{"id":36889,"date":"2025-05-07T21:55:55","date_gmt":"2025-05-07T21:55:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=36889"},"modified":"2025-05-07T21:55:55","modified_gmt":"2025-05-07T21:55:55","slug":"il-primato-mondiale-di-louise-nevelson-e-le-sculture-monocrome-degli-scarti-quotidiani-la-mostra-a-palazzo-fava-a-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/05\/07\/il-primato-mondiale-di-louise-nevelson-e-le-sculture-monocrome-degli-scarti-quotidiani-la-mostra-a-palazzo-fava-a-bologna\/","title":{"rendered":"Il primato mondiale di Louise Nevelson e le sculture monocrome degli scarti quotidiani. La mostra a Palazzo Fava a Bologna"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/6-nevelson-opera-e1746653844996.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36890\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/6-nevelson-opera-e1746653844996.jpg\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"353\" \/><\/a>L&#8217;<strong>Associazione Genesi<\/strong>, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Opera Laboratori nell&#8217;ambito del progetto culturale\u00a0<strong>Genus Bononiae<\/strong>, \u00e8 felice di annunciare una importante<strong>\u00a0mostra sul lavoro di Louise Nevelson<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>(al secolo Lija Isaakivna Berljavs&#8217;ka, Kiev, 1899 &#8211; New York, 1988), una delle prime donne artista a ottenere un saldo riconoscimento nel sistema artistico coevo gi\u00e0 a partire dagli inizi degli anni Quaranta grazie alle sue grandi\u00a0sculture\u00a0monocrome nere, bianche, e oro create con assemblaggi di materiali di recupero.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-36891 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"563\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/images.jpg 532w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/images-277x300.jpg 277w\" sizes=\"(max-width: 563px) 100vw, 563px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>La mostra, a cura di Ilaria Bernardi, sar\u00e0 visitabile\u00a0<strong>dal 30 maggio al 20 luglio 2025<\/strong>\u00a0a Bologna,\u00a0<strong>nelle sale del piano nobile di Palazzo Fava<\/strong>\u00a0decorate dal ciclo di affreschi commissionati nel 1584 a Ludovico, Annibale e Agostino Carracci dall&#8217;allora proprietario dell&#8217;edificio, Filippo Fava.<\/p>\n<p>Si tratta della prima mostra dedicata a Louise Nevelson nella citt\u00e0 di Bologna e corrisponde al contempo al 120\u00b0 anniversario dal suo trasferimento da Kiev, dove nacque, agli Stati Uniti, dove si ricongiunse al padre ivi emigrato qualche anno prima per fuggire al clima persecutorio contro gli ebrei diffusosi nel suo paese di origine. Il trasferimento oltreoceano segn\u00f2 una svolta nella vita della giovanissima Louise che proprio negli Stati Uniti trover\u00e0 la sua emancipazione come donna e il suo succ<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/the-golden-pearl-1962-e1746654240806.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36892\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/the-golden-pearl-1962-e1746654240806.jpg\" alt=\"\" width=\"352\" height=\"529\" \/><\/a>esso come artista.<\/p>\n<p>Con questo progetto l&#8217;Associazione Genesi d\u00e0 avvio a una serie di esposizioni monografiche dedicate a grandi artisti ormai storicizzati, la cui vita e\/o il cui lavoro pu\u00f2 essere interpretato ex-post come anticipatore di tematiche sociali oggi divenute urgenti. Se con il suo lavoro fatto di scarti quotidiani assemblati, Louise Nevelson ha anticipato il tema della memoria, con la sua vita personale, opponendosi alle convenzioni tradizionalmente imposte alla donna del suo tempo, ha anticipato l&#8217;oggi dirimente questione della condizione femminile.<\/p>\n<p>Pur sposata con Charles Nevelson e madre di un figlio, sent\u00ec infatti talmente limitante il ruolo di moglie e madre che nel 1941 divorzi\u00f2 dal marito per dedicarsi completamente all&#8217;arte. La sua tenacia ad emanciparsi come donna e come artista le consent\u00ec,\u00a0<strong>gi\u00e0 negli anni Cinquanta, di vedere sue opere entrare a far parte delle collezioni dei maggiori musei americani, tra cui il\u00a0MoMA a New York<\/strong>; nel 1962 espose nel padiglione statunitense della Biennale di Venezia e nel 1967 ottenne una prima vasta retrospettiva al Whitney Museum di New York a cui seguirono numerose altre mostre nel mondo che le valsero il titolo di &#8220;Grande dame della scultura contemporanea&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cuore dell&#8217;esposizione bolognese saranno le iconiche sculture di grandi dimensioni in legno dipinto<\/strong>, tra le quali svettano esempi provenienti da diversi cicli scultorei prodotti negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/7-nevelson-opera-e1746654272469.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-36893 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/7-nevelson-opera-e1746654272469.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"401\" \/><\/a><\/p>\n<p>Articolata nelle cinque sale del piano nobile di Palazzo Fava, sar\u00e0 la prima mostra a suddividere le opere per tipologie tematico-strutturali ricorrenti, in modo da fornire al visitare il vocabolario di base per leggere il lavoro dell&#8217;artista.<\/p>\n<p>Nella prima sala, la Sala Giasone, saranno presentate le celebri e monumentali sculture autoportanti, in legno dipinto di nero, per lo pi\u00f9 senza titolo, come il grande Senza titolo del 1964, che, come enormi librerie celano al loro interno oggetti di varia natura.<\/p>\n<p>Segue la seconda sala, la Sala Rubianesca, dove saranno esposti alcuni esemplari della serie delle cosiddette &#8220;porte&#8221; in legno dipinto di nero, sospese a parete, realizzate nel 1976 &#8220;incastonando&#8221; alle assi di legno delle porte parti di oggetti aggettanti, tra cui sedute, schienali, gambe di sedie. Nella stessa sala sar\u00e0 inoltre presente un&#8217;opera Senza titolo del 1959-60 che sembra costituire un prodromo di questa serie di lavori.<\/p>\n<p>La terza sala, la Sala Enea, accoglier\u00e0 una differente tipologia di sculture, ancora una volta in legno dipinto di nero e sospese a parete, ma questa volta piattissime poich\u00e9 costituite da assemblaggi di elementi tipografici. Alla stregua della scultura autoportante Sky totem del 1973 che le accompagna, sono caratterizzate da titoli esplicitamente evocativi a paesaggi naturali o artificiali (v. Tropical Landscape, 1975 e City Series, 1974), a dimostrare quanto le &#8220;forme&#8221; e le energie nascoste nel reale siano sempre state motore creativo dell&#8217;artista.<\/p>\n<p><strong>Dopo le prime tre sale caratterizzate dalle suddette iconiche sculture nere, la quarta Sala, la Sala Albani porta in luce la stretta relazione tra il lavoro di Louise Nevelson come scultrice e la pratica del collage e degli assemblaggi che l&#8217;ha accompagnata per tutta la sua vita. I collage e gli assemblage a parete, di medio-piccole dimensioni, pi\u00f9 o meno aggettanti, e dalle tonalit\u00e0 dal nero all&#8217;ocra, esposti nella Sala Albani, infatti, evidenziano, molto di pi\u00f9 di quanto facciano le sculture, l&#8217;interesse dell&#8217;artista per materiali non convenzionali (legno grezzo, metallo, cartone, carta vetrata, pellicola di alluminio) e il suo approccio al processo creativo che la critica italiana Carla Lonzi defin\u00ec a buon diritto di &#8220;distruzione-trasfigurazione&#8221; poich\u00e9 basato sulla trasformazione di oggetti di recupero in Arte.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/5-Nevelson-Opera-e1746654302445.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-36894\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/05\/5-Nevelson-Opera-e1746654302445.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"430\" \/><\/a>La mostra prosegue poi nella Sala Cesi dove il visitatore si trover\u00e0 davanti a una &#8220;rivelazione&#8221;: acqueforti inedite del 1953, unite a serigrafie del 1975, raramente conosciute ed esposte prima.<\/p>\n<p>Nella stessa sala, a sancire il passaggio con la sala finale, \u00e8 proiettata una video-intervista di Louise Nevelson del 1978, registrata in occasione dell&#8217;apertura della Chapel of the Good Shepherd, a New York, interamente progettata dall&#8217;artista con sculture in legno dipinto di bianco che, all&#8217;interno della sua poetica, segnano il passaggio alla vera e propria trasfigurazione alchemica dal nero del piombo allo scintillio dell&#8217;oro.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;ultima sala, infatti, la Sala Carracci, grandi collage su legno dipinto sospesi a parete e soprattutto una grande scultura autoportante come (The Golden Pearl, 1962) presenteranno il risultato ultimo di tale trasformazione alchemica della materia: vi saranno esposte le ancor pi\u00f9 rare opere in cui l&#8217;oro prende il posto del nero per divenire colore dominante.<\/strong><\/p>\n<p>Come scriveva Germano Celant nella monografia edita nel 1971, il lavoro di Louise Nevelson \u00e8 &#8220;femminile e &#8216;femminista&#8217;&#8221; in quando, concentrandosi su di s\u00e9, come essere autonomo dall&#8217;uomo, \u00e8 giunta all&#8217;autoaffermazione in una cultura maschile. Al fine di reincorporare l&#8217;esperienza femminile nella storia, ha portato nella scultura ci\u00f2 che la donna esclusa dalla storia ha conservato nei millenni: <strong>il rapporto magico, alchemico, astorico primitivo con la natura incontaminata, in contrapposizione al razionalismo tecnologizzato maschile. Per questa ragione all&#8217;interno della sua scultura, Nevelson utilizza materiali primigeni (come pietra o legno) e incorpora miti, pratiche alchemiche e rappresentazioni rituali delle antiche civilt\u00e0. La trasformazione della materia (gli scarti da lei raccolti e assemblati nelle sue sculture) <\/strong>in Arte, evoca l&#8217;auspicata trasformazione della donna in essere autonomo, possibile solo attraverso la sua autoaffermazione.<\/p>\n<p>&#8220;Louise Nevelson ripropone nel suo lavoro un&#8217;analisi femminista della diseguaglianza di genere, producendo un&#8217;arte autenticamente femminile&#8221; afferma la curatrice della mostra Ilaria Bernardi.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione \u00e8 corredata da una pubblicazione che d\u00e0 inizio a una collana di libri monografici prodotti dall&#8217;Associazione Genesi, a cura di Ilaria Bernardi ed editi da Silvana Editoriale, dedicata agli artisti ormai storicizzati a cui sono dedicate le mostre personali incluse nel programma espositivo dell&#8217;Associazione. Accanto alla mostra, aspetto altrettanto fondamentale, \u00e8 l&#8217;attivita\u0300 educativa, distribuita in un programma di visite guidate e workshop, inclusivi e partecipativi, in presenza, destinati a bambini, ragazzi e adulti.<\/p>\n<p>La mostra, cos\u00ec come l&#8217;intera programmazione espositiva per il 2025 dell&#8217;Associazione Genesi, gode del patrocinio dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, di FAI Ponte tra culture, della Fondazione Gariwo, e di RFK Human Rights Italia. Main sponsor sono Eni e Intesa Sanpaolo. La mostra a Bologna \u00e8 realizzata anche grazie al contributo di Heritage e Fondazione Pirelli, e la collaborazione la Fondazione Marconi (Milano), in particolare Gi\u00f3 Marconi e Deborah d&#8217;Ippolito, e la Louise Nevelson Foundation (New York), nella persona di Maria Nevelson.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;Associazione Genesi, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Opera Laboratori nell&#8217;ambito del progetto culturale\u00a0Genus Bononiae, \u00e8 felice di annunciare una importante\u00a0mostra sul lavoro di Louise Nevelson\u00a0(al secolo Lija Isaakivna Berljavs&#8217;ka, Kiev, 1899 &#8211; New York, 1988), una delle prime donne artista a ottenere un saldo riconoscimento nel sistema artistico coevo gi\u00e0 a partire dagli inizi degli anni Quaranta grazie alle sue grandi\u00a0sculture\u00a0monocrome nere, bianche, e oro create con assemblaggi di materiali di recupero. 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