{"id":32353,"date":"2024-03-02T21:41:51","date_gmt":"2024-03-02T21:41:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32353"},"modified":"2024-03-02T21:41:51","modified_gmt":"2024-03-02T21:41:51","slug":"mario-de-maria-marius-pictor-1852-1924-il-museo-ottocento-di-bologna-celebra-a-cento-anni-dalla-morte-il-pittore-simbolista-tra-i-fondatori-della-biennale-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/03\/02\/mario-de-maria-marius-pictor-1852-1924-il-museo-ottocento-di-bologna-celebra-a-cento-anni-dalla-morte-il-pittore-simbolista-tra-i-fondatori-della-biennale-di-venezia\/","title":{"rendered":"Mario De Maria, \u201cMarius Pictor\u201d (1852-1924). Il Museo Ottocento di Bologna celebra a cento anni dalla morte il pittore simbolista, tra i fondatori della Biennale di Venezia."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Mario-De-Maria-la-luna-ritorna0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32355\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Mario-De-Maria-la-luna-ritorna0.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"351\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Mario-De-Maria-la-luna-ritorna0.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Mario-De-Maria-la-luna-ritorna0-300x182.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/a>A cent\u2019anni dalla morte, avvenuta il 18 marzo 1924, il\u00a0<strong>Museo Ottocento Bologna<\/strong>\u00a0celebra la figura del pittore simbolista\u00a0<strong>Mario De Maria<\/strong>, noto anche come \u201c<strong>Marius Pictor<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>La mostra\u00a0<em><strong>Mario De Maria, \u201cMarius Pictor\u201d (1852-1924). Ombra cara<\/strong><\/em>, <strong>in programma dal 21 marzo al 30 giugno 2024 presenta\u00a070 dipinti<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>&#8211;<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>tra capolavori, inediti e opere ritrovate e appositamente restaurate dal Museo Ottocento Bologna &#8211; provenienti da prestigiose istituzioni museali italiane (Gallerie degli Uffizi di Firenze, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano) e da collezioni private nazionali e internazionali.<\/strong><\/p>\n<p>Una mostra antologica significativa &#8211; la prima che tenta di organizzare una disamina della produzione di De Maria &#8211; per conoscere ed approfondire il singolare percorso dell\u2019artista, uomo complesso e tormentato, sodale di Gabriele D\u2019Annunzio, padre del \u201cSimbolismo italiano\u201d o \u201cNaturalismo spiritualista\u201d, e tra i pionieristici fondatori della Biennale di Venezia.<\/p>\n<p>La mostra, a cura di Francesca Sinigaglia, \u00e8 parte del progetto\u00a0<em>Bologna pittrice | Il Lungo Ottocento | 1796 \u2013 1915<\/em>, un\u2019iniziativa<em>\u00a0<\/em>promossa dal Settore Musei Civici Bologna<em>\u00a0<\/em>che coinvolger\u00e0 quindici sedi espositive delineando un percorso nella pittura bolognese dall\u2019et\u00e0 napoleonica all\u2019inizio della Grande Guerra.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/veduta-di-capri.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32356 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/veduta-di-capri.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"456\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/veduta-di-capri.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/veduta-di-capri-300x233.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Ombra cara<\/em>\u00a0\u00e8 strutturata in sette sezioni che ripercorrono la vita di De Maria dagli esordi fino alla morte. Il percorso si delinea come un \u201cracconto\u201d attraverso le parole dell\u2019artista, al centro dei cambiamenti artistici di fine secolo. Le sue parole sono tratte dalle lettere manoscritte che invi\u00f2 all\u2019amico Vittore Grubicy de Dragon, oggi conservate presso l\u2019archivio Grubicy del Mart di Rovereto e dell\u2019archivio De Maria presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia. Attraverso esse, il visitatore potr\u00e0 farsi un\u2019idea della personalit\u00e0 dell\u2019artista, sempre in conflitto con se stesso e con gli altri, ma al tempo stesso \u201craffinato e onesto critico della sua opera\u201d (Sinigaglia).<\/p>\n<p>Il percorso di mostra prende avvio dai primi anni della formazione a Bologna all\u2019esperienza romana con D\u2019Annunzio con l\u2019illustrazione dell\u2019Isaotta Guttadauro, all\u2019analisi del suo personale apporto alla fondazione della Biennale di Venezia (di questo periodo sono esposti diversi capolavori, tra cui il grande dipinto\u00a0<em>La luna che torna sulla madre terra<\/em>,1903, della Fondazione di Venezia): la sua presenza presso la Sala del Sogno e la grande personale del 1909, i legami con il Nord Europa e la pittura di Rembrandt. Una sezione particolare della mostra, la quarta, \u00e8 dedicata alla morte della figlioletta Silvia, con l\u2019opera\u00a0<em>Ombra cara<\/em>\u00a0(1911-1914) realizzata in ricordo dall\u2019amico e collega Vittore Grubicy de Dragon. La mostra si conclude indagando il rapporto tra De Maria e le citt\u00e0 di Asolo e Bologna, con la serie dedicata alla\u00a0<em>Putredine della Casa di Satana<\/em>\u00a0e alle narrazioni macabre della seconda met\u00e0 degli anni dieci del Novecento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/alunna-scaled-e1709414338132.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32354\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/alunna-scaled-e1709414338132.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"615\" \/><\/a>Mario De Maria frequent\u00f2 l\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna per poi trasferirsi a Roma, dove apr\u00ec uno studio in via Margutta. Fu tra gli animatori del gruppo\u00a0<em>In Arte Libertas<\/em>, che vantava, tra i suoi membri, gli artisti pi\u00f9 conosciuti in ambito internazionale del periodo: Giulio Aristide Sartorio, Dante Gabriel Rossetti, Arnold B\u00f6cklin. A Roma entr\u00f2 in contatto anche con il pi\u00f9 importante letterato del secolo: Gabriele D\u2019Annunzio, a cui fu legato da una profonda amicizia e proficue collaborazioni, realizzando il suo capolavoro\u00a0<em>L\u2019alunna\u00a0<\/em>(1886) intonato sui versi di\u00a0<em>Isaotta Guttadauro<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Eliana<\/em>, dai candidi pavoni, finalmente riuniti dopo pi\u00f9 di un secolo. Oltre che da D\u2019Annunzio, De Maria venne sostenuto anche dai critici d\u2019arte Angelo Conti detto \u201cDoctor Mysticus\u201d e Diego Angeli, che lo riteneva il pittore pi\u00f9 rilevante di fine secolo.<\/p>\n<p>Nel 1891 si trasfer\u00ec a Venezia assieme a l\u2019\u00e9lite culturale italiana del circolo dannunziano che sfoci\u00f2 nella creazione della Mostra Inter<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/la-danza-scaled-e1709414558902.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32357 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/la-danza-scaled-e1709414558902.jpg\" alt=\"\" width=\"336\" height=\"579\" \/><\/a>nazionale d\u2019Arte di Venezia nel 1895, di cui De Maria realizz\u00f2 il primo padiglione. Egli fu inoltre l\u2019unico bolognese a far parte della prima commissione giudicatrice della Biennale.<\/p>\n<p>Qui ebbe la possibilit\u00e0 di portare avanti le sue ricerche pittoriche legate al concetto di Simbolismo, spesso approfondito con narrazioni ed episodi della tradizione. Tra queste \u00e8 degna di nota la\u00a0<em>Salom\u00e8<\/em>\u00a0(1890 ca.), opera di grandi dimensioni, recentemente ritrovata, in cui l\u2019artista traspone, in maniera inedita, la storia biblica in una storia popolare, racchiudendo nell\u2019ombra la chiave di lettura dell\u2019intera opera.<\/p>\n<p>De Maria si spostava spesso da Venezia a Brema, in Germania (la moglie Emilia Voigt era infatti tedesca), ebbe quindi l\u2019occasione di approfondire la conoscenza dell\u2019opera di Rembrandt, da cui rimase affascinato, realizzando opere fondamentali come<em>\u00a0Lilienthal<\/em>\u00a0(1901), che immortala uno scorcio di un fiume in un bosco rosso e giallo autunnale che fa da sfondo ad una processione di Cardinali. Da lui considerata uno dei suoi capolavori, l\u2019opera viene ufficialmente presentata al pubblico, in questa mostra, anche in veste di nuova acquisizione del Museo Ottocento Bologna.<\/p>\n<p>In questo periodo si colloca inoltre la triste vicenda familiare che port\u00f2 l\u2019artista sulla soglia della disperazione: la morte della figlia Silvia, di soli sei anni. De Maria non si riprender\u00e0 mai completamente dal lutto, arrivando a sperimentare, nelle sue opere, un Simbolismo dai risvolti sempre pi\u00f9 macabri e drammatici.<\/p>\n<p>Dopo la morte della bambina, l\u2019artista realizz\u00f2 significativi dipinti come la serie de\u00a0<em>La casa di Satana<\/em>, di cui si conoscono varie versioni, in cui, seppur ambientate in luoghi reali come il cortile di una casa veneziana, gli ambienti sono trasfigurati e fanno emergere il senso del Male racchiuso nella realt\u00e0, oppure\u00a0<em>La monaca e il Diavolo<\/em>\u00a0(1922) che racconta la leggenda medievale dell\u2019Arco dello Spavento a Firenze, dove per placare le voglie fameliche di un serpente diavolesco si costitu\u00ec una comunit\u00e0 di religiose preposte a nutrire il mostro con degli innocenti conigli.<\/p>\n<p><strong>Il Simbolismo di Mario De Maria va comunque letto alla luce dell\u2019ambiente culturale italiano proprio del periodo che va dagli ultimi due decenni dell\u2019Ottocento agli anni Venti del Novecento, che vedeva nelle rievocazioni storiche e mitologiche contatti diretti con il divino.<\/strong><\/p>\n<p>De Maria mor\u00ec a Bologna all\u2019Ospedale Maggiore nel 1924. Si narra che il giorno prima di morire egli fugg\u00ec dall\u2019ospedale per ammirare l\u2019ultimo raggio di sole che colpiva la facciata della Basilica di San Petronio. Aveva fondato la Biennale di Venezia, partecipato a dieci edizioni della manifestazione e costruito la Casa dei Tre Oci che esiste ancora oggi, alla Giudecca. Nel 1909 Vittore Grubicy scrisse:\u00a0<em>\u00abGli artisti \u201ca lui solo dedicati<\/em>\u201d<em>, anche con lustro di illustrazioni, si contano a decine con un accordo non solito nel nostro paese. Ne risulta in sostanza che al momento attuale<\/em>\u00a0<em>dell\u2019Arte Italiana non v\u2019\u00e8 nessun altro pittore che possa venir anteposto a Lui\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A cent\u2019anni dalla morte, avvenuta il 18 marzo 1924, il\u00a0Museo Ottocento Bologna\u00a0celebra la figura del pittore simbolista\u00a0Mario De Maria, noto anche come \u201cMarius Pictor\u201d. La mostra\u00a0Mario De Maria, \u201cMarius Pictor\u201d (1852-1924). 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