{"id":34996,"date":"2024-11-18T20:03:49","date_gmt":"2024-11-18T20:03:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=34996"},"modified":"2024-11-18T20:03:49","modified_gmt":"2024-11-18T20:03:49","slug":"il-cinetismo-di-julio-le-parc-e-la-scoperta-della-percezione-opere-dal-1958-ad-oggi-al-palazzo-delle-papesse-a-siena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/11\/18\/il-cinetismo-di-julio-le-parc-e-la-scoperta-della-percezione-opere-dal-1958-ad-oggi-al-palazzo-delle-papesse-a-siena\/","title":{"rendered":"Il cinetismo di Julio Le Parc e la scoperta della percezione. Opere dal 1958 ad oggi al Palazzo delle Papesse a Siena"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-Le-Parc-12-scaled-1-e1731959432353.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-34997\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-Le-Parc-12-scaled-1-e1731959432353.jpg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"299\" \/><\/a>A Siena al Palazzo delle Papesse fino<\/strong> <strong>al 16 marzo 2025<\/strong>\u00a0<strong>la prima e pi\u00f9 importante personale mai realizzata in Italia dedicata al grande artista argentino.<\/strong> L&#8217;esposizione prodotta da Opera Laboratori raccoglie<strong>\u00a070 opere realizzate in oltre 60 anni<\/strong>\u00a0di attivit\u00e0 di Le Parc. <strong>Confesso ai lettori che Julio Le Parc \u00e8 stato uno degli artisti la cui opera ho amato molto, ebbi modo di conoscerlo da Franco Rossi<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-35-scaled-1-e1731959469534.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-34998 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-35-scaled-1-e1731959469534.jpg\" alt=\"\" width=\"561\" height=\"375\" \/><\/a> dello Studio F22 suo gallerista a Palazzolo sull\u2019Oglio. Ne ho presentate varie di sue personali in quella storica galleria italiana, come l\u2019ho invitato in talune mostre storiche da me curate, da \u201cL\u2019Eco di Bacco\u201d a \u201cGeometrie dell\u2019Universo\u201d, e altre ancora. Grande artista, grande amico, iniziatore dell\u2019arte cinetica con cui vinse il Primo Premio alla Biennale di Venezia nel 1966. <\/strong><\/p>\n<p>Palazzo delle Papesse riapre al pubblico con la mostra <strong>&#8220;<em>Julio Le Parc. La scoperta della percezione. Opere dal 1958 al presente<\/em>&#8220;.<\/strong> Siena \u00e8 pronta ad accogliere\u00a0<strong>la pi\u00f9 importante personale del grande artista argentino mai realizzata in Italia<\/strong>, dopo la sua partecipazione alla 33a Biennale di Venezia nel 1966, quando ricevette il prestigioso Gran Premio alla pittura. L&#8217;esposizione, prodotta da Opera Laboratori con il supporto di Galleria Continua, \u00e8 stata curata da Marcella Beccaria in dialogo con Julio Le Parc e il direttore artistico del suo studio, Yamil Le Parc, mentre il catalogo e il merchandising sono stati curati dalla Casa editrice Sillabe.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-27-scaled-1-e1731959496468.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-34999\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-27-scaled-1-e1731959496468.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"393\" \/><\/a>\u00c8 il primo grande evento che lo storico spazio espositivo, nel cuore di Siena, ospiter\u00e0 consentendo di poter visitare, insieme alle opere anche il Palazzo rinascimentale con il suo cortile e la sua terrazza, che si conclude con la spettacolare vista panoramica di Siena dall&#8217;altana. Cariche di storia e della memoria di ospiti illustri, che comprendono Galileo Galilei, le antiche sale del Palazzo delle Papesse forniscono il contesto ideale per il lavoro di Le Parc e la sua <strong>incessante attitudine alla sperimentazione che, nelle stesse parole dell&#8217;artista significa &#8220;ricerche, scoperte, rischi, contraddizioni, incontri, ritrovamenti, attesa, sorpresa, retrocessioni, avanzamenti, prospettiva&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;<em>Con questa prima mostra<\/em>\u00a0\u2013 spiega Beppe Costa, presidente di Opera Laboratori &#8211;\u00a0<em>vogliamo tracciare un percorso di rinascita culturale che porter\u00e0 nel cuore di Siena mostre d&#8217;arte internazionali ed eventi in un edificio del XV secolo che per tanti anni \u00e8 stato un centro di arte contemporanea importante<\/em>&#8220;. Un dialogo perfetto tra passato e presente, basato su un duplice gioco di contrasti e rimandi tra la geometria delle opere di Julio Le Parc e gli splendidi affreschi dei soffitti del Palazzo delle Papesse.<\/p>\n<p>Le Parc lavora sull&#8217;idea di distacco tra l&#8217;artista e l&#8217;opera. Predilige l&#8217;utilizzo di forme geometriche esistenti in modo da attivare<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-allestimento-24-scaled-1-e1731959529273.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-35000 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/Papesse-allestimento-24-scaled-1-e1731959529273.jpg\" alt=\"\" width=\"570\" height=\"381\" \/><\/a> visivamente la superficie dell&#8217;opera e coinvolgere gli osservatori. &#8220;<em>La prima necessit\u00e0<\/em>\u00a0\u2013 scrive \u2013\u00a0<em>(\u00e8) accrescere la distanza tra l&#8217;artista e l&#8217;opera, rimuovendo non solo ogni traccia di fabbricazione manuale (&#8216;il tocco pittorico dell&#8217;artista&#8217;) ma anche tracce di composizione soggettiva<\/em>&#8220;. L&#8217;artista argentino, da sempre impegnato nel sociale, non vuole sottomettersi neppure alla cronologia \u2013 e infatti il percorso espositivo mette in dialogo ravvicinato opere realizzate in anni differenti \u2013 uno sguardo alla successione di alcune delle serie e ai temi che le hanno guidate aiuta ad addentrarsi nel denso universo creativo dell&#8217;artista. &#8220;<em>L&#8217;Italia<\/em>\u00a0\u2013 commenta Yamil Le Parc, direttore dello studio dell&#8217;artista sudamericano &#8211;\u00a0<em>ha sempre avuto una considerevole presenza in Argentina, dove oggi e la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 straniera. Era tempo che tornasse in Italia per poter continuare a influenzare e ispirare il pubblico odierno con la sua capacit\u00e0 di mettere in discussione e trasformare la nostra comprensione dell&#8217;arte contemporanea. Spero allora che questa mostra lasci un segno profondo, non solo nei cittadini toscani ma anche nelle migliaia di turisti che ogni anno visitano Siena alla ricerca di storia e bellezza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Infinite variazioni cromatiche, di forme e di movimenti invadono le sale del quattrocentesco palazzo, come in Ondes 139 s\u00e9rie 47 n. 8, (1974), oppure Ondes Altern\u00e9es \u00e0 partir d&#8217;un th\u00e8me de 1972 (1972-2018), dove le opere impongono in senso positivo la propria forza nello spazio della mostra. Colori acrilici che seguono il movimento, moltiplicandosi e travalicando i confini della tela. &#8220;Guardarle \u2013 precisa la curatrice Marcella Beccaria &#8211; significa accedere ad un universo gioioso nel quale \u00e8 protagonista l&#8217;esperienza percettiva&#8221;. Al Palazzo delle Papesse, i cerchi concentrici di @ S\u00e9rie 14 \u2013 14 Permut\u00e9 (1970-2020), e quelli tremolanti in S\u00e9rie 15 n. 8 (1971-2012) catturano lo sguardo, invitando chi li incontra a sperimentare diversi gradi di distanza, provando per esempio ad avvicinarsi per poi allontanarsi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/unnamed-4-22-scaled-1-e1731959562346.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-35001\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/unnamed-4-22-scaled-1-e1731959562346.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"402\" \/><\/a>Dagli anni Settanta, Le Parc declina anche lo spettro dei 14 colori in una serie di\u00a0<strong>sculture<\/strong>, gli\u00a0<em>Ensemble volume-couleur<\/em>\u00a0di cui una nutrita selezione datata 1971-1975 \u00e8 presente in mostra. Si tratta di opere in legno dipinto nelle quali l&#8217;elemento solido si erge su un&#8217;asticella in metallo montata su una base. Malgrado le piccole dimensioni, quando presentate in gruppo, l&#8217;insieme di queste opere pu\u00f2 evocare un gruppo di modelli architettonici, quasi si trattasse di progetti che potrebbero anche essere sviluppati su scala monumentale, come sculture pubbliche per piazze di citt\u00e0 del futuro che anticiperanno il lavoro sulle opere pubbliche degli anni Ottanta.<\/p>\n<p>Una sperimentazione, quella sui colori iniziata nel 1959. L&#8217;artista argentino li utilizza puri come fossero un pezzo di arcobaleno che si muove nella continua ricerca di geometrie nuove che coinvolgano lo spettatore ponendolo al centro della scena. <strong>Precursore dell&#8217;arte cinetica e dell&#8217;Op Art<\/strong>\u00a0&#8211; nel corso della sua carriera &#8211; visibile lungo il percorso espositivo, passa da opere in bianco e nero realizzate con inchiostro su cartoncino o cartone a forme geometriche colorate. Sperimenta l&#8217;utilizzo di pi\u00f9 materiali: metallo, legno, tela, plexiglass, lampadine, luci e motori.<br \/>\nL&#8217;attenzione nei confronti del colore lo porter\u00e0 in maniera organica a lavorare con la luce ed il movimento. \u00c8 ancora nel 1959, nel fertile clima dei primi anni a Parigi, che Le Parc posiziona luci elettriche in piccole scatole e utilizza prismi o lastre in plexiglas per combinare fasci luminosi colorati. &#8220;<em>Gli esperimenti di luce e movimento\u00a0<\/em>\u2013 scrive l&#8217;artista nel 1971 &#8211;<em>\u00a0facevano parte del mio desiderio di allontanarmi dalla nozione di un&#8217;opera fissa, stabile e definitiva<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>In mostra sono presenti opere iconiche<\/strong>\u00a0di questo periodo tra cui esemplari storici come\u00a0<em>Continuel lumi\u00e8re mobile<\/em>\u00a0(1963-2013),\u00a0<em>Continuel lumi\u00e8re boite n. 3<\/em>\u00a0(1959-1965) e\u00a0<em>Continuel lumi\u00e8re avec quatre formes en contorsion<\/em>\u00a0(1966-2012). Ciascuna di queste opere indaga in modi differenti la relazione tra luce e movimento e induce<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/unnamed-5-16-scaled-1-e1731959594644.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-35002 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/unnamed-5-16-scaled-1-e1731959594644.jpg\" alt=\"\" width=\"548\" height=\"366\" \/><\/a> una variet\u00e0 di possibili reazioni in chi le incontra. Una ricerca spasmodica che porta l&#8217;artista a sperimentare la quarta dimensione nei suoi lavori, generando opere capaci di evocare un&#8217;esperienza immersiva per lo spettatore.<br \/>\nTra le opere pi\u00f9 recenti spicca\u00a0<em>Sphere verte<\/em>\u00a0(2016) posta all&#8217;ingresso di Palazzo delle Papesse, accoglie i visitatori con un grande corpo sospeso nell&#8217;ambiente. Una geometria instabile formata da una moltitudine di tessere di plexiglass verde che riflettono la luce creando zone luminose e altre di ombra.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Se questa mostra di Le Parc al Palazzo delle Papesse \u00e8 la pi\u00f9 grande mai realizzata dall&#8217;artista in Italia<\/em>\u00a0\u2013 conclude la curatrice Marcella Beccaria &#8211; va anche ricordato che un importante precedente \u00e8 dato dalla sua partecipazione alla XXXIII Biennale d&#8217;Arte di Venezia del 1966. Le Parc \u00e8 chiamato a rappresentare l&#8217;Argentina e la sua presentazione, che include un nutrito numero di opere, riscuote un grande successo di pubblico. Fotografie del periodo ritraggono visitatori e visitatrici che interagiscono con le opere e per esempio salgono su sculture dotate di molle, o indossano ampi occhiali che al posto delle lenti hanno sequenze di lamelle orizzontali&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong><em>Julio Le Parc. La scoperta della percezione. Opere dal 1958 al presente<\/em><\/strong>&#8220;, organizzata in un libero percorso su due piani che privilegia sale tematiche, raccoglie oltre 70 opere realizzate a Parigi, in Francia, dopo gli esordi a Buenos Aires in Argentina, fino a lavori recenti e nuovi. Oltre 60 anni di attivit\u00e0 dai lavori geometrici in bianco e nero, alle opere cinetico-luminose, alle sculture, fino agli iconici dipinti, raccontano l&#8217;unicit\u00e0 e la vastit\u00e0 di una ricerca tesa a stimolare la percezione e il coinvolgimento degli spettatori.<\/p>\n<p><strong>Julio Le Parc<\/strong>\u00a0nasce il 23 settembre 1928 a Mendoza, citta\u0300 ai piedi della Cordigliera delle Ande in Argentina. Dal 1942 e\u0300 a Buenos Aires dove frequenta la Scuola preparatoria e poi l&#8217;Accademia di Belle Arti. Grazie a una borsa di studio del governo francese, nell&#8217;autunno del 1958 viaggia a Parigi per esplorare la scena artistica europea. <strong>La capitale francese diventera\u0300 il suo luogo di residenza.<\/strong> In questi anni, Le Parc intraprende ricerche che costituiranno i fondamenti del suo percorso artistico, lavorando secondo principi organizzativi rigorosi nell&#8217;intenzione di oltrepassare i confini di una visione soggettiva.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A Siena al Palazzo delle Papesse fino al 16 marzo 2025\u00a0la prima e pi\u00f9 importante personale mai realizzata in Italia dedicata al grande artista argentino. L&#8217;esposizione prodotta da Opera Laboratori raccoglie\u00a070 opere realizzate in oltre 60 anni\u00a0di attivit\u00e0 di Le Parc. Confesso ai lettori che Julio Le Parc \u00e8 stato uno degli artisti la cui opera ho amato molto, ebbi modo di conoscerlo da Franco Rossi dello Studio F22 suo gallerista a Palazzolo sull\u2019Oglio. Ne ho presentate varie di sue personali in quella storica galleria italiana, come l\u2019ho invitato in talune mostre storiche da me curate, da \u201cL\u2019Eco di Bacco\u201d [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/11\/18\/il-cinetismo-di-julio-le-parc-e-la-scoperta-della-percezione-opere-dal-1958-ad-oggi-al-palazzo-delle-papesse-a-siena\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,53889,53888,53709,53710,9894,41704,136748,66637,41640,28386,44441,87,35351,35224,35266,26,35409,17505,35188,28369,328260,51665,4625,409394],"tags":[406652,451492,263841,59690,596264,596265,596266,355195,596262,596263],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34996"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34996"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34996\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35006,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34996\/revisions\/35006"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34996"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34996"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34996"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}