{"id":30650,"date":"2023-09-05T17:37:59","date_gmt":"2023-09-05T17:37:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=30650"},"modified":"2023-09-05T17:37:59","modified_gmt":"2023-09-05T17:37:59","slug":"aurelio-bulzatti-e-il-tempo-sospeso-al-mart-di-rovereto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/09\/05\/aurelio-bulzatti-e-il-tempo-sospeso-al-mart-di-rovereto\/","title":{"rendered":"Aurelio Bulzatti e il tempo sospeso  al Mart di Rovereto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/142047-bulzatti_id.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30651\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/142047-bulzatti_id.jpg\" alt=\"\" width=\"423\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/142047-bulzatti_id.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/142047-bulzatti_id-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/><\/a>Al Mart fino al 5 novembre 2023\u00a0 la grande mostra su <strong>Aurelio Bulzatti<\/strong>, tra gli interpreti della nuova stagione della figurazione dei primi anni Ottanta. La mostra Stefano De Stasio. Da genti e paesi lontani,\u00a0\u00a0condivide una delle gallerie del primo piano del Mart con il progetto dedicato ad\u00a0<strong>Aurelio Bulzatti<\/strong>. Entrambi si sviluppano a partire da una premessa espositiva comune: una sala-omaggio dedicata alla\u00a0<strong>Galleria La Tartaruga<\/strong>\u00a0diretta da\u00a0<strong>Plinio De Martiis<\/strong>, tra i protagonisti della scena culturale romana della seconda met\u00e0 del Novecento. Attivo nel rilancio del\u00a0<strong>Teatro dell\u2019Arlecchino<\/strong>, luogo di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-30652 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"230\" \/><\/a> sperimentazione e di incontro frequentato da Luchino Visconti, Anna Magnani, Monica Vitti, Franca Valeri, Mino Maccari, De Martiis \u00e8 fotografo e reporter e collabora con importanti organi d\u2019informazione quali L\u2019Unit\u00e0, Paese Sera, Noi donne, Il Mondo.<br \/>\nNel 1952 \u00e8 tra i fondatori della cooperativa Fotografi Associati che contribuisce in maniera significativa a definire il ruolo dell\u2019immagine nella cultura italiana. In brevissimo tempo si impone come demiurgo di una vita culturale che passa alla storia per la pluralit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 degli apporti, anticipando la celebre stagione de La dolce vita.<br \/>\nAttivo come gallerista, editore, organizzatore di eventi, scopritore di talenti, curatore, intellettuale fuori dagli schemi, collega la propria attivit\u00e0 in maniera particolare a La Tartaruga. La Galleria diviene sinonimo di ricchezza culturale, con una proposta espositiva capace di interpretare e precorrere i tempi, offrendo un primo approdo italiano agli artisti americani della Pop art e dell\u2019Espressionismo astratto, da Cy Twombly a Robert Rauschemberg, Mark Rothko, Franz Kline, e occasioni espositive a molti dei protagonisti italiani della scena artistica internazionale degli anni a venire: Fabio Mauri, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Pino Pascali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio_periferia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-30653\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio_periferia.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"214\" \/><\/a>Con il focus che introduce alle mostre di Di Stasio e Bulzatti, il\u00a0 Mart di Rovereto\u00a0rende omaggio a De Martiis ricordando\u00a0<strong>l\u2019ultima stagione di attivit\u00e0 de La Tartaruga<\/strong>. Si tratta di uno dei periodi di maggiore impegno e soddisfazione per De Martiis che lancia nei primi anni Ottanta un numero rilevante di artisti, in parte autonomi, in parte riuniti da\u00a0<strong>Maurizio Calvesi<\/strong>\u00a0sotto l\u2019etichetta di\u00a0<strong>Anacronisti<\/strong>, tutti accomunati dalla\u00a0<strong>necessit\u00e0 di tornare alla pittura e alla figurazione<\/strong>. Quella stagione, ricca di avvenimenti e di incontri, che trova il suo apice nella\u00a0<strong>Biennale del 1984<\/strong>, viene evocata attraverso le opere di sei artisti che a vario titolo incrociarono le proprie strade con quella di de Martiis: oltre a Bulzatti e Di Stasio,\u00a0<strong>Franco Piruca, Maurizio Ligas, Paola Gandolfi e Lino Frongia<\/strong>.<\/p>\n<p>Aurelio Bulzatti. Il tempo sospeso<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/uomo-palazzo-2021-olio-su-tela-cm-150x105-1-e1693935153784.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30654 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/uomo-palazzo-2021-olio-su-tela-cm-150x105-1-e1693935153784.jpg\" alt=\"\" width=\"359\" height=\"514\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>La malinconia delle cose \u00e8 nel loro casuale abbandono. [\u2026]<\/em> <em>Bulzatti si rivela pittore di atmosfere, capace di animare anche le cose pi\u00f9 insignificanti,<\/em><br \/>\n<em>lontanissimo da ogni simbolismo<\/em><strong>(Vittorio Sgarbi).<\/strong><\/p>\n<p><em>Ho cominciato a dipingere nell\u2019estate del 1980, nel clima romano del ritorno alla pittura.<\/em> <em>La prospettiva, la narrazione, uscire dall\u2019arte concettuale sono diventate le mie stelle polari. Da allora ragiono solo in termini pittorici e di rappresentazione. Mi posso definire con poche parole: mi piace dipingere la figura, l\u2019ambiente che la circonda, le relazioni emotive e sentimentali che le legano tra di loro (<\/em><strong>Aurelio Bulzatti). <\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio_004-e1693935205872.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-30655\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/bulzatti_aurelio_004-e1693935205872.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"282\" \/><\/a>Presentate lungo un andamento cronologico circa cinquanta opere descrivono\u00a0<strong>l\u2019intera carriera di Aurelio Bulzatti<\/strong>, tra gli interpreti della nuova stagione della figurazione dei primi anni Ottanta. Di origini ferraresi e attivo fra Bologna e Roma, \u00e8 tra coloro che sperimentano e teorizzano il ritorno alla pittura, l\u2019interesse per l\u2019immagine evocata e lo studio delle tecniche tradizionali. La mostra mette in luce la continua\u00a0<strong>evoluzione linguistica e stilistica di Bulzatti<\/strong>, pur nella rigorosa coerenza con le premesse figurative degli esordi. Un nucleo rilevante di\u00a0<strong>opere inedite<\/strong>, immaginate e realizzate appositamente per le sale del Mart, testimoniano la continuit\u00e0 e anticipano traiettorie future.<\/p>\n<p>Percorrendo la mostra, appaiono evidenti tanto le evoluzioni stilistiche e tematiche di Bulzatti, quanto quella atmosfera pacata che caratterizza l\u2019intera opera, una sorta di sobria ritrosia, una pittura di silenzi. Le luci soffuse, le ombre nebbiose, gli scenari crepuscolari campeggiano sulle tele, divenendone il tratto distintivo.<br \/>\nCome sottolinea\u00a0<strong>Vittorio Sgarbi<\/strong>\u00a0nel testo in catalogo: \u201c<em>Non c\u2019\u00e8 spazio per i grandi temi, per la propaganda, per l\u2019ideologia. [\u2026] \u00c8 l\u2019antiretorica<\/em>\u201d. Questo non significa che Bulzatti non si occupi di temi sociali, tutt\u2019altro. Soprattutto negli ultimi anni descrive il mondo contemporaneo, le sue contraddizioni, le solitudini. E lo fa con infinita pietas, raccontando con semplicit\u00e0 e rispetto gli ultimi, gli umiliati, le periferie, gli spazi vuoti o abbandonati, le notti. La citt\u00e0 diventa protagonista di dipinti nei quali il rapporto tra le figure e lo spazio \u00e8 centrale.<br \/>\nAnche la tecnica cambia. Se nei primi lavori la pittura \u00e8 pi\u00f9 cremosa, con il passare del tempo diventa pi\u00f9 vibrante, i contorni sfocati, i giochi compositivi pi\u00f9 audaci.<\/p>\n<p>Attivo a Roma, \u00e8 tra coloro che sperimentano e teorizzano il ritorno alla pittura, l\u2019interesse per l\u2019immagine evocata e lo studio delle tecniche pittoriche tradizionali. <strong>Collabora con\u00a0La Tartaruga di Plinio De Martiis, espone alla Biennale di Venezia curata da Maurizio Calvesi e partecipa a due Quadriennali di Roma. <\/strong>La sua carriera prosegue, sempre in ambito romano, con il favore di galleristi, critici e istituzioni culturali.<\/p>\n<p>Lungo un percorso cronologico costituito da 50 opere, la mostra &#8220;<strong>Aurelio Bulzatti. Il tempo sospeso<\/strong>&#8221; ripercorre l\u2019intera carriera dell\u2019artista, segnata da una continua\u00a0evoluzione linguistica e stilistica\u00a0pur nella rigorosa coerenza con le premesse figurative dei suoi esordi. Un nucleo rilevante di\u00a0opere inedite, immaginate e realizzate appositamente per le sale del Mart, testimoniano la continuit\u00e0 e anticipano traiettorie.<\/p>\n<p>Aurelio Bulzatti. Nato ad Argenta (Fe) il 2 ottobre 1954, ha frequentato negli anni Settanta l\u2019Accademia di Belle Arti a Bologna, in un clima fortemente condizionato dall\u2019arte Povera e Concettuale. L\u2019anno che segna il futuro sviluppo della sua poetica \u00e8 il 1981, quando a Roma entra in contatto con gli artisti della galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Accomuna questi artisti l\u2019interesse per il ritorno alla pittura, l\u2019immagine evocata, la tecnica e il mestiere del dipingere e Bulzatti si trova a suo agio in quel clima di sperimentazione volutamente distante dalle neo-avanguardie che guarda in maniera innovativa alla tradizione. Entrato stabilmente nel giro de La Tartaruga, stringe un sodalizio particolarmente forte, oltre che con De Martiis, con Maurizio Ligas e Lino Frongia e ottiene due mostre personali, nel 1983 e nel 1984. In quello stesso anno partecipa alla XLI Biennale di Venezia nella sezione Aperto 84. Alla fine degli anni Ottanta il gruppo si scioglie e ogni artista continua la propria ricerca individualmente. Collabora dal 1991 al 1995 con la galleria Netta Vespignani di Roma, con la galleria il Polittico, con l\u2019associazione Futuro di Ludovico Pratesi e con la galleria di Francesco Moschini e con quella di Liliana Maniero e con l\u2019associazione culturale l\u2019Attico di Fabio Sargentini. \u00c8 invitato a partecipare a due Quadriennali al palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1986 e nel 1996. Nel 2005 la Galleria Comunale di Ciampino propone una mostra antologica con oltre 40 opere. Nel 2007 la partecipa a Palazzo Reale di Milano alla mostra Arte Italiana 1968-2007; nello stesso anno riceve una seconda personale alla galleria A.A.M. di Roma. Nel 2008 un\u2019altra antologica dal titolo Passaggi 1982-2008, \u00e8 organizzata dal comune di Argenta (Ferrara) al Centro Culturale Mercato. Nel 2010 partecipa alla 54a Biennale di Venezia al Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi. Dopo oltre trent\u2019anni di vita nella capitale, decide di trasferirsi a Budrio, nella campagna Bolognese, ritrovando cos\u00ec atmosfere affini a quelle della sua infanzia<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Al Mart fino al 5 novembre 2023\u00a0 la grande mostra su Aurelio Bulzatti, tra gli interpreti della nuova stagione della figurazione dei primi anni Ottanta. La mostra Stefano De Stasio. 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