{"id":37954,"date":"2025-08-06T19:01:10","date_gmt":"2025-08-06T19:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=37954"},"modified":"2025-08-06T19:01:10","modified_gmt":"2025-08-06T19:01:10","slug":"isole-e-idoli-simboli-miti-e-figure-arcaiche-fra-archeologia-e-avanguardia-al-museo-man-di-nuoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/08\/06\/isole-e-idoli-simboli-miti-e-figure-arcaiche-fra-archeologia-e-avanguardia-al-museo-man-di-nuoro\/","title":{"rendered":"Isole e Idoli. Simboli, miti e figure  arcaiche fra  archeologia  e avanguardia al Museo MAN di Nuoro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/LOUVRE_23-528516-e1754505929615.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37955\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/LOUVRE_23-528516-e1754505929615.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"427\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quale legame profondo unisce un\u2019isola ai suoi simulacri? E come hanno assorbito e interpretato tale legame i maestri del Novecento in viaggio fra Mediterraneo e Mari del Sud?<\/p>\n<p><strong>La mostra \u201cISOLE E IDOLI\u201d, visitabile fino al 16 novembre 2025 ha inaugurato la stagione estiva del Museo MAN di Nuoro,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/LOCARNO_15-e1754505979926.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37956 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/LOCARNO_15-e1754505979926.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"368\" \/><\/a> nasce per rispondere a queste domande e per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche, custodite entro i confini dell\u2019insularit\u00e0, si sia rigenerato, a distanza di secoli, nelle forme del moderno.<\/strong><\/p>\n<p>In bilico fra neolitico e alba del Novecento, fra archeologia ed avanguardia, fra gli idoli cicladici e le sculture lignee che Gauguin intagli\u00f2 nei suoi anni di Tahiti, il percorso fluttua fra passato e presente in cerca di ritorni, sentimenti condivisi, eredit\u00e0 genetiche, spinte effusive destinate a riaffiorare a fasi alterne, come nei cicli geologici, e a guidare le mani degli autori tese a plasmare forme affini. Non, dunque, l\u2019idea del viaggiatore che, esplorando, trova, assorbe e replica. Ma il concetto, pi\u00f9 vitale, che l\u2019antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio, fortissimamente nutriti da una medesima necessit\u00e0: rappresentare l\u2019altrove attraverso statue, steli, monoliti che personifichino l\u2019invisibile in terra.<\/p>\n<p>\u00abNon serve \u2013 scrive Chiara Gatti nel suo testo \u2013 il revisionismo postcoloniale per affermare che, nella loro statura ieratica, non vi sia nulla di primitivo, esotico, conturbante. \u00c8 astrazione allo stato puro. Sono dee madri, pietose e grandiose allo stesso tempo, come prefiche egizie, come offerenti etrusche, come ancelle rubate alla pittura vascolare greca. E i loro sguardi che scrutano nel vuoto, immersi in un\u2019attesa casoratiana, ricordano l\u2019immobilit\u00e0 disarmata della Melencolia di D\u00fcrer, allegoria dell\u2019intelletto umano che medita sul destino del cosmo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Bau-Carradore-II_White_FotoNicolaCastangia-1-e1754506013419.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-37957\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Bau-Carradore-II_White_FotoNicolaCastangia-1-e1754506013419.jpg\" alt=\"\" width=\"354\" height=\"529\" \/><\/a>Ponendosi criticamente come una riflessione sui concetti odierni di alterit\u00e0, primitivismo e sulle loro ricadute nel cuore del dibattito postcoloniale \u2013 esteso ben oltre la storia dell\u2019arte \u2013 la mostra affonda dentro ragioni antropologiche connaturate alla presenza di figure totemiche nei circoscritti<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Florence-Henri-Composition-The-glory-that-was-Greece1933ca-fotomontaggio-A9-Martini-Ronchetti-courtesy-Archives-Florence-Henri-e1754506369403.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37966 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Florence-Henri-Composition-The-glory-that-was-Greece1933ca-fotomontaggio-A9-Martini-Ronchetti-courtesy-Archives-Florence-Henri-e1754506369403.jpeg\" alt=\"\" width=\"447\" height=\"355\" \/><\/a> perimetri di un\u2019isola e spiega quanto maestri del calibro di Gauguin, Pechstein, Mir\u00f3, Arp o Matisse, nel corso dei loro viaggi, abbiano rielaborato tale convivenza, proiettando le loro stesse icone statuarie nella dimensione assoluta del sacro.<\/p>\n<p>Partendo dalla prima \u201cfuga\u201d di Gauguin verso la Bretagna, nel 1886, secondo un concetto di isola come luogo ideale, immune dalle derive del mondo civilizzato, il percorso narra l\u2019esperienza di Jean Arp, che collezionava statuette cicladiche, irretito dal loro magnetismo concentrato in un pugno, e di Max Pechstein approdato nel 1914 nell\u2019arcipelago di Palau, dove visse a contatto con le comunit\u00e0 locali sull\u2019isola di Angaur e vi ritrasse volti maschili solenni come divinit\u00e0. \u00abVedevo gli idoli scolpiti in cui una trepidante piet\u00e0 e il timore reverenziale di fronte all\u2019imperscrutabile potere della natura avevano impresso speranza, paura e soggezione, davanti al loro ineluttabile destino\u00bb. Joan Mir\u00f3, nei suoi appunti quotidiani, evocava le statue Moai dell\u2019Isola di Pasqua, come riferimento potente per nuove forme scultoree, riconoscendo in esse l\u2019incarnazione di uno spirito ancestrale. E ancora, Alberto Giacometti che aveva trovato la propria isola fra i massi erratici del Maloja, fece di ogni suo ritratto un idolo, un custode del tempio, inginocchiato al cospetto dell\u2019immateriale.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/noa-noa_5-e1754506050167.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37958 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/noa-noa_5-e1754506050167.jpg\" alt=\"\" width=\"528\" height=\"440\" \/><\/a><\/p>\n<p>Scrive Matteo Meschiari nel suo testo a catalogo: \u00abIl punto \u00e8 cercare di capire non tanto la sociologia, la filosofia e la geopolitica dell\u2019essere e vivere l\u2019isola, quanto in che modo la geomorfologia Terra-Mare contenga in s\u00e9 dei fossili di pensiero mitico, in che modo l\u2019incontro tra roccia e acqua sia una specie di campo morfogenetico in grado di generare mito. Gli stereotipi concettuali legati all\u2019isola sono un filtro oscurante: esclusione, separatezza, solitudine, naufragio, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/FPJM-00092-e1754506120585.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-37960\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/FPJM-00092-e1754506120585.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"454\" \/><\/a>arroccamento, prigione, esilio, confino, sono solo i pi\u00f9 diffusi, ma appena ci spostiamo in culture Ocean-centered come quella vichinga o quella polinesiana, ci rendiamo conto che l\u2019Occidente \u00e8 impastoiato in un paradigma coloniale geocentrico che d\u00e0 sempre priorit\u00e0 alle terre, uno sguardo continentale che perpetua un modello geografico egemonico dove il mare \u00e8 il vuoto. Per chi vive in mare, al contrario, l\u2019acqua \u00e8 il centro del mondo, le sue mappe indicano paesaggi sommersi e moti di correnti, mentre le isole, soprattutto quelle oceaniche, sono piccole pause, zone di sospensione nell\u2019immensit\u00e0 salata, e l\u2019arcipelago \u00e8 un iperoggetto bucherellato tenuto assieme dal dinamismo delle acque, dal pieno del mare\u00bb.<\/p>\n<p>Una selezione di oltre 70 opere conta reperti archeologici in arrivo dai maggiori musei di archeologia della Sardegna, dal Menhir Museum di Laconi e dai Musei della Bretagna, oltre al prestito eccezionale concesso dal Dipartimento di antichit\u00e0 greche, etrusche e romane del Mus\u00e9e du Louvre di Parigi. Accanto a questi, le opere dei maestri moderni giungono da importanti collezioni europee, fra cui la National Gallery Prague<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Franz-Roh-_Harem-sopra-il-mare-collage-di-incisioni-xilografiche-cm-315x265-1-e1754506233592.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37961 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/Franz-Roh-_Harem-sopra-il-mare-collage-di-incisioni-xilografiche-cm-315x265-1-e1754506233592.jpg\" alt=\"\" width=\"352\" height=\"417\" \/><\/a> (per le sculture lignee di Gauguin), la Galleria d\u2019arte moderna di Milano, il Mus\u00e9e d\u00e9partemental Maurice Denis, il Museo della citt\u00e0 di Locarno, la Fondation Giacometti e gli Archives Henri Matisse, cui si aggiungono l\u2019Archivio Florence Henri e collezioni private italiane come Diffusione Italia International Group srl e la collezione di stampe di Enrico Sesana.<\/p>\n<p>Un affondo dedicato alla Sardegna preistorica offre, infine, un approfondimento sul mondo dell\u2019idolo in terra sarda, articolato intorno a quattro nuclei tematici principali: il toro (simbolo maschile associato al culto del potere e della<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/FONDAZIONE-SARDEGNA_BIASI-GIUSEPPE-009-e1754506268200.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-37962\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/FONDAZIONE-SARDEGNA_BIASI-GIUSEPPE-009-e1754506268200.jpg\" alt=\"\" width=\"506\" height=\"364\" \/><\/a><\/p>\n<p>fertilit\u00e0), la Dea Madre (figura femminile legata alla nascita e alla continuit\u00e0 della vita), il \u201ccapovolto\u201d (rappresentazione dell\u2019aldil\u00e0 e del rovesciamento rituale), e le statue menhir antropomorfe, veri idoli scolpiti nella pietra e destinati a dominare il paesaggio come presenze eterne.<\/p>\n<p>L\u2019allestimento, curato dall\u2019architetto Giovanni Maria Filindeu, organizza l\u2019insieme delle opere esposte in una forma spaziale che richiama la configurazione di un arcipelago formato da piccoli raggruppamenti tematici. A guidare l\u2019articolazione degli elementi, sia a parete che a pavimento, sono l\u2019uso intenzionale e critico del colore e la scelta dei materiali. In particolare, il celenit (un aggregato di fibre di legno e cemento) utilizzato per le basi espositive, oltre all\u2019impiego della sabbia lavata, legante naturale ed evocativo, i cui toni algidi sposano la palette estiva delle trame che disegnano mappe metafisiche.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quale legame profondo unisce un\u2019isola ai suoi simulacri? E come hanno assorbito e interpretato tale legame i maestri del Novecento in viaggio fra Mediterraneo e Mari del Sud? 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