{"id":37384,"date":"2025-06-17T20:02:42","date_gmt":"2025-06-17T20:02:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=37384"},"modified":"2025-06-17T20:02:42","modified_gmt":"2025-06-17T20:02:42","slug":"seasons-di-maurizio-cattelan-e-uno-sguardo-sulla-vita-e-sul-mondo-la-mostra-in-quattro-sedi-a-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/06\/17\/seasons-di-maurizio-cattelan-e-uno-sguardo-sulla-vita-e-sul-mondo-la-mostra-in-quattro-sedi-a-bergamo\/","title":{"rendered":"Seasons di Maurizio Cattelan \u00e8 uno sguardo sulla vita e sul mondo. La mostra in quattro sedi a Bergamo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/Cattelan-GAMeC-Ph-Lorenzo-Palmieri-MEDIUM-001-e1750189649584.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-37385\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/Cattelan-GAMeC-Ph-Lorenzo-Palmieri-MEDIUM-001-e1750189649584.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"367\" \/><\/a>La mostra\u00a0<em>Seasons<\/em>\u00a0di\u00a0Maurizio Cattelan\u00a0(Padova, 1960) si sviluppa come\u00a0un percorso visivo nella citt\u00e0 di Bergamo\u00a0che stimola una riflessione sulla ciclicit\u00e0 della vita e della storia, sulle generazioni, sull&#8217;ascesa e sulla caduta dei valori e sulle trasformazioni dell&#8217;individuo e della societ\u00e0.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-gamec-no-ph-lorenzo-palmieri-medium-005-e1750189672551.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-37386 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-gamec-no-ph-lorenzo-palmieri-medium-005-e1750189672551.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il titolo della mostra \u00e8 un chiaro riferimento alle stagioni, simboli universali di passaggio e rinnovamento:\u00a0un invito a riflettere sul divenire del tempo, ma anche un&#8217;esortazione a vivere la realt\u00e0 nella sua complessit\u00e0 e drammaticit\u00e0 attraverso l&#8217;arte, che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo interpreta, lo problematizza e lo trasforma.<\/strong><\/p>\n<p>Il percorso espositivo si snoda in\u00a0<strong>quattro sedi<\/strong>\u00a0e presenta al pubblico\u00a0cinque lavori:\u00a0Palazzo della Ragione, in Piazza Vecchia, accoglie November (2024); alla\u00a0GAMeC, in via San Tomaso, sono esposte Empire (2025), e No (2021); la scultura Bones (2025) \u00e8 allestita nel vicino\u00a0Ex Oratorio di San Lupo, mentre One (2025) \u2013 installazione site-specific prodotta in collaborazione con il Comune di Bergamo \u2013 si erge nella storica\u00a0Rotonda dei Mille, nel cuore di Bergamo Bassa.<\/p>\n<p>A giocare un ruolo significativo nel percorso \u00e8 l&#8217;immagine dell&#8217;aquila \u2013 animale simbolo della montagna e della natura incontaminata \u2013 divenuta, sino dall&#8217;antichit\u00e0, espressione di potere, dominio e brama espansionistica. Allestita nell&#8217;Ex Oratorio di San Lupo grazie alla collaborazione con Fondazione e Museo Diocesano Adriano Bernareggi, Bones sfida questa tradizione simbolica, presentando l&#8217;aquila nella sua forma pi\u00f9 pura e vulnerabile: il suo corpo giace a terra con le ali spiegate, come un&#8217;icona di sconfitta, un emblema di potenza, sovranit\u00e0 e autorit\u00e0, evocando la crisi dei valori imperiali e la rottura di un legame con i ritmi della natura. Il materiale nobile con cui \u00e8 prodotta, il marmo statuario Michelangelo, utilizzato da secoli per celebrare trionfi e immortali virt\u00f9, viene ora impiegato per cristallizzare un momento di caduta, rendendolo eterno e quindi ineludibile.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 stato ispirato dalla visione dell&#8217;aquila commissionata nel 1939 dalla Dalmine \u2013 al tempo acciaieria di Stato \u2013 allo scultore Giannino Castiglioni per la decorazione del ceppo commemorativo del discorso tenuto da Benito Mussolini nel 1919 agli operai dell&#8217;azienda in &#8220;sciopero creativo&#8221;, evento che avrebbe dato origine alla costituzione dei Fasci di combattimento. Dopo la guerra l&#8217;aquila fu trasferita nel giardino della colonia estiva dell&#8217;azienda a Castione della Presolana, in Val Seriana, ai piedi della montagna pi\u00f9 iconica delle Orobie. Perso il riferimento al regime, nel nuovo contesto l&#8217;aquila si era trovata a rappresentare i pi\u00f9 alti valori della natura selvaggia e della libert\u00e0. Con la chiusura della Colonia l&#8217;aquila \u00e8 tornata nei depositi della Dalmine SpA.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-san-lupo-bones-ph-lorenzo-palmieri-medium-020-1-e1750189783928.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-37387\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-san-lupo-bones-ph-lorenzo-palmieri-medium-020-1-e1750189783928.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"382\" \/><\/a>La scelta del luogo espositivo non \u00e8 neutra: un tempo sede cimiteriale, l&#8217;Oratorio di San Lupo \u00e8 infatti da secoli uno spazio di liminalit\u00e0: fra vita e morte, fra pubblico e segreto, fra devozione e oblio. Il titolo dell&#8217;opera, Bones, &#8220;ossa&#8221; in italiano, amplifica la tensione tra apparenza e significato: le ossa rimandano alla morte, alla decomposizione, ma sono anche ci\u00f2 che d\u00e0 struttura, sostegno. In questo senso, l&#8217;aquila non \u00e8 solo abbattuta: \u00e8 anche smascherata. \u00c8 ridotta alla s<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-san-lupo-bones-ph-lorenzo-palmieri-medium-011-e1750189825213.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37388 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-san-lupo-bones-ph-lorenzo-palmieri-medium-011-e1750189825213.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"391\" \/><\/a>ua verit\u00e0 ultima, liberata dal peso delle ideologie.<\/p>\n<p>Il secondo lavoro prodotto per la mostra, presentato alla GAMeC, riflette su un potere che non si concretizza mai ed esplora la tensione tra l&#8217;ambizione di costruire e conquistare e l&#8217;impossibilit\u00e0 di agire in un contesto che limita ogni azione.<br \/>\nUn mattone di terracotta su cui \u00e8 incisa la parola &#8220;EMPIRE&#8221; \u2013 che richiama immediatamente l&#8217;idea di potere, dominio e costruzione di strutture \u2013 \u00e8 intrappolato in una bottiglia di vetro, a suggerire un potenziale atto di ribellione che non riesce a prendere forma, un desiderio di rottura che non si compie, una rivoluzione senza esito.<\/p>\n<p>L&#8217;accostamento tra la solidit\u00e0 del mattone -simbolo di forza e potere- e la fragilit\u00e0 del vetro -simbolo di trasparenza ma anche di contenimento- genera un contrasto profondo. L&#8217;impero evocato \u00e8 uno spazio mentale o politico che non si realizza, una costruzione che resta sogno o minaccia mai concretizzata. La scultura gioca anche su un altro livello interpretativo: quello del messaggio nella bottiglia, di un segnale lanciato verso un futuro incerto. Sebbene potenzialmente potente, il messaggio rimane isolato, protetto ma inaccessibile, simbolo di un&#8217;incompiuta comunicazione, di una storia che non verr\u00e0 mai raccontata o che rimarr\u00e0 sconosciuta. Il lavoro mette cos\u00ec in scena un conflitto tra forza e fragilit\u00e0, tra volont\u00e0 e limite, in una riflessione sul fallimento delle utopie e sull&#8217;inazione che paralizza.<\/p>\n<p>Il terzo lavoro, esposto nelle sale del museo, nasce dalla rielaborazione dell&#8217;iconica scultura Him (2001), in cui Maurizio Cattelan rappresentava Adolf Hitler inginocchiato in preghiera, con il volto rivolto verso l&#8217;alto in un gesto ambiguo, tra supplica e finzione. La figura, modellata con fattezze infantili, evoca a prima vista l&#8217;immagine innocente di un bambino, generando un cortocircuito visivo ed emotivo nel momento in cui lo spettatore riconosce l&#8217;identit\u00e0 del soggetto. La scelta di coprire il volto -scaturita da una richiesta di censura in occasione di una mostra in Cina- \u00e8 ambigua: \u00e8 al tempo stesso una forma di punizione e di protezione. Protezione dello spettatore dal trauma, ma anche del soggetto dal giudizio. Cos\u00ec, No interrompe il circuito del riconoscimento visivo, negando al volto la possibilit\u00e0 di diventare icona. L&#8217;occultamento diviene il fulcro dell&#8217;opera: il sacchetto non \u00e8 solo un atto di censura, ma un dispositivo che sposta il focus su ci\u00f2 che non si mostra, che diventa pi\u00f9 inquietante di ci\u00f2 che si vede.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-palazzo-della-ragione-november-ph-lorenzo-palmieri-medium-002-e1750189860165.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-37389\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-palazzo-della-ragione-november-ph-lorenzo-palmieri-medium-002-e1750189860165.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"334\" \/><\/a>Nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, dal 2018 sede estiva della GAMeC nel cuore di Bergamo Alta, \u00e8 allestita l&#8217;opera November: una scultura che stimola una riflessione sul nostro rapporto con la marginalit\u00e0, la giustizia, la decadenza, ma anche sul senso di libert\u00e0 che, talvolta, i pi\u00f9 deboli e vulnerabili possono incarnare.<br \/>\nRealizzata in marmo statuario Michelangelo, la scultura raffigura un senzatetto sdraiato su una panchina, co<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-palazzo-della-ragione-november-ph-lorenzo-palmieri-medium-024-e1750189889934.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37390 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/06\/cattelan-palazzo-della-ragione-november-ph-lorenzo-palmieri-medium-024-e1750189889934.jpg\" alt=\"\" width=\"373\" height=\"560\" \/><\/a>n i pantaloni slacciati, in un momento di estrema vulnerabilit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;uomo si sta urinando addosso, come testimonia la presenza di acqua sul pavimento, un dettaglio che non solo amplifica la dimensione di realismo della scultura, ma accentua anche la sensazione di disagio, di distanza dalle norme socialmente condivise, di estraneit\u00e0. L&#8217;urina diventa allora la traccia di un&#8217;esistenza, di un corpo che continua a vivere seppure, almeno apparentemente, nella sua dimensione pi\u00f9 fisica, insinuando l&#8217;idea che il gesto compiuto dall&#8217;uomo possa potenzialmente costituire un atto di affermazione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Il volto dell&#8217;homeless \u00e8 quello di Lucio, amico e storico collaboratore di Maurizio Cattelan; un omaggio che introduce nell&#8217;opera una dimensione intima, mettendo in luce il legame tra l&#8217;artista e il suo soggetto, ma anche il tema universale della marginalit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>La scelta di collocare l&#8217;opera all&#8217;interno del Palazzo della Ragione di Bergamo \u00e8 significativa: la grande Sala delle Capriate, che in passato ospitava le assemblee cittadine medievali per poi divenire in seguito un tribunale sotto la Repubblica di Venezia, porta con s\u00e9 il peso della giustizia, ma anche della sua assenza, della discriminazione e dell&#8217;ingiustizia. Il cortocircuito che inevitabilmente si crea interroga il nostro rapporto con le strutture di potere, le leggi e i valori che determinano chi ha diritto di stare nella societ\u00e0 e chi viene relegato ai margini perch\u00e9 ritenuto &#8220;non conforme&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo lavoro in mostra \u00e8 One, un&#8217;installazione ideata da Maurizio Cattelan per la Rotonda dei Mille, uno dei luoghi pi\u00f9 noti di Bergamo Bassa. Sulle spalle di Garibaldi Cattelan posiziona un bambino che, con le dita della mano destra, mima una pistola: un gesto ambiguo che oscilla tra il gioco infantile e un accenno di affermazione, resistenza o potenziale ribellione, ma che pu\u00f2 anche essere letto anche come un tentativo di interrogare le responsabilit\u00e0 delle nuove generazioni di fronte alla memoria e alle contraddizioni della storia. In equilibrio tra leggerezza e tensione, One apre a una doppia prospettiva: pubblica e personale. Da un lato, \u00e8 un intervento che stimola un confronto con il passato nazionale; dall&#8217;altro, racconta la relazione tra generazioni. Chi \u00e8 questo &#8220;Uno&#8221; evocato dal titolo? Un nipote che gioca sulle spalle del nonno? Un piccolo vandalo? Un ribelle? Ci si riferisce all&#8217;individualit\u00e0 del singolo o a una forza collettiva unitaria, come i Mille guidati da Garibaldi? \u00c8 dunque un nuovo simbolo di unit\u00e0? O una nuova generazione che si fa gioco di vecchi valori?<\/p>\n<p>In questo contesto, Cattelan sembra suggerire quanto sia importante non dimenticare la storia, ma ancora di pi\u00f9 saperla rileggere e interpretare. La figura di Garibaldi, centrale nel Risorgimento e nell&#8217;immaginario italiano, \u00e8 stata oggetto di numerose riletture critiche. One cerca di ricontestualizzare il monumento, proponendo una riflessione aperta su cosa significhi oggi essere eredi di valori e ideologie che hanno costruito una nazione, e invita a riflettere su quale tipo di &#8220;unit\u00e0&#8221; sia ancora possibile. Una coesistenza fatta di differenze, memoria critica e possibilit\u00e0 nuove. In questo senso, l&#8217;opera \u00e8 insieme monumento e contro-monumento, gesto di continuit\u00e0 e atto di scarto.<\/p>\n<p>Completa l&#8217;esposizione una campagna di comunicazione che, insieme a una serie di affissioni stradali, coinvolge anche il Kilometro Rosso di Bergamo, per il quale l&#8217;artista ha immaginato una declinazione speciale -site-specific- dell&#8217;identit\u00e0 visiva del progetto, appositamente pensata per i portali del celebre muro rosso progettato da Jean Nouvel. <strong><em>Seasons<\/em>\u00a0sar\u00e0 aperta al pubblico fino al 26 ottobre 2025.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La mostra\u00a0Seasons\u00a0di\u00a0Maurizio Cattelan\u00a0(Padova, 1960) si sviluppa come\u00a0un percorso visivo nella citt\u00e0 di Bergamo\u00a0che stimola una riflessione sulla ciclicit\u00e0 della vita e della storia, sulle generazioni, sull&#8217;ascesa e sulla caduta dei valori e sulle trasformazioni dell&#8217;individuo e della societ\u00e0. Il titolo della mostra \u00e8 un chiaro riferimento alle stagioni, simboli universali di passaggio e rinnovamento:\u00a0un invito a riflettere sul divenire del tempo, ma anche un&#8217;esortazione a vivere la realt\u00e0 nella sua complessit\u00e0 e drammaticit\u00e0 attraverso l&#8217;arte, che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo interpreta, lo problematizza e lo trasforma. 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