{"id":29797,"date":"2023-05-31T19:09:18","date_gmt":"2023-05-31T19:09:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=29797"},"modified":"2023-05-31T19:09:18","modified_gmt":"2023-05-31T19:09:18","slug":"la-preziosa-pittura-di-raymond-israel-tra-informale-ed-espressionismo-astratto-al-plus-florence-di-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/05\/31\/la-preziosa-pittura-di-raymond-israel-tra-informale-ed-espressionismo-astratto-al-plus-florence-di-firenze\/","title":{"rendered":"La preziosa pittura di Raymond Israel tra informale ed espressionismo astratto al Plus Florence di Firenze"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-37-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29798\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-37-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg\" alt=\"\" width=\"439\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-37-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg 708w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-37-olio-su-tela-cm.-200-x-150-300x223.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><\/a>Molti degli artisti che hanno operato negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del Novecento, e che hanno avuto in \u00a0un quegli anni un degnissimo attestato sulla produzione del loro lavoro, a distanza di decenni hanno fatto perdere la loro presenza \u00a0-per motivi non sempre a loro imputabili- non solo sul mercato che ne controlla oggi la partecipazione storica, ma di questi spesso non appaiono opere collocate in rassegne significative e neppure si progettano personali o retrospettive \u00a0che ne possano rinfrescare la memoria. <strong>Ultimamente il lavoro di Raymond Israel, attivo a Milano negli anni Sessanta e degnissimo artista protagonista dell\u2019arte informale, cui si degnarono di scrivere i colleghi Marco Valsecchi (1960) e Giorgio Kaisserlian (1960), \u00e8 stato proposto con due personali da suoi estimatori e collezionisti, prima a Milano alla Fondazione ATM ed oggi al Plus Florence di Firenze nel Progetto \u201cScenari\u201d. \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>A Nietzsche dobbiamo l\u2019idea secondo cui la grande opera d\u2019arte ci parla quando in ogni suo tratto, in ogni particolare, possiamo pensarla e viverla in modi diversi. L\u2019arte si muove spesso nella sfera dell\u2019inesprimibile,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-76-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-29799 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-76-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-76-olio-su-tela-cm.-200-x-150.jpg 724w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-76-olio-su-tela-cm.-200-x-150-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/a> tuttavia ci d\u00e0 gli elementi per scoprire dove, quando, come si \u00e8 creata l\u2019opera. In modo pi\u00f9 immediato, ci fa sapere la situazione e lo stato d\u2019animo dell\u2019artista. E sono proprio tali elementi a movimentarci attorno al percorso artistico di Raymond Israel, un percorso vivace e colto, intenso e laborioso, creativo e geniale. Il suo apprendistato pittorico \u00e8 avvenuto a Milano negli anni Cinquanta del Novecento ed esattamente all\u2019Accademia di Brera, allievo di Pompeo Borra; ma \u00e8 negli anni a cavallo tra la fine dei \u201850 e i primi anni Sessanta che Raymond Israel vive quella movimentazione di correnti artistiche non solo italiane, ma talune anche di piano internazionale. Nel 1958 aveva tenuto la sua prima mostra nella famosa galleria storica Barbaroux in Via Santo Spirito a Milano e nel 1960 ancora una bellissima mostra a Palazzo Durini ancora a Milano. Una sorta di consacrazione pittorica per il giovane artista che si affacciava nel mondo dell\u2019arte con il sostegno della critica pi\u00f9 avvertita. Il suo lavoro si innestava allora nel clima dell\u2019informale, anzi meglio dire \u00a0che \u00a0\u00a0\u00a0Israel si muoveva s\u00ec nel pieno della\u00a0 stagione dell\u2019Informale, in cui gravitavano le idee dello storico dell\u2019arte e critico Francesco Arcangeli che costruisce la sua ipotesi di \u201cUltimo naturalismo\u201d o anche di quello che \u00e8 stato chiamato\u00a0 \u201cnaturalismo padano\u201d come nei\u00a0 due saggi pubblicati sulla rivista Paragone: \u201cGli ultimi naturalisti\u201d (1954) e \u201cUna situazione non improbabile\u201d (1956); ma il nostro artista \u00a0usciva gi\u00e0 dalla provincialit\u00e0 italiana per guardare oltralpe anche grazie ai viaggi che compiva spesso, respirando l\u2019evoluzione dell\u2019informale in quell\u2019espressionismo astratto di stampo americano. \u00a0Molte tele dell\u2019epoca e degli anni Sessanta\u00a0 svelano per l\u2019appunto\u00a0 il rapporto panico con la natura, il senso del \u201cdue\u201d (\u201c<em>i nuovi pittori sentono, cercano il \u2018due\u2019: il limite delle nostre possibilit\u00e0, la religione naturale<\/em>\u201d), che \u00e8 poi il perno e il nucleo di tutta la riflessione critica portata avanti da Arcangeli, presentando il gruppo di artisti composto da Ennio Morlotti, Pompilio Mandelli, Sergio Vacchi, Vasco Bendini, Sergio Romiti, Mattia Moreni: \u201c<em>La nostra civilt\u00e0 e la nostra partecipazione a un rivolgimento morale, per cui il significato dell\u2019azione umana si \u00e8 <\/em><em>fatto pi\u00f9 mobile, e infinitamente irradiante verso il cosmo; un concetto della natura sempre pi\u00f9 interiore e nuovamente animistico, il senso di una osmosi eterna tra noi e l\u2019universo, tutto questo non ci permetter\u00e0 pi\u00f9 di tornare al paradiso perduto della classicit\u00e0 greco-romana o del Rinascimento italiano<\/em>\u201d (<em>Una situazione non improbabile<\/em>, \u201cParagone\u201d, 1956). La natura e i paesaggi di Israel sorretti da un chiaro disegno ordinatore mantengono una sensibile referenza al visibile, pur guardando ai principi dell\u2019informale, ovvero a <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-94-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-29800\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-94-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg\" alt=\"\" width=\"467\" height=\"324\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-94-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg 796w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-94-olio-su-tela-cm.-100-x-70-300x208.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-94-olio-su-tela-cm.-100-x-70-768x533.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 467px) 100vw, 467px\" \/><\/a>quel nodo generativo di matrice esistenziale che aveva scosso la cultura figurativa italiana, in consonanza con quella europea e statunitense, a partire dal secondo dopoguerra, nel decennio 1950-1960.\u00a0 E le ragioni intime di queste tracce emozionali affidate alle tele ospitano anche vaghi echi vangoghiani. Dipinti che hanno una bella resa atmosferica, con un serrato trapasso di toni e di macchie, retti da una struttura di solido impianto che guardando a Chighine e a De Stael sono certo dichiarazioni di alata spiritualit\u00e0, ma costituiscono un passaggio fondamentale nel cammino di edificazione di una propria identit\u00e0 artistica. Il capitolo pittorico che si svolge tra la fine degli anni Sessanta e primissimi anni Settanta, a cui Israel d\u00e0 nome di Babilonia, lascia leggere forme geometriche a linea curva che mostrano una percezione sensibile dello spazio, spesso intersecantesi, in un tracciato bicolore quasi di vuoto-pieno. Variazioni di forme, nitidezza delle superfici, che lasciano pensare da una parte al lavoro dello statunitense Donald Judd e dall\u2019altra a una serie di artisti italiani che hanno vissuto le geometrie in modo non solo ottico e di esercizio globale delle facolt\u00e0 percettive, ma inseguendo una novella estetica di neoplasticismo. Poi nuovamente la poesia della natura, una liberazione fantastica di forme e colori, in cui esprime un\u2019energia potente e compressa che coinvolge lo spazio circostante. Un lavoro artistico per lo pi\u00f9 sull\u2019onda dell\u2019espressionismo astratto, in cui si \u00e8 misurato per estrarre una specie di essenzialit\u00e0 delle forme, grazie a questa conoscenza della realt\u00e0 realizzata dalla pittura; i volumi esploravano gli spazi come delle architetture viventi, ma Israel alla fine rinunciava alla natura della luce per ottenere degli spazi su cui<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-98-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-29801 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-98-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg\" alt=\"\" width=\"436\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-98-olio-su-tela-cm.-100-x-70.jpg 736w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/05\/Variazione-98-olio-su-tela-cm.-100-x-70-300x207.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/a> concentrare la forza del gesto\u201d.<\/p>\n<p>Il pittore<strong> Raymond Israel<\/strong> nasce ad Alessandria d\u2019Egitto il 3 giugno 1924 da famiglia ebrea: padre turco e madre bulgara. Ottimo studente ad Alessandria, il padre gli fa spesso cambiare scuola nella ricerca di stimoli maggiori. Giovane, anticonformista, insofferente alle regole della societ\u00e0 fugge di casa e fa anche l\u2019esperienza del kibbutz prima che il padre lo costringa a tornare. Ad Alessandria conosce Janette, si sposano ed ella rimarr\u00e0 sempre un appoggio sereno e stabile. Quando il padre e i parenti insistono affinch\u00e9 Raymond partecipi attivamente all\u2019azienda di famiglia Janette difender\u00e0 la sua scelta di fare il pittore. Raymond giunge a Londra nel 1948 dove comincia a studiare alla St. Martins\u2019 School of Arts. Dal 1949 al 1953 a Parigi frequenta l\u2019Accademie des Beaux Arts col Prof. Narbonne. Nel 1953 Raymond e Janette sono a Milano, qui trovano un\u2019atmosfera ospitale e cos\u00ec decidono di fermarsi. Frequentano il Lido e fanno molti amici. La loro casa in viale Monte Rosa ha un terrazzo dove Israel pu\u00f2 dipingere e dedicarsi totalmente alla pittura. All\u2019Accademia di Brera, \u00e8 allievo di Pompeo Borra, il quale apprezza moltissimo il suo raro fervore al lavoro e allo studio. Di cultura raffinata, Israel ammira le soluzioni e le belle innovazioni formali delle correnti artistiche contemporanee. \u00a0Israel vuol dare alla sua pittura una forma che sia espressione sincera e concreta del suo pensiero. Una sera a Parigi camminando con un suo amico pittore lungo la strada dell\u2019Isle St. Louis, con giovanile fervore, si promettono di continuare a dipingere secondo questa linea. Si dedic\u00f2 anima e corpo alla pittura senza peraltro preoccuparsi di esporre le sue opere. Nel 1958, su sollecitazione del padre venne allestita una mostra alla Galleria Barbaroux in via S. Spirito a Milano. Al pittore, che era ancora all\u2019inizio del suo percorso e dunque non aveva ancora perfezionato la sua visione personale, i giudizi riconoscono talento ammirati dalla festosit\u00e0 del colore e dai rapporti timbrici di un naturalismo informale. Una seconda mostra venne allestita nel 1960 a Palazzo Durini sempre a Milano con pareri favorevoli della critica del tempo. In realt\u00e0 Raymond non era interessato ad esporre ma solo a dipingere. Il suo stile si evolve nel tempo e alla ricerca dell\u2019espressione sincera. La sua pittura spazia tra espressionismo astratto, informale, action painting, color field painting e materico; Israel sa che l\u2019arte \u00e8 l\u2019indice del suo tempo, ma rimane come fatto, fuori dal tempo. Utilizza varie tecniche passando dal pennello alla spatola su tele anche di notevoli dimensioni. Tra queste vi \u00e8 un genere che Israel definisce Babilonia, caratterizzato da forme intersecanti a linea curva risalenti ad un periodo tra la fine degli anni \u201960 e i primissimi anni \u201870. Raymond Israel ha passato gli ultimi anni della sua vita a Parigi e poi a Venezia, dove si \u00e8 spento l\u20198 aprile 2016. Nel 2022 si tiene una mostra personale dal titolo \u201cIl brusio del mondo\u201d alla Fondazione ATM di Milano nel Progetto \u201cNuovo Atlante delle Arti\u201d a cura del Prof. Carlo Franza. Nell\u2019aprile 2023 \u00e8 l\u2019illustre Storico dell\u2019Arte Prof. Carlo Franza, a campionare una mostra personale dal titolo \u201cIl brusio del mondo\u201d al Plus Florence di Firenze nel Progetto \u201cScenari\u201d. \u00a0Del suo lavoro hanno scritto Leonardo Borgese (1958), Mario Lepore (1960), Giorgio Kaisserlian (1960), Marco Valsecchi (1960) e Carlo Franza (2019).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Molti degli artisti che hanno operato negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del Novecento, e che hanno avuto in \u00a0un quegli anni un degnissimo attestato sulla produzione del loro lavoro, a distanza di decenni hanno fatto perdere la loro presenza \u00a0-per motivi non sempre a loro imputabili- non solo sul mercato che ne controlla oggi la partecipazione storica, ma di questi spesso non appaiono opere collocate in rassegne significative e neppure si progettano personali o retrospettive \u00a0che ne possano rinfrescare la memoria. Ultimamente il lavoro di Raymond Israel, attivo a Milano negli anni Sessanta e degnissimo artista protagonista dell\u2019arte informale, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/05\/31\/la-preziosa-pittura-di-raymond-israel-tra-informale-ed-espressionismo-astratto-al-plus-florence-di-firenze\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,53709,53710,9894,10357,44441,87,35351,35266,26,17505,28369,4625,409394],"tags":[451830,470709,44446,456607,355195,470702],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29797"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29797"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29797\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29802,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29797\/revisions\/29802"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29797"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29797"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29797"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}