{"id":30499,"date":"2023-08-17T22:28:15","date_gmt":"2023-08-17T22:28:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=30499"},"modified":"2023-08-17T22:28:15","modified_gmt":"2023-08-17T22:28:15","slug":"larte-visionaria-di-stefano-di-stasio-principe-della-nuova-scuola-romana-al-mart-di-rovereto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/08\/17\/larte-visionaria-di-stefano-di-stasio-principe-della-nuova-scuola-romana-al-mart-di-rovereto\/","title":{"rendered":"L\u2019arte visionaria di Stefano Di Stasio principe della nuova scuola romana  al Mart di Rovereto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/di-stasio_id-scaled-e1692310879498.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-30500\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/di-stasio_id-scaled-e1692310879498.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"319\" \/><\/a>La mostra\u00a0<strong>Stefano Di Stasio. Da genti e paesi lontani<\/strong>\u00a0<strong>condivide una delle gallerie del primo piano del Mart con il progetto dedicato ad Aurelio Bulzatti. <\/strong>Entrambi si sviluppano a partire da una premessa espositiva comune: una sala-omaggio dedicata alla Galleria La Tartaruga diretta da Plinio De Martiis, tra i protagonisti della scena culturale romana della seconda met\u00e0 del Novecento. Attivo nel rilancio del Teatro dell\u2019Arlecchino, luogo di sperimentazione e di incontro frequentato da Luchino Visconti, Anna Magnani, Monica Vitti, Franca Valeri, Mino Maccari, De Martiis \u00e8 fotografo e reporter e collabora con importanti organi d\u2019informazione quali L\u2019Unit\u00e0, Paese Sera, Noi donne, Il Mondo.<br \/>\nNel 1952 \u00e8 tra i fondatori della cooperativa Fotografi Associati che contribuisce in maniera significativa a definire il ruolo dell\u2019immagine nella cultura italiana. In brevissimo tempo si impone come demiurgo di una vita culturale che passa alla storia per la pluralit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 degli apporti, anticipando la celebre stagione de La dolce vita.<br \/>\nAttivo come gallerista, editore, organizzatore di eventi, scopritore di talenti, curatore, intellettuale fuori dagli schemi, collega la propria attivit\u00e0 in maniera particolare a La Tartaruga. La Galleria diviene sinonimo di ricchezza culturale, con una proposta espositiva capace di interpretare e precorrere i tempi, offrendo un primo approdo italiano agli artisti americani della Pop art e dell\u2019Espressionismo astratto, da Cy Twombly a Robert Rauschemberg, Mark Rothko, Franz Kline, e occasioni espositive a molti dei protagonisti italiani della scena artistica internazionale degli anni a venire: Fabio Mauri, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Pino Pascali.<\/p>\n<p>Con il focus che introduce alle mostre di Di Stasio e Bulzatti, il Mart rende omaggio a De Martiis ricordando l\u2019ultima stagione di attivit\u00e0 de La Tartaruga<strong>. Si tratta di uno dei periodi di maggiore impegno e soddisfazione per De Martiis che lancia nei primi anni Ottanta un numero rilevante di artisti, in parte autonomi, in parte riuniti da Maurizio Calvesi sotto l\u2019etichetta di Anacronisti, tutti accomunati dalla necessit\u00e0 di tornare alla pittura e alla figurazione.<\/strong> Quella stagione, ricca di avvenimenti e di incontri, che trova il suo apice nella Biennale del 1984, viene evocata attraverso le opere di sei artisti che a vario titolo incrociarono le proprie strade con quella di de Martiis: oltre a Bulzatti e Di Stasio, Franco Piruca, Maurizio Ligas, Paola Gandolfi e Lino Frongia.<\/p>\n<p>Stefano Di Stasio. Da genti e paesi lontani<\/p>\n<p><em>Di Stasio inizia una vera rivoluzione, anche iconografica.<\/em><br \/>\n<em>Non \u00e8 un pittore della realt\u00e0, \u00e8 un pittore del sogno e del mito.<\/em><br \/>\n<strong>Vittorio Sgarbi<\/strong><\/p>\n<p><em>Credo nella pittura e continuo a credere nella pittura, perch\u00e9 per me \u00e8 un valore, \u00e8 una salvezza dal mondo. Negli anni mi sono liberato sempre pi\u00f9 dell\u2019influenza dell\u2019antico e quindi sono andato sempre<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/01-Stefano-Di-Stasio-Da-genti-e-paesi-lontani-Ph-Mart-Jacopo-Salvi-Altomare-studio-e1692310920924.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30501 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/01-Stefano-Di-Stasio-Da-genti-e-paesi-lontani-Ph-Mart-Jacopo-Salvi-Altomare-studio-e1692310920924.jpg\" alt=\"\" width=\"552\" height=\"369\" \/><\/a> pi\u00f9 cercando, e spero trovando, una pittura mia, un mondo da rappresentare pi\u00f9 autonomo e personale: questo \u00e8 senz\u2019altro il percorso.<\/em><br \/>\n<strong>Stefano di Stasio<\/strong><\/p>\n<p>Dopo alcune sperimentazioni iniziali, Di Stasio consacra la sua carriera alla pittura figurativa, con dedizione e coerenza in anni in cui il mercato e la critica dell\u2019arte prediligono altri linguaggi. A cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, dominati principalmente dalle neo-avanguardie, Di Stasio \u00e8 quindi\u00a0<strong>uno dei pionieri del ritorno alla pittura<\/strong>.<br \/>\nNei suoi lavori mescola\u00a0<strong>elementi di realismo, atmosfere enigmatiche e richiami alla classicit\u00e0<\/strong>\u00a0delle forme compositive. Guardare all\u2019antico, recuperare iconografie e temi dal passato risulta in quel periodo quasi provocatorio; Di Stasio e i pochi artisti che nello stesso periodo tornano alla figurazione vengono definiti da Maurizio Calvesi Anacronistici.<\/p>\n<p>A cavallo tra Realismo e Simbolismo quella di Di Stasio \u00e8 un\u2019arte\u00a0<strong>visionaria<\/strong>,\u00a0<strong>misteriosa<\/strong>\u00a0che descrive il reale solo in apparenza, fissando sulla tela una\u00a0<strong>verit\u00e0 inesistente<\/strong>,\u00a0<strong>lontana<\/strong>,\u00a0<strong>allegorica<\/strong>. Nella complessit\u00e0 narrativa emerge uno dei grandi temi del presente: quasi psicanalitico, quello di un\u2019umanit\u00e0 turbata, a tratti cupa e alla ricerca di certezze, \u201ctanto che ogni opera appare come rebus da decifrare\u201d spiega Vittorio Sgarbi in catalogo. \u00c8 come se Di Stasio avesse \u201c<strong>un\u2019urgenza di sogni<\/strong>\u201d. In particolare nelle opere della produzione pi\u00f9 recente, su cui la mostra insiste, emergono \u201cla straordinaria elaborazione iconografica e la grande fantasia di Di Stasio\u201d o come scrive Anna Imponente \u201cuna pittura di quiete apparente\u201d.<br \/>\nContrariamente a quanto potrebbe sembrare logico da queste premesse, il lavoro di Di Stasio sa essere leggero, poetico, libero e, sottolinea Lucia Longhi, totalmente italiano, nelle scatole di colore, nei cieli blu, nei richiami alla storia dell\u2019arte o dell\u2019architettura, nelle composizioni geometrice, negli abiti, negli interni domestici: \u201c<em>il mondo di Di Stasio [ci]\u00e8 altrettanto familiare, seppure restituito in modo surreale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/03-stefano-di-stasio-edipo-a-colono-2020-collezione-interracciai.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30502\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/03-stefano-di-stasio-edipo-a-colono-2020-collezione-interracciai.jpg\" alt=\"\" width=\"457\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/03-stefano-di-stasio-edipo-a-colono-2020-collezione-interracciai.jpg 722w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/03-stefano-di-stasio-edipo-a-colono-2020-collezione-interracciai-300x298.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/08\/03-stefano-di-stasio-edipo-a-colono-2020-collezione-interracciai-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 457px) 100vw, 457px\" \/><\/a>Quindici tra le\u00a0<strong>cinquanta opere esposte<\/strong>\u00a0sono state realizzate negli ultimi anni, a cui si aggiungono quattro dipinti dei primi anni Duemila. Presentati anche una serie di sedici disegni a matita, raramente esibiti, prodotti tra il 1991 e oggi. Salvo due grandi dipinti appartenenti alle raccolte del Mart, precisamente alla Collezione VAF-Stiftung, tutte le opere provengono da gallerie o collezioni private, a riprova dell\u2019originalit\u00e0 del linguaggio dell\u2019artista, non ancora musealizzato, e del progetto espositivo.<\/p>\n<p>La mostra\u00a0<strong>Stefano Di Stasio. Da genti e paesi lontani<\/strong>\u00a0\u00e8 accompagnata da un catalogo pubblicato da Prearo Editore contenente testi di Vittorio Sgarbi, Anna Imponente, Lucia Longhi e una conversazione tra Gabriele Lorenzoni, curatore del Mart, e l\u2019artista.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Stefano Di Stasio nasce a Napoli nel 1948, <\/strong>ma la famiglia si trasferisce a Roma nel 1950. Nato in una famiglia di cantanti lirici, proprio grazie a una serata d\u2019opera a Roma, intorno al 1960, dove si esibiva, tra gli altri, suo padre, la madre nota in sala Giorgio de Chirico, a cui chiede e ottiene un appuntamento nella sua casa, per sottoporgli un ricco numero di disegni che il giovanissimo Stefano gi\u00e0 realizzava da tempo. I lavori colpirono il maestro che fu prodigo di consigli. L\u2019incontro con de Chirico rimarr\u00e0 indelebile nel percorso successivo del giovane artista.<br \/>\nI primi anni di esperienze pittoriche sono prevalentemente in ambito astratto. Nel 1977-1978 Di Stasio apre assieme ad alcuni amici uno spazio autogestito a Roma chiamato La Stanza. Qui sperimenta un\u2019arte d\u2019installazione extra-pittorica, che inventa spazi animati da svariati oggetti, materiali, mobili artefatti, luci, frammenti di pittura e disegni murali.<br \/>\n\u00c8 proprio ne La Stanza che, pur nell\u2019ambito delle installazioni, espone nel 1978 un autoritratto a olio di sapore ottocentesco, come gesto provocatore e d\u2019inversione di rotta, rispetto a quella che ormai sembrava l\u2019\u201caccademizzazione\u201d dell\u2019avanguardia. Nello stesso anno espone un secondo grande autoritratto, che viene notato da Plinio De Martiis, il quale lo invita a esporre le sue opere nella celebre galleria La Tartaruga, in collettive e personali dedicate al nuovo ritorno alla pittura. Nel 1982 partecipa ad Aperto 82 alla Biennale di Venezia. Nel 1984 viene invitato da Maurizio Calvesi con una sala personale, ad Arte allo Specchio, mostra centrale della XLI Biennale di Venezia. Nel 1994 inizia la collaborazione con la galleria L\u2019Attico di Fabio Sargentini, dove nello stesso anno espone in una personale e poi successivamente in varie collettive. Nel 1995 partecipa alla XLVI Biennale di Venezia con una sala personale nel padiglione centrale. Le gallerie che negli anni si sono occupati del suo lavoro, tra le altre, sono: La Tartaruga, Pio Monti, La Nuova Pesa, Gian Enzo Sperone, L\u2019Attico, Il Polittico, A.A.M., Maniero, Studio Vigato, Alessandro Bagnai, Arts Event\u2019s, Ambrosino e Andrea Arte. Tra i musei nei quali ha esposto, si ricordano: Museo del Risorgimento, Roma (1997-1999), Palaexp\u00f2, Roma (1992-1999-2013), Scuderie del Quirinale, Roma (2000), County Museum, Los Angeles (1987), Museum of Modern Art, Ostenda, Belgio (2001), GNAM, Roma (2004-2018), Mart, Rovereto (2005), MACRO, Roma (2013), Palazzo Collicola, Spoleto (2021), Museo Ettore Fico, Torino (2021), Fondazione Stelline, Milano (2022). Dal 2000 vive e lavora tra Roma e Spoleto e negli ultimi anni stringe un\u2019intensa collaborazione con la galleria Alessandro Bagnai. Di lui hanno scritto, tra gli altri: Maurizio Calvesi, Marisa Volpi,\u00a0 Carlo Franza, Alberto Boatto, Italo Tomassoni, Alessandro Zuccari, Howard Fox, Marco Lodoli, Fulvio Abbate, Francesco Gallo, Loredana Parmesani, Viviana Siviero, Silvia Bre, Marisa Vescovo, Paolo Balmas, Roberto Lambarelli, Massimo Duranti, Antonio Carlo Ponti, Vittorio Sgarbi, Roberto Gramiccia, Marco Meneguzzo, Mariano Apa, Edward Lucie Smith, Enzo Siciliano, Francesco Moschini, Gabriele Perretta, Arnaldo Romani Brizzi, Emanuele Trevi, Roberto Vidali, Alberto Zanchetta, Piero Boccuzzi, Camillo Langone, Bruno Toscano, Guglielmo Gigliotti, Vittoria Coen, Andrea Busto, Marco Tonelli.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La mostra\u00a0Stefano Di Stasio. Da genti e paesi lontani\u00a0condivide una delle gallerie del primo piano del Mart con il progetto dedicato ad Aurelio Bulzatti. Entrambi si sviluppano a partire da una premessa espositiva comune: una sala-omaggio dedicata alla Galleria La Tartaruga diretta da Plinio De Martiis, tra i protagonisti della scena culturale romana della seconda met\u00e0 del Novecento. Attivo nel rilancio del Teatro dell\u2019Arlecchino, luogo di sperimentazione e di incontro frequentato da Luchino Visconti, Anna Magnani, Monica Vitti, Franca Valeri, Mino Maccari, De Martiis \u00e8 fotografo e reporter e collabora con importanti organi d\u2019informazione quali L\u2019Unit\u00e0, Paese Sera, Noi donne, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/08\/17\/larte-visionaria-di-stefano-di-stasio-principe-della-nuova-scuola-romana-al-mart-di-rovereto\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,10357,180472,44441,87,35351,26,17505,35188,28369,4625,409394],"tags":[531214,386747,355195,459271],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30499"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30499"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30499\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30505,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30499\/revisions\/30505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30499"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30499"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30499"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}