{"id":38307,"date":"2025-09-11T19:31:03","date_gmt":"2025-09-11T19:31:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38307"},"modified":"2025-09-11T19:31:03","modified_gmt":"2025-09-11T19:31:03","slug":"sorprendente-mostra-prampolini-burri-della-materia-della-collezione-giancarlo-e-danna-olgiati-esposta-a-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/09\/11\/sorprendente-mostra-prampolini-burri-della-materia-della-collezione-giancarlo-e-danna-olgiati-esposta-a-lugano\/","title":{"rendered":"Sorprendente mostra \u201cPrampolini Burri. Della Materia\u201d della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati esposta a Lugano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/652-e1757618170325.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38309\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/652-e1757618170325.jpg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"490\" \/><\/a>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati apre la stagione autunnale con la mostra \u201cPrampolini Burri. Della Materia\u201d. Attraverso una ricerca che percorre l\u2019intero \u2019900 italiano, il progetto espositivo pone un focus sull\u2019uso di materiale eccentrico rispetto al\u00a0<em>medium<\/em>\u00a0tradizionale della pittura. Protagonisti di questa linea continua di sperimentazione sulle materie dell\u2019arte sono Enrico Prampolini (Modena, 1894 \u2013 Roma, 1956) e Alberto Burri (Citt\u00e0 di Castello, 1915 \u2013 Nizza, 1995), entrambi attivi a Roma.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/153-e1757618377789.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38310 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/153-e1757618377789.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"469\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Le ricerche sulla materia nelle sue molteplici modalit\u00e0 espressive sono indagate nella mostra alla Collezione Olgiati attraverso circa 50 capolavori provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali. Dalle opere futuriste e polimateriche di Prampolini a quelle potenti di Burri, il percorso mette in luce come il ricorso alla materia abbia saputo dar voce alle inquietudini di un periodo storico complesso, manifestandone tutta la violenza e la carica trasgressiva.<\/p>\n<p>Prampolini \u2013 futurista eclettico e a contatto con le pi\u00f9 importanti avanguardie europee \u2013 sperimenta precocemente, gi\u00e0 nel 1914, le potenzialit\u00e0 del polimaterismo; Burri, che rappresenta nella mostra la seconda met\u00e0 del XX secolo, \u00e8 stato invece fondamentale nel proporre la materia nella chiave poetica pi\u00f9 radicale. \u201cLe vie intraprese da Prampolini e Burri, con traiettorie e significati concettualmente diversi, mostrano strade possibili, certo non le uniche, ma sicuramente le pi\u00f9 rischiose, quelle che rinunciando alla pittura intesa come puro\u00a0<em>medium<\/em>\u00a0di secolare tradizione, si affidano a tutt\u2019altro, ritagliare e incollare, scavare nelle terre, utilizzare plastiche, sacchi, muffe e bruciare, aggiungere oggetti, e molto altro ancora. Una rivoluzione linguistica che diverr\u00e0, come \u00e8 noto, nell\u2019opera di Burri, norma e stile internazionale, con un primato europeo su cui vale la pena riflettere\u201d, spiegano la curatrice Gabriella Belli e il curatore Bruno Cor\u00e0.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/afffaccc-7ca9-48c9-901a-6cd3e1f9725c-e1757618408451.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38311\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/afffaccc-7ca9-48c9-901a-6cd3e1f9725c-e1757618408451.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"457\" \/><\/a>La mostra \u201cPrampolini Burri. Della Materia\u201d \u00e8 parte di un trittico espositivo promosso da Danna e Giancarlo Olgiati e dedicato a confronti esemplari tra alcuni dei massimi protagonisti del Novecento e che gi\u00e0 ha documentato la straordinaria contiguit\u00e0 tra Balla e Dorazio (2023) e la consonanza di poetica tra Yves Klein e Arman (2024).<\/strong><\/p>\n<p><strong>La mostra<\/strong>. L\u2019indagine sulle due distinte, ma dominanti visioni della materia di Prampolini e Burri, si dipana alla Collezione Olgiati in uno spazio espositivo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/aaaa2-e1757618460118.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38312 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/aaaa2-e1757618460118.jpg\" alt=\"\" width=\"364\" height=\"500\" \/><\/a> radicale, concepito per l\u2019occasione da Mario Botta in due momenti successivi e separati. Scelte cromatiche opposte scandiscono il percorso della mostra, che si apre con le opere di Prampolini, allestite su pareti bianche, e prosegue con i lavori di Burri, che si impongono su pareti completamente nere.<\/p>\n<p>Attivo nel campo della pittura e, tra l\u2019altro, della scenografia, dell\u2019architettura e delle arti applicate, Prampolini aderisce al Futurismo nel 1912, declinandone per\u00f2 i principi in una sperimentazione totalmente autonoma e di respiro europeo. Se negli anni Venti la complessa produzione prampoliniana tende verso l\u2019arte meccanica, come evidente, in mostra, in capolavori come\u00a0<em>Paesaggio caprese (o vesuviano),\u00a0<\/em>1922 circa, \u00e8 con\u00a0<em>Intervista con la materia\u00a0<\/em>del 1930 che si apre la fase pi\u00f9 sentitamente visionaria e cosmica della sua produzione. Nel dipinto \u2013 un vero e proprio manifesto \u2013 i materiali pi\u00f9 diversi, spugna, sughero, galalite, limitano sempre di pi\u00f9 lo spazio, prima dominato dalla pittura. \u00c8 una disobbedienza alle tecniche tradizionali che l\u2019artista anticipa gi\u00e0 diversi anni prima, nel 1914, in una raffinata sperimentazione,\u00a0<em>B\u00e9guinage,\u00a0<\/em>assemblaggio polimaterico anch\u2019esso presente in mostra a Lugano.<\/p>\n<p>Sono diversi i capolavori presentati alla Collezione Olgiati dalla serie dei celebri quadri polimaterici degli anni Trenta di Prampolini. Metamorfosi inedite delle forme si aprono in opere come\u00a0<em>Venere meccanica,\u00a0<\/em>1930, o il magnifico\u00a0<em>Geometria aerodinamica<\/em>, 1934-1935, mentre\u00a0<em>Forme forze nello spazio<\/em>\u00a0del 1932 \u00e8 una potente raffigurazione di mondi alieni dominati dalla geometria tra nuove forze psichiche di forme organiche; e, ancora, i famosi polimaterici degli anni Trenta \u2013 inizio Quaranta, come l\u2019<em>Automatismo polimaterico F\u00a0<\/em>del 1941. Sono lavori, questi, che scaturiscono da un fertile humus di contatti internazionali, tessuti dall\u2019artista a Parigi fin dagli anni Venti tra movimenti diversi, come il Surrealismo e i pittori astratti-concreti, a lui pi\u00f9 affini, quando aderisce al gruppo parigino di\u00a0<em>Cercle et Carr\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>\u201cCome Prampolini abbia saputo districarsi tra queste due correnti, per farne sintesi in una convergenza stilistica e di senso, capace di unire aspetti dell\u2019una e dell\u2019altra, \u00e8 il dato significativo di questa nuova fase del suo lavoro, che porta il sigillo di una internazionalit\u00e0 preziosa per la sua carriera, ma anche per il parterre della pittura italiana del tempo\u201d, sottolinea la curatrice Gabriella Belli.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/916-e1757618497359.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38313\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/916-e1757618497359.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"449\" \/><\/a>Agli anni Cinquanta datano gli ultimi quadri polimaterici in mostra a Lugano, come\u00a0<em>Composizione astratta CR<\/em>, 1954, dello stesso anno il capolavoro\u00a0<em>Tensioni astratte<\/em>, per finire con la\u00a0<em>Composizione S 6: zolfo e cobalto\u00a0<\/em>del 1955: opere che testimoniano come, grazie alla continua evoluzione di forme e modi in ascolto con i tempi, Prampolini si sia rivelato un punto di riferimento per molti pittori che si affacciavano all\u2019arte alla fine degli anni Quaranta.<\/p>\n<p>Le concezioni intuitive di Burri in fatto di utilizzo della materia sono lontane dalle teor<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/1115-e1757618533710.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38314 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/1115-e1757618533710.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"502\" \/><\/a>izzazioni di Prampolini. All\u2019indomani del secondo conflitto mondiale vissuto in prima persona come ufficiale medico, prigioniero in Africa e poi a Hereford in Texas, divenuto artista autodidatta intraprende la ricerca di un linguaggio nuovo. Dopo un breve esordio nel figurativismo, a partire dal 1948, Burri decide di ricavare qualit\u00e0 pittorica dal gesto di presentazione della materia, svuotandola di ogni possibile metafora.<\/p>\n<p>\u00c8 una materia umile e cruda, che arriva a sostituirsi al colore, quella di Burri; una materia in cui egli sembra ricercare lo stesso atto artistico inesauribile, un grado nuovo della forma e della bellezza. \u201cL\u2019attitudine alla sfida, all\u2019imprevisto, all\u2019analisi, la tensione etica, l\u2019inclinazione alla facolt\u00e0 compositiva, l\u2019innato senso della geometria, la facilit\u00e0 nell\u2019uso di ogni materiale a disposizione (\u2026), dirigono le qualit\u00e0 e gli obiettivi di \u2018riscatto\u2019 del futuro pittore destinato a influire, dal dopoguerra in poi, sulla sensibilit\u00e0 del fare pittura e scultura nella scena artistica internazionale\u201d, spiega il curatore Bruno Cor\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La mostra a Lugano presenta diverse opere esemplari, dai cicli dei primi anni, alle\u00a0<em>Composizioni<\/em>, ai\u00a0<em>Catrami<\/em>\u00a0degli anni 1948-1950 fino ai\u00a0<em>Sacchi<\/em>, capolavori che portano l\u2019arte di Burri verso una definitiva dimensione materica<\/strong>.<\/p>\n<p>Dopo le sperimentazioni con i materiali pi\u00f9 diversi \u2013 dal catrame alla pietra pomice, dall\u2019oro al gesso, e molti altri \u2013 l\u2019artista inizia a impiegare il fuoco nell\u2019azione formatrice dell\u2019opera. In mostra, diverse opere, tra cui\u00a0<em>Plastica<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Rosso Plastica<\/em>, 1962, sono esiti di un incessante intervento compiuto dall\u2019artista con in pugno l\u2019erogatore di fiamma sulla tela, sulla plastica e il vinavil o sull\u2019alluminio, mentre aggredisce e apre varchi, brucia zone centrali e orli, rivelando un territorio materico ignoto.<\/p>\n<p>Dopo il fuoco, con i celebri\u00a0<em>Cretti<\/em>, Burri passa all\u2019elaborazione degli altri cardini della dimensione della materia: terra, aria e acqua. Una nuova manifestazione di spazialit\u00e0 materica si manifesta in rare opere degli anni Settanta, come\u00a0<em>Bianco Nero Cretto<\/em>,<em>\u00a0<\/em>1972, o nel\u00a0<em>Bianco Cretto C1<\/em>, 1973. La mostra a Lugano si chiude con alcuni lavori in cellotex degli anni Ottanta e Novanta, quali\u00a0<em>Cellotex<\/em>, 1980, e\u00a0<em>Nero e Oro<\/em>,<em>\u00a0<\/em>[1993]. Afono e opaco, il cellotex, composto ligneo usato in ambito industriale, \u00e8 la materia che nelle mani di Burri arriva a visualizzare le dimensioni del silenzio, del buio, ma anche del vuoto, del pieno e dell\u2019assenza, tutte nuove coordinate estetiche che influenzeranno alcune delle ricerche successive pi\u00f9 avanzate.<\/p>\n<p>In occasione della mostra verr\u00e0 pubblicato un catalogo bilingue (italiano-inglese) edito da Mousse Publishing con un\u2019introduzione di Giancarlo e Danna Olgiati, i saggi storico-critico-scientifici di Gabriella Belli e Bruno Cor\u00e0, una conversazione tra Gabriella Belli e Mario Botta, nonch\u00e9 gli apparati bio-bibliografici e le schede delle opere.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<table style=\"height: 17px\" width=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati apre la stagione autunnale con la mostra \u201cPrampolini Burri. 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