{"id":32624,"date":"2024-03-30T22:19:53","date_gmt":"2024-03-30T22:19:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32624"},"modified":"2024-03-30T22:19:53","modified_gmt":"2024-03-30T22:19:53","slug":"la-deposizione-di-rosso-fiorentino-torna-a-sansepolcro-dopo-il-restauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/03\/30\/la-deposizione-di-rosso-fiorentino-torna-a-sansepolcro-dopo-il-restauro\/","title":{"rendered":"La Deposizione di Rosso Fiorentino torna a Sansepolcro dopo il restauro"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/2.-e1711836739396.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-32625\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/2.-e1711836739396.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"762\" \/><\/a>Ha fatto ritorno a Sansepolcro la preziosa pala della Deposizione di Cristo, capolavoro cinquecentesco di Rosso Fiorentino, che aveva lasciato sette anni fa il capoluogo valtiberino per essere sottoposto a un importante restauro divenuto ormai improrogabile, affidato all\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nato il restauro<\/strong>. Il progetto per il restauro della tavola di Rosso Fiorentino nasce in occasione della grande mostra \u201cPontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della \u2018maniera\u2019\u201d ospitata nel 2014 a Palazzo Strozzi a Firenze. In tale occasione, la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro con la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo facevano notare la grande sofferenza della pellicola pittorica. La principale criticit\u00e0 era dovuta ai numerosissimi sollevamenti diffusi sull\u2019intera superficie, causati dall\u2019estrema rigidit\u00e0 del supporto ligneo, rigidit\u00e0 dovuta a un precedente intervento di restauro, avvenuto probabilmente tra la fine del \u2018700 e l\u2019inizio dell\u2019800 dopo il terremoto che colp\u00ec Sansepolcro nel 1789. Infatti a seguito di questa calamit\u00e0 furono aggiunte cinque traverse in legno di pioppo avvitate sul supporto, che hanno ostacolato i naturali movimenti del legno, e le forze cos\u00ec scaturite si sono ripercosse sul fronte del dipinto creando i sollevamenti. Al termine della mostra l\u2019opera fece ritorno a Sansepolcro nel 2015 e grazie alla disponibilit\u00e0 dell\u2019Opificio delle Pietre Dure a far eseguire il restauro nei propri laboratori e alla volont\u00e0 manifestata dall\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi, furono avviate dalla Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo le procedure tra le istituzioni coinvolte. Il 20 gennaio 2016 il delicato dipinto fu movimentato in sicurezza presso il laboratorio di restauro della Fortezza da Basso di Firenze.<\/p>\n<p><strong>Il restauro.<\/strong> Come consueto per l\u2019Opificio l\u2019intervento \u00e8 stato preceduto da una diagnostica completa ed approfondita che ha permesso di conoscere tecniche esecutive e materiali presenti, tanto originali che di restauro.<br \/>\nIn primo luogo si \u00e8 intervenuti sulla struttura, con la rimozione meccanica dell\u2019ammannitura e delle cinque traverse non originali. Dopo aver completato il risanamento del tavolato le due traverse originali sono state rifunzionalizzate mediante un sistema a molle che asseconda, controllandoli, i naturali movimenti del legno. Si \u00e8 poi proceduto al restauro degli strati pittorici. Prima di poter effettuare la fermatura del colore \u00e8 stata necessaria una prima pulitura degli spessi strati di vernice non originale. Conclusa la fermatura la pulitura, complessa e delicata, \u00e8 stata condotta a pi\u00f9 riprese: l\u2019opera presentava molte patinature, ridipinture a coprire una superficie molto compromessa in quanto abrasa da puliture aggressive di antichi restauri (le abrasioni interessavano pi\u00f9 di \u00bc della superficie pittorica); erano presenti anche molte sgocciolature e ritocchi alterati. Le lacune, dovute per la maggior parte a pratiche devozionali, non erano fortunatamente di grandi dimensioni e comunque compromettevano parti figurative importanti. Su di esse, dopo aver effettuato la stuccatura e il ricollegamento materico della superficie, \u00e8 stata eseguita l\u2019integrazione cromatica mediante selezione, mentre le diffuse abrasioni sono state abbassate di tono mediante leggere velature.<br \/>\nIl restauro, le cui tempistiche sono state dettate oltre che dalla complessit\u00e0 dell\u2019intervento anche e soprattutto dalla pandemia, si \u00e8 concluso nel maggio 2023.<\/p>\n<p>\u201cIl complesso intervento di restauro ha permesso di restituire la completa leggibilit\u00e0 a un testo fondamentale nello svolgimento della pittura della prima Maniera italiana \u2013 spiega Sandra Rossi,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/1.-e1711836774881.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-32626 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/1.-e1711836774881.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"781\" \/><\/a> Direttore del Settore di restauro dei dipinti mobili, Opificio delle Pietre Dure -. Le indagini sulla tecnica pittorica dell\u2019artista ne hanno, infatti, rivelato l\u2019espressivit\u00e0 e la modernit\u00e0 fuori dal comune: una pennellata caratterizzata da un tratteggio incrociato continuamente spezzato, quasi grafico. Sono emersi, inoltre, interessanti dettagli operativi come l\u2019utilizzo della tecnica detta \u2018al risparmio\u2019 che, lasciando intenzionalmente a vista il fondo cromatico bruno, lo rende elemento figurativo. Il restauro ha, infine, svelato commoventi dettagli, come la presenza di una piccola margherita in primo piano, da tempo non pi\u00f9 visibili a causa delle precarie condizioni di conservazione della pellicola pittorica\u201d. <strong>\u201c\u00c8 un momento di grande soddisfazione \u2013 dice mons. Andrea Migliavacca\u00a0 vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro \u2013 il ritorno a Sansepolcro della Deposizione di Cristo di Rosso Fiorentino perch\u00e9 \u00e8 il frutto di un lavoro in sinergia di diversi enti, in particolare l\u2019Opificio delle Pietre Dure, la Soprintendenza, il Comune di Sansepolcro, la Diocesi, la parrocchia, l\u2019associazionismo e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questo evento e di questo recupero. \u00c8 motivo di soddisfazione e anche significativo perch\u00e9 viene ricollocato in prossimit\u00e0 della Settimana Santa che ci prepara a vivere il mistero di Cristo morto e risorto. Questo dipinto presentandoci proprio la deposizione di Cristo \u00e8 un grande<\/strong> <strong>invito a riscoprire la bellezza dell\u2019arte nella nostra Diocesi e insieme a viverla come proposta di meditazion<\/strong>e\u201d. \u201cSansepolcro \u2013 dice Emanuela Daffra, Soprintendente dell\u2019Opificio delle Pietre Dure \u2013 nonostante le perdite subite nel corso del tempo, ha ancora la fortuna di custodire uno straordinario patrimonio di opere d\u2019arte collocate nei luoghi per le quali furono pensate. Non \u00e8 scontato e spiega la particolare soddisfazione nel vedere nuovamente la tavola di Rosso all\u2019interno della sua cornice settecentesca, a suggello di una collaborazione con l\u2019Opificio delle Pietre Dure ormai \u2018storica\u2019 per continuit\u00e0 e qualit\u00e0 di risultati, come mostrano i casi pierfrancescani del Polittico della Misericordia e della Resurrezione\u201d.<br \/>\n\u201cQuesto episodio \u2013 commenta Gabriele Nannetti, Soprintendente alle Belle Arti, Archeologia e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo \u00e8 la conferma di un modello virtuoso di interazione tra gli uffici della diocesi e quelli del Ministero della cultura, sia per quanto riguarda la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo, ma anche per quanto riguarda l\u2019Opificio delle Pietre Dure che opera su tutto il territorio nazionale e che ha sede a Firenze, il risultato si \u00e8 raggiunto anche grazie a un percorso condiviso e accompagnato in tutte le sue fasi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Altri lavori<\/strong>.\u00a0 Gi\u00e0 nel 2022, grazie al contributo dei fondi 8\u00d71000 della Conferenza Episcopale Italiana la Diocesi aveva investito circa 7mila euro nella chiesa di San Lorenzo in Sansepolcro \u2013 la sede dove \u00e8 custodito da secoli \u2013 per la realizzazione di un moderno impianto antintrusione e di videosorveglianza di ultima generazione. Contestualmente, per completare le verifiche sulla sicurezza della chiesa \u2013 dove l\u2019opera avrebbe fatto ritorno \u2013 veniva fatta istanza all\u2019Opificio delle Pietre Dure per la collaborazione con il Laboratorio di Climatologia e Conservazione preventiva; il laboratorio installava tre sonde per la rilevazione e la registrazione dei parametri termoigrometrici nell\u2019arco dei dodici mesi.<\/p>\n<p>\u201cLe mostre d\u2019arte quando sono di alto valore scientifico diventano iniziative molto importanti \u2013 dice Serena Nocentini, dell\u2019Ufficio diocesano per i Beni Culturali -. Esse sono da considerare grandi eventi anche per la vita culturale della Diocesi e non solo della comunit\u00e0 civile. Proprio in occasione della mostra ospitata a Palazzo Strozzi e in sinergia con la nostra Soprintendenza, \u00e8 nata questa prestigiosa collaborazione con l\u2019Opificio delle Pietre Dure. Grazie alla loro dedizione e all\u2019altrettanta maestria \u00e8 stato permesso di restituire alla comunit\u00e0 la bellezza e la forza espressiva di questa inestimabile opera. La Deposizione di Rosso Fiorentino \u00e8 tra i capolavori pi\u00f9 ammirati e studiati nella nostra Diocesi, ma prima di tutto usando le parole di san Giovanni Paolo II in merito all\u2019arte sacra \u2018\u00e8 esperienza di universalit\u00e0. Non pu\u00f2 essere solo oggetto o mezzo. \u00c8 parola primitiva, nel senso che viene prima e sta al fondo di ogni altra parola\u2019. E proprio per questo, la nostra pi\u00f9 grande gioia \u00e8 che l\u2019opera sia tornata nella sua chiesa originaria, perch\u00e9 quando vi sono le condizioni, le opere sacre devono restare nel loro contesto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il pavimento e la cornice.<\/strong> Nel frattempo, in molti, a Sansepolcro, si erano fatti portavoce dell\u2019esigenza di intervenire sul pavimento della chiesa, realizzato negli anni \u201960 con piastrelle in ceramica blu. Per assecondare questa richiesta, la Diocesi si \u00e8 attivata per la progettazione e per richiesta di autorizzazione presso la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo per l\u2019Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio, del nuovo pavimento in cotto, il cui costo, 36.300 euro, \u00e8 stato coperto per tre quarti con le risorse rinvenienti dagli oneri di urbanizzazione destinati agli edifici di culto e, per la quota rimanente, circa 8mila euro, attraverso iniziative di auto finanziamento di cui si \u00e8 fatta promotrice la parrocchia del Duomo di Sansepolcro e alcune associazioni cittadine (Compagnia Artisti e Vivere a Sansepolcro, Rotary Club Sansepolcro, Lions Club Sansepolcro, Caserma Archeologica, Amici del Poliedro, Associazione Campanari, Gruppo Luned\u00ec d\u2019Estate, Gruppo Cavalieri del Trebbio, Teatro Popolare, Volontariato San Lorenzo, Gruppo Filarmonica e alcuni privati). I lavori sono stati diretti dall\u2019architetto Andrea Mariottini con la collaborazione di David Tripponcini e realizzati dall\u2019impesa Stema di Nako Nasi. Sono state utilizzate pianelle delle Badie di Montefioralle lavorate artigianalmente acquistate dalla ditta Giorni Aldo che si ringrazia per la sponsorizzazione tecnica. Inoltre, con l\u2019autorizzazione della Soprintendenza, e sempre con il contributo della comunit\u00e0 locale \u00e8 stata eseguita, a opera di Rossana Parigi, la manutenzione della cornice e delle decorazioni in gesso dell\u2019altare maggiore che racchiude la Pala di Rosso Fiorentino.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/4.-e1711836814103.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-32627\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/03\/4.-e1711836814103.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"871\" \/><\/a>\u201cFinalmente si riapriranno le porte dell\u2019antica chiesa di San Lorenzo \u2013 dice mons. Giancarlo Rapaccini, parroco della Concattedrale di Sansepolcro -. I cittadini e i turisti potranno finalmente ammirare il nuovo pavimento in cotto artigianale dell\u2019Impruneta e soprattutto estasiarsi dinanzi al meraviglioso dipinto della Deposizione di Cristo. Un\u2019opera di straordinario valore artistico restaurata dall\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Un ritorno attesissimo da tutti i biturgensi. \u00c8 stato emozionante vedere come tante associazioni della citt\u00e0 si sono adoperate per reperire i fondi necessari per ridare una degna collocazione al dipinto. La parrocchia, e io personalmente, ci siamo fatti promotori di tale iniziativa senza trovare resistenza. \u00c8 stato bello lavorare cos\u00ec, tutti insieme, per arricchire la nostra citt\u00e0. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno contribuito, con la speranza di continuare per altri interventi. Chi viene a Sansepolcro, citt\u00e0 di Piero della Francesca, deve riempirsi gli occhi di bellezza. E ripartire con il proposito di ritornare\u201d.<\/p>\n<p><strong>La nuova illuminazione. <\/strong>\u00a0Grazie al fondamentale contributo dell\u2019Amministrazione comunale di Sansepolcro si \u00e8 provveduto al rifacimento dell\u2019illuminazione; quest\u2019ultima, difatti, per quanto risalente a non molti anni fa, si era dimostrata inadatta per l\u2019adeguata lettura del dipinto: si \u00e8 cos\u00ec costituito un tavolo tecnico tra Diocesi, Parrocchia e Amministrazione comunale per predisporre il nuovo sistema illuminotecnico affidato alla ditta Opera.<\/p>\n<p>\u201cIl ritorno dell\u2019opera rappresenta un grande evento per l\u2019Amministrazione comunale e per l\u2019intera comunit\u00e0 \u2013 dichiara Fabrizio Innocenti, sindaco di Sansepolcro -. Si tratta indubbiamente di una splendida realt\u00e0, quella di poter nuovamente ammirare l\u2019opera di Rosso Fiorentino alle nostre latitudini dopo il delicato intervento di restauro che l\u2019ha riguardata. Colgo l\u2019occasione per ringraziare la Diocesi, il costante impegno di monsignor Giancarlo Rapaccini, il generoso contributo delle associazioni cittadine. Anche il Comune ha fatto la sua parte, destinando la somma di 15mila euro per la corretta illuminazione del dipinto. La Deposizione di Rosso Fiorentino sar\u00e0 cos\u00ec nuovamente fruibile in tutta la sua bellezza e nel suo fascino evocativo, un arricchimento ulteriore al prezioso patrimonio artistico che custodiamo in citt\u00e0 e che fa parte del nostro Museo diffuso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Notizie storiche<\/strong>. <strong>La Deposizione di Sansepolcro \u00e8 tra i capolavori di Giovan Battista di Jacopo, detto il Rosso Fiorentino (Firenze, 8 marzo 1494 \u2013 Fontainebleau, 14 novembre 1540). L\u2019opera fu eseguita a Sansepolcro dove l\u2019artista, fuggito nel 1527 dal Sacco di Roma, aveva trovato rifugio. Secondo il celebre biografo delle Vite, Giorgio Vasari, egli ricevette questa preziosa occasione di lavoro alla generosa rinuncia del pittore biturgense Raffaellino del Colle che, in un primo tempo, aveva ricevuto l\u2019incarico per il dipinto dalla Compagnia di Santa Croce \u201cacci\u00f2 che in quella citt\u00e0 rimanesse qualche reliquia di suo\u201d; ma anche grazie alle raccomandazioni del vescovo Leonardo Tornabuoni, cui il pittore era legato da vincoli professionali e di amicizia. Il Rosso aveva gi\u00e0 rappresentato il tema della Deposizione nella bella tavola di Volterra (1521), ma la critica riconosce nell\u2019esemplare di Sansepolcro una pi\u00f9 cupa drammaticit\u00e0 che lo spinge a ricorrere perfino al grottesco, come nella mostruosa figura a lato della scala. Siamo di fronte a un\u2019opera di eccezionale forza espressiva, che rivela una religiosit\u00e0 personale intensa, segnata dalla nascente Controriforma e dalla gravit\u00e0 dei tempi, che vedono la stessa Roma in bal\u00eca delle milizie e delle bande dei regnanti; nonch\u00e9 a un esempio tra i pi\u00f9 illustri del legame con Roma \u2013 e dunque degli esempi figurativi moderni quali le opere ultime di Raffaello e della sua scuola, o la potenza cromatica e le torniture poderose degli affreschi della Sistina realizzati da Michelangelo \u2013 dei territori della Valtiberina.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ha fatto ritorno a Sansepolcro la preziosa pala della Deposizione di Cristo, capolavoro cinquecentesco di Rosso Fiorentino, che aveva lasciato sette anni fa il capoluogo valtiberino per essere sottoposto a un importante restauro divenuto ormai improrogabile, affidato all\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze. 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