{"id":37907,"date":"2025-08-02T22:01:43","date_gmt":"2025-08-02T22:01:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=37907"},"modified":"2025-08-02T22:01:43","modified_gmt":"2025-08-02T22:01:43","slug":"sulle-tracce-di-giotto-a-roma-il-frammento-vaticano-in-mostra-allopificio-delle-pietre-dure-a-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/08\/02\/sulle-tracce-di-giotto-a-roma-il-frammento-vaticano-in-mostra-allopificio-delle-pietre-dure-a-firenze\/","title":{"rendered":"Sulle tracce di Giotto a Roma: il Frammento Vaticano in mostra all\u2019Opificio delle Pietre Dure a Firenze"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-1-e1754171554576.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-37908\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-1-e1754171554576.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"534\" \/><\/a>Il Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglie fino al 1 novembre 2025, nell\u2019ambito del ciclo \u201cCaring for Art. Restauri in mostra\u201d, un ospite di importanza straordinaria per il mondo dell\u2019arte e della<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-3-e1754171592857.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-37909 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-3-e1754171592857.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"526\" \/><\/a> ricerca: il cosiddetto Frammento Vaticano, unico resto del ciclo di pitture murali che Giotto e la sua \u00e9quipe realizzarono nel primo quarto del XIV secolo nell\u2019antica Basilica di San Pietro in Vaticano<\/strong>. Un\u2019opera di eccezionale valore storico e artistico, ora godibile pienamente dopo un complesso intervento di restauro condotto dall\u2019Opificio delle Pietre Dure tra il 2016 e il 2019.<\/p>\n<p><strong>Il Frammento Vaticano rappresenta una rara testimonianza dell\u2019attivit\u00e0 romana di Giotto<\/strong>: si tratta di una porzione di pittura murale staccata, attualmente inglobata in un letto di gesso che ne costituisce il supporto, raffigurante due sobrie e potenti figure di santi a lungo identificate, a torto, con San Pietro e San Paolo. La storia di questo lacerto \u00e8 affascinante e segnata da una complessa stratificazione di materie e memorie. L\u2019antica Basilica di San Pietro, eretta nei primi secoli del Cristianesimo, fu progressivamente demolita a partire dal XVI secolo p<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-2-e1754171639810.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-37910\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-2-e1754171639810.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"378\" \/><\/a>er far posto al progetto di Bramante e Michelangelo. Della decorazione murale trecentesca affidata al pi\u00f9 importante pittore del tempo e la cui memoria \u00e8 tramandata nelle fonti, questo frammento \u00e8 l\u2019unica testimonianza materiale, sopravvissuto per il suo valore testimoniale e devozionale e perci\u00f2 conservato nel tempo con grande cura.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-6-e1754171677105.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-37911 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-6-e1754171677105.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"387\" \/><\/a><br \/>\nUn\u2019iscrizione sul retro ricorda come, nel 1610, l\u2019opera fu donata da Pietro Strozzi, canonico della basilica vaticana e segretario di Papa Paolo V, a Matteo Caccini. Quest\u2019ultimo, riconoscendone l\u2019importanza, provvide a farlo ornare e a esporlo al culto, non sappiamo in che luogo, nel 1625.<br \/>\n<strong>Poco visto e poco studiato, il dipinto \u00e8 stato esposto nel 2015 in occasione della mostra Giotto, l\u2019Italia (Milano, Palazzo Reale), durante la quale emerse con chiarezza l\u2019urgenza di un restauro che potesse aiutare a comprenderne gli aspetti tecnici e stilistici. A partire dal 2016 l\u2019Opificio delle Pietre Dure ha intrapreso una minuziosa campagna di indagini diagnostiche, seguita da un attento restauro. L\u2019intervento ha avuto come fulcro la rimozione di ridipinture e patine sovrapposte nel corso dei secoli, che avevano progressivamente compromesso la leggibilit\u00e0 del pezzo, oscurando la raffinatezza della pittura originaria.<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-37914\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-5.jpg\" alt=\"\" width=\"377\" height=\"565\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-5.jpg 473w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Fig-5-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/a>La pulitura ha riportato alla luce stesure delicate e finissime. Le indagini all\u2019infrarosso hanno evidenziato la costruzione delle figure, caratterizzata da ombreggiature nette e profonde. Gli incarnati sono modellati con piccoli tocchi di pigmento \u2013 ocre e ossidi \u2013 su una base verdaccio, mentre i tratti dei volti, come nasi e labbra, sono marcati da decisi segni neri e rossi. Questa modalit\u00e0 esecutiva, riconoscibile e coerente con le tecniche giottesche, ha permesso di confermare l\u2019attribuzione diretta al maestro stesso, dissipando i dubbi emersi nei decenni precedenti.<\/strong><br \/>\nL\u2019accurato recupero di questa pittura, oggi leggibile nella sua autenticit\u00e0, consente di inserirla con maggiore certezza nel corpus delle opere giottesche, stimolando nuove riflessioni cronologiche e stilistiche, nonch\u00e9 confronti con altre prove della sua attivit\u00e0, dalla basilica inferiore di Assisi al Polittico Stefaneschi, fino al Santo Stefano oggi conservato al Museo Horne di Firenze. Come ebbe a scrivere Serena Romano nello studio di presentazione dell\u2019intervento \u201cNella storia dell\u2019arte medievale le certezze sono rare, le datazioni delle opere viaggiano di decenni se non di secoli, le attribuzioni sono difficili e i nomi d\u2019artista, quando esistono, spesso nebbiosi. Quello che presentiamo oggi, dopo il magistrale restauro effettuato dall\u2019Opificio, \u00e8 invece un miracolo di storia, di conservazione, di tradizione: un miracolo che restituisce alla conoscenza pubblica quello che senza troppe cautele si pu\u00f2 definire un grande inedito pittorico di Giotto e, per altri versi, un concentrato di vicende storiche eccezionali, ed eccezionalmente documentate\u201d.<br \/>\nQuesta prolungata esposizione offre quindi l\u2019opportunit\u00e0 unica per il pubblico, tanto di studiosi come di semplici appassionati, di ammirare un frammento giottesco quasi inedito, ma anche di conoscere da vicino i risultati di un progetto di studio, conservazione e valorizzazione condotto con rigore scientifico. Si tratta di un evento eccezionale, reso possibile dalla generosa disponibilit\u00e0 dei proprietari dell\u2019opera e dall\u2019impegno costante dell\u2019Opificio delle Pietre Dure per il patrimonio artistico italiano. In questo contesto, il ciclo \u201cCaring for Art. Restauri in mostra\u201d si conferma uno spazio di riflessione privilegiato sul valore della cura per l\u2019arte, come atto conoscitivo e civile, che consente di riscoprire capolavori dimenticati e restituirli alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglie fino al 1 novembre 2025, nell\u2019ambito del ciclo \u201cCaring for Art. Restauri in mostra\u201d, un ospite di importanza straordinaria per il mondo dell\u2019arte e della ricerca: il cosiddetto Frammento Vaticano, unico resto del ciclo di pitture murali che Giotto e la sua \u00e9quipe realizzarono nel primo quarto del XIV secolo nell\u2019antica Basilica di San Pietro in Vaticano. Un\u2019opera di eccezionale valore storico e artistico, ora godibile pienamente dopo un complesso intervento di restauro condotto dall\u2019Opificio delle Pietre Dure tra il 2016 e il 2019. Il Frammento Vaticano rappresenta una rara testimonianza [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/08\/02\/sulle-tracce-di-giotto-a-roma-il-frammento-vaticano-in-mostra-allopificio-delle-pietre-dure-a-firenze\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44662,77048,31446,9894,53747,53794,41640,44545,44441,87,35351,26,17505,35188,202271,51665,4625,409394,28291],"tags":[288126,599472,599471,599473,35428,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37907"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37907"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37907\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37916,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37907\/revisions\/37916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37907"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37907"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37907"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}