{"id":33048,"date":"2024-05-12T18:07:12","date_gmt":"2024-05-12T18:07:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33048"},"modified":"2024-05-12T18:07:12","modified_gmt":"2024-05-12T18:07:12","slug":"hidetoshi-nagasawa-opere-dal-1969-al-2018-tre-mostre-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/05\/12\/hidetoshi-nagasawa-opere-dal-1969-al-2018-tre-mostre-a-milano\/","title":{"rendered":"Hidetoshi Nagasawa. Opere dal 1969 al 2018. Tre mostre a Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/p38-e1715536850780.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33049\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/p38-e1715536850780.jpg\" alt=\"\" width=\"533\" height=\"356\" \/><\/a>BUILDING<\/strong> presenta, <strong>dal 4 aprile al 20 luglio 2024<\/strong>, <strong><em>Hidetoshi Nagasawa. 1969-2018<\/em><\/strong>, una grande retrospettiva a cura di <strong>Giorgio Verzotti<\/strong>, dedicata a uno dei pi\u00f9 grandi artisti operanti in Italia dalla fine degli anni Sessanta, dislocata in tre sedi espositive della citt\u00e0 di Milano: <strong>BUILDING<\/strong>, <strong>Galleria Moshe Tabibnia<\/strong>, <strong>Casa degli Artisti<\/strong>. <strong>Quest\u2019ultima sede<\/strong> ospita,<strong> dall\u20198 maggio al 4 giugno 2024<\/strong>, un <strong>ulteriore approfondimento<\/strong> del progetto espositivo, aprendo le porte di quello che fu lo <strong>studio di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/pl1-e1715536878941.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33050 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/pl1-e1715536878941.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"374\" \/><\/a> Nagasawa<\/strong> dal 1978 al 2007.<\/p>\n<p>In occasione dell\u2019inaugurazione, <strong>mercoled\u00ec 8 maggio 2024<\/strong> <strong>dalle ore 19.00<\/strong>, Casa degli Artisti intitoler\u00e0 <strong>l\u2019<em>atelier<\/em><\/strong> al primo piano <strong>alla memoria dell\u2019artista<\/strong> con una cerimonia ufficiale aperta al pubblico.<\/p>\n<p><strong>Dal 1978<\/strong>, dando nuovo slancio all\u2019attivit\u00e0 della Casa, <strong>Hidetoshi Nagasawa, Luciano Fabro, Jole De Sanna <\/strong>ed altri artisti, come Paola Brusati e Giuseppe Spagnulo, occuparono la palazzina \u2013 a quel tempo abbandonata \u2013 e la <strong>restituirono all\u2019originaria funzione di centro cittadino di promozione dell\u2019arte contemporanea<\/strong>, cos\u00ec come l\u2019avevano concepita nel 1909 i Fratelli Bogani. Con questo obiettivo, <strong>nel corso degli anni <\/strong>si sono susseguite<strong> mostre di giovani artisti <\/strong>di fama internazionale, cos\u00ec come<strong> momenti di dibattito di teoria dell\u2019arte<\/strong>, che <strong>hanno reso la Casa degli Artisti un punto di riferimento irrinunciabile sulla scena artistica dell\u2019epoca<\/strong> \u2013 basti pensare all\u2019importante iniziativa di restauro dei <em>Bagni Misteriosi<\/em> di Giorgio De Chirico (1994), oggi visibili nel giardino del Palazzo della Triennale di Milano.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/p28-e1715536911795.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33051\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/p28-e1715536911795.jpg\" alt=\"\" width=\"606\" height=\"404\" \/><\/a>Al primo piano dell\u2019edificio di Corso Garibaldi, Hidetoshi Nagasawa<\/strong>, come Fabro e altri artisti,<strong> ebbe uno studio per circa trent\u2019anni<\/strong>. Proprio in questo spazio BUILDING, in collaborazione con l\u2019attuale gestione di Casa degli Artisti, inaugura la terza sede dell\u2019esposizione <em>Hidetoshi Nagasawa. 1969-2018<\/em>,<strong> proponendo<\/strong> <strong>una piccola raccolta di opere che intendono restituire la dimensione pi\u00f9 progettuale del lavoro quotidiano dell\u2019artista<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tra i lavori presenti in mostra<\/strong>, un\u2019importate scultura, <strong><em>Compasso di Archimede<\/em><\/strong> (1991), ben illustra la poetica di Nagasawa, <strong>tesa allo svelamento di rapporti di tensione ed equilibrio nel corpo stesso della scultura<\/strong>. A<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/l28-e1715536938190.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33052 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/l28-e1715536938190.jpg\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"380\" \/><\/a> quest\u2019opera si aggiunge una <strong>selezione di disegni, <em>maquettes <\/em>e calchi preparatori<\/strong> \u2013 come quelli per <strong><em>Albero<\/em><\/strong> (1983), <strong><em>Lampo<\/em><\/strong> (1989) e <strong><em>Casa del Poeta<\/em><\/strong> (1999) \u2013, che rendono l\u2019idea del processo ideativo e creativo dell\u2019artista e che per la maggior parte sono presentati al pubblico per la prima volta.<\/p>\n<p>La mostra presso Casa degli Artisti si inserisce cos\u00ec nel pi\u00f9 ampio progetto espositivo <em>Hidetoshi Nagasawa. 1969-2018 <\/em>promosso da BUILDING, dove una selezione <strong>di 33 opere, <\/strong>documenta in <strong>sintesi l\u2019intero arco dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019artista<\/strong>: dai <strong>video che testimoniano le sue <em>performances<\/em> degli inizi<\/strong> (per certi versi affini alle operazioni delle coeve Land e Body Art), passando per le <strong>prime sculture<\/strong>, dove il <strong>gesto<\/strong> \u00e8 sempre implicato come <strong>prima matrice<\/strong>, fino ad approdare alle <strong>sculture di grandi dimensioni<\/strong> spesso giocate su <strong>equilibri arditi<\/strong> \u2013 che sono state la cifra pi\u00f9 tipica di Nagasawa.<\/p>\n<p><strong>Hidetoshi Nagasawa<\/strong> (1940-2018), <strong>giapponese di origine<\/strong> bench\u00e9 nato in Manciuria (Repubblica Popolare Cinese) <strong>ma italiano d\u2019adozione<\/strong>, visse nel nostro Paese per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, arrivando <strong>a Milano nel 1967. Entr\u00f2 in contatto con<\/strong> artisti quali <strong>Enrico Castellani<\/strong>, <strong>Antonio Trotta<\/strong>, <strong>Mario Nigro<\/strong> e soprattutto <strong>Luciano Fabro<\/strong>, con cui fond\u00f2 a Milano la Casa degli Artisti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/l26-e1715536974114.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33053\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/05\/l26-e1715536974114.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"385\" \/><\/a>In quei primi anni partecip\u00f2 alle ricerche pi\u00f9 radicali dell\u2019epoca, per poi dedicarsi al linguaggio specificamente scultoreo, ma sempre con un intento innovativo. <strong>Il maggior contributo di Nagasawa ai linguaggi dell\u2019arte occidentale \u00e8 stato il tentativo di fusione fra la nostra cultura e quella orientale<\/strong>, tentativo assolutamente riuscito e produttivo di opere di grande valore formale.<\/p>\n<p><strong>Le opere presentate da BUILDING<\/strong> sono state <strong>concepite e realizzate<\/strong> <strong>dall&#8217;artista in base al principio del \u201cMa\u201d<\/strong>, <strong>un concetto che appartiene alla filosofia Zen e che si pu\u00f2 identificare col nostro concetto di intervallo o di vuoto<\/strong> \u2013 un vuoto non inerte, bens\u00ec generativo di energia e di forma. \u00c8 il caso di <strong><em>Colonna <\/em><\/strong>(<strong>1972<\/strong>), opera in marmo sviluppata a pavimento e costituita da segmenti di colore diverso, provenienti da luoghi diversi, inframmezzati da minimi ma visibili spazi vuoti. \u201cIn quel piccolo spazio\u201d \u2013 ha scritto l\u2019artista \u2013 \u201csi chiude la distanza dei loro viaggi e la loro storia\u201d.<\/p>\n<p>Proprio in relazione al tema del viaggio, centrale nella poetica e nella vicenda biografica di Nagasawa \u2013 basti pensare che l\u2019artista \u00e8 arrivato nel nostro paese dal Giappone in bicicletta \u2013, in BUILDING \u00e8 proposta l\u2019opera <strong><em>Barca<\/em><\/strong> (<strong>1980-1981<\/strong>), marmo, terra, albero), composta da una base monolitica in marmo bianco che accoglie al suo interno una pianta. L\u2019opera affonda le sue radici nella tradizione shintoista secondo cui ogni elemento naturale, dalle pietre alle piante, possiede una dimensione sacra ed \u00e8 tramite di preghiera agli dei.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019esposizione comprende anche <strong>una scelta fra i numerosi lavori su carta <\/strong>dell\u2019artista e <strong>due sculture inedite in marmo, esposte al pubblico per la prima volta in assoluto<\/strong>: <strong><em>Cubo<\/em><\/strong> e <strong><em>Nastro<\/em><\/strong>, entrambe datate 2012.<\/p>\n<p>Attraverso questa selezione di opere, <strong>l&#8217;esposizione intende sottolineare in particolare due caratteristiche distintive di Nagasawa<\/strong>: la sua <strong>attenzione verso i rapporti fra l\u2019opera e l\u2019architettura<\/strong> e la sua <strong>visione quasi utopistica di una scultura apparentemente priva di peso<\/strong>, al punto da stare sospesa nello spazio e sembrare leggera anche quando raggiunge dimensioni monumentali.<\/p>\n<p>Infine,<strong> Galleria Moshe Tabibnia<\/strong>, <strong>dal 4 aprile al 25 maggio<\/strong> <strong>2024<\/strong>, ospita l\u2019opera <strong><em>Barca<\/em><\/strong> (<strong>1983-1985<\/strong>, ottone e carta), costituita da un sottile tubo di ottone rivestito di carta giapponese che, in accordo con il luogo che di volta in volta la accoglie, sfrutta nuove dimensioni spaziali, salendo sui muri, sui soffitti o adagiandosi al suolo. Il profilo dell\u2019imbarcazione, con una linea bianca e sottile, rivela una struttura immateriale e aperta che naviga con leggerezza nello spazio. La barca diventa cos\u00ec una metafora del viaggio vissuto e sognato, mitico e spirituale; cos\u00ec come nel mondo tessile, per le culture antiche e nell\u2019immaginario, il tappeto diventa per eccellenza un veicolo in grado di trasportare in un\u2019atmosfera sacra che esprime elevazione, purezza e unicit\u00e0. L\u2019opera trova dunque la sua naturale collocazione nella <strong>Sala Brera al piano terra<\/strong> di Galleria Moshe Tabibnia, dedicata allo straordinario allestimento di <strong>cinque tappeti Ushak a piccolo medaglione<\/strong> del <strong>XVI secolo<\/strong>, noti come <strong>\u201cTintoretto\u201d<\/strong>, che deposti a terra per ospitare il fedele in preghiera, fungono da raccordo figurativo tra mondo sensibile e sovrasensibile.<\/p>\n<p><strong>Hidetoshi Nagasawa<\/strong> nasce il 30 ottobre 1940 a Tonei (Manciuria), dove il padre prestava servizio come ufficiale medico delle truppe dell\u2019esercito imperiale. Gli anni dell\u2019infanzia sono segnati dal conflitto mondiale, circostanza che inevitabilmente segner\u00e0 la sua poetica e la sua arte. Nel 1945, a seguito dell\u2019invasione della Manciuria da parte dell\u2019esercito sovietico, la famiglia Nagasawa \u00e8 costretta a lasciare il paese, insieme agli altri civili giapponesi residenti. Solo dopo un travagliato viaggio di un anno e mezzo, i Nagasawa arrivano in Giappone. Il tema del viaggio segner\u00e0 profondamente il carattere dell\u2019artista e buona parte della sua produzione futura, dandogli motivo di riflettere sul significato dell\u2019esistenza nel tempo e nello spazio. Stabilitosi nella prefettura di Saitama, poco distante da Tokyo, il giovane Nagasawa inizia a frequentare le scuole superiori, dove mostra interesse per la matematica e la pittura; prosegue poi i suoi studi alla Tama Art University di Tokyo frequentando il corso di \u201cArchitettura e Interior Design\u201d, conseguendo la laurea nel 1963. Durante gli anni dell\u2019universit\u00e0, viene a conoscenza delle varie tendenze d\u2019avanguardia come il Neo-Dada e si imbatte nel movimento artistico del Gruppo Gutaj, grazie a varie esposizioni indipendenti che venivano organizzate ogni anno dal giornale \u201cYomiuri\u201d a Ueno (Tokyo). Il fascino che esercitano su di lui le novit\u00e0 delle avanguardie lo porta a riflettere e comprendere come l\u2019essenza dell\u2019arte sia da ricercare nell\u2019azione e nell\u2019anima, anche quando non si concretizza in un particolare oggetto.<\/p>\n<p>Nel maggio del 1966, in seguito alla decisione di allargare i suoi orizzonti, parte dal Giappone in bicicletta dirigendosi verso Ovest alla volta dell\u2019Europa. Iniziando dalla Thailandia, attraversa la Malesia, l&#8217;India, il Pakistan, l&#8217;Afghanistan, la Persia, l\u2019lraq, la Giordania, il Libano, la Siria per giungere in Turchia, in un passaggio graduale da Oriente a Occidente che lo porta a contatto con culture e civilt\u00e0 diverse. A Istanbul, si imbatte nelle note della musica di Mozart diffuse da una piccola radio, grazie alle quali realizza di trovarsi sulla soglia dell\u2019Occidente. Decide quindi di proseguire il suo viaggio: passando dalla Grecia approda a Brindisi e da l\u00ec risale l\u2019Italia visitando musei e citt\u00e0. Nell\u2019agosto del 1967 arriva a Milano; la citt\u00e0 lo affascina a tal punto che decide di stabilirsi a Sesto San Giovanni. Da questo momento inizia a lavorare al fianco di artisti come Enrico Castellani, Luciano Fabro, Mario Nigro e Antonio Trotta. A cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l\u2019inizio degli anni Settanta la sua ricerca risente dall\u2019influenza dell\u2019arte concettuale e trova delle prime occasioni espositive nel 1970 presso la galleria Fran\u00e7oise Lambert di Milano e il Solomon R. Guggenheim di New York, dove partecipa ad una mostra collettiva sull\u2019arte giapponese contemporanea. A partire dal 1972 \u2013 anno della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia \u2013 l\u2019artista si lascia sedurre dalle sensazioni plastiche e avvia la sua riflessione sul senso della scultura, producendo opere di grandi dimensioni in materiali quali oro, marmo e bronzo. Nella produzione di questi anni affronta i temi dell\u2019impronta del corpo e le categorie astratte di spazio e tempo. Affascinato inoltre dall\u2019idea di metamorfosi l\u2019artista trasforma anche la carta, tradizionalmente usata come supporto, in scultura. Nel 1979 co-fonda, insieme a Jole de Sanna e allo scultore Luciano Fabro, la Casa degli Artisti, uno spazio per mostre, eventi e residenze d&#8217;artista che ha avuto un ruolo fondamentale nella scena artistica milanese. Dal 1990 al 2002 Nagasawa \u00e8 docente alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano; inoltre tiene corsi d&#8217;arte all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera e alla Tama Art University di Tokyo. L&#8217;artista muore, all&#8217;et\u00e0 di settantasette anni, nel 2018 a Ponderano (BI).<\/p>\n<p>Nagasawa ha partecipato a cinque edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1976, 1982, 1988, 1993), a Documenta (1992), alla Biennale di Parigi (1973) e alla Biennale di Middelheim (1975).Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive tenutesi, tra l&#8217;altro, a Tramway, Glasgow; Yorkshire Sculpture Park, Wakefield; Municipal Museum of Fine Arts, Kyoto; The National Museum of Modern Art, Osaka; Metropolitan Art Museum, Tokyo; The Museum of Modern Art, Saitama; St\u00e4dtische Kunsthalle, D\u00fcsseldorf; Louisiana Museum of Modern Art Culture Center,\u00a0 Humlebaek; Museum Moderner Kunst, Vienna; Fundaci\u00f3 Pilar i Joan Mir\u00f3 a Mallorca, Palma de Mallorca; Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento; Collezione Peggy Guggenheim, Venezia; PAC-Padiglione d&#8217;Arte Contemporanea, Milano; Palazzo delle Esposizioni, Roma. Diversi suoi lavori sono conservati in collezioni istituzionali private a livello internazionale, tra cui il Museum of Modern Art Kamakura &amp; Hayama, il National Museum of Modern Art Osaka, il Takamatsu City Museum of Art e l&#8217;Iwaki City Art Museum (Giappone); il CaMusAC &#8211; Museo d\u2019Arte Contemporanea, Cassino e il MAMbo \u2013 Museo d\u2019Arte Moderna, Bologna.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>BUILDING presenta, dal 4 aprile al 20 luglio 2024, Hidetoshi Nagasawa. 1969-2018, una grande retrospettiva a cura di Giorgio Verzotti, dedicata a uno dei pi\u00f9 grandi artisti operanti in Italia dalla fine degli anni Sessanta, dislocata in tre sedi espositive della citt\u00e0 di Milano: BUILDING, Galleria Moshe Tabibnia, Casa degli Artisti. Quest\u2019ultima sede ospita, dall\u20198 maggio al 4 giugno 2024, un ulteriore approfondimento del progetto espositivo, aprendo le porte di quello che fu lo studio di Nagasawa dal 1978 al 2007. 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