019osso; e allora scopri che ve ne sono alcuni che hanno una tessitura interna straordinaria alla quale ci si pu\u00f2 ispirare. Lo scavare l\u2019osso di seppia per ritrovare queste venature suggerisce talvolta forme magiche: e tu non hai fatto quasi nulla ed \u00e8 l\u2019osso di seppia che ti regala suggestioni e immagini che sono insieme frammenti di spiaggia, lembi del Mediterraneo\u201d<\/em>. Emblematicamente l\u2019opera \u00e8 quindi esposta all\u2019esterno e sottratta alla visione diretta, come visione immaginata o portata via dal vento, ma fissa nella mente di chi, come Pomodoro, ha sempre inteso la scultura quale atto di comprensione del mondo, dei segni, delle forme e dei materiali delle sue, infinitamente possibili, civilt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Una doppia &#8220;mostra <em>nella mostra<\/em>&#8220;,<\/strong> le due gallerie principali presentano materiali di design e documentari. Per la maggior parte mai visti prima, sono disposti in due strutture modulari che evocano la doppia dimensione di studio e archivio: un rack e quattro cassettiere, che il pubblico pu\u00f2 aprire e consultare. Il percorso di apprendimento per questi materiali \u00e8 diviso in tre sezioni: <strong>Segni e parole. <em>Les livres de peintre<\/em><\/strong>: una selezione dei libri pi\u00f9 importanti dell&#8217;artista, esposti in vetrine sopra le cassettiere; <strong>Ricerca tra Segno, Forma, Spazio-Tempo<\/strong>: una selezione di documenti d&#8217;archivio in cassetti (schizzi, disegni, modelli, lettere, fotografie, cataloghi, ecc.) organizzati in cinque aree tematiche che attraversano cronologia e tipologia di opere\/materiali; <strong>Siti del progetto<\/strong>: un nucleo selezionato dei progetti pi\u00f9 significativi di Pomodoro, indipendentemente dal fatto che siano stati realizzati o meno, ciascuno narrato attraverso materiali di studio e documentari visibili sui pannelli della rastrelliera.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926) \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti scultori contemporanei al mondo. Questa mostra presenta una selezione delle opere dell&#8217;artista dalla fine del 1950 ai giorni nostri, insieme a materiali documentari disponibili per la consultazione pubblica che evocano lo studio e l&#8217;archivio di Pomodoro. Concepito per lo spazio al Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana a Roma, la mostra \u00a0-aperta fino al 1 ottobre 2023- \u00e8 a tutti gli effetti un grande &#8220;teatro&#8221; autobiografico, reale e mentale, storico e immaginativo. Quattro sculture ai quattro angoli esterni del palazzo offrono un assaggio di ci\u00f2 che verr\u00e0. Una volta all&#8217;interno, la [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/05\/29\/arnaldo-pomodoro-e-il-grande-teatro-delle-civilta-al-palazzo-della-civilta-italiana-di-roma\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59246,59281,53889,53888,53709,53710,31446,9894,252921,231285,10357,44441,87,26,17505,35188,28369,17494,4625,409394],"tags":[53666,472769,472767,472766,472765,355195,472768],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29771"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29771"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29771\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29783,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29771\/revisions\/29783"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29771"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29771"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29771"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}