{"id":34428,"date":"2024-09-29T19:19:29","date_gmt":"2024-09-29T19:19:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=34428"},"modified":"2024-09-29T19:19:29","modified_gmt":"2024-09-29T19:19:29","slug":"martin-parr-e-il-turismo-crudele-la-mostra-al-museo-civico-archeologico-di-bologna-indaga-consumo-di-massa-e-cultura-dello-spreco-occidentale-ed-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/09\/29\/martin-parr-e-il-turismo-crudele-la-mostra-al-museo-civico-archeologico-di-bologna-indaga-consumo-di-massa-e-cultura-dello-spreco-occidentale-ed-europeo\/","title":{"rendered":"Martin Parr e il turismo crudele. La mostra al Museo Civico Archeologico di Bologna indaga consumo di massa e cultura dello spreco occidentale ed europeo."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo7-768x513-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-34429\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo7-768x513-1.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo7-768x513-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo7-768x513-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/a>Il suo sguardo \u00e8 immediatamente riconoscibile, una lente di ingrandimento a\u00a0<strong>colori\u00a0 vivaci <\/strong>che crea storie partendo dalla realt\u00e0, che cattura\u00a0<strong>momenti\u00a0autentici\u00a0e\u00a0spesso\u00a0eccentrici\u00a0della\u00a0vita\u00a0quotidiana\u00a0<\/strong>cogliendo\u00a0l&#8217;essenza\u00a0di un luogo o di\u00a0una situazione\u00a0attraverso\u00a0la ricerca del\u00a0<strong>dettaglio perfetto<\/strong>, che offre un<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo9-768x1151-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34430 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo9-768x1151-1.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"513\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo9-768x1151-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo9-768x1151-1-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo9-768x1151-1-683x1024.jpg 683w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a>a\u00a0<strong>prospettiva unica\u00a0e spesso provocatoria della societ\u00e0\u00a0contemporanea<\/strong>.<br \/>\n<strong><br \/>\nMartin Parr\u00a0<\/strong>(classe 1952) &#8211; senz\u2019altro uno dei fotografi documentaristi britannici pi\u00f9 affermati\u00a0e riconosciuti del nostro tempo &#8211; sceglie\u00a0il<strong>\u00a0Museo Civico Archeologico di Bologna\u00a0<\/strong>per presentare il progetto espositivo\u00a0<strong><em>Short &amp;\u00a0Sweet<\/em><\/strong>, da lui\u00a0direttamente\u00a0curato,\u00a0dopo l\u2019ampio successo di pubblico recentemente ottenuto al\u00a0<strong>Mudec\u00a0&#8211; Museo delle Culture\u00a0<\/strong>di Milano.<\/p>\n<p><strong>Fino al 6 gennaio 2025<\/strong>\u00a0la mostra\u00a0<strong><em>Martin Parr. Short &amp; Sweet<\/em><\/strong>\u00a0&#8211;\u00a0prodotta\u00a0da\u00a0<strong>24 ORE Cultura &#8211; Gruppo 24 ORE<\/strong>\u00a0in collaborazione con il\u00a0<strong>Museo Civico Archeologico\u00a0del\u00a0Settore Musei Civici Bologna<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Magnum Photos<\/strong>, e con il\u00a0<strong>patrocinio<\/strong>\u00a0del\u00a0<strong>Comune di Bologna<\/strong>\u00a0&#8211; presenta\u00a0<strong>oltre 60 fotografie<\/strong>\u00a0da lui selezionate appositamente per questo progetto e\u00a0affiancate\u00a0al corpus di immagini della serie<strong>\u00a0<em>Common Sense<\/em><\/strong><em>,\u00a0<\/em>che lo ha reso famoso, per ripercorrere,\u00a0anche attraverso una\u00a0<strong>intervista inedita\u00a0<\/strong>a cura della storica e critica della fotografia <strong>Roberta\u00a0Valtorta<\/strong>,\u00a0la\u00a0carriera\u00a0di\u00a0uno\u00a0dei\u00a0pi\u00f9\u00a0famosi\u00a0fotografi\u00a0della\u00a0nostra\u00a0epoca.<br \/>\nAttraverso una cronaca fotografica senza filtri e fuori dalla\u00a0retorica, il percorso\u00a0espositivo\u00a0si apre\u00a0<strong>\u2018in bianco e nero\u2019<\/strong>,\u00a0ovvero\u00a0con\u00a0la\u00a0serie\u00a0<strong><em>The\u00a0Non-Conformists<\/em><\/strong>,\u00a0immagini\u00a0scattate\u00a0<strong>dal 1975 al 1980<\/strong>\u00a0da un inedito, giovane e ispirato\u00a0Parr, appena terminata la scuola\u00a0d\u2019arte. Per questo progetto,\u00a0l\u2019autore all&#8217;et\u00e0 di ventitr\u00e9 anni,\u00a0insieme alla sua compagna (e\u00a0futura moglie) Susie Mitchell,\u00a0si muove <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-USA-Florida-Miami-1998-Life-is-a-Beach-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x685-1-e1727636708191.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-34431\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-USA-Florida-Miami-1998-Life-is-a-Beach-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x685-1-e1727636708191.jpg\" alt=\"\" width=\"561\" height=\"376\" \/><\/a>della\u00a0metropoli\u00a0londinese\u00a0verso\u00a0<strong>le\u00a0periferie\u00a0dello\u00a0Yorkshire<\/strong>. Per\u00a0cinque anni la coppia documenta quotidianamente\u00a0gli eventi a cui assiste, in particolare quelli\u00a0dei\u00a0<strong>Non Conformisti, dal nome delle cappelle metodiste e battiste che stavano diventando numerose nella zona<\/strong>. Martin fotografa sia l&#8217;ambiente circostante che le vite dei colletti blu di operai, minatori, agricoltori, devoti, guardiacaccia, allevatori di piccioni e \u201cmariti presi per il naso\u201d, realizzando un documento storico e toccante che definisce il carattere ferocemente indipendente dell\u2019Inghilterra settentrionale dall\u2019anglicismo di Stato.<\/p>\n<p>Prima di approdare\u00a0alle pi\u00f9 conosciute serie a colori, la mostra\u00a0prosegue con l\u2019ultimo progetto\u00a0in bianco e nero sviluppato\u00a0da Parr,\u00a0<strong><em>Bad Weather<\/em><\/strong>, realizzato<strong>\u00a0tra la fine degli\u00a0anni Settanta e\u00a0l\u2019inizio degli\u00a0Ottanta\u00a0<\/strong>e pubblicato nel 1982. L\u2019idea era quella di creare un lavoro incentrato su un\u2019ossessione britannica. Il tempo atmosferico ha fornito un soggetto ideale. Con una fotocamera subacquea, Parr si getta sotto le tipiche condizioni meteorologiche inglesi: <strong>acquazzoni, pioggerelline, tempeste di neve\u00a0<\/strong>documentate<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo6-768x513-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34432 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo6-768x513-1.jpg\" alt=\"\" width=\"561\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo6-768x513-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/martin-parrmudecphcarlotta-coppo6-768x513-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 561px) 100vw, 561px\" \/><\/a> rigorosamente tra Inghilterra e\u00a0Irlanda. \u201c<em>Di solito ti viene detto di fotografare solo quando la luce \u00e8 buona e c\u2019\u00e8 il sole\u00a0<\/em>-afferma\u00a0l\u2019autore\u00a0&#8211;<em> e\u00a0mi\u00a0piaceva\u00a0l&#8217;idea\u00a0di\u00a0scattare fotografie\u00a0solo\u00a0in\u00a0caso\u00a0di\u00a0maltempo,\u00a0come\u00a0modo\u00a0per\u00a0sovvertire\u00a0le\u00a0regole\u00a0tradizionali<\/em>\u201d. Con scanzonata seriet\u00e0, la serie unisce espressioni e reazioni delle persone che vivono costantemente sopportando temperature pungenti e clima uggioso. Parr, in questo modo, rivolge lo sguardo all\u2019umanit\u00e0 piuttosto che all\u2019iconico e ben noto paesaggio britannico.<\/p>\n<p>Il primo progetto\u00a0a colori\u00a0\u00e8\u00a0<strong><em>The Last Resort<\/em><\/strong>\u00a0(1982-1985),\u00a0amaramente ironico reportage condotto dal fotografo sulle spiagge di Brighton, sobborgo balneare di Liverpool,\u00a0nella met\u00e0\u00a0degli anni Ottanta, ovvero in un periodo di profondo\u00a0declino\u00a0economico\u00a0in\u00a0cui\u00a0versava\u00a0il\u00a0nord-ovest\u00a0dell&#8217;Inghilterra.\u00a0Tra satira e crudelt\u00e0 &#8211; non priva di una certa\u00a0tenerezza per i suoi connazionali inglesi &#8211;\u00a0<strong>ritrae famiglie a\u00a0basso\u00a0reddito\u00a0in\u00a0vacanza\u00a0a\u00a0New\u00a0Brighton, piccola\u00a0localit\u00e0\u00a0\u00a0balneare in declino vicino a Liverpool<\/strong>. Vista attraverso il suo obiettivo, quella che avrebbe dovuto apparire come una localit\u00e0 di villeggiatura estiva assume l&#8217;aria di una zona industriale. In\u00a0<em>The Last Resort\u00a0<\/em>Martin Parr evoca la sua nostalgia per gli anni Sessanta, creando il primo esempio di\u00a0<strong>reportage\u00a0spietato e lucido sulla fine\u00a0di\u00a0un mondo\u00a0(quello operaio) e\u00a0dei\u00a0suoi\u00a0valori<\/strong>,\u00a0nonch\u00e9\u00a0<strong>l&#8217;avvento di una nuova concezione consumistica della vita<\/strong>, la decadenza della societ\u00e0 del\u00a0benessere\u00a0e\u00a0del\u00a0consumo.<br \/>\nProbabilmente\u00a0il\u00a0suo\u00a0lavoro\u00a0pi\u00f9\u00a0famoso,\u00a0<em>The\u00a0Last\u00a0Resort\u00a0<\/em>presenta foto scattate con una macchina fotografica di medio formato e un flash a luce naturale, primo esempio del caratteristico e audace<strong>\u00a0colore\u00a0saturo\u00a0di\u00a0Parr<\/strong>, che aggiunge energia e vitalit\u00e0 alle sue immagini, influenzate dalla fotografia a colori americana di William Eggleston (nato nel 1939) e Garry Winogrand (1928-1984).<\/p>\n<p>Sullo stesso registro si mantiene l\u2019installazione\u00a0<strong><em>Common Sense<\/em><\/strong>:\u00a0al Museo Civico Archeologico di Bologna saranno visibili\u00a0<strong>250\u00a0fotografie in formato A3<\/strong>, selezionate tra le 350 esposte\u00a0nella mostra omonima del 1999, che\u00a0offrono\u00a0uno studio ravvicinato\u00a0\u00a0\u00a0del\u00a0<strong>consumo\u00a0di\u00a0massa\u00a0<\/strong>e\u00a0della\u00a0<strong>cultura\u00a0dello\u00a0spreco<\/strong>,\u00a0in\u00a0particolare\u00a0\u00a0occidentale ed europea.\u00a0Combinando tutti gli elementi che avevano\u00a0caratterizzato\u00a0la fotografia di Parr negli anni Settanta e Ottanta,\u00a0<strong>la serie d\u00e0 seguito all&#8217;ossessiva ricerca visiva dell\u2019artista\u00a0<\/strong>di\u00a0tutto\u00a0ci\u00f2 che \u00e8 volgare, stonato, assurdo.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-Banchetto-inaugurale-del-sindaco-di-Todmorden-Inghilterra-West-Yorkshire-Todmorden-1977-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x682-1-e1727636759809.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-34433\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-Banchetto-inaugurale-del-sindaco-di-Todmorden-Inghilterra-West-Yorkshire-Todmorden-1977-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x682-1-e1727636759809.jpg\" alt=\"\" width=\"551\" height=\"367\" \/><\/a>Quando viene presentato in mostra,\u00a0<em>Common Sense\u00a0<\/em>viene\u00a0installato\u00a0come un\u2019ampia e compatta serie di immagini dai colori vivaci tra loro accostate,\u00a0stampate a buon mercato con l\u2019utilizzo di una macchina Xerox a colori.\u00a0La mostra fu allestita\u00a0contemporaneamente in quarantuno sedi in diciassette Paesi, conquistando cos\u00ec il Guinness World Record.\u00a0<strong>Parr eccelle qui nella resa di soggetti legati spesso al cattivo gusto e alla\u00a0volgarit\u00e0 contemporanea<\/strong>, che\u00a0coglie\u00a0con\u00a0un\u00a0<strong>cinismo\u00a0<\/strong>di\u00a0fondo\u00a0e\u00a0un\u00a0<strong>sarcasmo\u00a0<\/strong>senza\u00a0precedenti.<br \/>\nGli scatti e le composizioni dinamiche, fatte di accostamenti audaci, di oggetti pesantemente kitsch, vengono riprese da angoli insoliti, con inquadrature ravvicinate e utilizzando prospettive inedite, creando cos\u00ec scatti che catturano l&#8217;attenzione e suscitano interesse. Fondamentale diventa <strong>l\u2019attenzione al dettaglio<\/strong>, attraverso il quale Parr riesce a cogliere gli\u00a0elementi distintivi di un luogo o di una situazione, e quindi in ultima\u00a0analisi della cultura e della\u00a0societ\u00e0\u00a0che\u00a0egli\u00a0si\u00a0trova\u00a0a\u00a0descrivere. Per la mostra\u00a0<em>Short &amp; Sweet<\/em>,\u00a0<strong><em>Common Sense\u00a0<\/em><\/strong>si presenta come un accumulo di\u00a0immagini dai colori vivaci, stampate a basso costo su\u00a0carta A3 con una macchina Xerox a colori\u00a0e riadattate\u00a0nello\u00a0spazio\u00a0secondo\u00a0un\u00a0ordine\u00a0originale.<br \/>\nNegli\u00a0<strong>anni Novanta<\/strong>\u00a0lo sguardo si rivolge al resto del mondo e allo strano universo del\u00a0turismo di massa.\u00a0La serie\u00a0<strong><em>Small World\u00a0<\/em><\/strong>(1989-2008) riguarda ancora una volta questo tema\u00a0e la volont\u00e0 del fotoreporter di\u00a0condurci\u00a0in molti tra i siti\u00a0pi\u00f9\u00a0frequentati\u00a0e famosi, mostrando\u00a0la\u00a0<strong>differenza tra la mitologia idealizzata del luogo e la realt\u00e0 depredata dall\u2019\u201cuso\u201d che il\u00a0turista fa del luogo stesso<\/strong>.\u00a0In questa serie, l\u2019autore\u00a0segue le\u00a0orme del turista medio &#8211; come\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0potremmo esserlo tutti noi &#8211; e, attraverso le sue fotografie, tenta di rivelare la\u00a0<strong>grande\u00a0farsa del\u00a0viaggio<\/strong>, che \u00e8, per la maggior parte delle persone, un&#8217;attivit\u00e0 di svago resa possibile solo di\u00a0recente, in seguito allo sviluppo degli aerei di grandi dimensioni e delle compagnie aeree a\u00a0basso\u00a0costo.\u00a0<strong>Con\u00a0il\u00a0turismo\u00a0Martin\u00a0Parr\u00a0ci\u00a0presenta\u00a0uno specchio\u00a0particolarmente\u00a0crudele<\/strong>, standardizzato\u00a0fino all&#8217;assurdo,\u00a0il\u00a0mondo del\u00a0turismo assomiglia\u00a0sempre\u00a0pi\u00f9\u00a0a<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-Inghilterra-New-Brighton-1983-85-The-Last-Resort-Photographs-of-New-Brighton-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x836-1-e1727636807209.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34434 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/09\/Martin-Parr-Inghilterra-New-Brighton-1983-85-The-Last-Resort-Photographs-of-New-Brighton-Martin-Parr-Magnum-Photos-1024x836-1-e1727636807209.jpg\" alt=\"\" width=\"562\" height=\"458\" \/><\/a> un\u00a0sogno\u00a0annacquato\u00a0e\u00a0omogeneizzato,\u00a0il\u00a0cui\u00a0modello\u00a0ultimo\u00a0sarebbe\u00a0Las\u00a0Vegas.<\/p>\n<p>Insieme\u00a0al\u00a0turismo\u00a0c\u2019\u00e8\u00a0poi\u00a0il\u00a0tema\u00a0del\u00a0<strong>ballo\u00a0<\/strong>con\u00a0la\u00a0serie\u00a0<strong><em>Everybody Dance Now\u00a0<\/em><\/strong>(1986-2018). Secondo Parr, a parte la fotografia, la\u00a0<strong>danza\u00a0<\/strong>\u00e8\u00a0probabilmente\u00a0<strong>la\u00a0forma\u00a0di\u00a0espressione pi\u00f9\u00a0democratica<\/strong>. Unisce\u00a0le\u00a0due\u00a0arti\u00a0in\u00a0questa ricerca nella quale, da San Paolo in Brasile alle isole scozzesi, ha\u00a0fotografato per oltre\u00a0trent\u2019anni, tra il 1986 e il 2018, svariati tipi\u00a0di ballo, ballerini vivaci,\u00a0lezioni di aerobica, feste in ogni parte del\u00a0mondo, danze del t\u00e8. Il lavoro \u00e8 uno studio puntuale sui corpi,\u00a0sulle\u00a0loro\u00a0proporzioni\u00a0e\u00a0sulla\u00a0pelle,\u00a0sui\u00a0movimenti,\u00a0i\u00a0diversi\u00a0abiti,\u00a0le calzature, i make-up, le espressioni dei volti in quella particolare attivit\u00e0 del tempo libero,\u00a0insieme naturale e culturale, che per tutti \u00e8 il ballo.\u00a0Emerge dai suoi scatti\u00a0<strong>una folle energia<\/strong>,\u00a0dove\u00a0<strong>il\u00a0corpo\u00a0collettivo\u00a0si manifesta\u00a0senza\u00a0riserve\u00a0e\u00a0pudori<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Inghilterra\u00a0<\/strong>\u00e8\u00a0sempre\u00a0stata\u00a0la materia\u00a0preferita\u00a0di\u00a0Martin\u00a0Parr. Le sue\u00a0numerose\u00a0serie\u00a0fotografiche comiche, dogmatiche,\u00a0affettuosamente\u00a0satiriche\u00a0e colorate documentano\u00a0cosa\u00a0significa essere inglese oggi. Con la\u00a0serie recente\u00a0<strong><em>Establishment<\/em><\/strong>\u00a0(2010-2016)\u00a0prosegue\u00a0dunque il grande progetto\u00a0di fotografare l\u2019establishment\u00a0britannico, le \u00e9lite che\u00a0governano il Paese e i loro rituali, rendendo sorprendente\u00a0ci\u00f2 che \u00e8 ovvio,\u00a0<strong>reinventando i\u00a0clich\u00e9 dell&#8217;\u201cinglese\u201d<\/strong>, trasformandoli in rivelazioni provocatorie<strong>. Ecco, dunque, i luoghi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0e i personaggi della politica, le sedi del potere, le universit\u00e0 pi\u00f9 famose. La ricerca mette crudamente in luce, come \u00e8 tipico dell\u2019autore, le convenzioni sociali che si ripetono nel tempo, i comportamenti analizzati fin nei minimi gesti, l\u2019abbigliamento, le espressioni, gli sguardi, le piccole ossessioni, le tradizioni che si esprimono negli arredi e negli oggetti.<\/strong><\/p>\n<p>Si\u00a0prosegue\u00a0con\u00a0un\u00a0soggetto\u00a0con\u00a0cui Parr\u00a0si \u00e8\u00a0sempre\u00a0confrontato, la\u00a0<strong>spiaggia<\/strong>. La serie\u00a0<strong><em>Life\u2019s a Beach<\/em><\/strong>(2013)mostra scatti provenienti\u00a0dalle spiagge di tutto il mondo, in\u00a0un caleidoscopio\u00a0di immaginari del corpo svestito e del suo\u00a0mostrarsi\u00a0in\u00a0pubblico.\u00a0Nel\u00a0Regno\u00a0Unito,\u00a0\u00e8 impossibile\u00a0trovarsi a pi\u00f9 di\u00a075 miglia dalla costa, e con cos\u00ec tanto mare\u00a0\u00a0non\u00a0sorprende\u00a0che\u00a0in\u00a0Gran\u00a0Bretagna\u00a0esista\u00a0una\u00a0forte\u00a0tradizione\u00a0di\u00a0scattare\u00a0foto\u00a0sulla\u00a0spiaggia.\u00a0Le\u00a0persone\u00a0possono rilassarsi, essere s\u00e9 stesse e sfoggiare tutti i piccoli aspetti di quel comportamento\u00a0leggermente eccentrico che \u00e8 tipico dei Britannici. Negli Stati Uniti c&#8217;\u00e8\u00a0una forte tradizione della\u00a0fotografia di\u00a0strada,\u00a0nel\u00a0Regno\u00a0Unito\u00a0della <strong>\u2018fotografia da\u00a0spiaggia\u2019<\/strong>. Martin Parr fotografa\u00a0questo soggetto da molti decenni (gli scatti presentati\u00a0in mostra vanno dal 1986 al 2018),\u00a0documentando tutti gli aspetti di questa tradizione, compresi primi piani di bagnanti, nuotate\u00a0e\u00a0picnic.<\/p>\n<p>Attento al costume, alle convenzioni sociali e alle regole dell\u2019apparire che influenzano la vita di chi vive nel mondo globalizzato, Martin Parr non poteva non osservare la moda nelle sue varie accezioni, allontanandosi dal glamour convenzionale associato al genere, ma piuttosto\u00a0<strong>insistendo sempre su un approccio\u00a0spiritoso e satirico<\/strong>.\u00a0Per molti anni ha fotografato in\u00a0Europa, negli Stati Uniti, in Africa e in Asia\u00a0non solo gli abiti e gli accessori a volte esagerati\u00a0o\u00a0assurdi\u00a0ma,\u00a0come\u00a0sempre,\u00a0anche\u00a0le\u00a0posture\u00a0e\u00a0le\u00a0espressioni.<br \/>\nLa serie\u00a0<strong><em>Fashion\u00a0<\/em><\/strong>raccoglie immagini prodotte\u00a0<strong>tra il 1999 e il 2019<\/strong> per riviste di moda e in\u00a0occasione di sfilate, ma del tutto simili alle molte che Parr ha realizzato nei pi\u00f9 vari contesti\u00a0sociali\u00a0in\u00a0tanti\u00a0anni\u00a0di puntuale\u00a0e implacabile osservazione\u00a0delle\u00a0debolezze\u00a0dell\u2019umanit\u00e0\u00a0massificata.<\/p>\n<p>Attraverso un percorso dentro i progetti pi\u00f9 noti, l\u2019inedito stile documentario che da oltre\u00a0cinquant\u2019anni caratterizza\u00a0il\u00a0linguaggio\u00a0del\u00a0fotografo inglese\u00a0Martin\u00a0Parr diventa\u00a0cartina\u00a0tornasole\u00a0per\u00a0<strong>osservare la societ\u00e0 contemporanea e\u00a0le sue pieghe pi\u00f9 contraddittorie<\/strong>,\u00a0quelle\u00a0che\u00a0appartengono\u00a0al\u00a0mondo occidentale,\u00a0in particolare\u00a0europeo,\u00a0restituito\u00a0da\u00a0una\u00a0cronaca fotografica tagliente, a volte raccontata\u00a0con pungente\u00a0sarcasmo,\u00a0pi\u00f9 spesso\u00a0presentata\u00a0con ironia\u00a0e umorismo.\u00a0<strong>Le immagini\u00a0di\u00a0Parr\u00a0catturano\u00a0momenti comici o inaspettati,\u00a0offrendo uno sguardo\u00a0critico ma anche divertente\u00a0sulla vita\u00a0quotidiana\u00a0di\u00a0tutti\u00a0noi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il suo sguardo \u00e8 immediatamente riconoscibile, una lente di ingrandimento a\u00a0colori\u00a0 vivaci che crea storie partendo dalla realt\u00e0, che cattura\u00a0momenti\u00a0autentici\u00a0e\u00a0spesso\u00a0eccentrici\u00a0della\u00a0vita\u00a0quotidiana\u00a0cogliendo\u00a0l&#8217;essenza\u00a0di un luogo o di\u00a0una situazione\u00a0attraverso\u00a0la ricerca del\u00a0dettaglio perfetto, che offre una\u00a0prospettiva unica\u00a0e spesso provocatoria della societ\u00e0\u00a0contemporanea. Martin Parr\u00a0(classe 1952) &#8211; senz\u2019altro uno dei fotografi documentaristi britannici pi\u00f9 affermati\u00a0e riconosciuti del nostro tempo &#8211; sceglie\u00a0il\u00a0Museo Civico Archeologico di Bologna\u00a0per presentare il progetto espositivo\u00a0Short &amp;\u00a0Sweet, da lui\u00a0direttamente\u00a0curato,\u00a0dopo l\u2019ampio successo di pubblico recentemente ottenuto al\u00a0Mudec\u00a0&#8211; Museo delle Culture\u00a0di Milano. Fino al 6 gennaio 2025\u00a0la mostra\u00a0Martin Parr. Short &amp; Sweet\u00a0&#8211;\u00a0prodotta\u00a0da\u00a024 ORE Cultura &#8211; Gruppo 24 ORE\u00a0in collaborazione con il\u00a0Museo Civico Archeologico\u00a0del\u00a0Settore Musei Civici Bologna\u00a0e\u00a0Magnum [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/09\/29\/martin-parr-e-il-turismo-crudele-la-mostra-al-museo-civico-archeologico-di-bologna-indaga-consumo-di-massa-e-cultura-dello-spreco-occidentale-ed-europeo\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[41744,59281,9894,10357,44441,87,28340,17505,35188,28369,4625],"tags":[28418,595705,595706,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34428"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34428"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34428\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34443,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34428\/revisions\/34443"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}