{"id":32588,"date":"2024-03-26T23:11:58","date_gmt":"2024-03-26T23:11:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32588"},"modified":"2024-03-26T23:12:57","modified_gmt":"2024-03-26T23:12:57","slug":"lart-brut-nella-collezione-decharme-allaccademia-di-francia-a-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/03\/26\/lart-brut-nella-collezione-decharme-allaccademia-di-francia-a-roma\/","title":{"rendered":"L\u2019Art Brut nella Collezione Decharme all\u2019Accademia di Francia a Roma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/wo-lfli-collection-bruno-decharme-e1711494167739.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-32589\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/wo-lfli-collection-bruno-decharme-e1711494167739.jpg\" alt=\"\" width=\"462\" height=\"609\" \/><\/a>L\u2019Accademia di Francia a Roma &#8211; Villa Medici presenta fino al 19 maggio \u00a0la mostra <em>EPOPEE CELESTI<\/em>.<em>\u00a0Art Brut nella collezione Decharme<\/em>, che riunisce una selezione di\u00a0<strong>180 opere<\/strong>\u00a0della collezione di\u00a0<strong>Bruno Decharme<\/strong>, una vera e propria panoramica sull\u2019art<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Tolliver-Collection-Bruno-Decharme-2--e1711494230992.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32590 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/Tolliver-Collection-Bruno-Decharme-2--e1711494230992.jpg\" alt=\"\" width=\"522\" height=\"533\" \/><\/a> brut. Il concetto di art brut \u00e8 attribuito al pittore francese\u00a0<strong>Jean Dubuffet<\/strong>\u00a0(Le\u00a0Havre, 1901 &#8211; Parigi, 1985) che a partire dal 1945 diede vita a una collezione di oggetti e opere realizzati da pazienti di ospedali psichiatrici, detenuti, emarginati, solitari, persone \u201cfuori dal sistema\u201d.\u00a0Questi\u00a0<strong>creatori autodidatti<\/strong>\u00a0producono senza preoccuparsi dello sguardo degli altri e partecipano alla nascita di nuovi linguaggi, invenzioni o tecniche.<\/p>\n<p>Nel libro\u00a0<em>L\u2019Art Brut pr\u00e9f\u00e9r\u00e9 aux arts culturels (L\u2019Art Brut preferita alle arti culturali.\u00a0<\/em>Parigi, Galerie Ren\u00e9 Drouin, 1949), Jean Dubuffet definisce l\u2019art brut come \u201copere eseguite da persone che non possiedono alcuna cultura artistica, in cui quindi il mimetismo, a differenza di quanto accade tra gli intellettuali, ha un ruolo scarso o assente, per cui gli autori si basano solo (\u2026) sul proprio background e non sui clich\u00e9 dell&#8217;arte classica n\u00e9 sull\u2019arte alla moda. Qui assistiamo all&#8217;operazione artistica pura, cruda, reinventata in tutte le fasi dal suo creatore, sulla sola base dei suoi impulsi&#8221;.<br \/>\nL\u2019art brut ha sempre scosso la storia dell\u2019arte e nutrito spiriti refrattari alle regole,\u00a0mettendo in discussione non solo le nozioni tradizionali di arte e creazione ma anche quelle di normale e patologico. Ma chi sono gli artisti di questo particolare genere, testimoni di un altro universo, estranei a movimenti e privi di influenze stilistiche? Si tengono, o vengono tenuti, al di fuori della cultura delle belle arti, dei codici e dei luoghi che la costituiscono: scuole, accademie, musei, fiere\u2026<\/p>\n<p>Se il terreno in cui si muove l\u2019art brut \u00e8 quello dell\u2019\u201cuomo comune all\u2019opera\u201d, come ha affermato Dubuffet, si pu\u00f2 anche sostenere che il destino di costui sia fuori dal comune, caratterizzato da un legame tra la Storia e la vita privata dell\u2019artista, in cui diventa impossibile scindere l\u2019uno dall\u2019altro.<br \/>\nLe opere qualificate come art brut, che costituiscono la collezione di Bruno Decharme e che gli anglosassoni definiscono\u00a0<em><strong>outsider art<\/strong><\/em>, danno prova di notevole creativit\u00e0, in diretto contatto con le anomalie del mondo contemporaneo: guerre, distruzioni, ingiustizie sociali ed economiche, violenza sui minori (Henry Darger), immagini di propaganda e di regimi oppressivi (Ramon Losa, L\u00e1zaro<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/darger-recto-collection-bruno-decharme-e1711494325636.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-32592\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/darger-recto-collection-bruno-decharme-e1711494325636.jpg\" alt=\"\" width=\"399\" height=\"553\" \/><\/a> Antonio Mart\u00ednez Dur\u00e1n, Alexander Lobanov).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/lesage-collection-bruno-decharme-e1711494285233.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-32591 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/lesage-collection-bruno-decharme-e1711494285233.jpg\" alt=\"\" width=\"416\" height=\"582\" \/><\/a>A volte, l\u2019isolamento, la reclusione o l\u2019esilio spingono l\u2019artista a rifugiarsi in un\u2019esplorazione fantastica dell\u2019universo (Adolf W\u00f6lfli), a reinventare un mondo parallelo (Alo\u00efse Corbaz), o a evocare spiriti, fantasmi, creature ibride e bestie mostruose che non hanno mai smesso di popolare il nostro inconscio collettivo.<\/p>\n<p>Figure antropomorfe, geografie intime, disegni talismano, mappe mentali, templi indiani e architetture barocche compongono questo viaggio ai margini raccontato nella mostra. Ai confini dell\u2019immaginario, persi nella realt\u00e0, bagnati di stelle, gli \u201coutsider\u201d ridisegnano costantemente i contorni di un universo che inventano a poco a poco. Con le sole bussole della libert\u00e0 e dell\u2019alterit\u00e0, raccolgono, accumulano, riempiono, decifrano, scuriscono, distorcono, amplificano, riordinano, costruiscono. Si imbarcano senza filtri in grandi epopee celesti. L\u2019ossessione e la perseveranza del collezionista Bruno Decharme, che ha dedicato la sua vita a costruire passo dopo passo una delle pi\u00f9 importanti collezioni di art brut a livello internazionale, ci invita a mettere in discussione le nostre certezze per provare a rivolgere uno sguardo benevolo sul concetto stesso di creazione, avanzando l\u2019idea che creare un mondo sia creare un\u2019opera.<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><strong>Gustavo Giacosa,\u00a0<\/strong><em><strong>Notes pour une histoire de l\u2019art brut en Italie (Note per una storia dell\u2019art brut in Italia)<\/strong><\/em><br \/>\n<strong>Dal catalogo della mostra: \u00a0<\/strong> \u201cSe la storia dell\u2019arte italiana \u00e8 segnata dalla presenza di artisti geniali, non sorprende che la devozione quasi religiosa per la bellezza delle loro opere ci abbia impedito di volgere lo sguardo verso un\u2019arte proveniente dai margini, radicalmente estranea ai loro canoni estetici.\u00a0\u00a0Tra le possibili chiavi di lettura, possiamo scegliere quella che lega l\u2019art brut al contesto della storia italiana attraverso due momenti chiave: prima la nascita dei dispositivi e delle istituzioni psichiatriche, poi la loro messa in discussione e abrogazione. [\u2026] Nel nostro Paese l\u2019\u201carte dei pazzi\u201d raccolta da Jean Dubuffet aveva il suo equivalente nella cosiddetta\u00a0<em>arte pazzesca,<\/em>\u00a0come la definiva l\u2019antropologo criminale Cesare Lombroso. Nelle carceri torinesi e negli ospedali psichiatrici del XIX secolo, egli raccolse oggetti e documenti che lo aiutarono a consolidare la sua tesi sull\u2019uomo criminale e la devianza innata. [\u2026]<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/anonyme-collection-bruno-decharme-e1711494374581.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-32593\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/anonyme-collection-bruno-decharme-e1711494374581.jpg\" alt=\"\" width=\"382\" height=\"477\" \/><\/a>Nei primi decenni del XX secolo non fu solo chi era recluso nei manicomi e nelle carceri a creare queste opere, ma anche artisti disinteressati al riconoscimento ufficiale da parte del mondo dell\u2019arte, [come Simon Rodia]. (\u2026) Nel 1959, alla Galleria d\u2019Arte moderna di Verona, furono esposti<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/affiche-expo-zoom-corbaz-collection-bruno-decharme-1-1200x560-1-e1711494406499.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-32594 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/affiche-expo-zoom-corbaz-collection-bruno-decharme-1-1200x560-1-e1711494406499.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"187\" \/><\/a> per la prima volta in Italia lavori di Adolf W\u00f6lfli e Alo\u00efse Corbaz, accanto a opere provenienti dall\u2019atelier dell\u2019ospedale psichiatrico di San Giacomo alla Tomba. [\u2026] Il grande interesse per il legame tra\u00a0<em>espressione artistica<\/em>\u00a0e<em>terapia psichiatrica<\/em>\u00a0si manifest\u00f2 tra il 1950 e il 1970 con il proliferare di laboratori in cui venivano proposte diverse attivit\u00e0 artistiche a scopo esplicitamente curativo e in una prospettiva riabilitativa. \u00a0\u00c8 in questo clima di rispettosa attenzione all\u2019espressione degli altri che ha potuto lavorare pienamente Carlo Zinelli, il primo artista italiano rappresentato nella Collection de l\u2019Art Brut di Losanna.\u00a0\u00a0A partire dal 1978, con la promulgazione della legge 180 e la trasformazione di quelli che erano ospedali psichiatrici in strutture aperte, si sono moltiplicati i laboratori creativi. [\u2026]\u00a0Oggi\u00a0in Italia si percepisce un aumento della sensibilit\u00e0 per l\u2019art brut, grazie a importanti mostre come \u201cThe Museum of Everything\u201d, tenutasi alla Pinacoteca Agnelli di Torino nel 2010, o il \u201cPalazzo enciclopedico\u201d della Biennale di Venezia del 2014, ma anche grazie ai lavori di ricerca sul campo.\u00a0[\u2026]\u00a0Senza aspettare il riconoscimento delle istituzioni culturali, due importanti collezioni private hanno recentemente aperto spazi espositivi e di studio: la Casa dell\u2019Art Brut, a Mairano di Casteggio, e SIC12 artstudio, a Roma.\u00a0[\u2026]\u00a0\u00a0La mostra\u00a0<em>Epopee Celesti<\/em>\u00a0a Villa Medici ne \u00e8 un\u2019ulteriore prova. Contribuisce ad ampliare le nostre prospettive, a indicarci percorsi liberi, gratuiti e disinteressati, sempre controcorrente rispetto alla mercificazione dell\u2019arte globalizzata.\u201d<\/p>\n<p><strong>La collezione Decharme<\/strong>. Questa collezione, avviata alla fine degli anni \u201970 e divenuta oggi un punto di riferimento, riunisce quattrocento importanti artisti dell\u2019art brut dal XVIII secolo ai giorni nostri. Nel 1999 Bruno Decharme fonda l\u2019associazione abcd (art brut connaissance &amp; diffusion), un laboratorio di ricerca diretto da Barbara Safarova, il cui lavoro si concretizza nell\u2019organizzazione di mostre, nella pubblicazione di libri e nella produzione di film. Una parte di questa collezione, conservata dalla sua famiglia, \u00e8 presentata nella mostra\u00a0<em>Epopee Celesti<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019Accademia di Francia a Roma &#8211; Villa Medici presenta fino al 19 maggio \u00a0la mostra EPOPEE CELESTI.\u00a0Art Brut nella collezione Decharme, che riunisce una selezione di\u00a0180 opere\u00a0della collezione di\u00a0Bruno Decharme, una vera e propria panoramica sull\u2019art brut. Il concetto di art brut \u00e8 attribuito al pittore francese\u00a0Jean Dubuffet\u00a0(Le\u00a0Havre, 1901 &#8211; Parigi, 1985) che a partire dal 1945 diede vita a una collezione di oggetti e opere realizzati da pazienti di ospedali psichiatrici, detenuti, emarginati, solitari, persone \u201cfuori dal sistema\u201d.\u00a0Questi\u00a0creatori autodidatti\u00a0producono senza preoccuparsi dello sguardo degli altri e partecipano alla nascita di nuovi linguaggi, invenzioni o tecniche. 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