{"id":35055,"date":"2024-11-26T20:39:47","date_gmt":"2024-11-26T20:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=35055"},"modified":"2024-11-26T20:39:47","modified_gmt":"2024-11-26T20:39:47","slug":"caro-duce-ti-scrivo-pubblicato-da-feltrinelli-un-libro-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-del-duce-1922-1943","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2024\/11\/26\/caro-duce-ti-scrivo-pubblicato-da-feltrinelli-un-libro-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-del-duce-1922-1943\/","title":{"rendered":"Caro Duce ti scrivo. Pubblicato da Feltrinelli un libro: \u201cUn monumento di carta. La Segreteria particolare del Duce 1922-1943\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/giovanni-de-luna-e-linda-giuva-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-d-2063805_tn.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-35056\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/giovanni-de-luna-e-linda-giuva-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-d-2063805_tn.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/giovanni-de-luna-e-linda-giuva-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-d-2063805_tn.jpg 197w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/giovanni-de-luna-e-linda-giuva-un-monumento-di-carta-la-segreteria-particolare-d-2063805_tn-191x300.jpg 191w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a>Centinaia di migliaia furono le lettere che gli italiani inviarono a Mussolini durante il ventennio fascista. Lontani dal clamore delle piazze e delle adunate oceaniche, uomini e donne raccontavano al dittatore le proprie sofferenze, dando voce a un popolo povero e dolente, assai lontano dall\u2019immagine di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-duce-lettere-2063808-e1732652872648.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-35059 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-duce-lettere-2063808-e1732652872648.jpg\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"324\" \/><\/a> prosperit\u00e0 offerta dalla propaganda.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Mussolini a cui gli italiani scrivevano non era il capo forte e autoritario, ma il buon padre di famiglia.\u00a0\u00c8 con quell\u2019uomo che sentivano di poter instaurare un rapporto personale. Con tono a volte colloquiale, a volte ossequioso,\u00a0chiedevano favori, sussidi, raccomandazioni per un posto di lavoro. <\/strong>Le missive erano testi brevi, spesso redatti in un italiano incerto, da autori dalla scarsa dimestichezza con la parola scritta. Vedove con famiglie numerose, uomini che avevano perso il lavoro, giovani donne a cui mancava il corredo per sposarsi, bambini che non potevano andare a scuola per mancanza di scarpe o di libri.<\/p>\n<p><strong>\u201cUn monumento di carta. La Segreteria particolare del Duce 1922-1943\u201d (Editore Giangiacomo Feltrinelli, Campi del Sapere, pp.256, novembre 2024, prezzo 23,75 Euro); \u00e8 questo il titolo di un libro firmato da Giovanni e De Luna e Linda Giusva.\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>La corrispondenza confluiva alla Segreteria particolare del Duce, dove veniva smistata in base al contenuto e affidata a funzionari incaricati di rispondere.<\/strong> Attraverso stralci di lettere provenienti dall\u2019Archivio centrale dello Stato, Giovanni De Luna e Linda Giuva ricostruiscono le molte facce del mito del Duce durante il ventennio: <strong>il leader carismatico e infallibile, la figura paterna, l\u2019uomo di umili origini che non fa mai mancare una parola di conforto, un ringraziamento, un aiuto a chi si rivolge a lui. Un mito che il carteggio con gli italiani aiut\u00f2 a consolidare. <\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-2062182_tn.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-35058\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-2062182_tn.png\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-2062182_tn.png 310w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/benito-mussolini-2062182_tn-300x246.png 300w\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a>La costruzione del mito del Duce raccontata attraverso le lettere degli italiani a Mussolini.<\/strong><\/p>\n<p>Leggo nel libro di Giovanni De Luna e Linda Giuva \u201cUn monumento di carta. La Segreteria particolare del Duce 1922-1943\u201d (Feltrinelli) : \u201c<strong>Quando, nel pomeriggio del 25 luglio 1943, Nicola De Cesare, ultimo segretario particolare di Mussolini, usc\u00ec da Palazzo Venezia per accompagnare il Duce a Villa Savoia, non sapeva che sarebbe stato arrestato<\/strong>\u00a0insieme a Mussolini e che non sarebbe pi\u00f9 ritornato nella sua stanza.\u00a0<strong>Lasci\u00f2 quindi sulla scrivania molti documenti riservati<\/strong>: informazioni sulle amicizie e le frequentazioni di personaggi politici di rilievo come il conte Giuseppe Volpi, che nei giorni precedenti era stato rimosso da presidente della Confindustria, e Paolo Thaon de Revel, ministro delle Finanze, fino a febbraio dello stesso anno; richieste di raccomandazioni;<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/linda-giuva-massimo-d-alema-foto-di-bacco-2-1947449_tn.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-35060 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/linda-giuva-massimo-d-alema-foto-di-bacco-2-1947449_tn.jpg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/linda-giuva-massimo-d-alema-foto-di-bacco-2-1947449_tn.jpg 310w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/linda-giuva-massimo-d-alema-foto-di-bacco-2-1947449_tn-300x231.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a> relazioni sulla situazione annonaria e sul malcontento che serpeggiava in relazione alla disorganizzazione dei servizi pubblici e allo sciacallaggio degli \u201capprofittatori\u201d; controllo sulla corrispondenza dei parenti del Duce; inchieste nate a causa di notizie sui comportamenti scorretti di funzionari civili e militari.<strong>\u00a0E\u00a0molte altre carte vi dovevano essere<\/strong>, l<strong>a cui riservatezza era tale da indurre chi entr\u00f2 nella stanza<\/strong>, dopo aver saputo della votazione notturna del Gran Consiglio che aveva \u201cdefenestrato\u201d il Duce,\u00a0<strong>a stracciarle ma non a distruggere i pezzi minuscoli che giacciono ancora nell\u2019archivio della Segreteria<\/strong>\u00a0e che potrebbero essere ricomposti da qualche paziente archivista o storico, non tanto per conoscere chiss\u00e0 quali segreti, quanto per esplorare i criteri utilizzati da solerti e prudenti funzionari per occultare documenti ritenuti particolarmente compromettenti. <strong>Oggi quelle carte abbandonate sulla scrivania ci restituiscono, su piccola scala, le dimensioni straripanti delle attivit\u00e0, svariate e molteplici, che rientravano nelle funzioni della Segreteria particolare del duce<\/strong>. La storia di questo ufficio emerge infatti da una montagna di documenti la cui enorme quantit\u00e0 \u00e8 per\u00f2 anche un indice qualitativamente rilevante della sua importanza.\u00a0<strong>A Mussolini arrivava una valanga di posta; e, oggi, ognuna di quelle <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/210055179-0e465da4-52c3-486b-8764-fe99c96ac4b2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-35062\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/210055179-0e465da4-52c3-486b-8764-fe99c96ac4b2.jpg\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/210055179-0e465da4-52c3-486b-8764-fe99c96ac4b2.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/210055179-0e465da4-52c3-486b-8764-fe99c96ac4b2-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/210055179-0e465da4-52c3-486b-8764-fe99c96ac4b2-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/a>lettere ci racconta molto sia sugli italiani e le italiane<\/strong>\u00a0che scrivevano al Duce, sia sul modo in cui il fascismo, nelle risposte pazientemente redatte per ognuna di esse, costruiva passo per passo il \u201cmito\u201d su cui si fondava il regime. <strong>Mussolini era pienamente consapevole di questo suo ruolo e della sua funzione e di una sua progressiva trasformazione in una sorta di automa<\/strong>, lungo un percorso all\u2019interno del quale la funzione della Segreteria fin\u00ec per assumere una importanza tale da farne oggi una strepitosa occasione per gli storici di valorizzarne, in chiave storiografica, l\u2019immane patrimonio documentario lasciatosi alle spalle. <strong>\u00c8 vero, in Italia con il fascismo le masse entrarono nella storia<\/strong>; lo avevano gi\u00e0 fatto nelle trincee della Prima guerra mondiale, facendosi uccidere \u201cin massa\u201d in un conflitto spietato e crudele; continuarono a farlo con il fascismo, affollando le piazze del consenso al Duce, con i cuori infiammati dai suoi discorsi e dalle sue \u201cpose\u201d.\u00a0<strong>Anche da noi il Novecento fu il \u201csecolo delle<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/lo-storico-giovanni-de-luna-1811690_tn.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-35061 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/lo-storico-giovanni-de-luna-1811690_tn.jpg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/lo-storico-giovanni-de-luna-1811690_tn.jpg 310w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2024\/11\/lo-storico-giovanni-de-luna-1811690_tn-300x216.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a> masse\u201d; lo fu per\u00f2 amputandone della libert\u00e0 e della democrazia<\/strong>\u00a0la loro tumultuosa irruzione nello spazio pubblico, costringendole in una forma di partecipazione politica che assunse i tratti di un vero e proprio credo religioso, improntato al trinomio obbedienza, disciplina, gerarchia. <strong>In questo senso, pi\u00f9 che di fascismo sarebbe meglio parlare di mussolinismo<\/strong>. La persona fisica del Duce fu strategicamente al centro della vasta operazione del regime tesa alla costruzione dell\u2019impalcatura statale e politica in cui per vent\u2019anni furono organizzate \u201cle\u00a0masse\u201d italiane; accanto all\u2019operato degli organi di polizia, della magistratura, e di tutte le strutture repressive dello Stato, fu proprio nella capacit\u00e0 politica di Mussolini che il fascismo trov\u00f2 la soluzione ai problemi posti dalla dimensione tutta novecentesca della massificazione della politica. <strong>Le masse diventarono allora quelle che applaudivano i discorsi del Duce nelle piazze italiane<\/strong>, che lo aspettavano pazienti sostando per ore lungo i tragitti ferroviari per i suoi viaggi su e gi\u00f9 per la penisola, che andarono a morire in Etiopia, in Spagna, in Grecia, in Albania, in Russia, in Africa nelle sventurate guerre che segnarono il tramonto del fascismo. Ma quelle masse erano composte da individui, da singoli uomini e da donne in carne e ossa. <strong>Di loro, dei loro affanni, beghe, dei drammi familiari o delle aspirazioni economiche e sociali si interessava la Segreteria particolare<\/strong>\u00a0intessendo un rapporto personale che contribuiva a creare e sostenere l\u2019illusione della presenza del Duce in tutti gli aspetti della loro vita personale.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 da dire che il libro \u00e8 un documento significativo, ricco di notizie, misura la storia e allarga alla sociologia, lascia riscoprire il ventennio, getta nuova luce sul Duce, apre agli storici e porta a nuove strade e a nuovi studi; documenti dai quali altri storici partiranno per formulazioni nuove, nuove luci e infine riscoprire un fascismo come ad oggi non l\u2019abbiamo ancora conosciuto. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Giovanni De Luna<\/strong> insegna storia presso la Scuola di studi superiori dell\u2019Universit\u00e0 di Torino. Tra le sue pubblicazioni pi\u00f9 recenti:\u00a0<em>La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo<\/em>\u00a0(Bruno Mondadori, 2004),\u00a0<em>Storia del Partito d\u2019Azione<\/em>\u00a0(Utet, nuova edizione 2006),\u00a0<em>Il corpo<\/em>\u00a0<em>del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea<\/em>\u00a0(Einaudi, 2006) e\u00a0<em>Una politica senza religione<\/em>\u00a0(Einaudi, 2013). Con Feltrinelli ha pubblicato\u00a0<em>Le ragioni di un<\/em>\u00a0<em>decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria<\/em>\u00a0(2009)<em>, La Repubblica del<\/em>\u00a0<em>dolore<\/em>\u00a0(2011),\u00a0<em>La Resistenza perfetta<\/em>\u00a0(2015) e\u00a0<em>La Repubblica inquieta. L\u2019Italia del Dopoguerra. 1945-1948<\/em>\u00a0(2017).<\/p>\n<p><strong>Linda Giuva<\/strong><strong>,<\/strong> foggiana, \u00e8 sposata con Massimo D\u2019Alema, \u00a0ha due figli, Giulia e Francesco.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Centinaia di migliaia furono le lettere che gli italiani inviarono a Mussolini durante il ventennio fascista. Lontani dal clamore delle piazze e delle adunate oceaniche, uomini e donne raccontavano al dittatore le proprie sofferenze, dando voce a un popolo povero e dolente, assai lontano dall\u2019immagine di prosperit\u00e0 offerta dalla propaganda. Il Mussolini a cui gli italiani scrivevano non era il capo forte e autoritario, ma il buon padre di famiglia.\u00a0\u00c8 con quell\u2019uomo che sentivano di poter instaurare un rapporto personale. 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