{"id":34337,"date":"2024-09-18T23:02:14","date_gmt":"2024-09-18T23:02:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=34337"},"modified":"2024-09-18T23:03:32","modified_gmt":"2024-09-18T23:03:32","slug":"yves-klein-e-arman-due-celebrita-del-movimento-nouveau-realisme-in-mostra-a-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/09\/18\/yves-klein-e-arman-due-celebrita-del-movimento-nouveau-realisme-in-mostra-a-lugano\/","title":{"rendered":"Yves Klein e Arman, due celebrit\u00e0 del movimento \u201cNouveau R\u00e9alisme\u201d  in mostra a Lugano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Arman-e-Klein-e1726700038595.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-34338\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Arman-e-Klein-e1726700038595.jpg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"334\" \/><\/a>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano inaugura la stagione autunnale 2024 con \u201cYves Klein e Arman. Le Vide et Le Plein\u201d, un progetto espositivo inedito che mette a confronto per la prima volta l\u2019opera dei due artisti francesi esponenti di punta del celebre movimento del \u201cNouveau R\u00e9alisme\u201d.<\/strong> Nativi entrambi di Nizza e a lungo sodali negli anni della loro giovent\u00f9, Yves Klein (Nizza, 1928-Parigi, 1962) e Arman (Nizza, 1928-New York, 2005) sono stati i<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/04.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34339 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/04.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\" alt=\"\" width=\"321\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/04.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg 699w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/04.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-194x300.jpg 194w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/04.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-663x1024.jpg 663w\" sizes=\"(max-width: 321px) 100vw, 321px\" \/><\/a> protagonisti di un\u2019intensa stagione dell&#8217;arte europea e internazionale di grande innovazione. In un affascinante \u201cfaccia a faccia\u201d tra sessanta lavori, il percorso espositivo mette in luce, per la prima volta, due aspetti antitetici e complementari della poetica dei due maestri, ovvero <em>Le Vide et Le Plein<\/em>. La mostra, a cura di Bruno Cor\u00e0, \u00e8 realizzata in collaborazione con la Fondazione Yves Klein di Parigi. Il concetto dell\u2019allestimento \u00e8 firmato da Mario Botta.<\/p>\n<p><em>Le Vide et Le Plein<\/em>, il Vuoto e il Pieno: le due entit\u00e0 scelte da Yves Klein e da Arman per orientare la propria azione artistica trovano una definizione trasversale a epoche e culture, toccando discipline diverse, dalla fisica alla filosofia, dalla poesia all&#8217;immaginario popolare. Per Klein il<em> Vuoto<\/em>, in quanto qualit\u00e0 spaziale, si identifica anche con la dimensione poetica di &#8220;immaterialit\u00e0\u201d verso cui tende tutta la sua vicenda artistica, influenzata dalla filosofia Zen. Attraverso il concetto di <em>Plein<\/em> Arman esalta, invece, l\u2019oggetto frutto della produzione industriale e ne duplica la presenza fisica fino alla saturazione.<\/p>\n<p><strong>Se Klein nel 1958 per la sua storica mostra <em>Le Vide <\/em>alla galleria di Iris Clert a Parigi lascia gli spazi espostivi completamente vuoti, come la <em>sukiya<\/em>, la \u201cstanza del t\u00e8\u201d giapponese, due anni pi\u00f9 tardi Arman mette in atto, nella stessa galleria, un\u2019operazione di segno opposto. L\u2019artista riempie infatti lo spazio di detriti, oggetti e vecchi mobili, trasformandolo in una vetrina che il pubblico pu\u00f2 osservare solo dall\u2019esterno.<\/strong> \u201cSe Klein con <em>Le Vide<\/em> opera un&#8217;innovativa contaminazione tra la cultura orientale e quella occidentale, aprendo un nuovo capitolo della sensibilit\u00e0 verso la realt\u00e0, Arman, con l&#8217;accumulazione di oggetti e rifiuti della realt\u00e0 urbana sembra voler enfatizzare l&#8217;importanza dell&#8217;oggetto e il processo della quantificazione produttiva, portandolo alle estreme conseguenze della saturazione, quasi profetizzando le societ\u00e0 consumistiche e del surplus dell&#8217;intero Occidente, e non solo\u201d spiega il curatore Bruno Cor\u00e0 a proposito di <em>Le Vide et Le Plein<\/em>.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/07.-Le-Vide-et-Le-Plein-e1726700105813.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-34340\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/07.-Le-Vide-et-Le-Plein-e1726700105813.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"516\" \/><\/a>\u00a0<\/strong><strong>Il percorso espositivo<\/strong>. Nella mostra, le poetiche opposte e complementari legate a <em>Le Vide et Le Plein<\/em> prendono forma in un dialogo frontale tra il linguaggio di Klein e Arman. L\u2019allestimento disegnato e curato da Mario Botta accompagna il confronto tra le opere dei due artisti, presentate in due percorsi paralleli negli spazi poligonali, simili ad absidi, della Collezione Olgiati. Il versante dedicato a Klein si apre con un ciclo di monocromi che coprono in maniera esemplare la fase \u201cstorica\u201d dell\u2019intensa stagione del monocromatismo.<\/p>\n<p>Oltre a dipinti declinati nel celebre blu, come i due <em>Monochromes bleu sans titre <\/em>(IKB 38) e (IKB 246), in questo nucleo di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/09.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34341 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/09.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"621\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/09.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg 598w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/09.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-166x300.jpg 166w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/09.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-567x1024.jpg 567w\" sizes=\"(max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/a> lavori, realizzati dall\u2019artista tra il 1955 e il 1959, spiccano anche monocromi del giallo, del rosa e del bianco, fino a <em>Monochrome or sans titre <\/em>(M 59), realizzato in foglia d\u2019oro su vetro.<\/p>\n<p>Forme, materiali e tecniche che caratterizzano la ricerca di Klein sono restituiti, in mostra, da diversi altri gruppi di lavori, come le <em>Antropometrie<\/em>, impronte dei corpi di modelle cosparse di pigmento puro blu e resina sintetica su carta e su tela, su cui imprimono quella che l\u2019artista definiva una \u201ctraccia di vita\u201d. La mostra a Lugano ne presenta cinque esempi, realizzati nel 1960, tra cui si distinguono l\u2019<em>Anthropom\u00e9trie sans titre <\/em>(ANT 7) e l\u2019opera <em>Monique <\/em>(ANT 59). L\u2019eco delle meditazioni cosmologiche giovanili di Klein risuona invece nelle <em>Cosmogonie<\/em> \u2013 in cui le differenti elaborazioni a base di pigmento puro blu e leganti consegnano allo sguardo impronte di fenomeni naturali quali il sole, il vento o la pioggia come, ad esempio, in <em>Cosmogonie pluie <\/em>(COS 22) del 1961.<\/p>\n<p>La tela \u00e8 per Klein un campo aperto, su cui lasciar agire non solo corpi e agenti atmosferici, ma anche elementi primigeni come il fuoco, principio che l\u2019artista definisce \u201cautentico e contradditorio\u201d, e di cui ricerca la manifestazione come \u201cessenza dell\u2019immediato\u201d. In mostra sono presentati cinque lavori dalla serie delle <em>Peintures de Feu Couleur<\/em> e <em>Peinture de Feu sans titre <\/em>(F 13) creati tra il 1961 e il 1962 e realizzati in pigmento puro e resina sintetica bruciati su cartone. Inoltre sono presenti tra le opere monocrome a base di spugne la <em>Scultpure \u00c9ponge bleue<\/em> <em>sans titre <\/em>(SE 263) e il <em>Relief \u00c9ponge Fa <\/em>(RE 31).<\/p>\n<p>Sapienza tecnica e aspirazione verso l\u2019immateriale si fondono, infine, nella poetica <em>Excavatrice de l\u2019espace <\/em>(S 19), realizzata da Klein insieme allo scultore Jean Tinguely. Se alimentata elettricamente, l&#8217;opera, costituita da un disco di legno, raggiunge velocit\u00e0 altissime e genera un alone che evoca l&#8217;idea dell&#8217;immaterialit\u00e0 del Blu.<\/p>\n<p><strong>Ai lavori incorporei e impalpabili di Klein rispondono, nel percorso espositivo, i cicli di opere che danno sostanza all\u2019idea di pieno di Arman, idea che prende le mosse dall\u2019interesse dell\u2019artista verso gli oggetti.<\/strong> Oggetti di cui inizialmente l\u2019artista raccoglie le impronte nei <em>Cachet<\/em> \u2013 lavori creati obliterando timbri inchiostrati su carta o pannello &#8211; e, in seguito, nelle <em>Allures d\u2019objets<\/em> (1958) e nei <em>Violini<\/em> (1961). Nel 1959 Arman inizia a realizzare le <em>Accumulations<\/em> e le <em>Poubelles<\/em>, lavori costituiti da rifiuti inscatolati in teche di plexiglass. Egli si considera cos\u00ec l\u2019interprete di un\u2019epoca dominata dalla societ\u00e0 dei consumi e che, come afferma l\u2019artista, \u201cin circa mezzo secolo ha prodotto pi\u00f9 oggetti che nei cinquantamila anni precedenti\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/11.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34342\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/11.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"527\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/11.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein.jpg 718w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/11.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-199x300.jpg 199w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/11.-Yves-Klein-e-Arman-Le-Vide-et-Le-Plein-681x1024.jpg 681w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dai rasoi elettrici, alle lampadine di automobile (<em>Fiat pas Lux II<\/em>), dalle mani di bambole (<em>Les mains<\/em>) fino agli ingranaggi di orologi: gli oggetti pi\u00f9 diversi si \u201caccumulano\u201d in contenitori di plexiglass e teche di legno in questa serie di opere. Dalla collaborazione con la casa automobilistica Renault nascono poi le <em>Accumulations<\/em> realizzate con parabordi di automobili gialle, come <em>Les ailes jaunes \u2013 Accumulation Renault n. 105<\/em> del 1967. Come Klein, anche Arman impiega nelle sue opere il fuoco, forza distruttiva e creatrice al contempo. Nel percorso della mostra, alla <em>Peinture de Feu<\/em> di Klein corrisponde e si oppone l\u2019opera <em>Senza titolo<\/em> (1969), realizzata da Arman con un violino bruciato e conservato nella resina, in plexiglass. Non si possono passare sotto silenzio, peraltro, sia il <em>Cello<\/em>, 1962, \u201ccoup\u00e9e\u201d di un violoncello sezionato su tavola, sia <em>Antonio e Cleopatra<\/em>, 1966, \u201ccol\u00e8re\u201d di due violoncelli fatti a pezzi e composti su tavola.<\/p>\n<p>La mostra trova il suo contrappasso ideale in un\u2019affascinante <em>mise en abyme<\/em> con il <em>Premier portrait-robot<\/em> <em>d&#8217;Yves Klein<\/em>, <em>le<\/em> <em>Monochrome<\/em> in cui Arman ritrae Klein sotto forma di un\u2019attorcigliata accumulazione di indumenti, carte e libri di Bachelard raccolte nel plexiglass e a cui Klein \u201crisponde\u201d con il <em>Portrait relief<\/em> <em>d\u2019Arman<\/em>, ritratto a rilievo di Arman in pigmento puro: nudo come una statua antica, l\u2019artista \u00e8 proiettato in una dimensione <em>altra<\/em>, nella purezza del blu assoluto.<\/p>\n<p>In occasione della mostra verr\u00e0 pubblicato un catalogo bilingue (italiano-inglese) edito da Mousse Publishing, con un&#8217;introduzione di Giancarlo e Danna Olgiati, il saggio storico-critico-scientifico di Bruno Cor\u00e0, il contributo del Direttore del MASI di Lugano Tobia Bezzola, un dialogo tra Bruno Cor\u00e0 e Mario Botta, infine gli apparati bio-bibliografici e le schede delle opere a cura di Aldo Iori.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano inaugura la stagione autunnale 2024 con \u201cYves Klein e Arman. 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