{"id":33301,"date":"2024-06-08T14:45:01","date_gmt":"2024-06-08T14:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33301"},"modified":"2024-06-08T14:45:01","modified_gmt":"2024-06-08T14:45:01","slug":"la-statunitense-marcia-hafif-e-la-roma-degli-anni-sessanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/06\/08\/la-statunitense-marcia-hafif-e-la-roma-degli-anni-sessanta\/","title":{"rendered":"La statunitense Marcia Hafif e la Roma degli anni Sessanta."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/hafif.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33302\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/hafif.jpg\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"406\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/hafif.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/hafif-300x292.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 417px) 100vw, 417px\" \/><\/a>Il MACRO \u2013 Museo di Arte Contemporanea di Roma dedica una retrospettiva alla pittrice statunitense\u00a0<strong>Marcia Hafif<\/strong>\u00a0(Pomona, 1929 \u2013 Laguna Beach, 2018), raccontando il suo rapporto con Roma, e con la sua comunit\u00e0 artistica, attraverso opere realizzate durante il suo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/jcr_content-e1717857624795.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33303 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/jcr_content-e1717857624795.jpg\" alt=\"\" width=\"570\" height=\"321\" \/><\/a> lungo soggiorno nella citt\u00e0.<\/p>\n<p>Hafif giunge in Italia nel 1961 tramite un viaggio di ricerca a Firenze, per poi arrivare a Roma dove rimane fino al 1969. Grazie a un approccio dichiaratamente\u00a0na\u00efve\u00a0sia nei confronti della citt\u00e0 che della sua tradizione storico artistica, Hafif riesce a emanciparsi da alcune delle influenze e costrizioni che aveva avvertito in California, proseguendo con rinnovata libert\u00e0 la sua ricerca pittorica astratta \u2013 o meglio \u201cconcreta\u201d, termine con cui era solita riferirsi al proprio lavoro. Si stabilisce in Via del Babuino e frequenta il Caff\u00e8 Rosati, integrandosi in poco tempo nella comunit\u00e0 artistica e stringendo rapporti di amicizia con Pietro Consagra, Tano Festa, Franco Angeli, Francesco Lo Savio, Toti Scialoja e soprattutto con Carla Accardi. Nel 1964 inaugura la sua prima personale alla Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani.<\/p>\n<p>\u201cOgni giorno visitavo le chiese o semplicemente camminavo per la citt\u00e0, cogliendo immagini da ogni parte\u201d afferma Hafif che rimane affascinata dalle crom\u00ece e dalle forme della segnaletica stradale e dei cartelloni pubblicitari, oltre che dai marmi intarsiati delle chiese che richiamavano alcune delle geometrie gi\u00e0 apparse nelle sue pitture californiane. Acquista colori a smalto e pitture murali nelle ferramenta, apprezzando una diversa sensibilit\u00e0 italiana nella formulazione dei colori a uso industriale. Ma \u00e8 solo nel 1964, con la commercializzazione della vernice acrilica, che Hafif trova un medium ideale che la accompagner\u00e0 in maniera ricorrente nella sua produzione. Tutti questi elementi entrano a far parte del vocabolario visivo della stagione romana dell\u2019artista.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/MACRO-Museo-Arte-Contemporanea-Roma-Marcia-Hafif-1961-1969-e1717857660281.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33304\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/MACRO-Museo-Arte-Contemporanea-Roma-Marcia-Hafif-1961-1969-e1717857660281.jpg\" alt=\"\" width=\"554\" height=\"362\" \/><\/a>La mostra presenta opere su tela e su vinile, realizzate tra il 1964 e il 1968 e caratterizzate da uno stile che Hafif ha definito come \u201cpop-minimale\u201d, nelle quali i pattern geometrici lasciano progressivamente spazio alle\u00a0hill shapes, le forme collinari tra le pi\u00f9 rappresentative del periodo romano dell\u2019artista. A completare il percorso espositivo quattro serie di fotografie in bianco e nero \u2013 tra cui\u00a0Roman Shopkeeper\u00a0(1968),\u00a0Italian Party\u00a0(1968) e\u00a0Roman Windows\u00a0(1969) esposte per la prima volta \u2013 che offrono uno sguardo inedito sulla ricerca fotografica di Hafif, iniziata a Roma grazie all\u2019aiuto dell\u2019amico Tony Vaccaro.<\/p>\n<p><strong>Marcia Woods<\/strong>\u00a0nasce nel 1929 a Pomona, California. Dopo essersi laureata al Pomona College nel 1951 e aver sposato Herbert Hafif, nel 1961 progetta un viaggio a Firenze. Si stabilisce per\u00f2 a Roma, dove rimane per quasi otto anni. Torna in California nel 1969 e abbandona per un certo periodo la pittura, dedicandosi alla sperimentazione con il cinema, la fotografia e l&#8217;installazione sonora, completando un master presso l&#8217;Universit\u00e0 della California a Irvine. Nel 1971 si trasferisce a New York e si riavvicina alla pittura. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta continua a dipingere, stabilendo rapporti con gallerie in Europa, prima a Monaco poi a D\u00fcsseldorf e infine a Vienna, Londra, Parigi. Il lavoro di Hafif \u00e8 stato esposto in numerose istituzioni museali, tra cui: MoMA PS1, New York (1990), Haus f\u00fcr Konstruktive und Konkrete Kunst, Zurigo (1995), FRAC Bourgogne, Digione (2000), MAMCO Gen\u00e8ve, Ginevra (2001), Laguna Art Museum, Laguna Beach (2015), Kunsthaus Baselland, Basilea (2017), Kunstmuseum St. Gallen, San Gallo (2017), Lenbachhaus, Monaco (2018), Pomona College Museum, Claremont (2018), e MAMCO Gen\u00e8ve, Ginevra (2019). Hafif muore nel 2018 a Laguna Beach, California.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il MACRO \u2013 Museo di Arte Contemporanea di Roma dedica una retrospettiva alla pittrice statunitense\u00a0Marcia Hafif\u00a0(Pomona, 1929 \u2013 Laguna Beach, 2018), raccontando il suo rapporto con Roma, e con la sua comunit\u00e0 artistica, attraverso opere realizzate durante il suo lungo soggiorno nella citt\u00e0. Hafif giunge in Italia nel 1961 tramite un viaggio di ricerca a Firenze, per poi arrivare a Roma dove rimane fino al 1969. 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