{"id":33570,"date":"2024-07-05T20:22:55","date_gmt":"2024-07-05T20:22:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33570"},"modified":"2024-07-05T21:01:02","modified_gmt":"2024-07-05T21:01:02","slug":"love-letter-linstallazione-ambientale-di-pascale-marthine-tayou-a-oca-oasy-contemporary-art-and-architecture-di-san-marcello-piteglio-pistoia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/07\/05\/love-letter-linstallazione-ambientale-di-pascale-marthine-tayou-a-oca-oasy-contemporary-art-and-architecture-di-san-marcello-piteglio-pistoia\/","title":{"rendered":"Love Letter l\u2019installazione ambientale di Pascale Marthine Tayou  a OCA Oasy Contemporary Art and Architecture di San Marcello Piteglio\/Pistoia"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/ritratto-tayou-foto-di-lorenzo-fiaschi-e1720213210765.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33578\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/ritratto-tayou-foto-di-lorenzo-fiaschi-e1720213210765.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"271\" \/><\/a>Arriva l\u2019estate e riapre OCA Oasy Contemporary Art and Architecture, lo splendido luogo dedicato all\u2019arte e<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0504-bassa-e1720210228888.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33571 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0504-bassa-e1720210228888.jpg\" alt=\"\" width=\"426\" height=\"284\" \/><\/a> all\u2019architettura, che si svela al pubblico <\/strong><strong>a 900 metri di altezza, sull\u2019Appennino Pistoiese, all\u2019interno dell\u2019Oasi Dynamo. <\/strong>Sotto la direzione artistica di <strong>Emanuele Montibeller<\/strong>, come recita il nome stesso del luogo, ad OCA l\u2019arte e l\u2019architettura si integrano con la natura dell\u2019oasi, ed attendono il visitatore dopo una lunga camminata nel bosco (ad OCA si arriva solo a piedi) per accoglierlo con una mostra, all\u2019interno di uno spettacolare spazio espositivo ricavato da un ex stalla, e, presto, con un percorso all\u2019aperto, con installazioni ambientali di artisti ed architetti. <strong>Il <\/strong><strong>30 giugno, <\/strong><strong>OCA inaugura la sua stagione con <em>Love Letter<\/em>, una grande mostra dell\u2019artista camerunense Pascale Marthine Tayou, <\/strong>la cui ricerca \u00e8 incentrata da sempre sull\u2019ambiente, organizzata in collaborazione con<strong> Galleria Continua e curata da Marco Bazzini e Emanuele Montibeller<\/strong>. Nel frattempo, sotto la direzione dell\u2019architetto Roberto Castellani dello studio ss67architetti, nel parco i lavori fervono per arricchire il percorso con le installazioni di<strong> Alejandro Aravena, Stefano Boeri, Michele De Lucchi<\/strong><strong> con Mariangela Gualtieri<\/strong><strong>, <\/strong><strong>fuse*, <\/strong><strong>Kengo Kuma, Davide Quayola, Diana Scherer, Matteo Thun, Edoardo Tresoldi<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>OCA Oasy Contemporary Art and Architecture <\/strong>non \u00e8 uno spazio espositivo come gli altri. L\u2019arte contemporanea e l\u2019architettura sono qui ospitati all\u2019interno di un\u2019oasi naturalistica, con la convinzione che proteggere la natura non significhi cessarne la fruizione, ma piuttosto viverla facendo propria la cultura del rispetto e della conoscenza. Col suo percorso in quota, OCA propone al visitatore un mondo nuovo, da scoprire e vivere insieme, in cui l\u2019uomo e ci\u00f2 che crea \u2013 sia esso prodotto artistico o architettonico \u2013 convivono con l\u2019ambiente ed anzi vi interagiscono costantemente. Il luogo si raggiunge solo a piedi, con una passeggiata nel bosco di circa 30 minuti, che fa iniziare l\u2019esperienza del visitatore nel momento in cui lascia la macchina in localit\u00e0 Croce di Piteglio, non quando arriva a destinazione. L\u2019immersione nella natura sar\u00e0 totale e le installazioni artistiche parteciperanno con il pubblico a questa immersione.<\/p>\n<p>OCA, inaugurato lo scorso anno, \u00e8 accolto all\u2019interno dell\u2019Oasi Dynamo, una riserva naturale affiliata al WWF, che si estende per circa mille ettari, arrivando sino a 1100 metri di altitudine. Questo immenso terreno era un tempo la riserva di caccia della famiglia Orlando, che sulla montagna pistoiese, agli inizi del Novecento, aveva fondato lo stabilimento della SMI, la Societ\u00e0 Metallurgica Italiana. Recuperata nel 2006, la riserva \u00e8 oggi un territorio prevalentemente boschivo, dove vivono una grande variet\u00e0 di animali selvatici e tante specie di piante rare. In parte dedicata alle tradizionali attivit\u00e0 dell\u2019allevamento e dell\u2019agricoltura, l\u2019oasi si \u00e8 aperta negli anni anche all\u2019ospitalit\u00e0, all\u2019eco turismo, alla divulgazione di una cultura sostenibile dell\u2019ambiente. E con <strong>OCA Oasy Contemporary Art and Architecture<\/strong>, dalla scorsa estate, sono arrivate in alta quota anche l\u2019arte e l\u2019architettura, sempre nel rispetto pi\u00f9 totale del luogo.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0477-bassa-e1720210311363.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33573\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0477-bassa-e1720210311363.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"321\" \/><\/a>Pascale Marthine Tayou in <\/strong><strong><em>Love Letter<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0540-bassaa-e1720210258116.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-33572 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0540-bassaa-e1720210258116.jpg\" alt=\"\" width=\"397\" height=\"265\" \/><\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Percorso il sentiero nel bosco, dopo aver camminato all\u2019ombra dei castagni, OCA ti accoglie su un pianoro soleggiato, da cui si gode una vista splendida sulle montagne tutt\u2019intorno. Qua, in quella che sino allo scorso anno era una grandissima stalla per le mucche, \u00e8 nato lo spazio-museo che per questa stagione, dal 30 giugno al 3 novembre 2024, ospita la mostra <strong><em>Love Letter<\/em><\/strong> di <strong>Pascale Marthine Tayou<\/strong>, organizzata in collaborazione con <strong>Ga<\/strong><strong>lleria Continua<\/strong>, per la cura di <strong>Marco <\/strong><strong>Bazzini<\/strong> e<strong> Emanuele Montibeller<\/strong>.<\/p>\n<p>Pascale Marthine Tayou descrive s\u00e9 stesso con un \u201cproduttore\u201d, non un artista. Concepisce un\u2019arte senza confini e norme, cos\u00ec come intende il mondo. Nato nel 1966 in Cameroun, Tayou ha sviluppato un linguaggio artistico che si nutre delle proprie radici culturali, ma anche dei tanti viaggi fatti. In uno scambio continuo tra arte e vita, che \u00e8 il fondamento della sua azione artistica, ha deciso nei primi anni Novanta di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0549-bassa-e1720210367364.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33574 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/OCA_Tayou_oasidynamo_\u00a9mattiamarasco-0549-bassa-e1720210367364.jpg\" alt=\"\" width=\"444\" height=\"296\" \/><\/a> cambiare il proprio nome in Pascale Marthine, entrambi tipicamente femminili, cosciente della mutevolezza e non staticit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Da sempre interessato alle problematiche ambientali, come l\u2019inquinamento del pianeta e il conseguente esaurimento delle risorse, Tayou utilizza materiali comuni, per lo pi\u00f9 di riciclo, e d\u00e0 vita ad opere che vogliono far riflettere sulla convivenza tra l\u2019uomo e la natura.<\/p>\n<p>Nella grande sala espositiva di OCA il visitatore si trova davanti a un\u2019eterogenea e diversificata presenza di forme scultoree, manufatti, oggetti ed energie di vario tipo che ancora una volta offrono la multiformit\u00e0 del linguaggio visivo di Tayou; un linguaggio basato su archetipi, oggetti realizzati o trovati, che fanno riferimento sia alla maestria dell\u2019artigianato sia ai resti di una societ\u00e0 dei consumi. Esempi in mostra di questo linguaggio sono i Poup\u00e9e Pascale o i Bantu Towels, due iconici corpi di opere che richiamano l&#8217;attenzione su un processo basato sull\u2019arricchimento culturale e l&#8217;ibridazione. Alle pareti, i grandi affreschi colorati e le <em>Colorful Stones<\/em>, 2019, raccontano di viaggi e degli effetti della globalizzazione da cui nessuno pu\u00f2 considerarsi al sicuro. Tra le altre opere presenti, anche uno dei suoi lavori pi\u00f9 rappresentativi, <em>Plastic Bags<\/em>, 2001-24, una scultura monumentale realizzata con sacchetti di plastica, simbolo del consumismo e dell&#8217;inquinamento prodotto dalle nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p>Per la mostra, Tayou ha realizzato due grandi opere al neon, tra cui <em>Love from Dynamo<\/em>, 2024, un vero e proprio atto d&#8217;amore verso chi, nella vita quotidiana, &#8220;serve i valori umani&#8221;, secondo le parole dell&#8217;artista, a partire dal vicino Dynamo Camp con cui l&#8217;OCA condivide il confine. Ma \u00e8 anche un messaggio di generosit\u00e0 reciproca per il paesaggio che accoglie armoniosamente la sua mostra. La mostra avr\u00e0 un <strong>catalogo con testi di Marco Bazzini ed Emanuele Montibeller, Metilene edizioni.<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Nkongsamba, Cameroun, nel 1966. Tayou vive e lavora a Gand, in Belgio, e a Yaound\u00e9, in Cameroun. Sin dall&#8217;inizio degli anni Novanta e poi dalla sua partecipazione a Documenta 11, a Kassel (2002), e alla Biennale di Venezia (2005 e 2009), Pascale Marthine Tayou \u00e8 conosciuto da un vasto pubblico internazionale. Il suo lavoro si caratterizza per la sua variabilit\u00e0, dal momento che non si limita a un solo medium n\u00e9 a una particolare serie di temi. Sebbene i suoi temi possano essere diversi, tutti utilizzano come punto di partenza l&#8217;artista stesso come persona. Le sue opere non solo mediano tra le culture, o pongono l&#8217;uomo e la natura in relazione ambivalente tra loro, ma sono prodotte con la consapevolezza di essere costruzioni sociali, culturali o politiche. Il suo lavoro \u00e8 volutamente mobile, sfuggente a schemi precostituiti, eterogeneo. \u00c8 sempre strettamente legato all&#8217;idea del viaggio e del contatto con ci\u00f2 che \u00e8 altro da s\u00e9, ed \u00e8 cos\u00ec spontaneo da sembrare quasi casuale. Gli oggetti, le sculture, le installazioni, i disegni e i video prodotti da Tayou hanno una caratteristica ricorrente: si soffermano su un individuo che si muove nel mondo ed esplora la questione del villaggio globale. \u00c8 in questo contesto che Tayou negozia le sue origini africane e le relative aspettative.<\/p>\n<p><strong>Il percorso di OCA prosegue l\u2019anno venturo<\/strong><\/p>\n<p>Nel frattempo, sotto la direzione artistica di <strong>Emanuele Montibeller<\/strong>, architetti ed artisti stanno lavorando alle loro opere che, dal prossimo anno, andranno ad ampliare il percorso nel parco. In armonia con il territorio della riserva, il curatore proporr\u00e0 un cammino esperienziale nella natura, tutto dedicato al tema della convivenza tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente. Il percorso, ad anello, partir\u00e0 dallo spazio espositivo e durer\u00e0 circa due ore. Le prime installazioni ad inaugurare, l\u2019estate prossima, saranno il <strong><em>Dynamo Pavillion<\/em><\/strong> dell\u2019architetto giapponese <strong>Kengo Kuma<\/strong>; <strong><em>Il cerchio della partenza e dell\u2019arrivo<\/em><\/strong>, una grande opera firmata a quattro mani dall\u2019architetto <strong>Michele De Lucchi<\/strong> e dalla poetessa <strong>Mariangela Gualtieri<\/strong>; l\u2019installazione dell\u2019architetto cileno <strong>Alejandro Aravena; <\/strong><em>l\u2019<\/em><strong><em>Omaggio a Jeorge Bergoglio<\/em><\/strong> di <strong>Matteo Thun e <\/strong><strong><em>Oberton<\/em><\/strong> di <strong>Stefano Boeri. <\/strong>Nei mesi successivi arriveranno poi le installazioni degli artisti <strong>Diana Scherer<\/strong>, <strong>Edoardo Tresoldi,<\/strong> <strong>Davide Quayola<\/strong> e <strong>fuse*<\/strong>. Le opere, molto diverse fra loro per stile, dimensione e materiali utilizzati, seguono per\u00f2 tutte il <em>fil rouge<\/em> di indagare il rapporto tra l\u2019uomo e la natura, partendo dalle sue criticit\u00e0 e cercando soluzioni ed idee per renderlo sempre pi\u00f9 armonioso.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Arriva l\u2019estate e riapre OCA Oasy Contemporary Art and Architecture, lo splendido luogo dedicato all\u2019arte e all\u2019architettura, che si svela al pubblico a 900 metri di altezza, sull\u2019Appennino Pistoiese, all\u2019interno dell\u2019Oasi Dynamo. Sotto la direzione artistica di Emanuele Montibeller, come recita il nome stesso del luogo, ad OCA l\u2019arte e l\u2019architettura si integrano con la natura dell\u2019oasi, ed attendono il visitatore dopo una lunga camminata nel bosco (ad OCA si arriva solo a piedi) per accoglierlo con una mostra, all\u2019interno di uno spettacolare spazio espositivo ricavato da un ex stalla, e, presto, con un percorso all\u2019aperto, con installazioni ambientali di [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/07\/05\/love-letter-linstallazione-ambientale-di-pascale-marthine-tayou-a-oca-oasy-contemporary-art-and-architecture-di-san-marcello-piteglio-pistoia\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,9894,10357,44441,87,35266,28308,26,17505,35188,28369],"tags":[594958,594957,594962,473206,473207,594960,451721,594961,594956,594963,594959,594955,594964,355195,9132],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33570"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33580,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570\/revisions\/33580"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}