{"id":34890,"date":"2024-11-09T21:52:21","date_gmt":"2024-11-09T21:52:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=34890"},"modified":"2024-11-09T21:52:21","modified_gmt":"2024-11-09T21:52:21","slug":"gianfranco-baruchello-nel-centenario-della-nascita-a-partire-dal-dolce-doux-comme-saveur-la-mostra-al-centro-pompidou-di-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/11\/09\/gianfranco-baruchello-nel-centenario-della-nascita-a-partire-dal-dolce-doux-comme-saveur-la-mostra-al-centro-pompidou-di-parigi\/","title":{"rendered":"Gianfranco Baruchello nel Centenario della nascita.  A partire dal dolce | Doux comme saveur. La mostra al Centro Pompidou di Parigi"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/2006_-Baruchello-Universita-degli-Studi-di-Palermo_-foto-di-Carla-Subrizi_-Archivi-Fondazione-Baruchello--scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-34891\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/2006_-Baruchello-Universita-degli-Studi-di-Palermo_-foto-di-Carla-Subrizi_-Archivi-Fondazione-Baruchello--scaled-e1731188402267.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"420\" \/><\/a>Da Parigi ottobre-novembre 2024. Venerd\u00ec 25 ottobre 2024, alle ore 18.00, <\/strong>al <strong>Centre Pompidou, in una sala dedicata <\/strong>nell\u2019<strong><u>Espace des Collections, <\/u>\u00e8 stata \u00a0esposta per la prima volta l\u2019edizione integrale <\/strong><strong><em>di Doux comme saveur<\/em><\/strong>\u00a0(<em>A partire dal dolce<\/em>), un progetto multimediale di <strong>Gianfranco Baruchello<\/strong>,\u00a0 costituito\u00a0 da <strong>circa 24 ore di interviste<\/strong> condotte dallo stesso artis<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/csm_prog_musee_gianfranco-baruchello_a-partire-dal-dolce_livre-01_78b53cd093-1-812x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34892 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/csm_prog_musee_gianfranco-baruchello_a-partire-dal-dolce_livre-01_78b53cd093-1-812x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"676\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/csm_prog_musee_gianfranco-baruchello_a-partire-dal-dolce_livre-01_78b53cd093-1-812x1024-1.jpg 812w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/csm_prog_musee_gianfranco-baruchello_a-partire-dal-dolce_livre-01_78b53cd093-1-812x1024-1-238x300.jpg 238w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/csm_prog_musee_gianfranco-baruchello_a-partire-dal-dolce_livre-01_78b53cd093-1-812x1024-1-768x969.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a>ta a filosofi, scrittori e psicoanalisti, tra i quali No\u00eblle Ch\u00e2telet, David Cooper, F\u00e9lix Guattari, Alain Jouffroy, Pierre Klossowski, Gilbert Lascault, Jean-Fran\u00e7ois Lyotard,\u00a0 ed anche a operai immigrati,\u00a0 pasticceri dell\u2019industria dolciaria, responsabili della didattica nei musei.\u00a0 Fu Lyotard nel 1982, nelle giornate a lui dedicate a Cerisy-La-Salle nel 1982, ad invitare Baruchello a presentare per la prima volta un estratto del film con la sua intervista.<\/p>\n<p>La mostra, in programma <strong>dal 26 ottobre 2024 al 10 marzo 2025, <\/strong>\u00e8 una delle iniziative promosse e organizzate dalla <strong>Fondazione Baruchello<\/strong> in occasione del <strong>centenario della nascita di Gianfranco Baruchello <\/strong>(Livorno 1924 \u2013 Roma, 2023). <strong>L\u2019opera visibile in una video installazione su pi\u00f9 schermi<\/strong> e accanto ad essa \u00a0esposto <strong>l\u2019originale del libro in un\u2019 unica copia<\/strong> \u2013 collage di appunti, fotografie, disegni, ritagli da materiali a stampa su quaderno \u2013 <strong>che Baruchello realizz\u00f2 e distribu\u00ec, in fotocopia e sommariamente rilegato, a coloro che erano stati coinvolti.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello-2-1068x712-1-e1731188528561.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-34894\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello-2-1068x712-1-e1731188528561.jpg\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"379\" \/><\/a>Il libro, una operazione di montaggio di materiali appartenenti ai suoi archivi di lavoro e di note manoscritte, costitu\u00ec il punto di partenza di una serie di riflessioni che si articolarono in una assoluta libert\u00e0, senza condizionamenti o parametri da rispettare, e che proprio per questo arrivarono a toccare questioni personali, appartenenti alle sfere del sogno, del rimosso, dell\u2019inconscio.\u00a0 Dal \u201csapore dolce\u201d, che ognuno intese in una maniera personale, la conversazione, condotta da Baruchello (alle riprese collabor\u00f2 Alberto Grifi) si articol\u00f2 in molteplici direzioni \u2013 filosofia, psicoanalisi, arte, industria dolciaria \u2013 fino a trattare il \u201cdolce\u201d attraverso \u00a0\u00a0il latte animale, la maternit\u00e0, il corpo, la fiaba, la guerra, la politica, la morte. Fu lo stesso Baruchello nel 1979, a descrivere cos\u00ec la sua operazione sul <strong>sapore dolce<\/strong>: \u201cLa scelta di questo film \u00e8 stata influenzata dalla constatazione personale di assenza di dolce\/dolcezza dalla propria vita e dal mondo circostante. \u00a0Parlarne pu\u00f2 essere stata, almeno all&#8217;inizio, un&#8217;attivit\u00e0 non lontana dall&#8217;esorcismo. Da quel non chiaro umore iniziale, quella fame, quell&#8217;assenza, e dopo molti anni di attenzione al cibo e al rapporto sacro di questo con lo spirito, nasce dunque l&#8217;idea che il dolce sia il segno stenografico primordiale di ogni sapore derivante dall&#8217;atto di mangiare: \u00a0latte materno, succo zuccherino del frutto, miele delle api, manna mandata al popolo di Dio nel deserto, ecc. Un itinerario che si complica, devia, si arricchisce dirama attraverso 150 pagine di un oggetto simile a un libro fatto di note, prospetti, disegni foto e fotocopie, ritagli non diversi nell&#8217;aspetto da altre precedenti operazioni para-letterarie, extra media da me fatte (per esempio il libro <em>L&#8217;altra casa<\/em> edito da Galil\u00e9e con prefazione di Jean-Fran\u00e7ois Lyotard questo stesso anno). Il libro, ma si tratta soltanto di fogli di carta sommariamente rilegati, si presta ad essere messo nelle mani di terzi cui chiedere cosa ne pensano sia del libro che, pi\u00f9 generalmente, dell&#8217;argomento che sembra trattare. I terzi che sono poi un insieme molto difforme di filosofi, scrittori, poeti, pittori, operai, preti, bambini e forse anche, riuscendone a trovare qualcuno disposto a parlarci, uomini politici, militari, poliziotti, direttori di carcere o manicomio\u201d.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34893 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello.jpg\" alt=\"\" width=\"587\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello.jpg 656w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Psicoenciclopedia-Baruchello-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 587px) 100vw, 587px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il film, in pi\u00f9 parti, \u00a0\u00e8 dunque \u00a0il risultato di un ampio progetto concepito nel 1978-1979 da Gianfranco Baruchello sul <strong><em>sapore dolce<\/em><\/strong>, negli anni della lunga azione <em>Agricola Cornelia S.p.A. <\/em>(1973-1981)<em>, <\/em>\u00a0e in particolare su come possa un sapore essere il punto di partenza di ricordi, storie, riflessioni politiche e culturali sul proprio tempo (gli immaginari, \u00a0gli stereotipi culturali, \u00a0i sistemi di potere), per arrivare a pensare la morte animale, la putrefazione della carne, proprio come risultati della violenza, del potere culturale e dello sfruttamento della natura.<\/p>\n<p>In occasione dell\u2019inaugurazione della mostra, <strong>venerd\u00ec 26 ottobre, alle ore 18.00<\/strong>, nel <strong>Cin\u00e9ma du mus\u00e9e<\/strong> del Centre Pompidou, sar\u00e0 proiettato <strong><em>Verifica incerta<\/em><\/strong>, <strong>film sperimentale del 1964 di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi<\/strong>, risultato della distruzione e del rimontaggio di circa 150 mila metri di pellicola di 47 film degli anni Cinquanta e Sessanta (per lo pi\u00f9\u00a0film commerciali americani), acquistati da Baruchello come rifiuti destinati al macero.<\/p>\n<p>Il film, <strong>gi\u00e0 parte della Collezione del Centre Pompidou<\/strong>, venne proiettato per la prima volta a Parigi nel Centro di Postproduzione Poste Parisien al numero 116 bis degli Champs-\u00c9lys\u00e9es nella primavera del 1965, con la partecipazione di Marcel Duchamp, cui era dedicato, davanti a un pubblico d&#8217;eccezione \u2013 tra gli altri Max Ernst, Alain Jouffroy e Man Ray. Nel 1966, in occasione della mostra personale di Baruchello presso la Galleria Cordier &amp; Ekstrom a New York, <strong>John Cage<\/strong> lo present\u00f2 al Solomon R. Guggenheim Museum. A proposito del <strong>montaggio, <\/strong>operazione concettuale alla base di tutto il suo lavoro, Baruchello, nel 1978, scriveva: \u201cIl montaggio \u00e8 infatti per il mio lavoro, il 60% dell&#8217;operazione filmica, e i molti brevi film che ho fatto, avevano un preciso senso parallelo al mio lavoro di pittore. Quest&#8217;ultimo consiste in un&#8217;operazione \u2018multistrato\u2019 che richiede (non diversamente dal meccanismo del pensiero) continue mutazioni, cortocircuiti, sovrapposizioni, ecc.\u201d. Questo nuovo allestimento di <strong><em>Doux comme saveur<\/em><\/strong>\u00a0(<em>A partire dal dolce<\/em>) presso il Centre Pompidou, \u00e8 stato possibile grazie a <strong>Philippe-Alain Michaud, Jonathan Pouthier<\/strong>, in collaborazione con <strong>Enrico Camporesi,<\/strong> <strong>Carla Subrizi <\/strong>e la<strong> Fondazione Baruchello.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/1968_-Baruchello-alla-moviola_-fotografo-non-identificato_-Archivi-Fondazione-Baruchello-Roma-2-696x533-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-34895\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/1968_-Baruchello-alla-moviola_-fotografo-non-identificato_-Archivi-Fondazione-Baruchello-Roma-2-696x533-1.jpg\" alt=\"\" width=\"594\" height=\"455\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/1968_-Baruchello-alla-moviola_-fotografo-non-identificato_-Archivi-Fondazione-Baruchello-Roma-2-696x533-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/1968_-Baruchello-alla-moviola_-fotografo-non-identificato_-Archivi-Fondazione-Baruchello-Roma-2-696x533-1-300x230.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><\/a>GIANFRANCO BARUCHELLO<\/strong>. Nasce a Livorno nel 1924. Dopo la laurea in Giurisprudenza (1946), dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta sperimenta l\u2019immagine attraverso l\u2019oggetto. L\u2019iniziale percorso di studio e i primi di attivit\u00e0 lavorativa nel mondo dell\u2019economia, si chiudono dunque ben presto per la decisione di dedicarsi completamente all\u2019arte. L\u2019Italia del secondo dopoguerra, il boom economico, i segnali che provengono dal mondo americano sono filtrati continuamente dalle letture di Baruchello che sin da giovane si avvicina alla poesia italiana e francese, alla filosofia, alla storia della politica, alla psicoanalisi e alla letteratura. Grande lettore, nella sua lunga vita ha raccolto in una Biblioteca (ora appartenente alla Fondazione che porta il suo nome e quindi aperta al pubblico) pi\u00f9 di 30.000 volumi i quali non \u00e8 esagerato considerare come un ritratto degli interessi che hanno da sempre animato la sua ricerca. Costruisce i primi alfabeti personali di segni e usa materiali residui che pone alla base di un linguaggio che<br \/>\nmette in adiacenza immagini, scrittura, oggetti trovati.<\/p>\n<p>Esploratore curioso e instancabile di ogni campo del sapere, Baruchello come dir\u00e0 Giorgio Manganelli, nel 1965, in un testo che scrive per la prima mostra presso la Galleria Schwarz a Milano, realizza opere che \u00absono acquario, giocattolo, macchina, grammatica: luoghi, proposizioni illusionistiche, miraggi metallici ci coinvolgono in una rete di microscopiche, assurde, euforiche avventure\u00bb (Manganelli, 1965). Baruchello nei primi anni Sessanta partecipa alle tendenze pi\u00f9 sperimentali del momento, utilizza l\u2019intertestualit\u00e0 e la scrittura come pratiche concettuali attraverso le quali l\u2019immagine e la parola possono sostituirsi l\u2019una con l\u2019altra. Amico di Mario Schifano, di Tano Festa, dei poeti e degli scrittori del Gruppo 63 tra i quali Nanni Balestrini e Elio Pagliarani, per Baruchello l\u2019arte \u00e8 concepita come una avventura nel sapere, rifiutando di aderire a mode e tendenze in cui non si riconosce. Essere un intellettuale per lui coincide con una pratica dell\u2019arte quasi sempre indipendente e coraggiosa, che sceglie l\u2019impegno etico e politico come posizione critica.<\/p>\n<p>Opere costituite da libri o giornali assemblati sono esposte nel 1962 a Parigi (la collettiva Collages et objets) su invito di Alai n Jouffroy e Robert Lebel e a New York (la<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/prog_musee_gianfranco-baruchello_verifica-incerta-02-679x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34896 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/prog_musee_gianfranco-baruchello_verifica-incerta-02-679x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"864\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/prog_musee_gianfranco-baruchello_verifica-incerta-02-679x1024-1.jpg 679w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/prog_musee_gianfranco-baruchello_verifica-incerta-02-679x1024-1-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 573px) 100vw, 573px\" \/><\/a> collettiva New Realists ) presso la Galleria Sidney Janis. Questo primo ingresso nell\u2019universo europeo, per lo pi\u00f9 francese, e americano \u00e8 l\u2019occasione per entrare a far parte del collezionismo internazionale. Scrittori e poeti, artisti, critici e filosofi francesi e americani accompagnano sin da subito il lavoro di Baruchello con testi che descrivono la complessit\u00e0 di un lavoro di un \u00abartista \u2013 filosofo\u00bb o di un artista sempre ai confini della sperimentazione, senza dimenticare il passato e la storia, che produce un \u00abvocabolario intellettuale, ricco di riferimenti \u2013 un insieme proustiano di ricordi personali\u00bb (in \u201cTime\u201d, 1966).<\/p>\n<p>La prima mostra personale risale al 1963 presso la galleria La Tartaruga a Roma. La mostra costituisce per Baruchello l\u2019occasione per far conoscere il suo lavoro a artisti e intellettuali del suo tempo: Palma Bucarelli acquisisce alla fine del decennio un\u2019opera per la collezione della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, Giulio Carlo Argan lo invita alla Biennale di San Marino, Giorgio Manganelli si avvicina al suo lavoro. Nel 1964, in occasione della mostra presso la galleria Cordier &amp; Ekstrom a New York, presentato da un testo di Dore Ashton, espone opere che presentano un significativo punto d\u2019arrivo della sua ricerca: frammentazione, disseminazione sulla tela di immagini ridotte a minimi elementi, decentramento Concettuale dello spazio, ecc. Ashton nel suo testo osserva: \u00abQualsiasi cosa Leonardo avesse voluto esprimere quando diceva \u201cla pittura \u00e8 una cosa mentale\u201d, la frase resta ancora un interrogativo.<br \/>\nBaruchello, un trentanovenne pittore romano i cui interessi per la scienza e la filosofia sono leggibili nel suo lavoro, appartiene a una categoria sempre pi\u00f9 ampia di artisti che si muove liberamente dal territorio del discorso scritto e parlato a quello della pittura e del colore. Questi artisti attaccano i confini convenzionali della pittura con le loro preoccupazioni \u201cmentali\u201d (\u00e8 vero che Leonardo fece molte rappresentazioni grafiche delle sue osservazioni scientifiche ma egli non le considerava opere d\u2019arte. Questa generazione lo fa e lo sa motivare). L\u2019artista come intellettuale non \u00e8 una nuova entit\u00e0 ma ancora pu\u00f2 essere interrogato<br \/>\nsia per la sua capacit\u00e0 di pensare sia per le capacit\u00e0 formali\u00bb (Ashton, 1964).<\/p>\n<p>Nella seconda mostra personale, nel 1966, presso la stessa galleria americana, collabora con Italo Calvino che pubblica la sua prima Cosmicomica al posto di un testo critico nel catalogo che accompagna la mostra di Baruchello. Il Museo Guggenheim di New York acquisisce un\u2019opera di Baruchello mentre altri tre disegni sono acquisiti Gianfranco Baruchello_dallo stesso museo in seguito alla grande mostra del disegno Europeo del 1966: European Drawings. Opere di Baruchello entrano nelle collezioni del Museum of of Modern Art di New York (MoMA), dell\u2019Hirshhorn Museum di Washington.<\/p>\n<p>Dal 1960 inizia a produrre brevi film tra i quali Molla (1960) e Il grado zero del paesaggio (1963) e Verifica incerta (Disperse Exclamatory Phase) (1964 &#8211; 1965) il primo esperimento di montaggio \u201cfound footage\u201d realizzato in Italia e in Europa e forse anche a livello internazionale. Umberto Eco parler\u00e0 di questo film come di \u00abun sistema di aspettative e di soluzioni estetiche\u00bb innovativo (Eco, 1965). Baruchello porta nella sperimentazione dell\u2019immagine in movimento l\u2019idea stessa della frammentazione e del montag-gio che negli stessi anni lo conduce a progetti quali La quindicesima riga (righe di testo prelevate da centinaia di libri) e il libro Avventure nell\u2019armadio di plexiglass.<br \/>\nNel 1962 conosce Marcel Duchamp, al quale dedica nel 1985 il volume Why Duchamp, pubblicato da McPherson, New York. Il montaggio viene concepito come procedura di accostamento dei materiali, rovesciamento semantico e sperimentazione di sistemi narrativi.<\/p>\n<p>Jouffroy ha parlato della pittura e del modo di assemblare i materiali pi\u00f9 diversi di Baruchello come di una \u00abscrittura del caso\u00bb (Jouffroy, 1966), mentre Gilbert Lascault ha cos\u00ec descritto il suo lavoro: \u00abCertuni al giorno d\u2019oggi non sopportano i modi in cui la no stra societ\u00e0 vuole organizzarli, inquadrarli, determinarli. E fuggono. Scelgono gli smarrimenti del cuore e dello spirito. Rifiutano caserme e autostrade e preferiscono i cammini che prepongono direzioni alternative, i sentieri che biforcano, i lieti errori. In modo almeno provvisorio hanno cessato di coltivare, di costruire, d\u2019abitare. Lottano contro ogni installazione, contro tutte le istituzioni. Errano, vagabondi insolenti, stregoni avidi. Baruchello (nel suo lavoro d\u2019arte) \u00e8 loro fratello\u00bb (Lascault, 1977).<\/p>\n<p>L\u2019indipendenza e la sottile intelligenza, sempre desiderosa di scoprire nuove strade e possibili percorsi della conoscenza, dai quali non sono escluse le sue ricerche sul sogno, l\u2019archiviare, la fiaba, la casa e l\u2019abitare, o la politica del visibile, lo portano ad approfondire temi e pratiche del fare.<\/p>\n<p>Baruchello ha anche fondato imprese artistiche nei modi di societ\u00e0 inventate che praticavano l\u2019happening e la critica della societ\u00e0 dei consumi. Nel 1968 fonda una societ\u00e0 fittizia dal nome Artiflex che si propone di \u00abmimare i modi dell\u2019industria\u00bb con finalit\u00e0 critiche. Nel 1973 avvia invece, con un approccio transdisciplinare e come lui stesso dichiarava \u201ctransestetico\u201d il progetto Agricola Cornelia S.p.A. , un esperimento tra arte e agricoltura, che lo impe- gna per otto anni. \u00abBaruchello \u00e8 prima di ogni cosa un artista\u00a0 \u2013 un creatore di happening e di eventi, ma soprattutto un pittore di grandi tele ricoperte di dettagli minuziosi. Ha anche realizzato assemblaggi ed altri libri ed ha coltivato la barbabietola da zucchero.<\/p>\n<p>Nel 1998 ha istituito, con Carla Subrizi, la Fondazione Baruchello. La Fondazione \u00e8 stata per Baruchello un modo per far confluire in una istituzione riconosciuta oggi a livello giuridico, gli interessi, le idee che nel tempo sono diventati beni materiali (libri, opere, documenti, archivi) in modo tale che potessero, dal 1998, divenire una sorta di punto di partenza per i giovani, sia artisti che studiosi. Una idea presente da sempre nell\u2019universo Baruchello \u00e8 quella di fare di ogni archivio e quindi anche della sua lunga vita un luogo da riattivare continuamente, per far da esso emergere sempre diverse prospettive e punti di avvio di ricerche e studio. La biblioteca conserva edizioni pregiate del colonialismo italiano, della storia della marina, intere annate di alcune tra le pi\u00f9 importanti riviste della cultura italiana del Novecento. Inoltre, conserva libri di Gianfranco Baruchello.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da Parigi ottobre-novembre 2024. Venerd\u00ec 25 ottobre 2024, alle ore 18.00, al Centre Pompidou, in una sala dedicata nell\u2019Espace des Collections, \u00e8 stata \u00a0esposta per la prima volta l\u2019edizione integrale di Doux comme saveur\u00a0(A partire dal dolce), un progetto multimediale di Gianfranco Baruchello,\u00a0 costituito\u00a0 da circa 24 ore di interviste condotte dallo stesso artista a filosofi, scrittori e psicoanalisti, tra i quali No\u00eblle Ch\u00e2telet, David Cooper, F\u00e9lix Guattari, Alain Jouffroy, Pierre Klossowski, Gilbert Lascault, Jean-Fran\u00e7ois Lyotard,\u00a0 ed anche a operai immigrati,\u00a0 pasticceri dell\u2019industria dolciaria, responsabili della didattica nei musei.\u00a0 Fu Lyotard nel 1982, nelle giornate a lui dedicate a Cerisy-La-Salle [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/11\/09\/gianfranco-baruchello-nel-centenario-della-nascita-a-partire-dal-dolce-doux-comme-saveur-la-mostra-al-centro-pompidou-di-parigi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,59281,53889,53888,53709,53710,35499,93595,9894,28280,10357,44545,44441,87,53741,26,17505,35188,28369,4625,409394,44754],"tags":[596199,412271,596198,339795,93489,596200,596201,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34890"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34900,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890\/revisions\/34900"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}