{"id":36587,"date":"2025-04-08T19:26:13","date_gmt":"2025-04-08T19:26:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=36587"},"modified":"2025-04-08T19:26:13","modified_gmt":"2025-04-08T19:26:13","slug":"alphonse-mucha-e-giovanni-boldini-il-ritratto-femminile-in-due-mostre-straordinarie-a-palazzo-dei-diamanti-a-ferrara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/04\/08\/alphonse-mucha-e-giovanni-boldini-il-ritratto-femminile-in-due-mostre-straordinarie-a-palazzo-dei-diamanti-a-ferrara\/","title":{"rendered":"Alphonse Mucha e Giovanni Boldini. Il ritratto femminile in due mostre straordinarie a Palazzo dei Diamanti a Ferrara."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/1hOxwKLA.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36588\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/1hOxwKLA.jpeg\" alt=\"\" width=\"369\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/1hOxwKLA.jpeg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/1hOxwKLA-278x300.jpeg 278w\" sizes=\"(max-width: 369px) 100vw, 369px\" \/><\/a>A\u00a0<strong>Palazzo dei Diamanti<\/strong>\u00a0di<strong>\u00a0Ferrara<\/strong>,\u00a0<strong>fino al 20 luglio 2025<\/strong>, <strong>aprono al pubblico due mostre straordinarie: u<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Boldini_signora_in_rosa-1-713x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36589 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Boldini_signora_in_rosa-1-713x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Boldini_signora_in_rosa-1-713x1024-1.jpg 713w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Boldini_signora_in_rosa-1-713x1024-1-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 304px) 100vw, 304px\" \/><\/a>na monografica su<\/strong>\u00a0<strong>Alphonse Mucha<\/strong>, <strong>uno dei padri dell\u2019Art Nouveau, nelle 11 sale dell\u2019ala Rossetti, e una mostra-dossier su<\/strong>\u00a0<strong>Giovanni Boldini<\/strong>, <strong>dedicata al tema del ritratto femminile, nelle 3 sale dell\u2019ala Tisi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sia il ceco Alphonse Mucha (Ivan\u010dice, 1860 \u2013 Praga, 1939), sia il ferrarese Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 \u2013 Parigi, 1931) si affermarono nella Parigi della Belle \u00c9poque ottenendo un successo di portata internazionale.<\/strong> Mucha giunse nella capitale francese nell\u2019autunno del 1887, quando il ferrarese era gi\u00e0 molto famoso e stava maturando l\u2019intenzione di dedicarsi prevalentemente al genere del ritratto. Mucha ammir\u00f2 certamente le opere di Boldini presenti all\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1900, dove fu a sua volta coinvolto in mostre e progetti, tra cui la decorazione del padiglione della Bosnia-Erzegovina commissionatagli dal governo austriaco.<\/p>\n<p><strong>Entrambi furono straordinari cantori della bellezza e del fascino della donna e riuscirono a dar forma, ognuno a proprio modo, all\u2019ideale femminile del tempo presentandoci figure attraenti e seducenti, eleganti e energiche, emancipate e padrone del proprio destino.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>ALPHONSE MUCHA. <\/strong>La retrospettiva racconta la biografia, il percorso artistico e i molteplici aspetti della produzione di Alphonse Mucha, che, nato nel 1860 nella piccola citt\u00e0 morava di Ivan\u010dice, raggiunse fama internazionale nella Parigi\u00a0<em>fin de si\u00e8cle<\/em>\u00a0grazie ai manifesti per gli spettacoli teatrali della celebre attrice Sarah Bernhardt e a pannelli decorativi raffiguranti donne attraenti e raffinate. Queste opere divennero presto emblematiche della nascente Art Nouveau, alla cui affermazione contribu\u00ec elaborando uno stile inconfondibile e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/mRX3qzZm-504x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36590\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/mRX3qzZm-504x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/mRX3qzZm-504x1024-1.jpg 504w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/mRX3qzZm-504x1024-1-148x300.jpg 148w\" sizes=\"(max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><\/a>seducente, subito ribattezzato\u00a0\u201cLe style Mucha\u201d. Quando nel 1900 venne inaugurata l\u2019Esposizione Universale di Parigi, il grafico ceco era gi\u00e0 considerato una delle figure di spicco di questo nuovo movimento artistico. Nel 1904 visit\u00f2 per la prima volta gli Stati Uniti e la stampa lo defin\u00ec \u00abil pi\u00f9 grande artista decorativo del mondo\u00bb. Sebbene sia noto principalmente per i manifesti eseguiti nella\u00a0<em>ville lumiere<\/em>, Mucha fu straordinariamente poliedrico e versatile: oltre che<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/alfDKXSg.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36591 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/alfDKXSg.jpeg\" alt=\"\" width=\"548\" height=\"419\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/alfDKXSg.jpeg 784w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/alfDKXSg-300x230.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/alfDKXSg-768x588.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><\/a> illustratore, grafico e pittore, fu anche fotografo, scenografo, progettista d\u2019interni, creatore di gioielli, packaging designer. Fu anche un brillante insegnante, un filosofo e un pensatore politico: era convinto che la bellezza e la forza ispiratrice dell\u2019arte potessero favorire il progresso dell\u2019umanit\u00e0 e la pace; inoltre credeva fermamente nell\u2019indipendenza della sua patria dall\u2019Impero asburgico e seppe esprimere con forza il sogno di unit\u00e0 dei popoli slavi.<\/p>\n<p><strong>La mostra di Palazzo dei Diamanti illustra attraverso circa 150 opere<\/strong>\u00a0<strong>\u2013 tra dipinti, disegni, fotografie, manifesti, oggetti \u2013 l\u2019intera vicenda biografica e artistica di Mucha: dal decisivo incontro a Parigi con la \u201cdivina Sarah\u201d all\u2019affermazione del suo linguaggio attraverso i manifesti pubblicitari; dai progetti in occasione dell\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1900 ai soggiorni negli Stati Uniti, sino alla produzione degli anni maturi trascorsi in Cecoslovacchia, dove rientr\u00f2 nel 1910 con l\u2019obiettivo di mettere la propria arte al servizio del paese, specialmente attraverso la creazione del monumentale ciclo di dipinti dell\u2019<em>Epopea slava<\/em>, il suo indiscutibile capolavoro.<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Il ceco Alphonse Mucha,<\/strong> nato nel 1860 nella piccola citt\u00e0 morava di Ivan\u010dice, diviene uno degli artisti pi\u00f9 celebri di Parigi durante la cosiddetta Belle \u00c9poque, periodo di pace e prosperit\u00e0 tra gli anni ottanta dell&#8217;Ottocento e lo scoppio del primo conflitto mondale. Le sue straordinarie illustrazioni, i raffinati poster teatrali e le innovative creazioni pubblicitarie rivoluzionano il linguaggio visivo, elevando la comunicazione commerciale a vera espressione artistica. Le opere di Mucha conquistano rapidamente una fama mondiale, mentre il suo stile diviene talmente imitato da far coniare la definizione &#8220;Style<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/fbeEuAt-1536x706-1-e1744139548491.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36592 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/fbeEuAt-1536x706-1-e1744139548491.jpeg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"263\" \/><\/a> Mucha&#8221;. La potente bellezza dei suoi soggetti femminili, intanto, s&#8217;imprime indelebilmente nell&#8217;immaginario collettivo. Le iconiche figure che dominano le sue composizioni incarnano una visione rivoluzionaria di femminilit\u00e0 e sono portatrici di libert\u00e0 e dignit\u00e0 fino ad allora negate. Agli albori della modernit\u00e0, Mucha ne diventa eloquente interprete <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/MYS6F5KC-742x1024-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36593\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/MYS6F5KC-742x1024-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"316\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/MYS6F5KC-742x1024-1.jpeg 742w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/MYS6F5KC-742x1024-1-217x300.jpeg 217w\" sizes=\"(max-width: 316px) 100vw, 316px\" \/><\/a>attraverso un linguaggio che intreccia armoniosamente diverse influenze: i Preraffaelliti, le xilografie giapponesi, gli elementi naturali, le decorazioni bizantine e le tradizioni slave. L&#8217;approccio del maestro boemo si rivela innovativo anche nel metodo creativo. Partendo dall&#8217;attenta osservazione della natura, l&#8217;artista integra le nuove conoscenze scientifiche in quelle che definir\u00e0 &#8220;teorie su come incantare&#8221; i meccanismi della percezione visiva. Nonostante il successo internazionale, Mucha non dimentica mai le sue radici. Il profondo amore per la causa slava lo spinge a dedicarsi al ciclo monumentale dell'&#8221;Epopea slava&#8221; (1912-26), opera che considerer\u00e0 sempre il vero capolavoro della sua vita, affermandosi non solo come artista di fama mondiale ma anche come acceso patriota. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, quando Alphonse Mucha si spegne, la sua arte sembrava destinata all&#8217;oblio. Nonostante la celebrit\u00e0 raggiunta, nei decenni successivi il mondo artistico europeo si era completamente allontanato dal suo stile. Solo negli anni &#8217;60 il suo genio riemerge prepotentemente. La svolta avviene nel 1963, quando il Victoria and Albert<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/qkj8hfbc-1160x653-1-e1744139622471.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-36594 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/qkj8hfbc-1160x653-1-e1744139622471.jpeg\" alt=\"\" width=\"460\" height=\"259\" \/><\/a> Museum di Londra organizza una grande mostra che riaccende l&#8217;interesse per il maestro ceco. Questa riscoperta ha un impatto immediato e travolgente: i manifesti di Mucha diventano ben presto i pi\u00f9 venduti nei negozi di riproduzioni d&#8217;arte come Athena a Londra, decorando le pareti delle abitazioni giovanili della Swinging London.<br \/>\nL&#8217;influenza di Mucha si diffonde rapidamente in tutta la cultura pop degli anni &#8217;60 e &#8217;70. Artisti come Wes Wilson, Victor Moscoso e Alan Aldridge si ispirano al suo stile per creare i manifesti psichedelici che definiscono l&#8217;estetica della Summer of Love e del rock and roll. Le sinuosit\u00e0 e i motivi decorativi muchaiani appaiono nelle copertine degli album, mentre il suo linguaggio visivo trova nuova vita nei fumetti giapponesi e americani, nelle serie animate e nei videogiochi. Nel 1980, una retrospettiva al Grand Palais di Parigi e, tre anni dopo, un&#8217;altra al Museo Isetan di Tokyo, cementano ulteriormente la sua influenza globale. In Giappone, in particolare, la popolarit\u00e0 di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/plkPu_XZ-789x1024-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36595\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/plkPu_XZ-789x1024-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/plkPu_XZ-789x1024-1.jpeg 789w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/plkPu_XZ-789x1024-1-231x300.jpeg 231w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/plkPu_XZ-789x1024-1-768x997.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a>Mucha cresce costantemente, con mostre di ogni dimensione organizzate in tutto il paese. Oggi, l&#8217;impatto di Mucha \u00e8 evidente in innumerevoli espressioni artistiche contemporanee: street art, moda, tatuaggi, manga online e numerose altre sottoculture. Nel 2013, il Museo Bellerive di Zurigo (oggi Museo del Design) ha dedicato una mostra intitolata &#8220;Mucha Manga Mystery&#8221; all&#8217;influenza dell&#8217;artista sull&#8217;arte commerciale dagli anni &#8217;60 in poi. Da manifesti su cartelloni parigini rubati dai frugali appassionati d&#8217;arte di fine Ottocento alle moderne reinterpretazioni digitali, l&#8217;arte di Mucha continua a essere sorprendentemente attuale e rivoluzionaria, proprio come lo era nel 1895.<\/p>\n<p><strong>GIOVANNI BOLDINI. <\/strong>Nelle sale dell\u2019ala Tisi di Palazzo dei Diamanti, oltre 40 opere di Giovanni Boldini \u2013 tra dipinti ad olio, pastelli, acquerelli, disegni e incisioni \u2013 selezionate fra quelle custodite nel Museo a lui intitolato raccontano il suo talento di pittore della\u00a0\u201cdonna moderna\u201d e del suo fascino. La mostra<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Nuovo-progetto-25-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36596 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Nuovo-progetto-25-1.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Nuovo-progetto-25-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/Nuovo-progetto-25-1-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><\/a> approfondisce, infatti,\u00a0il tema del ritratto femminile, cui il pittore ferrarese si dedic\u00f2 in maniera quasi esclusiva, e con successo, nella Parigi\u00a0<em>fin de si\u00e8cle<\/em>. Ricercatissimo da una facoltosa clientela internazionale, Boldini fu capace di restituire, come pochi altri, la viva concretezza, il carattere e lo status dei suoi modelli, che consegn\u00f2 alla storia come icone di un\u2019epoca. Il pubblico e la critica, in Europa come in America, apprezzarono soprattutto l\u2019innovativa formula stilistica con la quale diede forma all\u2019ideale femminile del tempo: elegante, spigliato, colto, emancipato, inquieto, talvolta eccentrico.<\/p>\n<p>Lo dimostrano i ritratti a figura intera per i quali divenne celebre in tutto il mondo, come quelli della contessa Berthier de Leusse, della principessa Eulalia di Spagna, della misteriosa protagonista di\u00a0<em>Fuoco d\u2019artificio<\/em>, e di Olivia Concha de Fontecilla, detto\u00a0<em>La signora in rosa<\/em>. Accanto a questi capolavori, contraddistinti da quella peculiare scrittura rapidissima e insieme controllata che rende inconfondibile e unico il suo stile, saranno presenti altri esemplari a mezza figura a olio e a pastello, due straordinari ritratti di Boldini (il bronzo realizzato da Vincenzo Gemito e il famoso\u00a0<em>Autoritratto a sessantanove anni<\/em>), alcuni interni dell\u2019atelier, un genere dalla forte valenza autobiografica a cui si dedic\u00f2 dalla fine degli anni Ottanta, e altri lavori, vitali e vibranti, concepiti come studi, tra <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/512071_poster-1536x1024-1-e1744139826848.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36597\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/512071_poster-1536x1024-1-e1744139826848.jpg\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"384\" \/><\/a>cui il\u00a0<em>Nudino scattante<\/em>\u00a0e la tela intitolata<em>\u00a0Ninfe al chiaro di luna<\/em>. Completano il percorso espositivo una selezione di disegni che dimostrano il suo rapporto iperattivo con la realt\u00e0 circostante e una serie di mirabili incisioni che documentano un aspetto della sua produzione assai significativo ma meno conosciuto.<\/p>\n<p><strong>Come Mucha, Giovanni Boldini (1842-1931) si afferm\u00f2 nella Parigi della Belle \u00c9poque ottenendo un successo di portata internazionale.<\/strong> Il pittore ceco vi giunse nell\u2019autunno del 1887, quando il ferrarese \u2013 pi\u00f9 anziano di diciott\u2019anni e l\u00ec<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/VkvsvlKg-733x1024-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36598 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/VkvsvlKg-733x1024-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"401\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/VkvsvlKg-733x1024-1.jpeg 733w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/VkvsvlKg-733x1024-1-215x300.jpeg 215w\" sizes=\"(max-width: 401px) 100vw, 401px\" \/><\/a> residente dalla fine del 1871 \u2013 stava maturando l\u2019intenzione, dopo aver affrontato \u00abtutti i generi\u00bb, di dedicarsi prevalentemente al ritratto. Ricercatissimo da una facoltosa clientela internazionale, Boldini fu capace di restituire, come pochi altri, la viva concretezza, il carattere e lo status dei suoi modelli, che consegn\u00f2 alla storia come icone di un\u2019epoca. Il pubblico e la critica, in Europa come in America, apprezzarono soprattutto l\u2019innovativa formula stilistica con la quale diede forma all\u2019ideale femminile del tempo: elegante, spigliato, colto, emancipato, inquieto, talvolta eccentrico. La sua qualit\u00e0 di pittore della \u201cdonna moderna\u201d e del suo fascino \u00e8 testimoniata in maniera esemplare dalle oltre 40 opere \u2013 tra dipinti ad olio, pastelli, acquerelli, disegni e incisioni \u2013 selezionate per questa mostra-dossier tra quelle custodite nel Museo Giovanni Boldini di Ferrara, che riaprir\u00e0 nel rinnovato complesso di Palazzo Massari nel 2026. Nella prima sala della mostra \u201cincontriamo\u201d Boldini, trentasettenne, ritratto in bronzo da Vincenzo Gemito ed \u201centriamo\u201d nei suoi atelier parigini: da quello in place Pigalle, dov\u2019\u00e8 ambientata la serata musicale tramandata da La cantante <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/X8Odv4Y-642x1024-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36599\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/X8Odv4Y-642x1024-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/X8Odv4Y-642x1024-1.jpeg 642w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/04\/X8Odv4Y-642x1024-1-188x300.jpeg 188w\" sizes=\"(max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><\/a>mondana, al secondo, nel quale si trasfer\u00ec nel luglio del 1886, in boulevard Berthier, descritto in una coppia d\u2019indiavolate istantanee. Qui si svolse la visita di Emiliana Concha de Ossa, che di spalle si \u201cspecchia\u201d nel suo celebre ritratto a pastello, tecnica di cui Boldini fu assoluto padrone. Lo dimostra un saggio eccellente come l\u2019effige di Madame X, la cognata dell\u2019amico pittore Paul C\u00e9sar Helleu, vestita con un abito scuro dalla vertiginosa scollatura simile a quello indossato dalla contessa Gabrielle de Rasty, musa, amante e mecenate del pittore. Gi\u00e0 in quest\u2019opera del 1879 si coglie nella resa del fondo e del braccio della modella il segno rapido e fluido che avrebbe distinto le creazioni della piena maturit\u00e0. <strong>Tra queste spiccano gli straordinari ritratti a figura intera dell\u2019aristocratica parigina Suzanne Berthier de Leusse (c. 1889) e della misteriosa protagonista di Fuoco d\u2019artificio (1892-95).<\/strong> Nella sala successiva si fronteggiano i grandi ritratti della principessa Eulalia di Spagna, che Boldini scelse di vestire con un abito bianco firmato da Madame Nicaud, e di Olivia Concha de Fontecilla (noto come La signora in rosa), che pare alzarsi dal divano per avvicinarsi all\u2019osservatore, gi\u00e0 rapito dal suo sorriso. La peculiare scrittura rapidissima e insieme controllata, che rende inconfondibile e unico il suo stile, si manifesta con evidenza ancora maggiore nei lavori concepiti come studi: il Nudino scattante, immagine d\u2019evanescente e raffinato erotismo, la tela con l\u2019intreccio di due mani femminili, soluzione adottata anche nel ritratto di Eulalia, e quella, forse eseguita in previsione della decorazione di un soffitto, intitolata Ninfe al chiaro di luna, che raffigura uno sciame di nudi in movimento che lasciano una scia nell\u2019aria. Saggio di carattere privato sembra essere Il pianto, opera ricca di fresca materia, che si riduce all\u2019essenziale, quasi vent\u2019anni dopo, nel rarefatto, e altrettanto sensuale, ritratto della Contessa Saffo Zuccoli, considerato l\u2019ultimo dipinto di Boldini. Completano la sala alcuni disegni, sia studi preparatori, sia opere autonome, come il foglio in cui descrive un angolo dell\u2019atelier con i ritratti di Eulalia e di Madame Veil-Picard e il calco del busto del cardinale Leopoldo de\u2019 Medici degli Uffizi, opera, allora creduta di Bernini, amatissima dal maestro ferrarese. <strong>Nell\u2019ultima sala \u00e8 esposto il celebre Autoritratto a sessantanove anni, eseguito nel 1911<\/strong>. Boldini si ritrae sicuro di s\u00e9 e dei suoi mezzi, pienamente consapevole del proprio successo, come rivela lo sguardo fiero rivolto all\u2019osservatore. \u00c8 nel suo atelier di boulevard Berthier, seduto su una delle sedie usate per far posare le sue modelle, che sembrano ancora fargli compagnia in questa sala. Tra queste Eug\u00e9nie Legrip detta Ninie, \u201cdivina\u201d con la quale aveva soggiornato nella citt\u00e0 termale di Pougues-les-Eaux nell\u2019estate del 1909, ritratta assieme alla madre; la contessa Francesca d\u2019Orsay, carissima amica degli anni maturi; la newyorkese di origini cubane Rita de Acosta, moglie del capitano Philip Lydig; Madame Veil-Picard, effigiata a mezzo busto, con la testa sorretta dal braccio e la mano che aggiusta i capelli, in una puntasecca tratta dal ritratto a figura intera. Questa straordinaria stampa, tirata da una delle circa cinquanta lastre realizzate da Boldini, documenta \u2013 assieme ad altre altrettanto notevoli \u2013 la sua abilit\u00e0 nell\u2019arte incisoria, un aspetto della sua produzione assai significativo ma meno conosciuto, perch\u00e9 di carattere essenzialmente privato, e svolto in parallelo all\u2019esercizio del disegno, che pratic\u00f2 durante la sua lunga carriera in maniera incessante, con modalit\u00e0, scopi ed esiti assai differenti, ben rappresentati dai fogli esposti in questa sala e nelle precedenti.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A\u00a0Palazzo dei Diamanti\u00a0di\u00a0Ferrara,\u00a0fino al 20 luglio 2025, aprono al pubblico due mostre straordinarie: una monografica su\u00a0Alphonse Mucha, uno dei padri dell\u2019Art Nouveau, nelle 11 sale dell\u2019ala Rossetti, e una mostra-dossier su\u00a0Giovanni Boldini, dedicata al tema del ritratto femminile, nelle 3 sale dell\u2019ala Tisi. Sia il ceco Alphonse Mucha (Ivan\u010dice, 1860 \u2013 Praga, 1939), sia il ferrarese Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 \u2013 Parigi, 1931) si affermarono nella Parigi della Belle \u00c9poque ottenendo un successo di portata internazionale. Mucha giunse nella capitale francese nell\u2019autunno del 1887, quando il ferrarese era gi\u00e0 molto famoso e stava maturando l\u2019intenzione di dedicarsi prevalentemente al genere [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/04\/08\/alphonse-mucha-e-giovanni-boldini-il-ritratto-femminile-in-due-mostre-straordinarie-a-palazzo-dei-diamanti-a-ferrara\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[197001,9894,10357,180472,409339,53794,41640,44441,87,35351,26,17505,35188,28369,51665,4625],"tags":[390460,598339,53677,598337,598340,402891,459471,355195,598338],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36587"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36587"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36587\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36602,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36587\/revisions\/36602"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36587"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36587"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36587"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}