{"id":32659,"date":"2024-04-03T21:05:52","date_gmt":"2024-04-03T21:05:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32659"},"modified":"2024-04-03T21:05:52","modified_gmt":"2024-04-03T21:05:52","slug":"pino-pascali-lartista-esibizionista-esploratore-di-scultura-e-natura-in-mostra-alla-fondazione-prada-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/04\/03\/pino-pascali-lartista-esibizionista-esploratore-di-scultura-e-natura-in-mostra-alla-fondazione-prada-di-milano\/","title":{"rendered":"Pino Pascali l\u2019artista esibizionista esploratore di  scultura e natura in mostra  alla Fondazione Prada di Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/1-FP-Pino-Pascali-Foto-Andrea-Taverna-1-1068x705-1-e1712177812657.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-32660\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/1-FP-Pino-Pascali-Foto-Andrea-Taverna-1-1068x705-1-e1712177812657.jpg\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"375\" \/><\/a>Fondazione Prada presenta un\u2019ampia retrospettiva dedicata all\u2019artista italiano\u00a0Pino Pascali\u00a0che si tiene a Milano dal 28 marzo al 23 settembre 2024. A cura di Mark Godfrey, la mostra si divide in quattro sezioni,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/3-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-1-696x459-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32661 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/3-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-1-696x459-1.jpg\" alt=\"\" width=\"586\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/3-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-1-696x459-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/3-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-1-696x459-1-300x198.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 586px) 100vw, 586px\" \/><\/a> ciascuna delle quali propone una precisa prospettiva sulla produzione di Pascali, e si sviluppa in tre edifici della sede di Milano: il Podium, la galleria Nord e la galleria Sud. Concepito da 2&#215;4, il percorso allestitivo include quarantanove opere di Pino Pascali provenienti da musei italiani e internazionali e da prestigiose collezioni private; nove lavori di artisti del secondo dopoguerra; una selezione di fotografie e un video che ritraggono l\u2019artista con le sue opere<\/strong>.<br \/>\nNato a Bari nel 1935, Pino Pascali si trasferisce a Roma nel 1955 per studiare scenografia presso l\u2019Accademia di Belle Arti. Lavora come aiuto scenografo in diverse produzioni televisive Rai e collabora come designer e scenografo per il cinema e per alcune agenzie pubblicitarie. Nel 1965 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nel 1968 muore tragicamente in un incidente in moto all\u2019et\u00e0 di trentadue anni, nello stesso anno della sua presentazione monografica alla Biennale d\u2019Arte di Venezia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/4-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-696x463-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32662\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/4-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-696x463-1.jpg\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/4-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-696x463-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/4-FP-Pino-Pascali-Foto-Claudio-Abate-696x463-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 569px) 100vw, 569px\" \/><\/a>Nonostante la breve carriera, Pino Pascali ha contribuito in modo significativo agli sviluppi della scena artistica italiana e internazionale del secondo dopoguerra. L\u2019intento di questa mostra \u00e8 approfondire il carattere innovativo della sua opera, specialmente in relazione alla produzione scultorea, che negli ultimi cinquant\u2019anni ha avuto un impatto fondamentale su diverse generazioni di artisti e critici e continua ad attirare l\u2019attenzione del pubblico internazionale.<\/p>\n<p><strong>Come scrive Mark Godfrey nel testo pubblicato in catalogo, \u201cPascali ha esplorato il rapporto tra scultura ed elementi di scena e ha contrapposto scultura e oggetti d\u2019uso. Ha creato opere che da lontano sembrano dei ready-made, ma che a uno sguardo ravvicinato si rivelano essere realizzate con materiali di recupero.<\/strong> Si interrogava sulle potenzialit\u00e0 di una scultura \u2018finta\u2019 o \u2018simulata\u2019. Intitolava le opere come fossero corpi solidi, strizzando l\u2019occhio al suo pubblico, a sua volta consapevole che si trattava di volumi vuoti. Usava elementi naturali come la terra e l\u2019acqua insieme a materiali da costruzione come l\u2019eternit, e divideva i suoi mari e campi in unit\u00e0 modulari. Portava in studio nuovi prodotti di consumo e tessuti sintetici per creare animali, trappole e ponti. E se la complessit\u00e0 del suo approccio alla scultura \u00e8 indiscutibile, il fattore che rende la sua pratica artistica cos\u00ec geniale e originale \u00e8 un altro. <strong>Pascali \u00e8 un artista sempre attuale perch\u00e9 era un \u2018esibizionista\u2019. [&#8230;] Pascali comprendeva che gli artisti del dopoguerra dovevano dedicare altrettante energie<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/12-FP-Pino-Pascali-696x696-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32663 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/12-FP-Pino-Pascali-696x696-1.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"572\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/12-FP-Pino-Pascali-696x696-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/12-FP-Pino-Pascali-696x696-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/12-FP-Pino-Pascali-696x696-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 572px) 100vw, 572px\" \/><\/a> all\u2019attivit\u00e0 espositiva quante quelle dedicate a rifinire le opere in studio\u201d. Essere un esibizionista significava \u201cinnanzitutto creare con le proprie opere ambienti coinvolgenti seppur temporanei, ambienti che fossero pi\u00f9 della somma delle loro parti\u201d. <\/strong>In\u00a0secondo luogo, \u201cl\u2019esibizionista doveva procurarsi quante pi\u00f9 occasioni espositive possibili e poi assumerne il controllo\u201d. Terzo, \u201cl\u2019esibizionista riconosceva l\u2019importanza di avere immagini della mostra prima e dopo l\u2019allestimento\u201d. Quarto, \u201cl\u2019esibizionista doveva infondere nuova linfa alla sua opera per ogni mostra, e soprattutto doveva cambiare radicalmente l\u2019approccio alla realizzazione di ogni progetto espositivo\u201d. Tutti questi elementi sono rintracciabili\u00a0nella folgorante carriera di Pascali. \u00a0 Il piano terra e il primo piano del Podium ospitano la prima sezione del progetto espositivo, che approfondisce il modo in cui l\u2019artista, nel corso di cinque mostre personali, ha creato ambienti immaginari senza limitarsi a selezionare opere dal suo studio. Le stanze che simulano le dimensioni spaziali originali delle gallerie in cui Pascali ha esposto permettono ai visitatori di sperimentare le modalit\u00e0 allestitive non convenzionali utilizzate dall\u2019artista. Questi volumi ricostruiscono gli ambienti creati per la sua prima personale alla Galleria La Tartaruga (Roma, 1965) con due serie che includono, da un lato, Primo piano labbra e La gravida o Maternit\u00e0, e dall\u2019altro Colosseo, Ruderi sul prato e Muro di pietra. La mostra alla Galleria Sperone di Torino del 1966 \u00e8 presentata con la serie delle \u201cArmi\u201d e quelle per la Galleria L\u2019Attico del 1966 e 1968 con la serie degli \u201cAnimali\u201d, Botole ovvero Lavori in corso e sculture di lana, tra cui Trappola. Le opere per la presentazione monografica alla Biennale d\u2019Arte (Venezia, 1968) includono Cesto, Contropelo, Pelo, Ponte levatoio e Solitario. La seconda sezione \u00e8 dedicata ai materiali naturali e industriali impiegati da Pascali, approfondendone la provenienza, l\u2019impiego in ambito commerciale, l\u2019uso fatto dagli altri artisti e la loro trasformazione nel tempo. I visitatori attraversano diverse aree, ciascuna delle quali si concentra su uno specifico materiale come tela, tintura, terra, eternit, pelliccia sintetica, lana d\u2019acciaio, gommapiuma, parti di automobili, fieno e scovoli. Le opere chiave Barca che affonda (1966), Campi arati e canali di irrigazione (1967), Pelle conciata (1968) e L\u2019Arco di Ulisse (1968) sono affiancate da riviste e cataloghi degli anni Sessanta e da video, realizzati appositamente per la mostra, in cui alcuni restauratori spiegano le caratteristiche, il contesto e le problematiche di conservazione dei materiali con i quali l\u2019artista ha sperimentato nel corso della sua carriera.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/13-FP-Pino-Pascali-696x464-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32664\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/13-FP-Pino-Pascali-696x464-1.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/13-FP-Pino-Pascali-696x464-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/13-FP-Pino-Pascali-696x464-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/a>La terza sezione si snoda nella galleria Nord e testimonia il contributo fondamentale di Pascali in occasione di tre mostre collettive fondamentali: \u201cFuoco Immagine Acqua Terra\u201d, a cura di Alberto Boatto e Maurizio Calvesi presso L\u2019Attico (Roma, 1967); Cinqui\u00e8me Biennale de Paris: Manifestation Biennale et Internationale des Jeunes Artistes, a cura di Jacques Lassaigne presso il Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de la Ville de Paris (Parigi, 1967); e \u201cArte Povera\u201d a cura di German<\/strong>o Celant presso la Galleria de Foscherari (Bologna, 1968). Questa parte include quattro tra le pi\u00f9 note opere di Pascali: Ricostruzione del dinosauro (1966), 1 metro cubo di terra (1967), 9 mq di pozzanghere (1967) e Fiume con foce tripla (1967), poste in dialogo con lavori cruciali di altri artisti che hanno esposto insieme a lui, come Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Mario Ceroli, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Gianni<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/14-FP-Pino-Pascali-696x895-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32665 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/14-FP-Pino-Pascali-696x895-1.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"728\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/14-FP-Pino-Pascali-696x895-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/14-FP-Pino-Pascali-696x895-1-233x300.jpg 233w\" sizes=\"(max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/><\/a> Piacentino e Michelangelo Pistoletto. Nella galleria Sud, la quarta sezione investiga le modalit\u00e0 con cui Pascali appariva insieme alle sue sculture in fotografie storiche scattate da Claudio Abate, Ugo Mulas e Andrea Taverna e nel video in 16mm SKMP2 (1968), girato da Luca Maria Patella. Quattro opere \u2013 32 mq di mare circa (1967), Vedova blu (1968), Cinque bachi da setola e un bozzolo (1968) e Cavalletto (1968) \u2013 sono affiancate a quattro gigantografie delle dimensioni di un cartellone pubblicitario. Come scrive Godfrey: \u201cQuelle immagini non erano documentazioni di performance n\u00e9 istruzioni su come interagire con le opere. Assolvevano principalmente a due funzioni. In primo luogo, erano materiali promozionali, dato che i redattori iconografici, nel decidere come illustrare le pubblicazioni, trovavano quelle immagini pi\u00f9 intriganti degli scatti formali e composti che documentavano le mostre di altri artisti. In secondo luogo, suggerivano spunti al pubblico di Pascali che, vedendo quelle fotografie, avrebbe avuto un\u2019idea di come rapportarsi a una mostra in modo insolitamente inventivo e ludico\u201d.<\/p>\n<p>Un catalogo illustrato accompagna la mostra \u201cPino Pascali\u201d. Con il progetto grafico di Joseph Logan, la pubblicazione edita da Fondazione Prada include un\u2019introduzione di Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un saggio del curatore Mark Godfrey, testi degli autori, storici dell\u2019arte e curatori internazionali Val\u00e9rie Da Costa, Michele D\u2019Aurizio, Eva Fabbris, Pia Gottschaller, Teresa Kittler e dell\u2019artista Peter Fischli, oltre a ristampe di interviste e saggi di critici d\u2019arte come Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Maurizio Fagiolo, Carla Lonzi, Filiberto Menna, Carlo Franza,\u00a0 Sandra Pinto, Vittorio Brandi Rubiu, Lorenza Trucchi, Cesare Vivaldi e Marisa Volpi Orlandini.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fondazione Prada presenta un\u2019ampia retrospettiva dedicata all\u2019artista italiano\u00a0Pino Pascali\u00a0che si tiene a Milano dal 28 marzo al 23 settembre 2024. 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