{"id":32777,"date":"2024-04-14T17:12:48","date_gmt":"2024-04-14T17:12:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=32777"},"modified":"2024-04-14T17:12:48","modified_gmt":"2024-04-14T17:12:48","slug":"le-impronte-del-terzo-millennio-dellartista-tony-tedesco-alla-fondazione-atm-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/04\/14\/le-impronte-del-terzo-millennio-dellartista-tony-tedesco-alla-fondazione-atm-di-milano\/","title":{"rendered":"Le \u201cImpronte del terzo millennio\u201d dell\u2019artista Tony Tedesco alla Fondazione ATM di Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-giallo-turchese-luna-e1713114395359.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32778\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-giallo-turchese-luna-e1713114395359.jpg\" alt=\"\" width=\"396\" height=\"385\" \/><\/a>Tre pilastri dell\u2019arte del secondo Novecento sono stati Lucio Fontana, Piero Manzoni e Arturo Vermi<\/strong>; Vermi promosse un lavoro<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-turchese-giallo-e1713114419461.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32779 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-turchese-giallo-e1713114419461.jpg\" alt=\"\" width=\"333\" height=\"331\" \/><\/a> di linee, sequenze di linee, architetture del segno e del tempo (l\u2019annologio), per segnare e disegnare il tempo che passa inesorabile. Lucio Fontana ha mirato le sue ricerche sullo spazio, sul mondo, sullo spazialismo eternandolo attraverso il taglio e il buco, basti pensare alla serie di \u201cConcetto spaziale- La fine di Dio\u201d del 1963, grandi ovali (ben 38) che si distinguono per i buchi, gli squarci e i tagli; dice Fontana: \u201cDio \u00e8 invisibile, Dio \u00e8 inconcepibile. Dunque, oggi un artista non pu\u00f2 presentare Dio su una poltrona con il mondo in mano, la barba\u2026Ecco allora che, anche le religioni, devono aggiornarsi con le scoperte della scienza.\u00a0 Al contrario di come potrebbe far pensare il titolo (ovvero La fine di Dio), quest\u2019opera \u00e8 un vero e proprio atto di fede, e Fontana fortemente influenzato dalla \u201ccorsa allo spazio\u201d, voleva lanciare un messaggio chiaro, e cio\u00e8 che l\u2019uomo e le religioni di fronte alla grandezza dell\u2019universo devono lasciarsi alle spalle l\u2019innata chiaro: l\u2019uomo e le religioni di fronte alla grandezza dell\u2019universo devono lasciarsi alle spalle l\u2019innata aspirazione all\u2019immortalit\u00e0. Poi il Piero Manzoni (pi\u00f9 conosciuto per la \u201cMerda d\u2019artista\u201d) con le sue linee lunghe ha mirato all\u2019infinito (non si dimentichi che Fontana ebbe a dire che la cosa pi\u00f9 importante che aveva caratterizzato il lavoro di Manzoni era la linea lunga inscatolata), mentre Arturo Vermi ha inseguito il tempo; il tempo domestico, il tempo stagionale, il tempo del cuore, il tempo come ritaglio dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p><strong>Nella propaggine dello spazialismo \u00e8 vissuto e ha lavorato Tony Tedesco, un artista cui tengo molto che imperterrito ha consegnato<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-giallo-blue-e1713114456708.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-32780\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-giallo-blue-e1713114456708.jpg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"360\" \/><\/a> al suo e al nostro tempo opere memorabili.<\/strong> E veniamo alla mostra dal titolo \u201c<strong>Impronte del terzo millennio<\/strong>\u201d dell\u2019artista <strong>TONY TEDESCO<\/strong> che rientra in un progetto artistico internazionale, \u201c<strong>NUOVO ATLANTE DELLE ARTI<\/strong>\u201d da me ideato per la FONDAZIONE ATM di MILANO, istituzione<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-rosso-giallo-luna-piena-e1713114508590.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-32782 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/tondo-rosso-giallo-luna-piena-e1713114508590.jpg\" alt=\"\" width=\"328\" height=\"326\" \/><\/a> attestata internazionalmente, che focalizza l\u2019attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; considerato e vale come \u00a0uno degli artisti preziosi ed emergenti in Italia, uno degli artisti pi\u00f9 innovativi e pi\u00f9 creativi, uno che ha saputo coniugare il suo recente lavoro con tutte quelle esperienze spazialiste e nucleari che ebbero forza a Milano tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.<\/strong> Tony Tedesco con il suo viso giovanile, di ragazzo milanese pulito, con la caparbia volont\u00e0 di costruire un percorso artistico serio, ha pensato di guardare indietro, al mondo da una parte, per quella ricerca di materiali e per la novit\u00e0 genuina e creativa delle forme e, dall&#8217;altra, per la scientificit\u00e0 del mondo adimensionale, ovvero quell&#8217;esperienza e avventura nuova cui il nostro artista ha dato vita. Adimensionale vuol dire senza forma, semmai un uso frattalico della forma in senso pi\u00f9 lato e al di fuori dei canoni geometrici, dando luogo ad atmosfere, simbologie, a un vero e proprio alfabeto delle forme. Pur nella sua iconicit\u00e0, nel senso pi\u00f9 letterale del termine, Tedesco d\u00e0 vita a forme nuove, forme in viaggio, accelerazioni, racconti, visioni planetarie, un mondo autre, pi\u00f9 grande e ricco di simbologie, di sogni, di alfabeti infiniti, di codici che sono i frattali rando.\u00a0 Tedesco ha ormai dato al suo lavoro un prezioso styling come se ogni opera germinata e germinatrice e il seme in essa gettato desse origine a lievitazione&#8230;queste forme sono il simulacro certo della novit\u00e0 espositiva di questo giovane campione della pittura italiana, sono forme alla deriva di un infinito totalizzante, e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_blue-2.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-32783\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_blue-2.png\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_blue-2.png 282w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_blue-2-223x300.png 223w\" sizes=\"(max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><\/a>sono forme soprattutto\u00a0 che si fanno cuore pulsante di un mondo interiore prima che esteriore, divengono di volta in volta il tessuto certo, plastico e non, dell\u2019organizzazione creativa che trabocca come un fiume in piena, come carica sempre di confini che divengono finibusterrae\u2026 Il lavoro di Tony Tedesco che da anni si misura sulle \u201cimpronte adimensionali\u201d si connatura con le culture antiche. Gli anonimi cavernicoli che, circa 17.500 anni fa, affrescarono con il racconto della loro vita,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_rosso-2.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-32784 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_rosso-2.png\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_rosso-2.png 282w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/04\/monocromo_rosso-2-219x300.png 219w\" sizes=\"(max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><\/a> dei loro sogni e delle loro paure, il cunicolo delle grotte in localit\u00e0 Lascaux, appoggiarono, tra l\u2019altro, sulle pareti le loro mani lasciando decine di impronte colorate. Quelle figure stabiliscono quella che lo storico dell\u2019arte Georges Didi-Huberman ha definito, nel suo omonimo libro, la \u201csomiglianza per contatto\u201d (La ressemblance par contact, 2008). Gli \u201cartisti delle grotte di Lescaux\u201d, infatti, non dipinsero le mani, ma lasciarono un\u2019impronta, produssero un segno attraverso la pressione di un corpo su una superficie. Molte di quelle impronte sono uguali per dimensioni, il che fa supporre che gli \u201cstampi\u201d spesso siano gli stessi, anche se i colori diversi (ma, come scrisse Marcel Duchamp nel 1937: \u201cDue forme nate dallo stesso stampo non sono identiche, differiscono per un valore separativo infrasottile\u201d). Quella selva di mani di vari colori che si affiancano e, a volte, sovrappongono, sono il primo capolavoro dell\u2019espressione artistica dell\u2019umanit\u00e0, sono la nostra \u201corigine\u201d. Quei primitivi sono sopravvissuti grazie alle impronte delle loro mani. Ecco l\u2019Arte. Tony Tedesco ha disegnato la complessit\u00e0 del mondo, la complessa articolazione tra impronta e immagine nel passaggio tra la tradizione classica e quella cristiana. Ma fa sua, propria, l\u2019impronta dell\u2019et\u00e0 antica come traccia eternalizzata di un passaggio fisico, considerata pi\u00f9 vera dell\u2019immagine. Scava nell\u2019universo, legge e rintraccia il tema dell\u2019impronta creatrice, essa \u00e8 il negativo di ogni forma piena.\u00a0 L\u2019impronta \u00e8 l\u2019alba delle immagini\u201d.<\/p>\n<p><strong>Tony Tedesco<\/strong> \u00e8 nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha frequentato la Scuola d\u2019Arte del Castello Sforzesco e l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1970 al 1982 si \u00e8 dedicato allo studio di forme composte d\u2019ispirazione surreale che poi abbandona per la ricerca e lo studio dell\u2019essenza ed evoluzione della materia dove arriva a definire l\u2019Adimensionale. Nel 1989 \u00e8 fondatore del Gruppo M.A.V. Movimento Adimensionale Visivo. Ha tenuto mostre personali e collettive in pi\u00f9 citt\u00e0 italiane ed estere presentato dall&#8217;illustre Storico dell&#8217;Arte Contemporanea Prof. Carlo Franza e sue opere sono in importanti musei italiani ed esteri. Nel 2011 invitato dal Prof. Carlo Franza ha vinto il Premio delle Arti Premio della Cultura (Premio dei Musei) al Circolo della Stampa di Milano con la motivazione: \u201cArtista internazionale di grande creativit\u00e0 che ha campionato il suo lavoro con oggettiva esteticit\u00e0, ardua progettualit\u00e0 ed espressive tracce del nostro tempo, attraverso un gioco di segni e linguaggi identitari, memoriali e fenomenici\u201d. Ha tenuto mostre personali in Italia e all\u2019estero. Del suo lavoro hanno scritto Carlo Franza e Sergio Dangelo. Nel 2018 l\u2019illustre Storico dell\u2019Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza lo invita a tenere\u00a0\u00a0 una sua personale dal titolo \u201cImpronte Adimensionali\u201d al Plus Florence di Firenze nel Progetto \u201cScenari\u201d. Nel 2020 \u00e8 presente a Milano alla Fondazione ATM invitato dallo Storico Prof. Carlo Franza una personale dal titolo \u201cNuove impronte adimensionali\u201d; e nel 2023 tiene ancora a Firenze al Plus Florence presentato dallo Storico dell\u2019Arte Prof. Carlo Franza una personale di nuovi lavori dal titolo \u201cTransiti spaziali\u201d. E\u2019 del 2024 la mostra personale dal titolo \u201cImpronte del terzo millennio\u201d alla Fondazione ATM di Milano.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tre pilastri dell\u2019arte del secondo Novecento sono stati Lucio Fontana, Piero Manzoni e Arturo Vermi; Vermi promosse un lavoro di linee, sequenze di linee, architetture del segno e del tempo (l\u2019annologio), per segnare e disegnare il tempo che passa inesorabile. Lucio Fontana ha mirato le sue ricerche sullo spazio, sul mondo, sullo spazialismo eternandolo attraverso il taglio e il buco, basti pensare alla serie di \u201cConcetto spaziale- La fine di Dio\u201d del 1963, grandi ovali (ben 38) che si distinguono per i buchi, gli squarci e i tagli; dice Fontana: \u201cDio \u00e8 invisibile, Dio \u00e8 inconcepibile. Dunque, oggi un artista [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/04\/14\/le-impronte-del-terzo-millennio-dellartista-tony-tedesco-alla-fondazione-atm-di-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,53889,53888,53709,53710,9894,10357,44441,87,35351,28308,26,17505,28369],"tags":[462500,594162,41610,44522,355195,76969],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32777"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32777"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32777\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32785,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32777\/revisions\/32785"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}