{"id":38448,"date":"2025-09-27T19:20:28","date_gmt":"2025-09-27T19:20:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38448"},"modified":"2025-09-27T19:20:28","modified_gmt":"2025-09-27T19:20:28","slug":"giacomo-balla-in-un-universo-di-luce-la-collezione-della-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea-di-roma-nelle-sale-del-palazzo-del-governatore-di-parma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/09\/27\/giacomo-balla-in-un-universo-di-luce-la-collezione-della-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea-di-roma-nelle-sale-del-palazzo-del-governatore-di-parma\/","title":{"rendered":"Giacomo Balla in un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/1-1-e1758999646793.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38449\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/1-1-e1758999646793.jpg\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"688\" \/><\/a>Giacomo Balla, un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea dal 10 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026 riunisce per la prima volta, fuori dalla sede romana di appartenenza, nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma, tutti i lavori e capolavori del grande artista custoditi nel museo della capitale.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/5-e1758999684940.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38450\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/5-e1758999684940.jpg\" alt=\"\" width=\"398\" height=\"536\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Si tratta di un ingente prestito, di oltre 60 opere, della pi\u00f9 completa collezione pubblica del percorso di ricerca di Giacomo Balla, mai esposta in precedenza nella sua interezza.<\/strong><\/p>\n<p>Tra gli artisti pi\u00f9 \u201crivoluzionari\u201d del Novecento, tanto da riconoscere in lui il \u201cLeonardo da Vinci del XX secolo\u201d \u2013 come amava definirsi \u2013 Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958) sar\u00e0 celebrato a Parma con una retrospettiva senza precedenti. Pittore della luce come fu gi\u00e0 definito nel 1908, la luce \u00e8 sempre stata la sua fonte d\u2019ispirazione, il soggetto e insieme l\u2019oggetto di un\u2019indagine appassionata inseguita per tutta la vita senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p>La mostra, realizzata e coorganizzata dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, che presenter\u00e0 al pubblico anche gli esiti di studi e di approfondimenti recenti sulla sorprendente collezione.<br \/>\n<strong>L\u2019esposizione si fonda in particolare sul consistente e rappresentativo nucleo di opere provenienti dalla generosa donazione delle figlie dell\u2019artista, Elica e Luce Balla, con l\u2019illuminata integrazione di dipinti e disegni selezionati, su indicazione della stessa Luce Balla, da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco, mio storico collega\u00a0 e grande studioso dell\u2019artista, con la collaborazione di Elena Gigli.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019universo di luce di Giacomo Balla si snoder\u00e0, a Parma, in 13 sale, seguendo un ordine tematico e cronologico, in un\u2019esposizione che ripercorrer\u00e0 tutta la produzione di un genio autodidatta sempre<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/4-e1758999762709.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38453\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/4-e1758999762709.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"377\" \/><\/a><\/p>\n<p>fedele alla sua vocazione sperimentale, unica quanto straordinaria. Arricchita da apparati fotografici, biografici e storici provenienti dall\u2019Archivio Gigli, la mostra si svolge dalla fase del realismo sociale e divisionista, attraverso la stagione dell\u2019avanguardia radicale futurista (Balla firma con Marinetti e altri, tra cui Boccioni, Carr\u00e0 e Russolo, i manifesti che definivano gli aspetti teorici del movimento), per approdare dopo il 1930 a un\u2019inedita e pionieristica figurazione.<\/p>\n<p>Apre il percorso Nello specchio (1901-1902), dove sono rappresentati l\u2019amico scultore Giovanni Prini con sua moglie, lo scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla. Di fronte a questo dipinto Giacomo Puccini esclam\u00f2: \u00abQuesta \u00e8 la mia \u2018Boh\u00e8me\u2019, la voglio ad ogni costo!\u00bb. Bench\u00e9 lusingato, Balla prefer\u00ec rimettendoci che il quadro fosse acquistato dallo Stato italiano che lo destin\u00f2 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma.<\/p>\n<p>Tra i nuclei pi\u00f9 significativi riservati al pubblico si colloca il grande ciclo intitolato Dei viventi. Delle 15 opere dipinte<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/3-e1758999786612.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-38454\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/3-e1758999786612.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"350\" \/><\/a><\/p>\n<p>dall\u2019artista rivelate nel 1968 da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco grazie a un appunto di Balla, sono giunte fino a noi solo quattro tele incentrate sugli ultimi e gli emarginati della nuova societ\u00e0 del progresso di inizio Novecento, interesse<\/p>\n<p>riconducibile anche alle ricerche dell\u2019antropologo e criminologo Cesare Lombroso, con il quale Balla entr\u00f2 in contatto nel periodo torinese. Tra le opere Dei viventi superstiti c\u2019\u00e8 La pazza, una donna immortalata da Balla sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli in modo da suscitare stupore e sgomento in chi la osserva: l\u2019atteggiamento \u00e8 stravolto, la gestualit\u00e0 ha un ritmo convulso mentre lo sguardo vaga senza meta esprimendo la malattia psichica con disarmante efficacia. Dietro la tela I Malati \u00e8 trascritta a macchina l\u2019etichetta con le volont\u00e0 di Balla sulla modalit\u00e0 di presentazione delle quattro opere, a mo\u2019 di polittico e secondo una precisa successione, fedelmente proposta in occasione dell\u2019allestimento a Parma: La pazza, I malati dipinto noto anche come Prime cure elettriche, Il contadino (di propriet\u00e0 dell\u2019Accademia di San Luca, in mostra pertanto attraverso una riproduzione fotografica a misura naturale in bianco e nero) e Il mendicante.<\/p>\n<p><strong>Il percorso rivolge attenzione all\u2019affascinante rapporto che lega i disegni preparatori dell\u2019artista ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione. Ne offre una potente testimonianza lo studio per Fallimento del 1902 circa (esito della sua attenta osservazione dei scarabocchi infantili sulla porta di un negozio in via Veneto a Roma chiuso da tempo) che Enrico Crispolti individu\u00f2 come sorprendente precursore, in particolare, delle litografie dei muri parigini del 1945 di Jean Dubuffet.<\/strong> Tra i bozzetti di capolavori chiave del periodo futurista, si colloca uno dei due studi de I ritmi dell\u2019archetto (lavoro conosciuto anche come Le mani del violinista) eseguiti nell\u2019inverno del 1912 a D\u00fcsseldorf dove Balla si era recato per decorare la sala da pranzo nella casa della sua ex allieva, Grethel L\u00f6wenstein. Nello stesso anno, scrive alla sua famiglia: \u00abOra sto anche per finire uno studio della mano del marito che <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/2-e1758999887993.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38455\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/2-e1758999887993.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"650\" \/><\/a>suona il violino, ma in movimento, in diverse posizioni e [incorporando] i continui movimenti dell\u2019archetto\u00bb. Sempre al soggiorno a D\u00fcsseldorf nel 1912 appartiene uno dei preziosi studi sull\u2019iride (con al verso un Autoritratto), denominati dopo la morte dell\u2019artista, dagli anni Sessanta, Compenetrazioni iridescenti, tra le pi\u00f9 alte espressioni della ricerca di Balla, primo esempio di un\u2019astrazione geometrica figlia della scomposizione ottico-dinamica della luce, che ha contribuito a ribadire il ruolo centrale di Balla nella nascita dell\u2019astrattismo europeo. Attraverso gli studi sull\u2019iride, per utilizzare le parole di Fagiolo dell\u2019Arco, \u00abBalla vuole rendere la sostanza di un fenomeno evanescente come l\u2019arcobaleno, che \u00e8 un simbolo della luce\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/6-e1758999940374.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38456\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/6-e1758999940374.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"786\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Da altre ricerche, che comprendono lungo il percorso espositivo anche i sei disegni per Volo di rondini, attraverso il<\/strong><\/p>\n<p><strong>dinamismo dell\u2019auto (con l\u2019intenso Espansione dinamica + velocit\u00e0 N. 9 del 1913 circa) si approda alle \u201clinee della<\/strong><\/p>\n<p><strong>velocit\u00e0\u201d, definite dallo stesso Balla la base fondamentale delle sue forme di pensiero. In mostra si potr\u00e0 ammirare anche il nucleo di lavori di diversa provenienza rispetto alle figlie dell\u2019artista, esito di acquisizioni compiute nel corso degli ultimi decenni dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma o di donazioni. A questo ambito, appartiene lo splendido disegno Linea di velocit\u00e0 + spazio (1913 ca.) che torner\u00e0 a essere esposto al pubblico dopo oltre mezzo secolo.<\/strong><\/p>\n<p>Allo splendido ciclo delle Dimostrazioni interventiste del 1915 (il 28 giugno 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: mentre l\u2019Italia si proclama neutrale, i Futuristi declamando la guerra come \u201csola igiene del mondo\u201d sono tra i favorevoli all\u2019intervento in guerra) appartiene l\u2019imponente dipinto Forme-volume del grido \u201cViva l\u2019Italia\u201d di cui sar\u00e0 mostrato al pubblico per la prima volta l\u2019esito di analisi radiografiche svolte sull\u2019opera dalla ditta ArsMensurae di Stefano Ridolfi: si riconosce la sagoma di una donna in piedi, in verticale, mentre la composizione del 1915 viene dipinta in orizzontale. La figura femminile, visibile anche sul retro della tela in trasparenza, \u00e8 stata ricondotta da Elena Gigli allo studio preparatorio passato in un\u2019asta nel 1998 per il ritratto fatto da Balla alla moglie Elisa nel 1908, Nudo controluce, di cui oggi esiste, in una collezione privata, la realizzazione su carta.<\/p>\n<p><strong>Le sezioni conclusive della mostra sono dedicate all\u2019ultima produzione figurativa di Balla, ancora poco nota al grande pubblico, di cui sono stati avviati studi solo in tempi recenti (soprattutto da Fabio Benzi), che attinge all\u2019immaginario della fotografia di moda e di attualit\u00e0, nonch\u00e9 a quello cinematografico, tanto quanto alla fascinazione per quell\u2019energia universale che innerva la natura osservata nei parchi e nei giardini di Roma. Tra le opere che mettono in evidenza queste inclinazioni, spicca l\u2019olio intitolato sul retro della tavola LA FILA PER L\u2019AGNELLO (DETTO A ROMA ABACCHIO), dipinto nell\u2019inverno del 1942.<\/strong> Un\u2019originale prospettiva di \u201cripresa\u201d offre una visione soggettiva attraverso la finestra del palazzo di Balla che si affaccia su via Montello, sulle lunghe file di persone intente a cercare di procurarsi il cibo che ormai scarseggia nella capitale nel cuore della Seconda guerra mondiale. L\u2019artista si mette nuovamente in gioco con un approccio sperimentale che restituisce ancora una volta, ma in modi diversi, quel senso di incredibile potenzialit\u00e0 dell\u2019esperienza quotidiana. Il fil rouge \u00e8 sempre la luce, linfa vitale dell\u2019immagine, dal colore alla sua forma.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Giacomo Balla, un universo di luce. 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