{"id":30881,"date":"2023-10-02T20:08:26","date_gmt":"2023-10-02T20:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=30881"},"modified":"2023-10-02T20:08:26","modified_gmt":"2023-10-02T20:08:26","slug":"lee-miller-photographer-surrealist-alla-palazzina-di-caccia-di-stupinigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/10\/02\/lee-miller-photographer-surrealist-alla-palazzina-di-caccia-di-stupinigi\/","title":{"rendered":"Lee Miller Photographer &amp; Surrealist  alla Palazzina di Caccia di Stupinigi"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/355670910_808287020746861_2881875940346120959_n-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30882\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/355670910_808287020746861_2881875940346120959_n-1.jpg\" alt=\"\" width=\"373\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/355670910_808287020746861_2881875940346120959_n-1.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/355670910_808287020746861_2881875940346120959_n-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/355670910_808287020746861_2881875940346120959_n-1-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 373px) 100vw, 373px\" \/><\/a>A tre anni di distanza dall\u2019esposizione dedicata a Vivian Maier, le antiche cucine della Palazzina di Caccia di Stupinigi ospitano vita e scatti di un\u2019altra grande fotografa del Novecento, Lee Miller, \u00a0in una mostra visitabile fino al 7 gennaio 2024.<\/strong> <strong>\u201cPreferisco fare una foto che essere una foto\u201d ha detto Lee Miller. <\/strong><\/p>\n<p>LEE MILLER \u00e8 una delle figure pi\u00f9 affascinanti e misteriose di questa epoca. Modella di straordinaria bellezza, cuoca estrosa, impavida corrispondente di guerra, fotografa di eccelsa bravura. Nelle fotografie che la<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/S_626adc719f.png\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30883 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/S_626adc719f.png\" alt=\"\" width=\"397\" height=\"273\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/S_626adc719f.png 510w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/S_626adc719f-300x206.png 300w\" sizes=\"(max-width: 397px) 100vw, 397px\" \/><\/a> ritraggono a emergere sono gli occhi profondi e lucidi, che molto narrano della sua vita vissuta sempre al massimo grado di intensit\u00e0, in perenne ricerca di se stessa.<\/p>\n<p>\u201cLee Miller: Photographer &amp; Surrealist\u201d \u00e8 una mostra che ripercorre la vicenda umana e professionale di Lee Miller ponendo l\u2019attenzione sullo\u00a0<strong>sguardo surrealista della fotografa<\/strong>\u00a0che, formatosi alla fine degli anni Venti a Parigi, travalica questo breve frangente temporale per diventare tratto peculiare della sua poetica. Surrealista sono sia il suo modo di osservare che il lessico fotografico da lei utilizzato, caratterizzato dall\u2019uso di metafore, antitesi e paradossi visivi volti a rivelare la bellezza inconsueta della quotidianit\u00e0. Spiega Vittoria Mainoldi, curatrice della mostra:\u00a0<em>\u201c\u00c8 difficile raccontare una donna di tale caratura: la sua intimit\u00e0 \u00e8 complessa, la sua biografia \u00e8 tumultuosa, il suo lavoro amplissimo. Con questa mostra e la selezione delle opere che la compongono abbiamo cercato di restituire quello che era Lee Miller ma soprattutto quello che era il suo sguardo, un unicum nella storia della fotografia del secolo scorso.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/142823-Copyright_LeeMillerArchives_Self_portrait_with_headband_New_York_USA_c1932.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-30884\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/142823-Copyright_LeeMillerArchives_Self_portrait_with_headband_New_York_USA_c1932.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/142823-Copyright_LeeMillerArchives_Self_portrait_with_headband_New_York_USA_c1932.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/142823-Copyright_LeeMillerArchives_Self_portrait_with_headband_New_York_USA_c1932-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/><\/a>In mostra sono esposti cento scatti provenienti dall\u2019Archivio Lee Miller che conducono il visitatore alla scoperta non solo della biografia della Miller ma anche della sua cifra stilistica, unica nel panorama della fotografia del primo Novecento.<\/strong> La mostra si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: partendo dal lavoro in studio a Parigi, dove la fotografa lavora con\u00a0<strong>sperimentazioni\u00a0<\/strong>tecniche e compositive, si passa a quello legato al mondo della\u00a0<strong>moda<\/strong>\u00a0e della\u00a0<strong>pubblicit\u00e0<\/strong>\u00a0svolto nello studio di New York, dove la Miller esprime al meglio le sue capacit\u00e0 di ritrattista e di fotografa commerciale pur non rinunciando mai alla cifra surrealista. Identificativo di questo periodo il suo autoritratto mentre \u00e8 impegnata a promozionare, in tutta la sua bellezza, un cerchietto.<\/p>\n<p>La cifra surrealista torna anche nelle sue\u00a0<strong>nature morte<\/strong>\u00a0o nei\u00a0<strong>paesaggi<\/strong> che arricchiscono il corpus del suo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/imgPicasso-and-Lee-Miller-in-his-studio1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30885 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/imgPicasso-and-Lee-Miller-in-his-studio1.jpg\" alt=\"\" width=\"351\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/imgPicasso-and-Lee-Miller-in-his-studio1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/imgPicasso-and-Lee-Miller-in-his-studio1-229x300.jpg 229w\" sizes=\"(max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><\/a> lavoro quando si trasferisce in Egitto, come nel caso di \u201cPortrait of Space\u201d \u2013 ritratto dello spazio \u2013 scattato verso il deserto. Grazie al suo ruolo centrale nella cultura di quel periodo, fotografa anche gli <strong>artisti pi\u00f9 famosi<\/strong>\u00a0dell\u2019epoca. In mostra la foto di Charlie Chaplin che posa con un candelabro in testa, il ritratto di Picasso e quello di Dora Maar, e ancora Mir\u00f2, Magritte, Cocteau, Ernst e, immancabilmente, Man Ray, di cui \u00e8 stata musa, amante e prima di tutto collega, inventando con lui la tecnica della solarizzazione.<\/p>\n<p>E poi la\u00a0<strong>guerra<\/strong>, immortalata in tutte le sue sfaccettature. Londra \u2013 ormai casa per Lee Miller a seguito del matrimonio con Roland Penrose \u2013 devastata dai bombardamenti, ma dove ancora resiste la vita quotidiana. E Parigi, ormai liberata dalle truppe alleate, che Lee segue in prima linea diventando corrispondente per \u201cVogue\u201d al fronte, come viene ritratta da David E. Scherman, a sua volta soggetto di uno degli scatti pi\u00f9 iconici della Miller: l\u2019uomo con indosso la maschera antigas. Infine, l\u2019orrore dai campi di concentramento di Buchenwald e di Dachau, in Germania, che Lee immortala a poco ore dalla loro liberazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/img-Lee-Miller-Portrait-of-Space.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-30886\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/img-Lee-Miller-Portrait-of-Space.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"456\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/img-Lee-Miller-Portrait-of-Space.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2023\/10\/img-Lee-Miller-Portrait-of-Space-276x300.jpg 276w\" sizes=\"(max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lanciata da Cond\u00e9 Nast, sulla copertina di Vogue nel 1927, Lee Miller fin da subito diventa una delle modelle pi\u00f9 apprezzate e richieste dalle riviste di moda dei tempi. Molti i fotografi che la ritraggono &#8211; Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Arnold Genthe &#8211; e innumerevoli i servizi fotografici di cui \u00e8 stata protagonista. Fino a quanto, due anni pi\u00f9 tardi, decide di passare dall\u2019altra parte dell\u2019obiettivo.<\/p>\n<p>Donna caparbia e intraprendente, rimane colpita profondamente dalle immagini del fotografo pi\u00f9 importante dell\u2019epoca, Man Ray, che riesce ad incontrare diventandone modella e musa ispiratrice. Ma, cosa pi\u00f9 importante, instaura con lui un duraturo sodalizio artistico e professionale che assieme li porter\u00e0 a sviluppare la tecnica della solarizzazione. Amica di Picasso, di Ernst, Cocteau, Mir\u00f2 e di tutta la cerchia dei surrealisti, la Miller in questi anni apre a Parigi il suo primo studio diventando nota come ritrattista e fotografa di moda, anche se il nucleo pi\u00f9 importante di opere in questo periodo \u00e8 rappresentato dalle immagini surrealiste, molte delle quali erroneamente attribuite a Man Ray. A questo\u00a0<em>corpus\u00a0<\/em>appartengono le celebri\u00a0<em>Nude bent forward<\/em>,\u00a0<em>Condom<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Tanja Ramm under a bell jar<\/em>, opere presenti in mostra, accanto ad altri celebri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato, non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato. Dopo questa prima parentesi formativa, nel 1932 Miller decide di tornare a New York per aprire un nuovo studio fotografico che, nonostante il successo, chiude due anni pi\u00f9 tardi quando decide di seguire al Cairo il marito, il ricco uomo d&#8217;affari egiziano Aziz Eloui Bey. Intraprende lunghi viaggi nel deserto e fotografa villaggi e rovine, iniziando a confrontarsi con la fotografia di reportage, un genere che Lee Miller porta avanti anche negli anni successivi quando, insieme a Roland Penrose &#8211; l&#8217;artista surrealista che sarebbe diventato il suo secondo marito &#8211; viaggia sia nel sud che nell\u2019est europeo. Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, lascia l&#8217;Egitto per trasferirsi a Londra e, ignorando gli ordini dall&#8217;ambasciata americana di tornare in patria, inizia a lavorare come fotografa freelance per \u201cVogue\u201d.Il suo contributo pi\u00f9 importante arriva nel 1944 quando \u00e8 corrispondente accreditata al seguito delle truppe americane e collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste \u201cLife\u201d e \u201cTime\u201d. E\u2019 lei l\u2019unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day, a documentare le attivit\u00e0 al fronte e durante la liberazione. Le sue fotografie ci testimoniano in modo vivido e mai didascalico l&#8217;assedio di St. Malo, la Liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia e la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. \u00c8 proprio in questi giorni febbrili che viene fatta la scoperta degli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera ed \u00e8 qui che scatta quella che probabilmente \u00e8 la sua fotografia pi\u00f9 celebre, presente in mostra: l\u2019autoritratto nella vasca da bagno del F\u00fchrer. Dopo la guerra Lee Miller continua a scattare per \u201cVogue\u201d per altri due anni, occupandosi di moda e life style, ma lo stress post traumatico riportato in seguito alla permanenza al fronte contribuisce al suo lento ritirarsi dalla scena artistica, anche se il suo apporto alle biografie scritte da Penrose su Picasso, Mir\u00f2, Man Ray e Tapies \u00e8 stato fondamentale, sia come apparato fotografico che aneddotico.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A tre anni di distanza dall\u2019esposizione dedicata a Vivian Maier, le antiche cucine della Palazzina di Caccia di Stupinigi ospitano vita e scatti di un\u2019altra grande fotografa del Novecento, Lee Miller, \u00a0in una mostra visitabile fino al 7 gennaio 2024. \u201cPreferisco fare una foto che essere una foto\u201d ha detto Lee Miller. LEE MILLER \u00e8 una delle figure pi\u00f9 affascinanti e misteriose di questa epoca. Modella di straordinaria bellezza, cuoca estrosa, impavida corrispondente di guerra, fotografa di eccelsa bravura. Nelle fotografie che la ritraggono a emergere sono gli occhi profondi e lucidi, che molto narrano della sua vita vissuta sempre [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2023\/10\/02\/lee-miller-photographer-surrealist-alla-palazzina-di-caccia-di-stupinigi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9894,10357,44441,87,28340,26,17505,35188,28369],"tags":[531407,531405,531406,531404,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30881"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30881"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30881\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30888,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30881\/revisions\/30888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30881"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30881"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30881"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}