{"id":31945,"date":"2024-01-25T21:30:01","date_gmt":"2024-01-25T21:30:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=31945"},"modified":"2024-01-25T21:30:01","modified_gmt":"2024-01-25T21:30:01","slug":"marisa-merz-e-lomaggio-al-passato-alle-tradizioni-e-alla-classicita-la-campionessa-dellarte-povera-in-mostra-alla-galleria-thomas-dane-a-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/01\/25\/marisa-merz-e-lomaggio-al-passato-alle-tradizioni-e-alla-classicita-la-campionessa-dellarte-povera-in-mostra-alla-galleria-thomas-dane-a-napoli\/","title":{"rendered":"Marisa Merz e l\u2019omaggio al passato, alle tradizioni e alla classicit\u00e0. La campionessa dell&#8217;Arte Povera  in  mostra alla Galleria Thomas Dane a Napoli"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135348-scaled-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-31946\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135348-scaled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"578\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135348-scaled-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135348-scaled-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135348-scaled-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/a><strong>In un certo senso, si potrebbe dire che l&#8217;opera di Marisa Merz \u00e8 infestata dai fantasmi. Non si tratta degli oscuri fantasmi degli incubi gotici, ma piuttosto dei luccicanti resti della presenza di oggetti nel palinsesto dello spazio e del tempo. Sono paradossalmente immateriali eppure completamente presenti (&#8230;)<\/strong><\/em><strong> Douglas Fogle<\/strong><\/p>\n<p>Il curatore americano Douglas Fogle definisce il lavoro di Marisa Merz \u201cin un certo senso infestato da fantasmi\u201d e, specifica, \u201cnon quelli degli<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135120-scaled-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-31947 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135120-scaled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"568\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135120-scaled-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135120-scaled-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135120-scaled-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 568px) 100vw, 568px\" \/><\/a> incubi gotici, quanto piuttosto dei resti scintillanti della presenza di oggetti nel palinsesto di spazio e tempo. Sono paradossalmente immateriali, eppure completamente presenti&#8230;\u201d.<\/p>\n<p><strong>La sede napoletana della galleria inglese Thomas Dane dedica a Marisa Merz (Torino, 1926-2019) una importante personale spesso senza data, senza titolo e senza spiegazioni, perch\u00e9 l\u2019artista non accettava di far catalogare il suo lavoro.<\/strong><\/p>\n<p>Non sembra esserci unione migliore del lavoro di Marisa Merz e della citt\u00e0 di Napoli. \u00c8 come se il suo regno bizantino di materiali elementari &#8211; argilla, rame, oro, bronzo, cera&#8230; &#8211; fosse stato creato per abitare e stabilirsi nelle strade tortuose e nei santuari d&#8217;angolo della grande citt\u00e0. O forse \u00e8 la stessa Napoli che \u00e8 stata in qualche modo costruita e ricostruita per ospitare l&#8217;opera di Merz? Dalle lastre di roccia vulcanica nera che fiancheggiano le sue strade, al\u00a0<em>tufo<\/em> giallo e poroso &#8211; una pietra formata dai Campi Flegrei, una grande caldera vulcanica a ovest di Napoli che costituisce la maggior parte degli edifici qui &#8211; i napoletani hanno utilizzato ci\u00f2 che era immediatamente ai loro piedi per costruire la loro citt\u00e0. Pi\u00f9 o meno allo stesso modo Merz cercava di afferrare ci\u00f2 che era immediatamente intorno a lei; trasformando materiali e oggetti &#8220;umili&#8221; o\u00a0&#8220;quotidiani&#8221; in rituali e talismani.<\/p>\n<p><strong>La Thomas Dane Gallery \u00e8 onorata di presentare una mostra personale di Merz, che la vede tornare a Napoli 17 anni dopo la sua prima mostra in citt\u00e0 al Museo Madre nel 2007. La mostra alla Thomas Dane \u00e8 visitabile fino al 23 marzo 2024.<\/strong><\/p>\n<p><strong>All&#8217;interno del movimento dell&#8217;Arte Povera, emerso da un&#8217;Italia post-industrializzata e tumultuosa negli anni &#8217;60, Marisa Merz occupa uno spazio molto singolare. Unica donna del gruppo d&#8217;avanguardia, ha mantenuto la sua presenza unica e duratura attraverso la circospezione e la delicatezza, con un&#8217;opera che ha continuato a riorganizzare generi, aspettative e interpretazioni.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/103031200-603d9880-3a31-459e-8254-a673bcca6d45.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-31948\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/103031200-603d9880-3a31-459e-8254-a673bcca6d45.jpg\" alt=\"\" width=\"555\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/103031200-603d9880-3a31-459e-8254-a673bcca6d45.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/103031200-603d9880-3a31-459e-8254-a673bcca6d45-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/103031200-603d9880-3a31-459e-8254-a673bcca6d45-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 555px) 100vw, 555px\" \/><\/a>Spesso senza data, senza titolo e senza spiegazioni, il suo lavoro rimane seducentemente privato, familiarmente domestico, ma ammaliantemente universale. I suoi oggetti danno il meglio di s\u00e9 quando sono appoggiati sul pavimento, su una sedia o in un angolo&#8230; Le sue azioni, le sue sculture, i suoi disegni e le sue installazioni sono, letteralmente e metaforicamente, pi\u00f9 a loro agio nelle cucine, nei vestiboli e nelle alcove, che nei grandi saloni e nelle pareti delle gallerie adornate.<\/p>\n<p>Per quanto imperscrutabile e misteriosa, l&#8217;opera di Merz affonda le sue radici nella tradizione e nella classicit\u00e0: trova le sue origini ancestrali nelle icone bizantine nell&#8217;austerit\u00e0 del Trecento, nella tenerezza del Beato Angelico nelle trasmutazioni di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135144-scaled-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-31949 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135144-scaled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"469\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135144-scaled-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135144-scaled-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/01\/IMG20240120135144-scaled-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><\/a>Medardo Rosso, fino ai metodi di studio di Brancusi e al dinamismo spigoloso dei futuristi.<\/p>\n<p>Una scultura suggestiva, ad esempio, riappare in mostra in modo straordinario: un triangolo allungato di paraffina adagiato casualmente su un tappeto attraversato da fili di rame. In parte cuneo, in parte vaso, o forse qualche strumento musicale primordiale, che Richard Flood una volta descrisse melodiosamente come &#8220;simile a una fusione apollinea di cetra e koto&#8221;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il lavoro di Merz, che affronta i miti e gli idiomi dell&#8217;antichit\u00e0 e del Neolitico mediterraneo, viaggiando attraverso lo spazio, il tempo e le discipline con la stessa facilit\u00e0 e una strizzatina d&#8217;occhio mistificante. Nelle sue mani, l&#8217;argilla e la carta inanimate si trasformano in oggetti quasi animistici, formando un&#8217;opera di icone, ex-voto e memento mori in cui il motivo ricorrente della testa umana \u00e8 modellato e scolpito nell&#8217;argilla cruda, o dipinto in oro. I loro colli arcuati, leggermente inclinati all&#8217;ombra di un volto stoico, riecheggiano l&#8217;onnipresente sensazione di essere guardati indietro dalle sculture, dagli affreschi e dalle edicole che adornano le strade di Napoli. Inquietanti omaggi a ci\u00f2 che \u00e8 stato, o a ci\u00f2 che sar\u00e0, Merz evoca queste immagini di figure come fantasmi e, come la citt\u00e0 stessa, il suo universo palinsesto e pagano non pu\u00f2 mai perdere il suo radicamento nella storia e nel cristianesimo.<\/p>\n<p><strong>Marisa Merz<\/strong>\u00a0(1926-2019), visse e lavor\u00f2 a Torino. Tra le istituzioni che hanno dedicato mostre personali al suo lavoro ci sono Lille M\u00e9tropole Mus\u00e9e d&#8217;art modern, Villeneuve-d&#8217;Ascq, Francia (di prossima pubblicazione), The Met Breuer, New York NY, The Hammer Museum, Los Angeles CA, Centre Internationale d&#8217;art et du Paysage, \u00ceIe de Vassivi\u00e8re, Francia; Serpentine Gallery, Londra; Museo d&#8217;Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli, Italia; Stedelijk Museum, Amsterdam; Kunstmuseum Winterthur, Svizzera; e il Centre Georges Pompidou di Parigi. Il lavoro di Merz \u00e8 stato incluso in innumerevoli mostre collettive in tutto il mondo, tra cui: Kunstmuseum Liechtenstein; CCS Bard\/Hessel Museum of Art, New York, NY; Tate Modern, Londra; e l&#8217;Hirshhorn Museum, Washington DC. Merz ha partecipato cinque volte alla Biennale di Venezia e nella sua quinta mostra nel 2013 ha ricevuto il Leone d&#8217;Oro alla carriera.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In un certo senso, si potrebbe dire che l&#8217;opera di Marisa Merz \u00e8 infestata dai fantasmi. Non si tratta degli oscuri fantasmi degli incubi gotici, ma piuttosto dei luccicanti resti della presenza di oggetti nel palinsesto dello spazio e del tempo. Sono paradossalmente immateriali eppure completamente presenti (&#8230;) Douglas Fogle Il curatore americano Douglas Fogle definisce il lavoro di Marisa Merz \u201cin un certo senso infestato da fantasmi\u201d e, specifica, \u201cnon quelli degli incubi gotici, quanto piuttosto dei resti scintillanti della presenza di oggetti nel palinsesto di spazio e tempo. Sono paradossalmente immateriali, eppure completamente presenti&#8230;\u201d. 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