{"id":32342,"date":"2024-03-01T20:50:25","date_gmt":"2024-03-01T20:50:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32342"},"modified":"2024-03-01T20:50:25","modified_gmt":"2024-03-01T20:50:25","slug":"i-fiori-del-fotografo-ingar-krauss-nel-cuore-di-roma-da-gaggenau-e-cramum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/03\/01\/i-fiori-del-fotografo-ingar-krauss-nel-cuore-di-roma-da-gaggenau-e-cramum\/","title":{"rendered":"I fiori del fotografo Ingar Krauss nel cuore di Roma da Gaggenau e Cramum"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-8-700x691-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32343\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-8-700x691-1.jpg\" alt=\"\" width=\"457\" height=\"451\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-8-700x691-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-8-700x691-1-300x296.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 457px) 100vw, 457px\" \/><\/a>In questo spazio suggestivo, nel cuore di\u00a0Roma, il programma culturale promosso da Gaggenau e Cramum continua a esplorare la bellezza intrinseca nella materia raccontata dai piu\u0300 innovativi artisti al mondo.\u00a0<strong>Apre al pubblico &#8220;<em>Deep Blossom &#8211; E\u0300 solo un fiore?<\/em>&#8220;,\u00a0mostra dedicata alle celebri\u00a0<em>\u201cfotografie velate a olio\u201d<\/em>\u00a0di\u00a0Ingar Krauss,\u00a0visitabile fino al\u00a024 luglio 2024<\/strong>.\u00a0<strong>Questo evento unico<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-5-1-700x835-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32344 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-5-1-700x835-1.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"446\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-5-1-700x835-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-5-1-700x835-1-251x300.jpg 251w\" sizes=\"(max-width: 374px) 100vw, 374px\" \/><\/a> rappresenta<\/strong> <strong>nello spazio<\/strong>\u00a0<strong>Gaggenau Design Elementi di Roma <\/strong>la<strong> prima mostra personale dedicata nella capitale al Maestro della fotografia tedesco, che fa ritorno a Roma a dieci anni dalla sua partecipazione alla grande collettiva del XIII Festival internazionale della fotografia presso il Museo Macro.<\/strong><\/p>\n<p>Con &#8220;<em>Deep Blossom<\/em>&#8221; lo storico brand di lusso Gaggenau offre al pubblico l&#8217;opportunita\u0300 di immergersi nelle nature morte che hanno reso celebre Krauss a livello internazionale. Le opere esposte,\u00a0scatti analogici stampati in bianco e nero,\u00a0sono trattate con l&#8217;antica\u00a0tecnica fiamminga\u00a0della\u00a0velatura a olio\u00a0e sono custodite in teche lignee create dallo stesso artista. Il risultato e\u0300 un&#8217;immagine a colori tridimensionale, quasi scultorea, ma al contempo eterea, che non puo\u0300 che incantare lo spettatore, invitandolo a riscoprire con meraviglia cio\u0300 che lo circonda: i protagonisti del sogno catturato da Krauss sono semplici fiori provenienti dal giardino della sua casa in campagna al confine con la Polonia, diventata il rifugio dell&#8217;artista dopo il clamore del successo del\u00a0Leica Prix vinto nel 2004.<\/p>\n<p>Ingar Krauss, fotografo autodidatta nato nella Berlino Est, continua a sorprendere con la potenza e l&#8217;intensita\u0300 delle sue immagini. Il percorso espositivo &#8220;Deep Blossom&#8221; pone al centro la luce, utilizzando i fiori come pretesto per esplorare la complessita\u0300 e la &#8220;profondita\u0300&#8221; della realta\u0300 circostante, enfatizzata da una luce sempre radente. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-16-700x700-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32345\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-16-700x700-1.jpg\" alt=\"\" width=\"555\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-16-700x700-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-16-700x700-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-16-700x700-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 555px) 100vw, 555px\" \/><\/a>La tecnica della velatura, ispirata dalla pittura fiamminga e da Caravaggio, conferisce alle immagini un&#8217;unicita\u0300 tridimensionale quasi materica. Nel mondo sovraffollato del grande formato della fotografia contemporanea, Krauss difende la bellezza del &#8220;piccolo&#8221;, sottolineando la concentrazione di densita\u0300 che si adatta perfettamente ai soggetti ritratti e li rispetta. La sua fotografia va oltre il mero trasferimento di immagini su carta; rappresenta l&#8217;essenza stessa dell&#8217;artista di fronte all&#8217;obiettivo, un regista che guida i fiori come attori su un palco.<\/p>\n<p>Come\u00a0spiega il curatore, &#8220;<em>Questa mostra coglie uno degli elementi fondamentali dell&#8217;arte di Ingar Krauss: il suo modo di guardare e condividere una visione alternativa del mondo: siamo sicuri di star guardando un semplice fiore? Le nature morte di Krauss rappresentano, infatti, una filosofia di vita, un richiamo a riconoscere la &#8220;profondita\u0300&#8221;, la magia e la &#8220;sacralita\u0300&#8221; delle piccole cose. Di fronte a queste immagini, abbandoniamo ogni tentativo di interpretazione razionale del reale e ci lasciamo trasportare in una meravigliosa fioritura di emozioni al di la\u0300 del tempo e dello spazio. E\u0300 la magia dell&#8217;arte piu\u0300 autentica, creata non per il mercato, ma per una necessita\u0300: questa\u00a0nuova materia fatta di luce, natura e immagine e\u0300 la voce di un artista tanto schivo e riservato quanto<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-17-700x700-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32346 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-17-700x700-1.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-17-700x700-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-17-700x700-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-17-700x700-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/><\/a> immenso nella capacita\u0300 di portare avanti la fotografia nella contemporaneita\u0300<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Mistral Accorsi, brand manager di Gaggenau, sottolinea:\u00a0<em>&#8220;Siamo onorati di inaugurare il 2024 con una mostra che rappresenta il percorso che conduciamo da anni con Cramum, dedicato a un nuovo approccio alla bellezza in tutte le sue forme. Proprio come Ingar Krauss, Gaggenau ha sempre considerato la storia come un elemento fondamentale per il futuro: la tradizione secolare della lavorazione dei metalli proveniente dalla Foresta Nera si fonde oggi armoniosamente con le tecnologie piu\u0300 moderne. Allo stesso modo, il maestro tedesco rida\u0300 vita alla tecnica della velatura a olio, che rese celebri i maestri fiamminghi del 1600. Il risultato sono nuove immagini e nuovi elementi di design\u00a0in cui la bellezza travalica il tempo per essere iconici e tangibili esempi di contemporaneita\u0300&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ingar Krauss<\/strong>\u00a0e\u0300 un fotografo e artista tedesco. E\u0300 nato a Berlino Est nel 1965. Vive e lavora tra Berlino e una tenuta nella campagna al confine con la Polonia. Dopo aver lavorato a lungo in un ospedale psichiatrico diventa un fotografo negli anni Novanta. Autodidatta, vince il Leica Prix nel 2004 e nel 2005 anche grazie al libro &#8216;Portraits&#8217; (Hatje Cantz) raggiunge fama internazionale. Da allora ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui alla Hayward Gallery di Londra, al Muse\u0301e de l&#8217;Elyse\u0301e di Losanna, al Palazzo Vecchio di Firenze e al MACRO di Roma, Frangit Nucem a Palazzo Isimbardi di Milano e Vitreus al Gaggenau DesignElementi Hub di Milano.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-20-697x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32347\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-20-697x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"431\" height=\"633\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-20-697x1024-1.jpg 697w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/unnamed-20-697x1024-1-204x300.jpg 204w\" sizes=\"(max-width: 431px) 100vw, 431px\" \/><\/a>Le opere di Krauss si trovano in collezioni private e pubbliche in tutto il mondo, tra cui la Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck; la Ordo\u0301n\u0303ez-Falco\u0301n Photography Collection di San Sebastia\u0301n; The John Kobal Foundation di Londra; le americane Bowdoin Museum of Art di Brunswick, Margulies Collection di Miami, Vince Aletti Collection di New York, USA, Sir Elton John Collection di Atlanta. la Collezione Herme\u0300s di Parigi; la Collezione Cees Dam di Amsterdam; le tedesche Collezione Michael Loulakis di Francoforte sul Meno e la Berlinische Galerie di Berlino.<\/p>\n<p>Ingar Krauss, il fotografo autodidatta che nel 2004 vinse inaspettatamente il Leica Prix, continua a colpire con la potenza e l&#8217;intensit\u00e0 delle sue immagini. La sua fama si \u00e8 consolidata nel corso degli anni attraverso mostre, fiere e progetti internazionali che lo hanno reso uno dei fotografi pi\u00f9 ammirati al mondo. Analizzando le diverse serie di opere di Krauss, dalle nature morte ai celebri ritratti di adolescenti dei Paesi dell&#8217;ex blocco sovietico, emerge la forte indipendenza della sua ricerca artistica, che lo rende un artista impossibile da categorizzare. Il suo lavoro, autentico e raffinato al tempo stesso, continua a sorprendere per la sua capacit\u00e0 di cogliere l&#8217;essenza della realt\u00e0 al di l\u00e0 di spazio e tempo. Il risultato \u00e8 la costruzione di un&#8217;immagine e un immaginario universale tanto a livello formale quanto contenutistico.<\/p>\n<p>Nel percorso espositivo &#8220;Deep Blossom&#8221; protagonista \u00e8 la luce, quasi un&#8217;ossessione per il fotografo tedesco: le immagini di fiori quasi fungono da pretesto per esplorare la complessit\u00e0 della realt\u00e0 circostante che emerge grazie alla luce &#8220;caravaggesca&#8221; sempre radente. Questo mix di tecnica fotografica e luce porta la ricerca visiva dell&#8217;artista a trascendere la bidimensionalit\u00e0 per abbracciare una prospettiva multidimensionale. Del resto, se Caravaggio \u00e8 di ispirazione per lo studio della luce, la pittura fiamminga e in particolare Van Der Weyden sono il punto di riferimento tecnico. Il maestro fiammingo, celebre per il suo Ritratto di dama del 1464, ispira tanto l&#8217;impostazione del set dei ritratti quanto la tecnica della velatura che Ingar Krauss applica dal 2007 alle sue nature morte. L&#8217;artista applica manualmente sulle stampe delle velature di colori a olio &#8211; fino a sei strati &#8211; cosicch\u00e9 le immagini perdono la propria rigidit\u00e0 fotografica e si incurvano. La densit\u00e0 e la tridimensionalit\u00e0 materica dell&#8217;immagine viene enfatizzata dall&#8217;inserimento di ogni fotografia in una teca-cornice, parte integrante dell&#8217;opera: il risultato \u00e8 un&#8217;immagine quasi scultorea.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, l&#8217;autore aveva gi\u00e0 sperimentato il colore in alcuni ritratti realizzati al chiuso, quando si presentavano quelle che lui definiva come &#8216;situazioni di colore&#8217;, ovvero quando la luce degli interni pi\u00f9 intima e concentrata sull&#8217;oggetto determinava la necessit\u00e0 del colore per raccontare la profondit\u00e0 della realt\u00e0 rappresentata. La scelta di colori &#8220;antichi&#8221; come quelli ad olio \u00e8 spiegata dall&#8217;artista con il fatto che la palette della pellicola fotografica fosse troppo vivida e non rispecchiasse l&#8217;intento di raccontare il soggetto &#8211; l&#8217;elemento naturale &#8211; colto nella sua dimensione assoluta e atemporale. Questa concezione dell&#8217;immagine porta l&#8217;artista a prediligere il medio-piccolo formato, in controtendenza rispetto al gigantismo che caratterizza tanta fotografia contemporanea. Si tratta di una scelta quasi ideologica, come illustrato dallo stesso Krauss: &#8220;Il piccolo \u00e8 bello! C&#8217;\u00e8 una sorta di concentrazione o densificazione. Mi piace la dimensione che ho dato a questi lavori perch\u00e9 si adatta perfettamente ai soggetti ritratti, li rispetta&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;autore tedesco lavor\u00f2 come assistente di scena nel teatro berlinese Volksb\u00fchne negli anni &#8217;80, prima della caduta del Muro di Berlino est. L&#8217;affinit\u00e0 con il teatro permea questo corpo di opere, concepite come<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/mostra-krauss-690x362-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32348 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/mostra-krauss-690x362-1.jpg\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/mostra-krauss-690x362-1.jpg 690w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/mostra-krauss-690x362-1-300x157.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/a> composizioni sceniche, dove i fiori si muovono come attori su un palco. Il legame con il teatro si riflette anche nell&#8217;interazione &#8220;frontale&#8221; e con &#8220;distacco&#8221; tra l&#8217;opera d&#8217;arte e lo spettatore, con la cornice stessa &#8211; fortemente voluta e sempre realizzata da Krauss &#8211; che diventa parte integrante dell&#8217;immagine, creando una sorta di quinta teatrale, ma anche di spazio &#8220;sacro&#8221; per l&#8217;immagine floreale, per cui il risultato finale richiama fortemente l&#8217;immagine di una teca votiva.<\/p>\n<p>La composizione della scena \u00e8 quindi il fulcro e motore dell&#8217;opera. L&#8217;artista spiega che la disposizione dei fiori \u00e8 un processo cruciale e complesso: &#8220;nel momento stesso in cui trovo l&#8217;idea, non penso ad altre immagini, guardo solo ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8. A volte ho gi\u00e0 un&#8217;immagine molto nitida in testa prima di trovare il fiore o la fioritura giusta, altre volte l&#8217;immagine segue la particolare forma del fiore in modo immediato, ma pu\u00f2 anche capitare che debba fare diversi tentativi in studio prima di trovare la giusta posizione per ogni elemento&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 facile intuire come la fotografia non sia perci\u00f2 per Krauss un semplice trasferimento di un&#8217;immagine, catturata dalla macchina fotografica, quanto la sua stessa rappresentazione. Di fronte a un obiettivo non siamo mai solo noi stessi, ma una proiezione di s\u00e9 e di chi c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;obiettivo. Allo stesso modo, siamo sicuri che quando guardiamo le nature morte di Ingar Krauss stiamo guardando &#8220;soltanto&#8221; un fiore? <strong>&#8220;I fiori e le fioriture, cos\u00ec come le piante in generale, fanno parte della mia vita quotidiana, questa \u00e8 la ragione per cui li fotografo. Sono un pezzo della mia storia&#8221;, cos\u00ec introduce l&#8217;artista questo corpo di lavoro a cui si dedica dal 2007. I fiori sono scelti in modo per lo pi\u00f9 istintivo. <\/strong>Lontano dalla mondanit\u00e0 dell&#8217;arte berlinese e rifugiatosi in campagna, al confine con la Polonia, gli elementi vegetali protagonisti delle sue opere sono per lo pi\u00f9 fiori comuni, se non addirittura selvatici; non provengono mai dai fiorai, ma dal proprio giardino o da quelli dei suoi amici.<\/p>\n<p><strong>I fiori di Krauss rappresentano perci\u00f2 una filosofia di vita, sintesi di un modo di essere e intendere l&#8217;esistenza, un richiamo all&#8217;importanza di sapere vedere la &#8220;profondit\u00e0&#8221; e la magia della realt\u00e0 anche in un &#8220;semplice&#8221; fiore di campo raccolto nel proprio giardino.<\/strong> La sua arte ci invita cos\u00ec a riflettere sulla gioia delle piccole cose, sulla sacralit\u00e0 e calda intimit\u00e0 emanata da situazioni quotidiane, spesso trascurate. Davanti ai suoi scatti non ci resta che custodire e nutrire silenziosamente queste suggestioni e sensazioni, abbandonando ogni tentativo di interpretare razionalmente il reale e lasciandoci piuttosto accompagnare in una meravigliosa fioritura di emozioni al di l\u00e0 del tempo e dello spazio.<\/p>\n<p><strong>Cramum e\u0300 un progetto non profit\u00a0che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. <\/strong>Il nome e\u0300 stato scelto proprio perche\u0301 significa &#8220;crema&#8221;, la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l&#8217;italiano e su cui si e\u0300 plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell&#8217;arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell&#8217;arte.<br \/>\nDal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassa\u0300, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nel 2015.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In questo spazio suggestivo, nel cuore di\u00a0Roma, il programma culturale promosso da Gaggenau e Cramum continua a esplorare la bellezza intrinseca nella materia raccontata dai piu\u0300 innovativi artisti al mondo.\u00a0Apre al pubblico &#8220;Deep Blossom &#8211; E\u0300 solo un fiore?&#8220;,\u00a0mostra dedicata alle celebri\u00a0\u201cfotografie velate a olio\u201d\u00a0di\u00a0Ingar Krauss,\u00a0visitabile fino al\u00a024 luglio 2024.\u00a0Questo evento unico rappresenta nello spazio\u00a0Gaggenau Design Elementi di Roma la prima mostra personale dedicata nella capitale al Maestro della fotografia tedesco, che fa ritorno a Roma a dieci anni dalla sua partecipazione alla grande collettiva del XIII Festival internazionale della fotografia presso il Museo Macro. 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