{"id":30488,"date":"2023-08-15T21:50:19","date_gmt":"2023-08-15T21:50:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=30488"},"modified":"2023-08-15T21:50:19","modified_gmt":"2023-08-15T21:50:19","slug":"gli-etruschi-interpreti-del-volere-divino-la-mostra-al-museo-archeologico-di-reggio-calabria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/08\/15\/gli-etruschi-interpreti-del-volere-divino-la-mostra-al-museo-archeologico-di-reggio-calabria\/","title":{"rendered":"Gli Etruschi interpreti del volere divino. La mostra al Museo Archeologico di Reggio Calabria"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/reggio-calabria_archeologico_mostra-etruschi_le-nuvole-e-il-fulmine_locandina.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30489\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/reggio-calabria_archeologico_mostra-etruschi_le-nuvole-e-il-fulmine_locandina.jpg\" alt=\"\" width=\"308\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/reggio-calabria_archeologico_mostra-etruschi_le-nuvole-e-il-fulmine_locandina.jpg 680w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/reggio-calabria_archeologico_mostra-etruschi_le-nuvole-e-il-fulmine_locandina-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/reggio-calabria_archeologico_mostra-etruschi_le-nuvole-e-il-fulmine_locandina-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/><\/a>I Greci li chiamavano\u00a0<em>phil\u00f2technoi<\/em>, amanti della tecnica. Ed in effetti gli Etruschi eccellevano nella produzione di spettacolari oreficerie e oggetti in bronzo, votivi o domestici.<\/strong><br \/>\n<strong>Dal canto suo questa misteriosa civilt\u00e0 sviluppatasi nell\u2019Italia centrale dall\u2019et\u00e0 del Ferro &#8211; attraverso gli apporti di popoli diversi &#8211; fino<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142369-image00006.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30490 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142369-image00006.jpg\" alt=\"\" width=\"516\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142369-image00006.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142369-image00006-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 516px) 100vw, 516px\" \/><\/a> all\u2019integrazione romana realizzatasi tra il IV e il I secolo a.C, attinse molto dai Greci e dai loro miti, che venivano rielaborati e reinterpretati secondo il gusto degli artigiani, del <em>pantheon<\/em>\u00a0etrusco e delle tradizioni locali.<\/strong><br \/>\n<strong>Gli Etruschi sbarcano in Magna Grecia grazie a una mostra, protagonisti di un affascinante dialogo con la civilt\u00e0 greca<\/strong>. <strong>Fino al<\/strong>\u00a0<strong>29 ottobre<\/strong><strong>\u00a0la casa dei Bronzi di Riace, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria<\/strong>, <strong>ospita la bella esposizione dal titolo\u00a0<em>Le nuvole e il fulmine. Gli Etruschi interpreti del volere divino<\/em>,<\/strong> nata dalla collaborazione con la Direzione Regionale Musei della Toscana e con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.<\/p>\n<p>\u201cHo accolto con entusiasmo questo progetto &#8211; commenta Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei della Toscana &#8211; che porta la straordinaria cultura degli Etruschi nel cuore della Magna Grecia. L&#8217;accordo di collaborazione firmato con il MArRC segna l&#8217;avvio di una significativa sinergia, volta a promuovere e valorizzare in rete il ricchissimo patrimonio archeologico del nostro Paese\u201d.<\/p>\n<p>Il percorso, scandito da oltre cento opere arrivate in riva allo Stretto dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze abbraccia statue, oggetti in oro, argento e bronzo, ceramiche figurate, urne cinerarie. Curata dal direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, dal direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Mario Iozzo, e dalla curatrice della sezione etrusca dello stesso Museo, Barbara Arbeid, l\u2019esposizione, come sottolinea Iozzo, \u201cvuole illustrare al pubblico pi\u00f9 ampio il fascino della civilt\u00e0 etrusca, vista attraverso gli aspetti della vita quotidiana, dei culti e dei rituali funerari&#8221;. Un&#8217;attenzione particolare \u00e8 stata rivolta alle pratiche religiose della divinazione, evidenziando l&#8217;abitudine degli Etruschi di trarre presagi dal volo degli uccelli, dalle viscere degli animali e dall&#8217;osservazione del cielo con i suoi fenomeni atmosferici.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142365-image00009.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30491\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142365-image00009.jpg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142365-image00009.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142365-image00009-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>\u201cMentre noi pensiamo che i fulmini si verificano perch\u00e9 le nuvole si scontrano, gli Etruschi ritengono che le nuvole si scontrino proprio per inviare un messaggio divino\u201d. Con queste parole, che danno il titolo alla mostra, Seneca nel secondo libro delle\u00a0<em>Naturales Quaestiones<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30492 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002.jpg 821w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002-189x300.jpg 189w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002-645x1024.jpg 645w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142367-image00002-768x1220.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a><\/em> riassumeva la particolarit\u00e0 delle credenze etrusche secondo le quali le divinit\u00e0 influenzavano le attivit\u00e0 umane inviando segnali che dovevano essere decodificati. I due canopi &#8211; complesse urne cinerarie a testa umana che, con le loro forme vivaci cercavano di mantenere il ricordo dell&#8217;immagine del defunto &#8211; tra i pezzi pi\u00f9 belli in mostra, sembrano fissarci. Il canopo di Cetona, dalla necropoli di Cancelli, (600-575 a.C.) riproduce una figura maschile su trono a impasto. Sulla spalla si notano quattro figurine di divinit\u00e0 femminili alate. Gli espressivi occhi in osso del canopo maschile di Chiusi sembrano voler restituire alla figura l\u2019integrit\u00e0 fisica distrutta dal rituale crematorio.<br \/>\nIn et\u00e0 classica l\u2019arrivo di idee e modelli culturali dalla Grecia inducono gli artigiani etruschi a imitarne le forme. I vasi in terracotta diventano potenti mezzi di diffusione delle storie e dei miti. Dopo aver conosciuto i vasi greci, gli Etruschi iniziarono a produrre gli stessi soggetti a figure nere e poi rosse, con scene mitologiche tipiche del loro repertorio. Se sui vasi prevalgono le saghe di origine greca, sugli specchi in bronzo, oggetti del corredo delle spose, venivano incise scene riferite al\u00a0<em>pantheon<\/em>\u00a0delle divinit\u00e0 etrusche e a i miti locali.<\/p>\n<p>Dalla tomba delle Idrie di Meidias, una ricca sepoltura femminile della necropoli di San Cerbone, a Populonia, proviene l\u2019eccezionale corredo appartenuto forse a una defunta di rango sacerdotale che restituisce un set di utensili da mensa e due\u00a0<em>hydriai<\/em>\u00a0attiche con scene dei miti di Adone e Faone, legate alla dea Afrodite e ai suoi culti. Dalla tomba I di Poggio dell\u2019Impiccato, una delle pi\u00f9 ricche deposizioni del periodo Villanoviano di Tarquinia, arriva invece la spada con fodero decorati con scene di caccia al cinghiale e ai cervi che testimonia gli stretti rapporti culturali tra Etruria e Italia meridionale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30493\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001.jpg\" alt=\"\" width=\"370\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001.jpg 1210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/142371-image00001-1152x1536.jpg 1152w\" sizes=\"(max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/><\/a>\u201cGli Etruschi &#8211; commenta la curatrice Barbara Arbeid &#8211; onoravano i defunti in modo diverso. Il mondo in cui si onoravano a Tarquinia \u00e8 ad esempio diverso dalle usanze di Chiusi. Ogni citt\u00e0 aveva le sue peculiarit\u00e0\u201d. Un altro pezzo da non perdere \u00e8 la cosiddetta\u00a0<em>Mater Matuta<\/em>, una statua cinerario femminile in pietra dalla necropoli della Pedata di Chianciano Terme (450-440 a.C.).<br \/>\nLa mostra al MArRC abbraccia anche un\u2019ampia selezione di terracotte, statuette e specchi in bronzo che testimoniano la variet\u00e0 (e la diversit\u00e0) del pantheon etrusco, come il bronzetto di Tinia (Zeus etrusco), quello di Menerva (Athena) o ancora quello di Uni (Juno Sospita).<br \/>\nScopriamo cos\u00ec che gli Etruschi concepivano le divinit\u00e0 come gruppi con specifiche competenze. Le singole figure non erano distinte, ma costituivano insiemi di potenze che operavano congiuntamente su una o pi\u00f9 sfere (per esempio il mondo dell\u2019aldil\u00e0, la famiglia, il destino). Non avevano sembianze umane e nemmeno un genere definito. I contatti con i Greci contribuirono a mutare la visione del pantheon degli Etruschi che iniziarono a immaginare le loro divinit\u00e0 in forme umane e con attributi caratterizzanti (come il fulmine per Tinia, su modello di Zeus). Tuttavia continuarono a sopravvivere alcune divinit\u00e0 locali alle quali si affiancavano\u00a0<em>daimones<\/em>, forze soprannaturali, come le Lase o Vanth, e privi di corrispettivi in Grecia.<\/p>\n<p>Nel percorso ritroviamo il mito di Ulisse e delle Sirene racchiuso nell\u2019urna in alabastro del III secolo a.C. dalle necropoli di Volterra. Nell\u2019immaginario etrusco l\u2019idea del pericoloso viaggio oltremare dell\u2019eroe simboleggiava la morte e il passaggio alla vita nell\u2019aldil\u00e0, che si immaginava come un mondo felice, da raggiungere attraverso quelle stesse peripezie che l\u2019eroe dovette affrontare nello Stretto di Scilla e Cariddi. Richiamavano alla memoria gli antichi viaggi che i Greci affrontavano per raggiungere la terra dei Rasna (Etruschi) ricca di grano, ferro e minerali preziosi.<\/p>\n<p>Gli scambi tra l\u2019Etruria e l\u2019antica colonia calcidese di Rhegion emergono invece dalla produzione ceramica \u201ccalcidese\u201d, unica produzione vascolare a figure nere che, nella seconda met\u00e0 del VI secolo a.C. pu\u00f2 ritenersi degna, in tutto il mondo greco, di essere considerata pari alla grande produzione figurata di Atene. I vasi \u201ccalcidesi\u201d, cos\u00ec chiamati per l\u2019alfabeto euboico in cui sono scritti i nomi dei personaggi raffigurati su di essi, oggi attribuiti agli artigiani reggini, risentivano di influssi ateniesi, corinzi, greco-orientali, ma anche di elementi locali, per essere destinati all\u2019esportazione verso i ricchi e remunerativi mercati delle citt\u00e0 etrusche. Erano decorati con scene mitologiche derivate dall\u2019epica di Stesicoro, Omero e Teagene di Rhegion. Risultati dei commerci di ritorno sono invece i buccheri etruschi ritrovati a Reggio e destinati al probabile santuario di Artemis Phakelitis.<\/p>\n<p>La mostra sfodera anche gli elmi in bronzo di Vetulonia, del tipo Negau, scoperti nel 1905 lungo le mura dell\u2019arce, schiacciati di proposito e ammassati in una grande fossa, tutti risalenti al V secolo a.C. Alluderebbero alla sconfitta di un clan familiare e della sua milizia da parte di un avversario.<br \/>\nDai santuari greci, concepiti per essere visti da ogni lato, scivoliamo verso il tempio etrusco, accessibile solo sulla fronte tramite un\u2019ampia scalinata, costruito in prossimit\u00e0 di fonti d\u2019acqua e montagne. Le offerte votive, di diversi tipi e materiali, sepolte all\u2019interno del santuario raccolte periodicamente e seppellite segretamente, stabilivano il contatto tra il fedele e la divinit\u00e0. Dal deposito votivo di Brolio (Arezzo) provengono straordinarie testimonianze dei rituali di offerta riferibile all\u2019et\u00e0 alto arcaica. In onore di una divinit\u00e0, ad oggi sconosciuta, furono deposti oggetti come bacili, coppe, strumenti musicali.<\/p>\n<p>La mostra dedicata agli Etruschi va ad aggiungersi alla ricca agenda estiva del MArRC. &#8220;Accanto alla programmazione delle Notti d&#8217;Estate sulla terrazza del Museo &#8211; spiega il direttore Carmelo Malacrino &#8211; questa nuova esposizione offrir\u00e0 la possibilit\u00e0 di un inedito viaggio nel mondo degli Etruschi. \u00c8 la prima volta che questo tema viene presentato a sud di Napoli e siamo felici di questa opportunit\u00e0 resa possibile grazie alla Direzione Regionale Musei della Toscana e al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. I visitatori avranno a disposizione molte esposizioni temporanee: la mostra\u00a0<em>I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia<\/em>\u00a0e\u00a0<em>I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini,<\/em>\u00a0il percorso\u00a0<em>Per gli dei e per gli uomini. Musica e danza nell&#8217;antichit\u00e0,<\/em>\u00a0l&#8217;esposizione\u00a0<em>Sullo scaffale dello speziale. Vasi da farmacia nella Calabria del Settecento,\u00a0<\/em>e la piccola sezione dei\u00a0<em>Depositi in mostra.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I Greci li chiamavano\u00a0phil\u00f2technoi, amanti della tecnica. Ed in effetti gli Etruschi eccellevano nella produzione di spettacolari oreficerie e oggetti in bronzo, votivi o domestici. 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