{"id":30814,"date":"2023-09-26T20:10:33","date_gmt":"2023-09-26T20:10:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=30814"},"modified":"2023-09-26T20:10:33","modified_gmt":"2023-09-26T20:10:33","slug":"vincent-van-gogh-maestro-dei-girasoli-e-pittore-colto-la-mostra-al-mudec-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/09\/26\/vincent-van-gogh-maestro-dei-girasoli-e-pittore-colto-la-mostra-al-mudec-di-milano\/","title":{"rendered":"Vincent van Gogh  maestro dei girasoli e pittore colto. La mostra al Mudec di Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30815\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624-1.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624-1.jpg 654w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 381px) 100vw, 381px\" \/><\/a>Van Gogh il maestro dei girasoli, Van Gogh il pittore del manicomio e della pazzia suicida, Van Gogh il solitario artista immerso nella campagna, l\u2019autodidatta senza molti appigli culturali. Questi sono solo alcuni degli stereotipi che hanno condizionato e ancora condizionano la narrazione al pubblico del<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/143527-vangogh.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30816 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/143527-vangogh.jpg\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"305\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/143527-vangogh.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/143527-vangogh-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/a> mito di\u00a0Vincent van Gogh<\/strong>\u00a0(1853-1890). La tragica dimensione esistenziale del personaggio viene troppo spesso enfatizzata a scapito di una corretta conoscenza della vera grandezza creativa del genio olandese.<\/p>\n<p><strong>Van Gogh fu un pittore ma anche un intellettuale estremamente colto; e per comprendere la complessit\u00e0 della sua personalit\u00e0, al di l\u00e0 dei pi\u00f9 abusati luoghi comuni, \u00e8 importante e doveroso mettere a fuoco non solo la sua poetica e la sua tecnica pittorica ma anche la ricchezza e la profondit\u00e0 degli interessi culturali che sono alla base della sua visione della vita e dell\u2019arte.<\/strong>\u00a0Questa mostra, che il\u00a0MUDEC\u00a0di Milano presenta al pubblico\u00a0dal 21 settembre 2023\u00a0al 28 gennaio 2024, intende andare proprio in questa direzione:\u00a0ribalta la prospettiva dello stereotipo-Van Gogh\u00a0e presenta un Vincent van Gogh\u00a0meno outsider\u00a0e pi\u00f9 sorprendentemente\u00a0aggiornato sul dibattito culturale del suo tempo: appassionato lettore e collezionista di stampe, oltre che attento osservatore delle tendenze artistiche pi\u00f9 attuali. Nelle sue lettere troviamo in una riga la pi\u00f9 viva testimonianza: \u201cI libri la realt\u00e0 e l\u2019arte sono una\u00a0cosa sola per me\u201d.<\/p>\n<p>La mostra \u201c<strong><em>Vincent van Gogh. Pittore colto<\/em><\/strong>\u201d,\u00a0prodotta da\u00a024 ORE Cultura\u00a0\u2013\u00a0Gruppo 24 ORE, promossa\u00a0dal\u00a0Comune di Milano-Cultura\u00a0con il\u00a0patrocinio\u00a0dell\u2019Ambasciata e Consolato\u00a0Generale dei Paesi Bassi in Italia, e che vede come Institutional Partner\u00a0Fondazione Deloitte,\u00a0\u00e8\u00a0resa possibile grazie\u00a0alla collaborazione con il\u00a0Museo Kr\u00f6ller-M\u00fcller\u00a0di\u00a0Otterlo, Paesi Bassi, che possiede una straordinaria collezione di dipinti e disegni del pittore olandese seconda solo a quella del Van Gogh Museum di Amsterdam. Dal museo olandese provengono circa\u00a040 delle opere esposte, tra cui straordinari capolavori come gli studi di teste e figure per\u00a0I mangiatori di patate, e i disegni di cucitrici e spigolatrici della fase olandese;\u00a0Moulin de la Galette, Autoritratto\u00a0, l\u2019Interno di un ristorante, Natura morta con statuetta e libri,\u00a0degli anni parigini (1886-87);\u00a0Frutteto <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/6cc4aa839f790774719899e1bbd4822d.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-30817\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/6cc4aa839f790774719899e1bbd4822d.jpg\" alt=\"\" width=\"414\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/6cc4aa839f790774719899e1bbd4822d.jpg 414w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/6cc4aa839f790774719899e1bbd4822d-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/a>circondato da cipressi, Veduta di Saintes-Marie-de-la-Mer, La vigna verde,\u00a0Ritratto di Joseph-Michel Ginoux\u00a0del periodo di Arles (1888-89);\u00a0Paesaggio con covoni e luna che sorge,\u00a0Covone sotto un cielo nuvoloso,\u00a0Pini nel giardino dell\u2019ospedale, Uliveto con due\u00a0raccoglitori di olive,\u00a0Tronchi\u00a0d\u2019albero nel verde,\u00a0Il burrone, dipinti durante il suo internamento\u00a0all\u2019ospedale di Saint-R\u00e9my (1889-90). \u00a0 Attraverso un\u00a0percorso\u00a0allo stesso tempo\u00a0cronologico e tematico, l\u2019esposizione propone una\u00a0inedita lettura delle opere di Van Gogh che mette in particolare evidenza il rapporto fra la\u00a0visione pittorica e la profondit\u00e0 della dimensione culturale dell\u2019artista, attraverso lo sviluppo\u00a0di\u00a0due temi di grande rilievo: da un lato quello del suo appassionato\u00a0interes<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30818 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624.jpg\" alt=\"\" width=\"530\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624.jpg 747w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/1689257624-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/a>se per i libri, e\u00a0dall\u2019altro\u00a0la fascinazione per il Giappone\u00a0alimentata dall\u2019amore per\u00a0le stampe giapponesi, collezionate in gran numero.<br \/>\nUn\u00a0terzo tema\u00a0di essenziale importanza per la formazione artistica del pittore fu\u00a0l\u2019influenza\u00a0che su di lui ebbe\u00a0Jean-Fran\u00e7ois Millet,\u00a0grande maestro d\u2019arte e di\u00a0vita per Vincent. La visione profondamente religiosa della natura di Millet \u00e8 il modello di riferimento a cui si ispira per la sua scelta di diventare pittore. La curatela della mostra \u00e8 affidata allo storico dell\u2019arte Professor\u00a0Francesco Poli, a\u00a0Mariella Guzzoni, ricercatrice e curatrice del fil rouge\u00a0\u201cVan Gogh. Vivere con i libri\u201d,\u00a0che si articola lungo tutta la mostra e\u00a0Aurora Canepari, conservatore responsabile del Museo d&#8217;Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova,\u00a0curatrice della sezione\u00a0\u201cVan Gogh: il sogno giapponese. Da Parigi alla Provenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>La mostra racconta la vita artistica e intellettuale di Van Gogh in una successione che segue il filo cronologico. Quattro le fasi storiche\u00a0fondamentali nella vita dell\u2019artista: dal primo periodo 1880-1885 (nel\u00a0Borinage, all\u2019Aia, e a Nuenen) al soggiorno parigino nel 1886-1887, dal periodo ad Arles nel 1888-89 a quello dell\u2019internamento nell\u2019ospedale di Saint-R\u00e9my.<\/strong> Nelle sale\u00a0le opere\u00a0provenienti dal Museo\u00a0Kr\u00f6ller-M\u00fcller\u00a0vengono presentate\u00a0in dialogo\u00a0con il primo fil rouge della mostra,\u00a0ovvero con una accurata selezione di oltre trenta edizioni\u00a0originali di libri e riviste d\u2019arte, provenienti dalla collezione della curatrice e dalla Biblioteca Malatestiana, disseminati in vetrine a tema lungo tutto il percorso di mostra.<\/p>\n<p><strong>IN OLANDA. LE BRUME DEL NORD<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30819\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-1.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-1.jpg 474w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-1-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 432px) 100vw, 432px\" \/><\/a>Si parte dalla\u00a0prima fase della vita di Van Gogh, il\u00a0periodo olandese, tra le brume del nord Europa.Van Gogh arriva a dicembre 1878 nel bacino carbonifero del Borinage in Belgio, dove si impegna come predicatore evangelico laico nella comunit\u00e0 dei minatori fino al 1880. L\u2019artista faceva gi\u00e0 dei disegni, ma \u00e8 nell\u2019estate di quell\u2019anno che prende la decisione definitiva di\u00a0diventare pittore. Il grande disegno elaborato a tecnica mista (la sua prima opera ambiziosa,\u00a0emblematica della sua svolta dalla missione religiosa a quella dell\u2019arte)\u00a0Le portatrici del fardello, rappresenta in modo sinteticamente realistico un gruppo di donne che trasportano sacchi di carbone con le schiene piegate in un paesaggio desolato. Sono il simbolo della fatica e delle sofferenze che segnano la condizione di vita dei poveri e diseredati della societ\u00e0. Le vetrine dedicate ai riferimenti letterari ci raccontano di un Van Gogh profondo conoscitore della Bibbia, costante testo di studio e meditazione durante la sua missione da predicatore laico tra i minatori e anche dopo. Fondamentali per lui in questo periodo sono opere di scrittori contemporanei che affrontano grandi\u00a0temi sociali, come Michelet che, con la sua monumentale\u00a0Storia della<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30820 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-2.jpg\" alt=\"\" width=\"425\" height=\"283\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-2.jpg 474w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-2-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/a> Rivoluzione Francese, restituisce per la prima volta al popolo un ruolo attivo mettendolo al centro della dinamica rivoluzionaria, e Beecher Stowe con\u00a0La capanna dello zio Tom,\u00a0che denuncia la condizione degli schiavi in America. E poi anche Dickens, Hugo, e Shakespeare. Impressionante \u00e8 il numero di libri letti da Van Gogh, che conosciamo perch\u00e9 continuamente citati e commentati nelle sue lettere al fratello Theo e agli amici. I temi che pi\u00f9 lo coinvolgono\u00a0sono: lo sguardo verso i poveri, i diseredati, le ingiustizie sociali; la semplicit\u00e0, l\u2019umilt\u00e0, la fatica dei lavoratori, la terra, la natura; l\u2019indagine dell\u2019animo umano. \u00a0 Di grande importanza per la sua formazione \u00e8\u00a0Jean-Fran\u00e7ois Millet, l\u2019artista che, fin dall\u2019inizio\u00a0e per tutta la vita, ha influenzato maggiormente Van Gogh. Ed \u00e8 per tale motivo che un\u00a0focus specifico\u00a0della mostra \u00e8 dedicato a questo rapporto previlegiato. La lettura della biografia illustrata che Alfred Sensier dedica a Millet (pubblicata nel 1881) \u00e8 per il pittore olandese una rivelazione. La visione profondamente religiosa della natura di Millet diventa il modello di riferimento a cui si ispira per la sua scelta definitiva di diventare artista. In mostra si possono vedere dei notevoli disegni di Van Gogh copie di opere di Millet tra cui il celebre\u00a0Angelus,\u00a0gli\u00a0Zappatori\u00a0(disegno messo a confronto con un\u2019incisione del pittore francese) e\u00a0Il Seminatore.\u00a0Quest\u2019ultimo \u00e8 per Van Gogh una figura simbolo\u00a0della sua missione di seminatore di verit\u00e0\u00a0attraverso l\u2019arte, ed \u00e8 per questo che diventer\u00e0 protagonista di molte sue opere successive. Di\u00a0Millet \u00e8 presente in mostra il bellissimo dipinto\u00a0La fine del villaggio di Gruchy\u00a0(1856).<\/p>\n<p>Alla fine del 1881 Van Gogh si trasferisce da Etten (dove abitano i genitori) all\u2019Aia, e per qualche tempo si esercita nello studio del pittore Mauve, suo parente, ma poi interrompe i rapporti. Nel gennaio 1882 inizia il suo legame con Clasina Maria Hoornik (detta Sien), una povera prostituta incinta e con un figlio, che intende sposare per salvarla dalla sua condizione. Il progetto provoca l\u2019indignazione dei famigliari, e dopo un anno e mezzo di convivenza sisepara da lei. Van Gogh raffigura Sien nel famoso disegno Donna sul letto di morte esposto in mostra. In questo periodo Vincent vorrebbe guadagnarsi da vivere diventando illustratore: colleziona quasi duemila illustrazioni che cataloga e studia giorno e notte, in particolare dal The Graphic, settimanale inglese illustrato. Nel luglio del 1882 Vincent scopre il padre del naturalismo francese \u00c9mile Zola, che diviene pi\u00f9 che un preferito, legger\u00e0 legger\u00e0 \u201ctutto\u201d di lui. Rilegge tutta l\u2019opera di Charles Dickens, lo scrittore che denuncia la povert\u00e0 della Londra dei suoi giorni, e ne studia le illustrazioni. Dopo aver lasciato Sien nel settembre\u00a01883, trascorre un periodo in solitudine nella regione della Drenthe e a dicembre ritorna dai genitori a\u00a0Nuenen\u00a0(dove il padre era stato trasferito). Qui, in due anni di intenso lavoro, disegna moltissimo e dipinge circa\u00a0duecento quadri dai toni scuri e terrosi.\u00a0Realizza delle nature morte come\u00a0I nidi, i paesaggi, e una serie di studi di teste e ritratti di contadini. E realizza la sua prima grande composizione,\u00a0I mangiatori di patate.<br \/>\nA Nuenen Vincent studia in modo sistematico la\u00a0Grammaire des arts du dessin\u00a0di\u00a0Charles Blanc, un testo fondamentale per la conoscenza degli effetti pittorici della legge del contrasto simultaneo dei colori complementari, gi\u00e0 utilizzata da Delacroix e alla base della tecnica neoimpressionista di Seurat e compagni, che influenzer\u00e0 anche Van Gogh a Parigi.<\/p>\n<p><strong>A PARIGI. LA VILLE LUMI\u00c8RE<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30822\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP.jpg\" alt=\"\" width=\"439\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP.jpg 474w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/OIP-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><\/a>Il periodo parigino &#8211; che dura due anni, dal febbraio 1886 al febbraio 1888,\u00a0segna una svolta fondamentale della sua ricerca. Grazie a Theo, direttore di una filiale delle Gallerie Goupil, entra\u00a0in contatto con l\u2019ambiente artistico pi\u00f9 avanzato, quello degli\u00a0impressionisti e neoimpressionisti. Nella sua pittura scompaiono le drammatiche tonalit\u00e0 scure e i temi sociali pi\u00f9 pauperisti, e la sua\u00a0tavolozza diventa cromaticamente pi\u00f9 viva e luminosa\u00a0con\u00a0l\u2019adozione di una tecnica impressionista e \u201cpointilliste\u201d elaborata in modo molto personale.\u00a0Anche\u00a0la mostra al Mudec si accende cromaticamente nell\u2019allestimento, come a\u00a0sottolineare l\u2019enorme cambio di passo del periodo parigino.<br \/>\nGrande \u00e8 la curiosit\u00e0 di Vincent per tutti gli aspetti della cultura. In particolare, conosce a fondo\u00a0la storia dell\u2019arte anche delle ultime tendenze, attraverso manuali, monografie, riviste, stampe originali e riproduzioni e visite di musei e gallerie. Frequenta per breve tempo lo studio del\u00a0pittore Fernand Cormon dove incontra Henri Toulouse-Lautrec e \u00c9mile Bernard che diventano suoi amici. Insieme a Bernard e Paul Signac va a dipingere paesaggi a Asni\u00e8res. Per evidenziare il rapporto con la pittura neoimpressionista,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/Vincent-van-Gogh-Pini-al-tramonto-1889-Olio-su-tela-91.5-x-72-cm-Kroller-Muller-Museum-Otterlo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30823 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/Vincent-van-Gogh-Pini-al-tramonto-1889-Olio-su-tela-91.5-x-72-cm-Kroller-Muller-Museum-Otterlo.jpg\" alt=\"\" width=\"413\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/Vincent-van-Gogh-Pini-al-tramonto-1889-Olio-su-tela-91.5-x-72-cm-Kroller-Muller-Museum-Otterlo.jpg 674w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/Vincent-van-Gogh-Pini-al-tramonto-1889-Olio-su-tela-91.5-x-72-cm-Kroller-Muller-Museum-Otterlo-238x300.jpg 238w\" sizes=\"(max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><\/a> in questa parte della mostra sono esposte, accanto ai quadri di Vincent, due vedute di Montmartre di Maximilien Luce, e un dipinto di Paul Signac. In omaggio ai romanzi parigini, i libri diventano anche soggetti dei suoi quadri. Nella luminosa\u00a0Natura morta con statuetta e libri\u00a0(1887) vediamo al centro\u00a0Bel-Ami\u00a0di Guy de Maupassant e\u00a0Germinie Lacerteux\u00a0dei fratelli Goncourt\u00a0che considera dei capolavori perch\u00e9 raccontano \u201cla vita cos\u00ec com\u2019\u00e8\u201d. Ad attirare magneticamente l\u2019attenzione, fra i quadri parigini, spicca l\u2019eccezionale\u00a0Autoritratto\u00a0(1887), uno dei pi\u00f9 intensi in assoluto, dipinto con tonalit\u00e0 chiare e pennellate tratteggiate. In quel periodo Parigi era invasa dal fenomeno del Giapponismo, che non risparmi\u00f2 di certo Van Gogh.<br \/>\nIl termine \u201cgiapponismo\u201d viene coniato nel 1872 dall\u2019artista Philippe Burty, per definire il\u00a0fenomeno di fascinazione per il Giappone che ha interessato gran parte degli artisti europei alla fine del XIX secolo. In particolare, a Parigi si svilupp\u00f2 rapidamente, grazie alla partecipazione del Paese del Sol Levante alle Esposizioni Universali tenutesi nel 1867 e 1878, e alla presenza di negozi come La Porte Chinoise, di mercanti come Siegfried Bing, (specializzato in pezzi\u00a0giapponesi e fondatore della rivista \u201cJapon Artistique\u201d) e di caff\u00e8 alla moda come Le Divan\u00a0Japonais e il Caf\u00e9 Tamburin. La frequentazione di questi ambienti, assieme alle letture sulla cultura e l\u2019arte giapponese,\u00a0fecero nascere in Van Gogh un forte interesse\u00a0per le\u00a0stampe giapponesi, che saranno una fonte di ispirazione per la sua pittura e di cui diventa appassionato collezionista. \u00a0 \u00c8 quindi nelle sale \u2018parigine\u2019\u00a0della mostra che si innesta\u00a0il terzo fil rouge del progetto espositivo del Mudec, ovvero\u00a0la\u00a0passione per il Giappone. In mostra sono esposte\u00a0una quindicina di stampe giapponesi, e xilografie\u00a0originali di maestri come Hiroshige e Hokusai, provenienti dal\u00a0Museo Chiossone di Genova, che conserva la pi\u00f9 importante collezione di stampe\u00a0ukiyoe\u00a0in Italia.<br \/>\nIn questa sezione sono esposte quattro opere di\u00a0Utagawa Hiroshige, Kastukawa Shunsen e Taki Katei,\u00a0nonch\u00e9 il famoso volume illustrato\u00a0Cento vedute del Monte Fuji\u00a0di Hokusai,\u00a0rappresentative delle tipologie pi\u00f9 amate nel collezionismo delle stampe giapponesi, che\u00a0circolavano a Parigi alla fine dell\u2019800. Questi indiscussi capolavori della storia dell\u2019arte\u00a0giapponese furono materia di studio e di ispirazione per Van Gogh, oltre che oggetto del suo collezionismo, influenzando la sua produzione artistica degli anni seguenti. Dall\u2019editoria parigina arrivano importanti volumi illustrati dedicati all\u2019arte giapponese, su cui\u00a0Van Gogh studi\u00f2.\u00a0L\u2019art japonais\u00a0di Louis Gonse, storico dell\u2019arte e collezionista, \u00e8 il primo studio approfondito sull\u2019arte giapponese pubblicato in Francia nel 1883 \u2013\u00a0opera di riferimento del periodo. Il volume presentato in mostra\u00a0\u00e8 l\u2019edizione speciale ristampata nel 1886 in 50 copie\u00a0per Sigfried Bing, il maggior mercante d\u2019arte giapponese di Parigi, dove Vincent passava intere\u00a0giornate alla ricerca di stampe da collezionare (ne acquister\u00e0 pi\u00f9 di 600).<\/p>\n<p><strong>IN PROVENZA. LA RICERCA DELLA LUCE<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/VAN_GOGH_Banner_Mudec_2280x1080-min-2048x970-1-e1695758292682.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-30824\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/VAN_GOGH_Banner_Mudec_2280x1080-min-2048x970-1-e1695758292682.jpg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"212\" \/><\/a>Van Gogh si trasferisce ad Arles nel 1888, alla ricerca della luce. Ad Arles affitta delle stanze nella \u201cCasa Gialla\u201d, dove sogna di fondare una comunit\u00e0 di artisti.\u00a0Lontano da Parigi, a contatto con la natura\u00a0la sua pittura ha un\u2019evoluzione decisiva\u00a0e si caratterizza per una\u00a0straordinaria vitalit\u00e0 cromatica e luminosa.\u00a0Dipinge paesaggi della campagna circostante (con alberi in fiore e campi di grano) delle marine a Saintes-Maries-de- la-Mer, scene notturne di caff\u00e8, interni della sua stanza, nature morte come quelle famose con i girasoli, autoritratti e ritratti di personaggi del posto (i coniugi Ginoux, il postino Roulin, lo\u00a0Zuavo, la Mousm\u00e9&#8230;). Il 23\u00a0ottobre del 1888 arriva ad Arles Paul Gauguin. I due pittori vivono e lavorano insieme, ma il sodalizio dura sono fino al 23 dicembre, quando dopo una lite Van Gogh si\u00a0taglia un orecchio. L\u2019artista si rimette dalla crisi e riprende a lavorare, ma l\u20198 maggio decide volontariamente di essere internato nell\u2019ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole vicino Saint-R\u00e9my.<br \/>\nCome nel periodo parigino,\u00a0anche nella sezione dedicata ad Arles ritorna il fil rouge del Giapponismo,\u00a0che in questo ambiente Van Gogh declina in modo assolutamente atipico e con risultati insoliti; del resto, un suo famoso commento su\u00a0Arles \u00e8 \u201cmi dico sempre che qui sono in Giappone\u201d.\u00a0La Provenza, con la sua natura incontaminata, il sole pi\u00f9 forte, i colori pi\u00f9 vividi, era\u00a0per Van Gogh il \u2018suo\u2019 Giappone, equivalente di quel paradiso rurale\u00a0che intravedeva nei paesaggi di Hokusai e Hiroshige. Ad Arles Van Gogh riceve da Theo i primi due numeri di\u00a0Le Japon Artistique,\u00a0nuova rivista mensile curata da Sigfried Bing che racconta vita e costumi, arte e artigianato giapponese, uscita a Parigi nel maggio del 1888. Le sue copertine diventeranno iconiche, e molte delle magnifiche tavole a colori sono fedeli riproduzioni di stampe\u00a0ukiyoe. In mostra vengono presentati a confronto<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/KM-103.189-RKG-min-852x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30826 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/KM-103.189-RKG-min-852x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"369\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/KM-103.189-RKG-min-852x1024-1.jpg 852w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/KM-103.189-RKG-min-852x1024-1-250x300.jpg 250w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/09\/KM-103.189-RKG-min-852x1024-1-768x923.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 369px) 100vw, 369px\" \/><\/a> alcuni fogli tratti dalla rivista e stampe originali dei maestri giapponesi Hiroshige, Hokusai, Shunsen, che lo stesso Van Gogh commentava con ammirazione nelle lettere al fratello Theo. \u00a0 In mostra sono\u00a0esposti paesaggi straordinari\u00a0come\u00a0Salici al tramonto\u00a0(1888),\u00a0Frutteto circondato da cipressi\u00a0(1888),\u00a0La vigna verde\u00a0(1888), dalle quali \u00e8 possibile intuire il nuovo approccio ai colori e alle forme che Van Gogh mette in pratica as Arles, e\u00a0uno dei ritratti pi\u00f9 famosi,\u00a0quello di\u00a0Joseph-Michel Ginoux\u00a0(1888), il proprietario del Caf\u00e9 de la Gare di Arles,\u00a0amico dell\u2019artista. Il dipinto viene qui\u00a0presentato a confronto con due stampe giapponesi\u00a0di\u00a0Utagawa Kunisada e Toyoharu Kunichika. Sono ritratti di attori del\u00a0teatro kabuki, tipologia che ha sicuramente influenzato la produzione di ritratti di Van Gogh, con i loro colori intensi e senza sfumature e le campiture solide, delineate da forti contorni neri.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>A SAINT-R\u00c9MY. OSPEDALE DI SAINT-PAUL-DE-MAUSOLE<\/strong><br \/>\nNell\u2019ospedale di Saint-R\u00e9my Van Gogh ha a disposizione una stanza per dipingere. \u00c8 colpito da frequenti crisi allucinatorie, ma nei periodi di relativa tranquillit\u00e0 dipinge con\u00a0straordinaria intensit\u00e0 espressiva\u00a0scorci del giardino dell\u2019ospedale (come\u00a0Tronchi d\u2019albero con edera,\u00a0Pini nel giardino\u00a0dell\u2019ospedale,\u00a0Tronchi d\u2019albero nel verde,\u00a0Pini al tramonto); paesaggi di cipressi e uliveti nei dintorni (come\u00a0Uliveti con due raccoglitori di olive);\u00a0meravigliose scene notturne, e anche delle copie libere di opere di maestri amati come Delacroix, Rembrandt e Millet. Q<strong>uando decide di entrare volontariamente nella clinica psichiatrica di Saint-R\u00e9my,\u00a0Vincent ritorna alle vecchie letture.\u00a0Nei primi tempi non pu\u00f2 uscire dalle mura dell\u2019ospedale. Vuole\u00a0rileggere tutto di\u00a0Shakespeare, cos\u00ec chiede a Theo di inviargli\u00a0l\u2019opera completa nell\u2019edizione\u00a0di Dicks da uno scellino,\u00a0presentata in quest\u2019ultima sezione di mostra, nella vetrina dedicata ai libri. Nelle opere di Van Gogh di questo periodo si fa\u00a0sempre pi\u00f9 forte il riferimento visivo agli stilemi delle stampe giapponesi: non un confronto puntuale perch\u00e9 non si tratta dello stesso soggetto, ma un riflesso molto forte a modelli iconografici orientali, come ci ricorda il confronto fra\u00a0Paesaggio con covoni e luna che sorge\u00a0e la\u00a0Luna Autunnale a Ishiyama\u00a0di Hiroshige o\u00a0Il burrone (Les Peyroulettes) e\u00a0Sull\u2019isola di Enoshima\u00a0sempre di Hiroshige.\u00a0Il dialogo tra l\u2019opera\u00a0Tronchi d\u2019albero nell\u2019erba\u00a0e la stampa di Hokusai\u00a0Il passo di Mishima nella provincia di Kai, tratta dalla famosa serie delle\u00a0Trentasei vedute del Monte Fuji, ci conferma che per Van Gogh \u00e8 ormai completamente interiorizzata la lezione giapponese, che egli ha fatto parte vibrante del suo linguaggio.<\/strong><\/p>\n<p>La sua pittura incomincia a suscitare un certo interesse.\u00a0All\u2019inizio\u00a0del\u00a01890\u00a0espone al Salon Les XX di Bruxelles ed esce un articolo molto positivo su di lui scritto dal critico Albert Aurier. Nel maggio 1890 torna a Parigi dal fratello che ha avuto un figlio, e poi si trasferisce a Auvers- sur-Oise, dove il 27 luglio si spara un colpo di pistola, e muore due giorni dopo. \u00a0 <strong>La mostra al Mudec \u201cVincent van Gogh\u201d ci fa scoprire\u00a0un artista colto, che andava per musei, caratterizzato da un\u00a0amore sconfinato per la lettura\u00a0che lo accompagn\u00f2 per tutta la vita, con obiettivi diversi\u00a0\u2013 impiegato nelle gallerie d\u2019arte, predicatore, pittore \u2013\u00a0ma sempre con un gran desiderio di imparare, capire, servire la gente,\u00a0trovare il modo di essere utile all\u2019umanit\u00e0. Un cavaliere del\u00a0socialismo utopistico\u00a0di quel tempo che, come Millet, considerava il\u00a0contadino\u00a0un\u00a0\u2018uomo spirituale\u2019\u00a0perch\u00e9 a contatto\u00a0\u2013\u00a0pi\u00f9 di altri &#8211; con la natura e la terra, e perch\u00e9 pi\u00f9 che in qualsiasi altro essere vivente o in qualsiasi altro luogo del mondo, era sui volti anneriti dei minatori e nelle mani rovinate dei contadini che Van Gogh vedeva manifestarsi la presenza divina pi\u00f9 vera, quella che non smise mai di ricercare. \u00a0<\/strong> Il percorso espositivo sar\u00e0 arricchito da\u00a0un\u2019opera audiovisiva\u00a0a cura di\u00a0Karmachina. Una sala immersiva, dove\u00a0una composizione di libri aperti\u00a0inviter\u00e0 il visitatore a entrare nella mente di Van Gogh, nel suo universo di suggestioni e ispirazioni letterarie e artistiche. Un archivio audiovisivo che raccoglie schizzi, illustrazioni e dipinti, ma anche citazioni tratte dalle sue lettere. <strong>Un omaggio inedito al Vincent collezionista e archivista, grande lettore e sperimentatore.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Van Gogh il maestro dei girasoli, Van Gogh il pittore del manicomio e della pazzia suicida, Van Gogh il solitario artista immerso nella campagna, l\u2019autodidatta senza molti appigli culturali. Questi sono solo alcuni degli stereotipi che hanno condizionato e ancora condizionano la narrazione al pubblico del mito di\u00a0Vincent van Gogh\u00a0(1853-1890). La tragica dimensione esistenziale del personaggio viene troppo spesso enfatizzata a scapito di una corretta conoscenza della vera grandezza creativa del genio olandese. Van Gogh fu un pittore ma anche un intellettuale estremamente colto; e per comprendere la complessit\u00e0 della sua personalit\u00e0, al di l\u00e0 dei pi\u00f9 abusati luoghi comuni, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/09\/26\/vincent-van-gogh-maestro-dei-girasoli-e-pittore-colto-la-mostra-al-mudec-di-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9894,41640,44441,87,35351,17030,17505,35188,51708,4625,409394],"tags":[531379,531380,355195,531377,531378],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30814"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30814"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30814\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30829,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30814\/revisions\/30829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}