{"id":33523,"date":"2024-06-30T17:51:39","date_gmt":"2024-06-30T17:51:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33523"},"modified":"2024-06-30T17:52:05","modified_gmt":"2024-06-30T17:52:05","slug":"pietro-gaudenzi-1880-1955-un-grande-del-novecento-al-mart-di-rovereto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/06\/30\/pietro-gaudenzi-1880-1955-un-grande-del-novecento-al-mart-di-rovereto\/","title":{"rendered":"Pietro Gaudenzi (1880-1955) un grande del Novecento al Mart di Rovereto"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/02-pietro-gaudenzi-la-virtu-delle-donne-ph-mart-edoardo-meneghini-2024-e1719768692468.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33524\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/02-pietro-gaudenzi-la-virtu-delle-donne-ph-mart-edoardo-meneghini-2024-e1719768692468.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a>Con una selezione di\u00a0 dipinti <\/strong><strong>a olio e opere su carta provenienti da istituzioni e prestigiose raccolte private, la mostra offre uno sguardo esaustivo sul percorso artistico del genovese\u00a0<\/strong><strong>Pietro Gaudenzi (1880-1955)<\/strong><strong>\u00a0tra i pittori pi\u00f9 apprezzati del suo tempo.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/01-pietro-gaudenzi-la-virtu-delle-donne-ph-mart-edoardo-meneghini-2024-e1719768717440.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33525 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/01-pietro-gaudenzi-la-virtu-delle-donne-ph-mart-edoardo-meneghini-2024-e1719768717440.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"397\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Dagli anni della formazione tra La Spezia, Genova e Roma fino a quelli del ritiro, in maturit\u00e0, nel borgo di Anticoli Corrado, Gaudenzi rimase sempre fedele a una\u00a0figurazione novecentista e realista, estranea ai formalismi delle avanguardie.<\/strong><\/p>\n<p>Attraverso la ricerca di un\u00a0<strong>confronto diretto con la\u00a0 \u00a0 pittura \u00a0antica<\/strong>, riletta al filtro di una sensibilit\u00e0 novecentesca, Gaudenzi affront\u00f2 nelle sue composizioni i maggiori temi della tradizione:\u00a0<strong>ritratti, scene d&#8217;intimit\u00e0 domestica, maternit\u00e0, nature morte<\/strong>\u00a0e, soltanto di rado,\u00a0<strong>paesaggi<\/strong>. Protagonisti assoluti dell&#8217;universo visivo di Gaudenzi sono i membri della sua\u00a0<strong>famiglia<\/strong>: la prima moglie, Candida Toppi, morta prematuramente nel 1920, i loro figli e quelli avuti dal secondo matrimonio con la cognata Augusta Toppi. Comprensibilmente la morte della prima consorte segn\u00f2 indelebilmente la vita del pittore, influenzandone la produzione e la scelta dei temi. Dopo il &#8217;20 Gaudenzi esplor\u00f2 con maggior frequenza i temi sacri e la pittura\u00a0 <strong>\u00a0religiosa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro_gaudenzi_mamma_e_bambino_1932_c_olio_su_tavola_fondazione.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33526\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro_gaudenzi_mamma_e_bambino_1932_c_olio_su_tavola_fondazione.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"389\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro_gaudenzi_mamma_e_bambino_1932_c_olio_su_tavola_fondazione.jpg 720w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro_gaudenzi_mamma_e_bambino_1932_c_olio_su_tavola_fondazione-255x300.jpg 255w\" sizes=\"(max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><\/a>L&#8217;apprezzamento dimostratogli dalle pi\u00f9 alte cariche dello Stato durante il ventennio fascista (nel 1936 vince il Premio Mussolini, nel 1939 viene nominato Accademico d&#8217;Italia, nel 1940 il Premio Cremona, nel 1942 il Duce gli commissiona un ritratto) gli cost\u00f2 l&#8217;inevitabile oblio dopo la fine della Seconda guerra mondiale.<\/strong> A lungo dimenticato dalla letteratura storico-artistica, nonostante l&#8217;ampia partecipazione ai maggiori eventi espositivi fra le due guerre, \u00e8 oggi al centro di un crescente interesse da parte degli studi: con un taglio\u00a0<strong>monografico<\/strong>, snodato attraverso sezioni tematiche, la mostra si propone quindi come una\u00a0<strong>prima ricognizione<\/strong>\u00a0dell&#8217;opera del pittore, necessaria per una migliore comprensione della sua riscoperta.<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0 Mart \u00a0presenta fino al 1 settembre 2024 tutte insieme per la prima volta opere provenienti da\u00a0<\/strong><strong>collezioni pubbliche e private<\/strong><strong>\u00a0tra cui si segnalano nove lavori provenienti dal\u00a0<\/strong><strong>Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano<\/strong><strong>. Appartengono a questo generoso prestito anche il grande Battesimo del 1932 e il Ritratto di Guido Rossi (1925), tra i maggiori committenti di Gaudenzi.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/07-pietro-gaudenzi-la-moglie-e-il-figlio-sul-prato-1918-galleria-d-arte-moderna-ricci-oddi-piacenza-ph-galleria-d-arte-moderna-ricci-oddi-e1719768918293.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-33527 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/07-pietro-gaudenzi-la-moglie-e-il-figlio-sul-prato-1918-galleria-d-arte-moderna-ricci-oddi-piacenza-ph-galleria-d-arte-moderna-ricci-oddi-e1719768918293.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"293\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Tra le rarit\u00e0 della mostra spicca La mia scuola di Napoli, una tela\u00a0 \u00a0del 1938 circa, mai esposta prima in un museo pubblico. Il\u00a0 dipinto raffigura l&#8217;atelier di Gaudenzi all&#8217;epoca in cui insegnava pittura\u00a0 all&#8217;Accademia di\u00a0Belle Arti di Napoli e rappresenta anche uno dei suoi rari nudi.<\/p>\n<p><strong>Suddiviso in cinque sezioni dedicate rispettivamente alla pittura degli affetti, all&#8217;arte sacra, al periodo milanese, alla tecnica pittorica, il percorso espositivo si chiude con una cospicua rassegna di stupendi\u00a0disegni\u00a0colorati riferiti\u00a0al ciclo di affreschi per il Castello dei Cavalieri di Rodi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il percorso della mostra<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gli affetti famigliari.<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-il-battesimo-e1719768958328.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33528\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-il-battesimo-e1719768958328.jpg\" alt=\"\" width=\"358\" height=\"509\" \/><\/a>I temi relativi agli affetti famigliari e all&#8217;intimit\u00e0 domestica ricorrono con frequenza nella produzione di Pietro Gaudenzi. <\/strong>Gi\u00e0 negli anni Dieci l&#8217;artista realizz\u00f2 una serie di dipinti raffiguranti scene di vita quotidiana, per i quali posarono la moglie e i figli Enrico, Giuliana e Ruggero. In linea con il gusto allora in auge a Roma, queste opere sono caratterizzate da atmosfere ovattate e melancoliche: la pennellata \u00e8 carica di materia, rapida e vibrante, mentre la tavolozza brilla di una gamma cromatica variegata. \u00c8 evidente, in questa fase, il suo debito nei confronti della pittura di maestri del primo Novecento come Antonio Mancini e Armando<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-il-caffe-e1719768998541.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-33529 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-il-caffe-e1719768998541.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"360\" \/><\/a> Spadini.<\/p>\n<p>Nel 1920 due tragici eventi lo segnarono profondamente: a distanza di pochi mesi l&#8217;una dall&#8217;altro morirono l&#8217;amata moglie e il piccolo Ruggero. Il loro ultimo ritratto rimase incompleto. Gaudenzi si limit\u00f2 ad aggiungere un&#8217;aureola attorno al capo della donna e a racchiudere il dipinto in una cornice dorata fatta realizzare dall&#8217;ebanista Ettore Zaccari, trasformandolo in una vera e propria icona votiva. Lo intitol\u00f2 \u201cIl quadro interrotto\u201d.<\/p>\n<p>I dipinti e i pastelli realizzati all&#8217;indomani del lutto vedono l&#8217;artista tornare alle armonie di toni bruni degli esordi, caricati inevitabilmente di un accento malinconico. Il tema della maternit\u00e0, attraverso cui aveva sempre espresso l&#8217;armonia della vita domestica, assume cos\u00ec quel valore sacrale che sar\u00e0 il tratto distintivo di tutta la sua pittura.<br \/>\nUn tono austero hanno invece i dipinti per i quali posa la sua seconda moglie, Augusta Toppi, sorella di Candida, da cui l&#8217;artista ebbe i figli Jacopo e Maria Candida. Il tema della madre \u00e8 ora interpretato in una rinnovata accezione, in linea con l&#8217;immaginario promosso dal governo fascista: la donna \u00e8 l'&#8221;angelo del focolare domestico&#8221;, la matrona forte e robusta, protettrice dei figli.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;arte sacra.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel 1934 si inaugurava a Roma la seconda edizione della Mostra Internazionale d&#8217;Arte Sacra, dove Pietro Gaudenzi aveva una sala personale con quindici opere, tra oli, affreschi e pastelli. <\/strong>L&#8217;artista presentava cos\u00ec gli esiti delle ricerche condotte nell&#8217;ultimo quinquennio, attraverso le quali dava conto di una rinnovata concezione di spiritualit\u00e0 cristiana. Tra le opere in mostra vi erano due versioni del Battesimo: quello qui esposto, appartenuto a Guido Rossi, in cui l&#8217;artista indugia sulla sensualit\u00e0 materica nella resa del nudo e dei dettagli graziosi, e quello oggi a Novara (Galleria Giannoni), dall&#8217;atmosfera pi\u00f9 silenziosa e composta.<br \/>\nLa propensione a conferire un&#8217;aura di solennit\u00e0 alle figure, riscontrabile nelle opere d&#8217;arte sacra, si ritrova anche nei soggetti profani affrontati nello stesso periodo, soprattutto nelle scene di maternit\u00e0 per le quali pos\u00f2 la seconda moglie. Scrisse molti anni dopo Gaudenzi: &#8220;Quando s&#8217;inizi\u00f2 nella mia pittura una evoluzione verso la religiosit\u00e0, mi si impose non il semplice studio dei fatti relativi alla vita dei Santi e al massimo dramma cristiano, ma la necessit\u00e0 d&#8217;una fede e d&#8217;una pratica sempre pi\u00f9 aderenti allo spirito cristiano e cattolico. I fatti sono la storia, lo spirito \u00e8 l&#8217;eterno. Mi abituai a vedere e sentire, comprendere e amare, credere e adorare. E fu tanto penetrata dal mio sentimento la verit\u00e0 religiosa, che giunsi a ritrovare sacro l&#8217;atto dell&#8217;uomo offerto alla purezza, alla bont\u00e0, a Dio&#8221;.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-la-mia-scuola-di-napoli-e1719769052342.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33530\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-la-mia-scuola-di-napoli-e1719769052342.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"439\" \/><\/a>&#8220;Pietro Gaudenzi \u00e8 a Milano adorato&#8221;<\/strong><br \/>\n&#8220;Pietro Gaudenzi \u00e8 a Milano adorato [&#8230;] fanno a gara i maggiori milanesi, dai Podest\u00e0 ai Cardinali Arcivescovi, dai principi della musica ai re della finanza, a rapirselo, quantunque, da buon ligure, il Gaudenzi sia un po&#8217; orso, e per\u00f2 nel tempo stesso magnifico e cortese&#8221;. Cos\u00ec scriveva il critico Francesco Maria Zandrino.<\/p>\n<p>L&#8217;artista si era trasferito a Milano attorno al 1920 su invito di Guido Rossi, che aveva voluto conoscerlo dopo aver ammirato dal vivo la sua Deposizione, vincitrice del<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-ritratto-dama-con-ombrellino-e1719769089169.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33531 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/06\/pietro-gaudenzi-ritratto-dama-con-ombrellino-e1719769089169.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"464\" \/><\/a> prestigioso Premio Principe Umberto, alla Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna. Da allora divenne uno dei suoi pi\u00f9 importanti committenti. Molte opere provenienti dalla sua collezione, qui eccezionalmente esposte, confluirono dopo la sua morte nella raccolta del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Oltre a nature morte e scene sacre, per la famiglia Rossi il pittore genovese realizz\u00f2 alcuni dei suoi pi\u00f9 riusciti ritratti. In queste opere, pur mantenendo un saldo legame con la ritrattistica ottocentesca, Gaudenzi sembra aprire la strada a un linguaggio pi\u00f9 moderno, come si vede nel Ritratto della signora Luisa Scandroglio Rossi, madre del mecenate, che esegu\u00ec nel 1927. Il rigore geometrico, il realismo quasi lenticolare e la severit\u00e0 della composizione rivelano evidenti tangenze con i pittori del Realismo Magico.<\/p>\n<p><strong>La tecnica di Gaudenzi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le importanti committenze pubbliche e private non impedirono a Gaudenzi di continuare a realizzare dipinti di carattere pi\u00f9 intimo, di piccole o medie dimensioni, nei quali si pu\u00f2 riconoscere la manifestazione pi\u00f9 autentica della sua creativit\u00e0.<\/strong> Concedendosi la libert\u00e0 di dipingere per il puro piacere di fare pittura, nella fase matura della sua vita reinterpret\u00f2 talvolta soggetti gi\u00e0 affrontati in precedenza. Le sperimentazioni del pittore sul tema della figura seguono di pari passo quelle sulla natura morta, genere che gli permette di esprimere appieno la sua libert\u00e0 creativa, con cromie variopinte, una stesura del colore a impasto e un gesto pittorico audace e disinvolto. Un tocco rapido e ispirato di matrice impressionista si ritrova anche in alcuni ritratti per l&#8217;alta societ\u00e0. La volont\u00e0 del Gaudenzi maturo di recuperare una pittura priva di contenuti edificanti, dalla bellezza rassicurante, emerse con chiarezza alla Biennale di Venezia del 1942, dove espose ben ventidue quadri. Compiendo una decisa inversione di rotta, il pittore genovese riprendeva certe soluzioni ottocentesche da lui gi\u00e0 sperimentate in giovinezza, avendo bene a mente Antonio Mancini: nella tecnica, contraddistinta da una pittura materica ed esuberante, come nelle soluzioni compositive e in alcune scelte iconografiche.<\/p>\n<p><strong>Il Castello dei Cavalieri a Rodi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il rinnovamento formale nella pittura di Gaudenzi, al quale contribu\u00ec il confronto con le nuove ricerche della figurazione italiana a lui contemporanea, si espresse appieno negli affreschi del Castello dei Cavalieri a Rodi, realizzati nell&#8217;estate del 1938 con la collaborazione del figlio Enrico, del cognato Mario Toppi e del pittore Benedetto Tozzi.<\/strong> Questi dipinti rappresentavano un punto di arrivo nella carriera dell&#8217;artista. Tuttavia, a causa del precoce deterioramento dovuto ad alcuni errori commessi dal pittore nella scelta dei materiali impiegati per l&#8217;affresco, essi sono andati completamente perduti. I cartoni preparatori qui esposti costituiscono quindi l&#8217;ultima, preziosa testimonianza delle pitture murali che occupavano due ambienti del Castello \u2013 la Sala del Pane e la Sala della Famiglia \u2013 che fu sede del Governatorato italiano del Dodecaneso dal 1912 al 1943. In piena consonanza con il revival della pittura murale a cui si stava assistendo negli anni Trenta, Gaudenzi conferisce a queste figure una severa monumentalit\u00e0, mettendole in relazione a un&#8217;architettura spoglia e semplice, senza indugiare in dettagli aneddotici. Anche dopo l&#8217;esperienza rodense, l&#8217;artista torn\u00f2 pi\u00f9 volte a misurarsi con la tecnica dell&#8217;affresco. Le potenzialit\u00e0 espressive di tale linguaggio ben si addicevano, infatti, a quella solennit\u00e0 da lui ricercata anche nei dipinti da cavalletto.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Con una selezione di\u00a0 dipinti a olio e opere su carta provenienti da istituzioni e prestigiose raccolte private, la mostra offre uno sguardo esaustivo sul percorso artistico del genovese\u00a0Pietro Gaudenzi (1880-1955)\u00a0tra i pittori pi\u00f9 apprezzati del suo tempo. Dagli anni della formazione tra La Spezia, Genova e Roma fino a quelli del ritiro, in maturit\u00e0, nel borgo di Anticoli Corrado, Gaudenzi rimase sempre fedele a una\u00a0figurazione novecentista e realista, estranea ai formalismi delle avanguardie. 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