{"id":38150,"date":"2025-08-27T21:44:43","date_gmt":"2025-08-27T21:44:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38150"},"modified":"2025-08-27T21:44:43","modified_gmt":"2025-08-27T21:44:43","slug":"total-space-due-installazioni-di-piero-manzoni-in-mostra-a-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/08\/27\/total-space-due-installazioni-di-piero-manzoni-in-mostra-a-new-york\/","title":{"rendered":"Total Space. Due installazioni di Piero Manzoni in mostra a New York"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/MANZO-MD190221-view4381-1140x815-1-e1756330591857.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38151\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/MANZO-MD190221-view4381-1140x815-1-e1756330591857.jpg\" alt=\"\" width=\"592\" height=\"424\" \/><\/a>Il recupero e l\u2019esposizione a New York di due ambienti immersivi, *La Stanza Pelosa* e *La Stanza Fosforescente*, rappresenta un evento di capitale importanza per la comprensione dell\u2019opera di Piero Manzoni e per il panorama dell\u2019arte italiana del secondo dopoguerra. <\/strong>Grazie alla generosit\u00e0 della Fondazione Piero Manzoni e di Hauser e Wirth, il Magazzino Italian Art, istituzione fondata da Nancy Olnick e Giorgio Spanu, arricchisce la propria collezione con questo significativo dono, sottolineando il ruolo chiave del museo come punto di riferimento negli Stati Uniti per lo studio, la conservazione e la divulgazione dell\u2019arte italiana del secondo dopoguerra. <strong>Queste due stanze, realizzate solo nel 2019, anni dopo la loro concezione nel 1961, si configurano come un cruciale \u201cterzo atto\u201d nel percorso creativo di Manzoni. Mi preme a questo punto indicare che Piero Manzoni nel suo studio di Via Fiori Chiari &#8211; oggi Studio Zecchillo-\u00a0 \u00a0costru\u00ec su una parete a destra dell\u2019entrata a tutto campo, un achrome\u00a0 bianco latte che grandeggia e cattura lo spettatore.\u00a0 Fu questa parete, oggi opera d\u2019arte dell\u2019artista, a dare inizio a questo \u201cterzo atto\u201d immersivo.\u00a0 <\/strong>Nel 1961 Piero Manzoni concep\u00ec due installazioni visionarie. Si trattava di due ambienti immersivi a grandezza naturale, messi a punto in un&#8217;epoca in cui il concettualismo e le installazioni artistiche iniziavano ad affacciarsi all&#8217;orizzonte del mondo dell&#8217;arte.<br \/>\nQuattro anni dopo la realizzazione degli Achrome &#8211; opere realizzate in gesso su tela, in cui il bianco non aveva alcun valore allusivo o simbolico, ma era una superficie incolore &#8211; Manzoni scriveva all\u2019amico Henk Peeters, artista olandese del gruppo Zero, esprimendo il desiderio di dare vita a un&#8217;opera d&#8217;a<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/manzoni-2-1024x618-1-e1756330650397.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38154 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/08\/manzoni-2-1024x618-1-e1756330650397.jpg\" alt=\"\" width=\"583\" height=\"352\" \/><\/a>rte che fosse composta da due stanze, delle quali una ricoperta di pelliccia bianca e l\u2019altra di vernice fosforescente. <strong>Tuttavia nel 1963, a soli 29 anni, Manzoni scomparve e La Stanza pelosa e la Stanza fosforescente &#8211; questi i nomi che le due creazioni avrebbero dovuto avere &#8211; rimasero irrealizzate.<\/strong> Nel 2019 Rosalia Pasqualino di Marineo, direttrice della Fondazione Piero Manzoni, cur\u00f2 la mostra\u00a0<em>Piero Manzoni: Materials of His Time<\/em>\u00a0presso Hauser &amp; Wirth Los Angeles. <strong>In quell\u2019occasione Hauser &amp; Wirth e la Fondazione Piero Manzoni commissionarono all&#8217;architetto newyorkese Stephanie Goto la realizzazione delle due \u201cstanze\u201d che Manzoni aveva immaginato oltre mezzo secolo prima, ma che erano rimaste irrealizzate<\/strong>. Successivamente furono esposte, sempre nello stesso anno, nella mostra\u00a0<em>Piero Manzoni: Lines, Materials of His Time<\/em>\u00a0presso Hauser &amp; Wirth New York. A 64 anni di distanza da quell\u2019idea Magazzino Italian Art annuncia di aver ricevuto in dono, grazie alla generosit\u00e0 della Fondazione Piero Manzoni e di Hauser &amp; Wirth, i due ambienti immersivi di dimensioni a grandezza naturale, concepiti da Manzoni nel 1961. Dall\u20198 settembre al 23 marzo nell\u2019ambito della mostra<em>\u00a0Piero Manzoni: Total Space<\/em>, a cura di Nicola Lucchi (direttore della Didattica e del Centro di Ricerca di Magazzino Italian Art) Magazzino presenter\u00e0 le due installazioni accompagnate da una selezione di opere dell\u2019artista, in prestito da collezioni americane. Questi due ambienti spingono il lavoro di Manzoni in una direzione inedita e sorprendente. Da un lato portano avanti la logica degli Achrome, che escono dai confini della cornice per espandersi nello spazio tridimensionale e abitato, avvolgendo lo spettatore in un&#8217;opera da vivere fisicamente \u2013 come quella a parete nel suo studio milanese in Via Fiori Chiari-, dall&#8217;altro si connettono con la vena ironica e concettuale di lavori come le Linee, i palloncini gonfiati con il fiato dell&#8217;artista, o la Merda d&#8217;artista.<\/p>\n<p>Espandendo il gesto dell&#8217;achrome nello spazio e inglobando il visitatore, la Stanza pelosa e la Stanza fosforescente accompagnano il pubblico all\u2019interno di due opere, in un&#8217;esperienza che coinvolge i sensi in modo tattile, ottico ed epidermico. Se i futuristi nel 1910 si proponevano di porre &#8220;lo spettatore nel centro del quadro&#8221;, il concetto di Manzoni mette in pratica questa intuizione, dando forma a un&#8217;esperienza artistica che resta effimera e immateriale, pur attivandosi nel corpo dello spettatore. <strong>\u201cNonostante la sua breve carriera &#8211; spiega Adam Sheffer, direttore di Magazzino &#8211; Piero Manzoni \u00e8 stato uno degli artisti italiani, se non del mondo, pi\u00f9 innovativi, ironici e instancabilmente inventivi. Siamo orgogliosi di esporre l\u2019importante dono di questi due ambienti insieme a diverse opere Achrome, nelle quali Manzoni ha rotto con la tradizione della pittura a favore di un&#8217;arte dello \u201cspazio totale\u201d, dove materiali, forma e presenza eclissano il superficiale e aprono nuove dimensioni concettuali\u201d. <\/strong>Tra gli Achrome sar\u00e0 in mostra un grande esemplare del 1958, realizzato con caolino su tela, una delle tecniche che per prime hanno permesso a Manzoni di perseguire una riduzione radicale del linguaggio pittorico, lasciando il materiale inerte a creare una superficie neutra. Con questo espediente l\u2019artista evita i preziosismi dell\u2019astrattismo di matrice formalista, ma anche gli eccessi emotivi dell\u2019informale, avviando una critica pi\u00f9 radicale e al tempo stesso pi\u00f9 silenziosa, da declinare e sperimentare attraverso materiali e configurazioni differenti.<br \/>\n\u201cPiero Manzoni &#8211; spiega il curatore Nicola Lucchi &#8211; \u00e8 stato un anticipatore di molti dei temi che sarebbero poi diventati centrali per gli artisti di Arte Povera: la radicale sperimentazione sui materiali, il superamento delle forme tradizionali di pittura e scultura, l\u2019idea dell\u2019opera come esperienza talvolta totalizzante, talvolta intangibile. Presentare a Magazzino questa selezione di opere visionarie e sovversive significa valorizzarne l\u2019eredit\u00e0, in dialogo con la nostra collezione di arte italiana del dopoguerra\u201d.<br \/>\nLa mostra ospitata dal museo di Cold Spring, fondato da Nancy Olnick e Giorgio Spanu e inaugurato nel 2017, riflette proprio su questo ribaltamento di ogni prospettiva e sulle sue conseguenze nell&#8217;arte italiana del dopoguerra<strong>. <\/strong><strong>Con ironia \u201cPiero Manzoni \u00e8 stato un anticipatore dei temi che avrebbero caratterizzato l\u2019Arte Povera: il superamento della forma, l\u2019opera come esperienza, la centralit\u00e0 dell\u2019idea,\u201d osserva il curatore Nicola Lucchi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il recupero e l\u2019esposizione a New York di due ambienti immersivi, *La Stanza Pelosa* e *La Stanza Fosforescente*, rappresenta un evento di capitale importanza per la comprensione dell\u2019opera di Piero Manzoni e per il panorama dell\u2019arte italiana del secondo dopoguerra. 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