{"id":33992,"date":"2024-08-12T22:29:11","date_gmt":"2024-08-12T22:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=33992"},"modified":"2024-08-12T22:29:11","modified_gmt":"2024-08-12T22:29:11","slug":"universi-quotidiani-morandi-ferroni-e-de-vita-la-mostra-a-palazzo-ricci-a-macerata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/08\/12\/universi-quotidiani-morandi-ferroni-e-de-vita-la-mostra-a-palazzo-ricci-a-macerata\/","title":{"rendered":"Universi quotidiani. Morandi, Ferroni e De Vita. La mostra a Palazzo Ricci a Macerata"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Universi-quotidiani-Macerata.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-33994\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Universi-quotidiani-Macerata.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a>Il 12 luglio ha aperto al pubblico la mostra estiva di Palazzo Ricci \u00a0 <\/strong>&#8220;<strong><em>Universi quotidiani<\/em><\/strong><strong>&#8220;, promossa dalla\u00a0Fondazione Carima\u00a0con il patrocinio del\u00a0Comune di Macerata\u00a0e curata dal Direttore artistico del museo Roberto Cresti. La mostra \u00e8 visitabile fino al 29 settembre 2024.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il titolo dell&#8217;evento espositivo enuncia il tema che viene indagato, vale a dire la quotidianit\u00e0. Un tema che in apparenza pu\u00f2 sembrare comune, ma che in realt\u00e0 rivela la vasta e complessa dimensione interiore degli artisti che lo hanno interpretato:\u00a0Giorgio Morandi,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/1299009_CfakepathManifestoUNIVERSOQUOTIDIANO-e1723501198450.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33995 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/1299009_CfakepathManifestoUNIVERSOQUOTIDIANO-e1723501198450.jpg\" alt=\"\" width=\"559\" height=\"315\" \/><\/a> Gianfranco Ferroni<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Luciano De Vita<\/strong><strong>, con la presenza d&#8217;eccezione di\u00a0Francisco Goya<\/strong>.<\/p>\n<p>Il<strong>\u00a0Professor Cresti<\/strong>\u00a0ha infatti spiegato come: \u00ab<em>La vita di tutti i giorni \u00e8 il principale banco di prova della nostra esistenza. La cultura europea dei secoli XIX e XX ne ha fatto una categoria interpretativa dell&#8217;essere umano: uno specchio dalle infinite dimensioni nel quale si sono riflessi i volti dei romantici, dei realisti, dei grandi &#8216;maledetti&#8217;, degli esistenzialisti fino ai minimalisti che hanno chiuso la lunga vicenda culturale del Novecento. Gli artisti del visibile hanno accentuato questo orientamento e hanno scoperto nella quotidianit\u00e0 una base da cui partire e a cui fare ritorno per i loro peripli espressivi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Giorgio Morandi<\/strong>,<strong> di cui quest&#8217;anno ricorre il sessantesimo anniversario della morte, occupa una posizione di assoluta preminenza nell&#8217;arte novecentesca in Italia e nel mondo.<\/strong>\u00a0<strong>Presente nella collezione di\u00a0Palazzo Ricci <\/strong>con due pregevoli\u00a0dipinti, &#8220;Vaso di rose&#8221; del 1947 e &#8220;Natura morta&#8221; del 1962, nel contesto di mostra viene valorizzato principalmente come incisore. Fu infatti titolare della cattedra di incisione all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1930 al 1956.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/450626619_1271121184203953_8311327309824362837_n-e1723501294485.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33996\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/450626619_1271121184203953_8311327309824362837_n-e1723501294485.jpg\" alt=\"\" width=\"532\" height=\"362\" \/><\/a>Gianfranco Ferroni\u00a0\u00e8 tra i nomi pi\u00f9 rappresentativi del panorama artistico degli ultimi decenni del Novecento. Il filtro della biografia si manifesta in tutte le fasi della sua lunga opera, che l&#8217;ha visto confrontarsi con la pittura, l&#8217;incisione\u00a0e la\u00a0fotograf<\/strong>ia. L&#8217;arte ferroniana ha un carattere storico rispetto al periodo in cui \u00e8 vissuto, quello del dopoguerra prima e del boom economico dopo, che racconta sovente nei frangenti di povert\u00e0, degrado e marginalit\u00e0. Le sue opere sono delle &#8220;icone quotidiane&#8221; e il suo dolore una &#8220;religione laica&#8221; che interroga gli oggetti e i luoghi della vita quotidiana in un processo di avvicinamento al senso dell&#8217;esistenza umana.<\/p>\n<p><strong>Luciano De Vita, marchigiano di nascita e bolognese di adozione, ebbe come maestro d&#8217;incisione lo stesso Morandi, del quale fu allievo prediletto, assistente e successore all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna.<\/strong> Al pari di Ferroni, rimase segnato in modo indelebile dalla crudelt\u00e0 degli eventi bellici, che lo coinvolsero in prima persona e che pertanto permearono la sua produzione artistica. Un innominabile vissuto che ha riversato nei propri lavori prendendo come modello di riferimento \u00abl&#8217;espressivit\u00e0 delirante\u00bb di\u00a0Francisco Goya, di cui vengono presentate alcune incisioni inedite. La presenza dell&#8217;artista spagnolo indica un percorso che, dagli ultimi due secoli, giunge fino ai nostri giorni e che ritroviamo nelle opere selezionate dal curatore.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/17232947059535883902336775658949-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-33997 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/17232947059535883902336775658949-1.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/17232947059535883902336775658949-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/17232947059535883902336775658949-1-300x226.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201c<em>Il percorso espositivo<\/em>\u00a0\u2013 ha concluso il Presidente\u00a0Francesco Sabatucci\u00a0Frisciotti Stendardi\u00a0\u2013\u00a0<em>propone una sessantina di pezzi tra dipinti, acqueforti e fotografie di artisti di assoluta qualit\u00e0 e di grande profondit\u00e0 espressiva, alcuni dei quali vengono esposti per la prima volta al pubblico. La mostra si distingue quindi per questo importante elemento di novit\u00e0, che consentir\u00e0 ai visitatori di fruire di opere del tutto nuove per il territorio maceratese, che si integrano con il Novecento di Palazzo Ricci<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201cUniversi quotidiani\u201d sar\u00e0 visitabile gratuitamente fino al 29 settembre 2024.<\/p>\n<p><strong>Giorgio Morandi<\/strong><\/p>\n<p>Nato da una famiglia della piccola borghesia bolognese il 20 luglio 1890, Giorgio Morandi studi\u00f2 all&#8217;Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano, diplomandosi nel 1913. Alla ricerca di uno stile privo di qualunque accademismo, influenzato da una prima conoscenza dell&#8217;opera di Paul C\u00e9zanne e di Henri Rousseau, il Doganiere, prese contatto, insieme ai suoi <strong>compagni di studi Osvaldo Licini, Severo Pozzati, Mario Bacchelli e alt<\/strong>ri, con l&#8217;avanguardia futurista italiana, esponendo in mostre collettive a Bologna e Roma. Nel corso della Prima guerra mondiale, grazie al congedo dall&#8217;esercito ottenuto per una grave malattia polmonare, svilupp\u00f2 una pittura derivante dalla Metafisica di Giorgio de Chirico e Carlo Carr\u00e0, che lo avrebbe segnalato, nell&#8217;immediato dopoguerra, all&#8217;attenzione di Mario Broglio, fondatore della rivista romana, ma di respiro internazionale, \u00abValori Plastici\u00bb. Col gruppo formatosi intorno alla rivista, espose negli anni &#8217;20 in Italia e in Germania per poi maturare un&#8217;adesione al Novecento Italiano di Margherita Sarfatti, partecipando anche alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Presto riconosciuto, oltre che come pittore, come maestro della tecnica incisoria, tenne la cattedra di tale insegnamento dal 1930 al 1956 all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna. Soggiorn\u00f2 per lunghi periodi, compresi gli anni della Seconda guerra mondiale, nel paese appenninico di Grizzana (oggi Grizzana-Morandi), di cui dipinse e incise molti paesaggi. Dopo il 1945 la sua fama crebbe ulteriormente raggiungendo un&#8217;estensione internazionale, con mostre in Europa e in Sud America. Si spense il 18 giugno 1964 nella casa bolognese di via Fondazza 36, dove aveva trascorso la vita con le tre sorelle e prodotto gran parte della sua opera.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Morandi-vaso-di-rose-700x749-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-33998\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Morandi-vaso-di-rose-700x749-1.jpg\" alt=\"\" width=\"476\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Morandi-vaso-di-rose-700x749-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/08\/Morandi-vaso-di-rose-700x749-1-280x300.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 476px) 100vw, 476px\" \/><\/a>Gianfranco Ferroni<\/strong><\/p>\n<p>Gianfranco Ferroni nacque a Livorno il 22 febbraio 1927 da una famiglia che sub\u00ec un pesante rovescio economico a seguito della Seconda guerra mondiale (il padre, ingegnere, rimase senza lavoro). Le vicende belliche portarono i Ferroni a riparare in Lombardia, in provincia di Varese, in un ambiente da cui il futuro pittore si volle liberare, nel primo dopoguerra, lasciando i genitori e trasferendosi a Milano per assecondare la sua vocazione artistica. Si form\u00f2 da autodidatta nell&#8217;ambiente milanese e si afferm\u00f2, alla fine degli anni &#8217;50, nel contesto del cosiddetto \u00abrealismo esistenziale\u00bb (G. Banchieri, G. Cazzaniga, M. Cerretti, G. Guerreschi, G. Romagnoni, T. Vaglieri). Espose alla Biennale di Venezia nel 1958, trovando, nel corso degli anni &#8217;60 \u2013 in cui prese parte anche al gruppo Il pro e il contro (U. Attardi, E. Calabria, F. Farulli, G. Ferroni, A. Gianquinto, P. Guccione, G. Guerreschi, G. Romagnoni, R. Vespignani) \u2013 una corrispondenza fra il proprio lavoro e i movimenti politici antagonisti della societ\u00e0 italiana sviluppatasi con il boom economico. Visse prevalentemente in Lombardia, fra Milano e Bergamo, ma fece lunghi soggiorni in Toscana, a Viareggio (ove si stabili dal 1968 al 1972), sviluppando il sodalizio col pittore e scrittore Sandro Luporini. Dagli anni &#8217;70 accentu\u00f2 la dedizione ad una pittura di impianto apparentemente tradizionale, ma con effetti luminosi di straordinaria originalit\u00e0, che rivelano corrispondenze con l&#8217;opera del grande maestro spagnolo Antonio L\u00f3pez Garc\u00eda. Nel 1979 promosse con l&#8217;amico Luporini il gruppo della Metacosa (G. Biagi, G. Bartolini, G. Ferroni, B. Luino, S. Luporini, L. Mannocci, G. Tonelli). Nel 1982 fu nuovamente invitato, con una propria sala, alla Biennale di Venezia, mentre la sua rilevante e continua attivit\u00e0 d&#8217;incisore, incominciata alla fine gli anni &#8217;50, venne documentata da una grande mostra retrospettiva tenutasi a Trento, nel 1985. Antologiche di notevole respiro furono organizzate, negli anni &#8217;80 e &#8217;90, a Napoli, Bologna e Milano. Ferroni mor\u00ec a Bergamo il 12 maggio 2001.<\/p>\n<p><strong>Luciano De Vita<\/strong><\/p>\n<p>Luciano De Vita nacque ad Ancona il 24 maggio 1929. Dopo avere combattuto giovanissimo nella Seconda guerra mondiale, si iscrisse all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna dove ebbe come maestri Virgilio Guidi per la pittura e Giorgio Morandi per l&#8217;incisione. Nel 1954 Morandi lo volle come proprio assistente e, dopo il pensionamento del maestro, nel 1956, De Vita (che vedeva nelle acqueforti di Francisco Goya uno specchio della sua esistenza) ebbe la cattedra di incisione a Torino, all&#8217;Accademia Albertina, poi nel 1962, a Milano, all&#8217;Accademia di Brera, e la mantenne fino al 1976. In quell&#8217;anno torn\u00f2 a insegnare incisione all&#8217;Accademia di Bologna, ove rimase fino al 1992, anno del pensionamento. Prese parte a mostre di grande rilievo, come la Quadriennale di Roma del 1959 e la Biennale di Venezia del 1960 (ove ebbe un premio per le acqueforti), e, nel corso degli anni &#8217;60, espose in personali a New York, Roma, Parma e a Bologna, alla Galleria de&#8217; Foscherari. Nel 1975 una sua antologica, curata da Andrea Emiliani, inaugur\u00f2 la nuova Galleria d&#8217;Arte Moderna del capoluogo emiliano. Fu anche scultore, scenografo, costumista e regista, lavorando per il Teatro Comunale di Bologna (Turandot, di G. Puccini, 1969; Otello, di G. Verdi, 1971) e per La Scala di Milano (B. Bart\u00f3k, Il Castello del Principe Barbabl\u00f9, 1978). Mor\u00ec a Bologna il 14 luglio 1992.<\/p>\n<p><strong>Francisco Goya<\/strong><\/p>\n<p>Francisco Goya y Lucientes ebbe i natali, il 30 marzo 1746, a Fuendetodos, piccolo centro della Aragona, vicino a Saragozza. Dopo l&#8217;iniziale apprendistato nella bottega di Jos\u00e9 Luz\u00e1n, grazie all&#8217;amicizia col pittore Francisco Bayeu, che era stato chiamato a lavorare a Madrid da Anton Raphael Mengs, entr\u00f2 nella cerchia di Mengs stesso, il quale gli consigli\u00f2 di compiere un viaggio di formazione in Italia. Dopo essere stato, tra il 1770 e il 1771, a Roma, Parma e in altre citt\u00e0 della penisola, ritorn\u00f2 in Spagna dove cominci\u00f2 ad avere commissioni importanti, in particolare una serie di cartoni per arazzi della Manifattura Reale di Santa Barbara. Cresciuto nella considerazione dei salotti della capitale anche per alcuni ritratti, riusc\u00ec a farsi nominare nel 1789 da Carlo IV pittore della Camera del Re. La fortuna per\u00f2 dur\u00f2 poco. Nel 1792 un&#8217;improvvisa malattia lo port\u00f2 quasi alla morte, lasciandolo nella totale sordit\u00e0. L&#8217;eclisse del mondo in cui si era affermato segu\u00ec quella esperienza fatale: la crisi politica interna della Spagna, dilaniata fra progressisti e conservatori, precipit\u00f2 fino all&#8217;invasione francese del 1807-1808. Testimone delle contraddizioni del tempo, Goya le rivers\u00f2, gi\u00e0 dopo la suddetta malattia, in un&#8217;intensa attivit\u00e0 come incisore. A Madrid, nel 1797, sovraintese alla stampa degli 80 Capricci (Caprichos), cui sarebbero seguiti altre raccolte del genere, intrecciate a dipinti destinati a divenire quasi leggendari, come, nel 1805, la Maja vestida e la Maja desnuda. Nel periodo della Restaurazione, spossato mentalmente e fisicamente, sospetto a corte per le sue simpatie liberali, si ritir\u00f2 sempre pi\u00f9 a vita privata, dipingendo nella casa di Manzanarre il famoso ciclo delle pitture nere, e cercando poi rifugio in Francia, ove si spense a Bordeaux il 16 aprile 1828.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 12 luglio ha aperto al pubblico la mostra estiva di Palazzo Ricci \u00a0 &#8220;Universi quotidiani&#8220;, promossa dalla\u00a0Fondazione Carima\u00a0con il patrocinio del\u00a0Comune di Macerata\u00a0e curata dal Direttore artistico del museo Roberto Cresti. La mostra \u00e8 visitabile fino al 29 settembre 2024. Il titolo dell&#8217;evento espositivo enuncia il tema che viene indagato, vale a dire la quotidianit\u00e0. Un tema che in apparenza pu\u00f2 sembrare comune, ma che in realt\u00e0 rivela la vasta e complessa dimensione interiore degli artisti che lo hanno interpretato:\u00a0Giorgio Morandi, Gianfranco Ferroni\u00a0e\u00a0Luciano De Vita, con la presenza d&#8217;eccezione di\u00a0Francisco Goya. 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