{"id":33807,"date":"2024-07-26T22:07:27","date_gmt":"2024-07-26T22:07:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33807"},"modified":"2024-07-26T22:10:51","modified_gmt":"2024-07-26T22:10:51","slug":"i-tempi-del-bello-tra-mondo-classico-guido-reni-e-magritte-la-preziosa-mostra-ai-musei-civici-di-domodossola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/07\/26\/i-tempi-del-bello-tra-mondo-classico-guido-reni-e-magritte-la-preziosa-mostra-ai-musei-civici-di-domodossola\/","title":{"rendered":"I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte. La preziosa mostra ai Musei Civici  di Domodossola"},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/download-1-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33808\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/download-1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"186\" \/><\/a>I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte\u00a0<\/em><\/strong><strong>\u00e8 il titolo della nuova grande mostra ospitata dai Musei civici \u201cGian Giacomo Galletti\u201d in Palazzo San Francesco a Domodossola.<\/strong> <strong>Con Rubens, Carracci e Guido Reni, passando per Pompeo Batoni e Canova, fino ai<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/LOCANDINA-scaled-2000x1500-1-e1722031014586.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33809 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/LOCANDINA-scaled-2000x1500-1-e1722031014586.jpg\" alt=\"\" width=\"321\" height=\"467\" \/><\/a> contemporanei Funi, Sironi, De Chirico e Magritte, le opere in mostra evidenziano il costante riferimento, attraverso i secoli, ai modelli e ai valori formali e spirituali della classicit\u00e0. Punto nevralgico di riferimento, infatti, \u00e8 la statuaria classica d\u2019et\u00e0 romana del Museo Nazionale Romano e delle Terme di Diocleziano che verr\u00e0 esposta per la prima volta nel capoluogo ossolano. <\/strong><em>I tempi del Bello<strong>.\u00a0<\/strong>Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte\u00a0<\/em>\u00e8 il titolo della mostra che i Musei civici \u201cGian Giacomo Galletti\u201d al Museo di Palazzo San Francesco di Domodossola, ideata e curata da Antonio D\u2019Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti e realizzata dal Comune di Domodossola in partnership con il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Fondazione Angela Paola Ruminelli, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il fondamentale sostegno di Morgran Italia S.r.l., Findomo S.r.l., Ultravox S.r.l., Punta Est S.r.l..<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/150763-unnamed.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33810\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/150763-unnamed.jpg\" alt=\"\" width=\"513\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/150763-unnamed.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/150763-unnamed-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 513px) 100vw, 513px\" \/><\/a>Leopardi individua il \u201cTempo de Bello\u201d nella Grecia del V secolo a.C., quando artisti come Fidia, Mirone e Policleto interpretavano il concetto di bellezza come frutto di un equilibrio di valori estetici ed etici, espresso dal termine\u00a0<em>kalokagath\u00ec<\/em><\/strong><em>a<\/em>. All\u2019interno della suggestiva cornice di Palazzo San Francesco, le oltre quaranta opere, tra dipinti e sculture in marmo e bronzo, provenienti da importanti musei italiani e prestigiose collezioni private, raccontano i vari \u201cTempi del Bello\u201d, ovvero la ricerca, sulla scorta dei modelli classici, di un connubio di bellezza formale e valori spirituali, che attraversa la storia dell\u2019arte, adattandosi alle esigenze culturali di ogni epoca.<\/p>\n<p>Tra i grandi protagonisti della mostra di Domodossola, che torna a produrre e proporre al grande pubblico un percorso di ricerca e studio trasversale tra i secoli, si potr\u00e0 ammirare il \u201cdivino\u201d\u00a0<strong>Guido Reni<\/strong>, che nell\u2019arte europea del Seicento rappresenta il paladino della classicit\u00e0, in contrapposizione alla teatralit\u00e0 dell\u2019arte barocca e al naturalismo caravaggesco. Per questa occasione arrivano a Domodossola l\u2019<em>Annunciazione\u00a0<\/em>della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, uno dei capolavori del grande maestro bolognese, e il\u00a0<em>San Sebastiano<\/em>\u00a0di collezione privata. L\u2019eleganza formale della Vergine e<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/images-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-33811 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/images-1.jpg\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"278\" \/><\/a> dell\u2019angelo nell\u2019imponente pala d\u2019altare, e la torsione scultorea del busto nel giovane santo, testimoniano come nella Bologna del Seicento la conoscenza della statuaria classica e il mito di Raffaello, che aveva fatto rivivere la bellezza antica, trovino una perfetta declinazione in linea con la cultura del tempo. \u00c8 questa un\u2019eredit\u00e0 che Guido Reni raccoglie dai Carracci. Infatti, in mostra si potr\u00e0 ammirare eccezionalmente lo straordinario capolavoro proveniente dalla Pinacoteca della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina di Puglia, che\u00a0<strong>Ludovico Carracci<\/strong>\u00a0dipinge sul finire del Cinquecento, mostrando l\u2019immagine del\u00a0<em>San Sebastiano<\/em>\u00a0come un moderno Apollo, un danzatore che si muove leggiadro nel pieno vigore della sua bellezza fisica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/download-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33812\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/download-2.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a>Nessun artista \u00e8 insensibile al fascino della classicit\u00e0, come dimostra l\u2019attenzione con cui\u00a0<strong>Rubens<\/strong>, giunto a Roma da Mantova agli albori del Seicento, adatta i modelli scultori studiati nelle raccolte principesche romane alle esigenze iconografiche imposte dalla committenza. Nell\u2019impaginare la grandiosa\u00a0<em>Madonna del Rosario<\/em>, documentata in mostra da un raro bozzetto in collezione privata, l\u2019artista fiammingo aggiorna in chiave barocca atteggiamenti e gesti che possono ricondursi ai modelli classici.<\/p>\n<p>In seguito allo scalpore suscitato tra il 1730 e il 1740 dall\u2019inatteso ritrovamento dei resti di Ercolano e Pompei, i teorici dell\u2019arte neoclassica recuperano il concetto della\u00a0<em>kalokagath\u00eca\u00a0<\/em>tornando nuovamente ad associare i principi di ordine, armonia, compostezza e \u201cquieta grandezza\u201d, come afferma Winckelmann, con i pi\u00f9 elevati valori morali. Leopardi stesso riconosce in\u00a0<strong>Antonio Canova<\/strong>\u00a0l\u2019artista che meglio incarna nelle proprie opere questo connubio d<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/images-1-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-33814 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/images-1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a>i bellezza e nobili sentimenti che mira a raggiungere il bello ideale. Il\u00a0<em>Ritratto di Paolina Bonaparte<\/em>, che arriva in mostra dal Museo Napoleonico di Roma, raffigura il viso perfetto della sorella di Napoleone come Venere Vincitrice, esempio di come la celebrazione del passato e l\u2019uso dei temi della mitologia classica si pongano, in questo caso, al servizio del potere, assumendo intenti celebrativi e educativi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/110124779-e6973904-b0d7-499f-8636-4d60a99004c7.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33813\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/110124779-e6973904-b0d7-499f-8636-4d60a99004c7.jpg\" alt=\"\" width=\"549\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/110124779-e6973904-b0d7-499f-8636-4d60a99004c7.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/110124779-e6973904-b0d7-499f-8636-4d60a99004c7-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/110124779-e6973904-b0d7-499f-8636-4d60a99004c7-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 549px) 100vw, 549px\" \/><\/a>L\u2019impronta ecclettica che caratterizza l\u2019arte italiana nel periodo post-unitario non esclude n\u00e9 in campo architettonico, n\u00e9 nell\u2019ambito figurativo episodi di spiccato richiamo alla tradizione greco romana: lo dimostra lo scultore genovese\u00a0<strong>Demetrio Paernio<\/strong>, autore di numerosi monumenti funerari nel cimitero di Staglieno, che celebra l\u2019arte alessandrina modellando una delle figure pi\u00f9 leziose della classicit\u00e0, come il\u00a0<em>Puttino dormiente<\/em>. Cambia il soggetto ma non la formulazione dell\u2019immagine ispirata nella tela del genovese\u00a0<strong>Domenico Piola<\/strong>\u00a0che raffigura\u00a0<em>Ges\u00f9 Bambino addormentato sulla Croce<\/em>.\u00a0 Sono inoltre esposte varie sculture rinascimentali di piccolo formato che documentano il gusto del collezionismo e la passione per l\u2019Antico sviluppatisi in particolare dopo le scoperte<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_23.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33816 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_23.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_23.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_23-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_23-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/a> archeologiche di primo Cinquecento.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019esperienza rivoluzionaria delle Avanguardie che avevano decretato la fine della classicit\u00e0, nei primi due decenni del Novecento, in seguito ai traumi causati dalla prima guerra mondiale, nel 1924 il critico francese Maurice Rejnal auspicava un ripensamento rispetto alle posizioni anti classiche, sostenendo la necessit\u00e0 di un \u201cRitorno all\u2019Ordine\u201d che si ravvisa nelle opere di <strong>Funi, Campigli, Sironi, De Chirico\u00a0<\/strong>e<strong>\u00a0Magritte<\/strong>\u00a0che esprimono il desiderio di riaffermare il perenne valore della classicit\u00e0 sulla scorta dell\u2019indirizzo teorico di Margherita Sarfatti. Di questi artisti la mostra offre significativi esempi accostati tra loro e in dialogo con le opere rinascimentali e classiche. Tra tutti si potr\u00e0 ammirare eccezionalmente l\u2019affascinante capolavoro di\u00a0<strong>Ren\u00e8 Magritte<\/strong>,\u00a0<em>Rena \u00e0 la fen\u1ec7tre<\/em>\u00a0del 1937, di collezione privata.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-33815\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_11.jpg\" alt=\"\" width=\"425\" height=\"283\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_11.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_11-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/Mostra_i_tempi_del_bello_lug2024_11-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/a>Ogni epoca declina un tempo del Bello e la mostra di Domodossola tenta di presentare anche con un intento didattico, particolarmente adatto alle scuole, alcuni eloquenti esempi che rendono immortale la bellezza classica, dal tardo Rinascimento al Novecento, evidenziando modelli che gli artisti fanno propri, ma adeguandoli alle esigenze culturali in auge nei diversi momenti storici.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/small.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33817 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/small.jpg\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"357\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/small.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/07\/small-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019allestimento della mostra \u00e8 stato progettato da Studio Lys con il coordinamento di Matteo Fiorini, il progetto illuminotecnico \u00e8 di LightScene Studio con Riccardo Rocco e Luca Moreni, mentre l\u2019illuminazione \u00e8 stata aggiornata e realizzata in collaborazione con Viabizzuno. La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito da Sagep Editori d\u2019Arte.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte\u00a0\u00e8 il titolo della nuova grande mostra ospitata dai Musei civici \u201cGian Giacomo Galletti\u201d in Palazzo San Francesco a Domodossola. Con Rubens, Carracci e Guido Reni, passando per Pompeo Batoni e Canova, fino ai contemporanei Funi, Sironi, De Chirico e Magritte, le opere in mostra evidenziano il costante riferimento, attraverso i secoli, ai modelli e ai valori formali e spirituali della classicit\u00e0. Punto nevralgico di riferimento, infatti, \u00e8 la statuaria classica d\u2019et\u00e0 romana del Museo Nazionale Romano e delle Terme di Diocleziano che verr\u00e0 esposta per la prima volta nel [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/07\/26\/i-tempi-del-bello-tra-mondo-classico-guido-reni-e-magritte-la-preziosa-mostra-ai-musei-civici-di-domodossola\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44662,9894,53794,41640,44441,87,35351,26,35185,17505,35188,28369,4625,409394],"tags":[202372,35248,595053,40672,595054,317655,386758,402779,595055,595057,595056,53658,355195,73598,73589],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33807"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33807"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33807\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33820,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33807\/revisions\/33820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33807"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33807"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33807"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}