{"id":38461,"date":"2025-09-28T20:45:03","date_gmt":"2025-09-28T20:45:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38461"},"modified":"2025-09-28T20:45:03","modified_gmt":"2025-09-28T20:45:03","slug":"il-conte-cozio-e-il-mito-di-stradivari-capolavori-in-piemonte-tra-700-e-800-la-mostra-a-palazzo-madama-museo-civico-darte-antica-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/09\/28\/il-conte-cozio-e-il-mito-di-stradivari-capolavori-in-piemonte-tra-700-e-800-la-mostra-a-palazzo-madama-museo-civico-darte-antica-di-torino\/","title":{"rendered":"Il conte Cozio e il mito di Stradivari. Capolavori in Piemonte tra \u2018700 e \u2018800. La mostra a Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica di Torino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/346cd9d5-24e9-4731-92b0-4f2ad3ae211a.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38463\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/346cd9d5-24e9-4731-92b0-4f2ad3ae211a.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/346cd9d5-24e9-4731-92b0-4f2ad3ae211a.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/346cd9d5-24e9-4731-92b0-4f2ad3ae211a-300x180.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/346cd9d5-24e9-4731-92b0-4f2ad3ae211a-768x462.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><\/a>Ricercare, interpretare ed esporre il patrimonio culturale, materiale e immateriale, con la partecipazione della comunit\u00e0 \u00e8 uno dei ruoli essenziali di un Museo. E pi\u00f9 che mai di un Museo Civico. Su queste basi\u00a0Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica\u00a0di Torino dedica una grande mostra a una straordinaria, ma ancora poco conosciuta, storia di eccellenza piemontese.<\/p>\n<p><strong>In occasione della celebrazione dei 270 anni dalla nascita del conte\u00a0Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, gli spazi della Corte Medievale ospitano una mostra organizzata insieme all\u2019Associazione Il Salabue\u00a0e curata da\u00a0Giovanni Accornero\u00a0e\u00a0Duane Rosengard,\u00a0che intende promuovere e divulgare al grande pubblico la figura di questo singolarissimo protagonista piemontese, nato a Casale Monferrato il 14 marzo 1755.<\/strong> Il Conte Cozio\u00a0fu il pi\u00f9 importante tra i collezionisti e gli appassionati di strumenti ad arco del passato, affermandosi in seguito come il primo studioso capace di comprendere il valore della\u00a0liuteria classica italiana\u00a0&#8211; in particolare quella cremonese &#8211; e l\u2019importanza dei segreti del \u201csaper fare con le mani\u201d, un patrimonio che gi\u00e0 all\u2019epoca stava gradualmente scomparendo. A differenza di altri collezionisti del tempo, mossi da principi puramente estetici, Cozio si distinse per un\u00a0approccio consapevole e sistematico, ispirato da\u00a0criteri di ricerca storica e scientifica. Il conte non si limit\u00f2, infatti, a raccogliere strumenti pregiati: egli ne indag\u00f2 la provenienza, ne studi\u00f2 le caratteristiche costruttive, confront\u00f2 le scuole liutarie, annot\u00f2 osservazioni sulle tecniche degli autori, contribuendo alla definizione di un sapere che anticipa, in qualche modo, l\u2019approccio organologico moderno.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/STRADIVARI-e1759091281754.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38462 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/STRADIVARI-e1759091281754.jpg\" alt=\"\" width=\"557\" height=\"371\" \/><\/a><\/p>\n<p>La mostra si sviluppa attraverso l\u2019affascinante, avventurosa e per certi versi incredibilmente \u201cmoderna\u201d biografia del nobile e lungimirante collezionista,\u00a0attraverso la selezione\u00a0di\u00a020 strumenti ad arco, tra violini e viole\u00a0di eccezionale rilevanza storica, di cui 12 appartenuti al conte Cozio e molti dei quali esposti per la prima volta al pubblico.<\/p>\n<p>Gli strumenti provengono, per la maggior parte, da\u00a0collezioni e istituzioni private, quindi difficilmente accessibili al pubblico, affiancati da altri strumenti, non solo ad arco, che arricchiscono il\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0principale delle opere esposte, offrendo al visitatore una prospettiva pi\u00f9 ampia sul contesto storico, culturale e musicale dell\u2019epoca.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>La mostra.<\/strong> Per la prima volta nella storia <strong>giungono a Torino due importanti violini appartenuti ai virtuosi del\u00a0Teatro Regio: il violino\u00a0Antonio Stradivari\u00a0costruito a Cremona nel 1718 (che Cozio descrisse nei suoi carteggi) appartenuto a\u00a0Giovanni Battista Viotti\u00a0e il violino\u00a0Giuseppe Guarneri\u00a0\u201cdel Ges\u00f9\u201d, realizzato a Cremona nel 1736, appartenuto a\u00a0Gaetano Pugnani.<\/strong> Entrambi sono presentati con le rispettive custodie originali e accompagnati dai ritratti dei due celebri violinisti. Tra questi spicca lo straordinario ritratto di Viotti eseguito dalla nota ritrattista francese\u00a0\u00c9lisabeth Vig\u00e9e Le Brun, considerato disperso nei primi anni del Novecento e recentemente riapparso sul mercato antiquario, per questa ragione esposto per la prima volta al pubblico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38464\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5.jpg\" alt=\"\" width=\"326\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5-682x1024.jpg 682w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/63dd252b-b09b-495c-b538-939aa3ceb3b5-768x1153.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 326px) 100vw, 326px\" \/><\/a>La sezione pi\u00f9 significativa della mostra \u00e8 dedicata all\u2019esposizione di\u00a0<strong>dodici strumenti appartenuti al conte Cozio:\u00a0sei violini e due viole\u00a0di\u00a0Guadagnini\u00a0realizzati tra il 1773 e il 1776, il violino \u201cAmes\u201d di\u00a0Antonio Stradivari\u00a0(1734) e il celebre \u201cSalabue\u201d del figlio Francesco (1742), un violino di\u00a0Nicol\u00f2 Amati\u00a0(1668) appartenuto a Carlo Francesco Cozio, padre del conte, e da lui ereditato, e infine il magnifico violino di\u00a0Carlo Bergonzi, noto oggi come \u201cCozio-Tarisio\u201d, realizzato a Cremona nel 1733, lo strumento preferito dal conte tra i cinque esemplari di Bergonzi in suo possesso.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Completano l\u2019esposizione due violini dei\u00a0fratelli Celoniato\u00a0(Giovanni Francesco e Giovanni Giuseppe), quattro violini di\u00a0Chiaffredo Cappa, una viola di\u00a0Giacomo Rivolta,\u00a0tre mandolini e una chitarra\u00a0realizzati dai figli di Guadagnini: Giuseppe, Carlo e Andrea.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38465 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b.jpg\" alt=\"\" width=\"413\" height=\"620\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b-682x1024.jpg 682w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/09\/d282efe1-a2fe-43af-90a4-c2c6717b484b-768x1153.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Il percorso espositivo \u00e8 arricchito da\u00a0un\u2019installazione 3D interattiva\u00a0intitolata \u201cLa forma del suono\u201d, che consente ai visitatori di esplorare in dettaglio ogni componente del celebre violino \u201cSalabue-Berta\u201d, costruito da Giovanni Battista Guadagnini a Torino nel 1774 e presente in mostra. Grazie alle annotazioni organologiche redatte dallo stesso Cozio, sar\u00e0 possibile entrare nel cuore della liuteria storica e comprendere a fondo le caratteristiche tecniche di questo iconico strumento.<\/p>\n<p>In mostra anche\u00a0oggetti e attrezzi\u00a0provenienti dal \u201cFondo Stradivariano\u201d e documenti originali d\u2019archivio provenienti dal \u201cCarteggio Cozio\u201d che approfondiranno aspetti poco noti della figura del nobiluomo piemontese e dell\u2019ambiente musicale in cui visse e svilupp\u00f2 la sua passione per gli strumenti ad arco.<\/p>\n<p><strong>Il Conte Cozio di Salabue<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 di Cozio rappresenta uno dei primi casi in cui il collezionismo abbia assunto un\u2019elevata dimensione culturale, fondata su criteri di selezione e conservazione, coerenti con una visione storicamente informata e scientificamente orientata. La sua passione, coinvolgente e e intensa, fu vissuta e sviluppata in parallelo ad un\u2019attivit\u00e0 frenetica di commercio di strumenti ad arco, legata inscindibilmente ad una fitta rete di relazioni con mercanti, musicisti, studiosi e liutai dell\u2019epoca, tra questi ultimi, principalmente, Giovanni Battista Guadagnini di cui Cozio fu il mecenate. Per avere una chiara dimensione della statura e dell\u2019importanza di questo personaggio, \u00e8 emblematico il fatto che nella sua collezione, tra i numerosi violini di Antonio Stradivari, fosse presente il celebre e leggendario \u201cMessia\u201d. Realizzato a Cremona nel 1716, questo straordinario strumento, oggi custodito presso l\u2019Ashmolean Museum di Oxford, \u00e8 tuttora considerato uno dei capolavori pi\u00f9 celebri e meglio conservati del grande Maestro cremonese.<\/p>\n<p>Sotto il profilo organologico, Cozio si rivel\u00f2 un\u00a0autentico visionario\u00a0per l\u2019epoca. Nel 1775, a soli vent\u2019anni, acquist\u00f2 da Paolo Stradivari, figlio di Antonio, l\u2019intero fondo della bottega:\u00a0un patrimonio di inestimabile valore\u00a0che comprendeva le forme, gli attrezzi, i cartoni e i disegni preparatori utilizzati da Stradivari per costruire i suoi strumenti. Questo prezioso patrimonio di informazioni, si rivel\u00f2 indispensabile per i suoi studi, contribuendo a preservare una parte fondamentale della memoria storica della tradizione liutaria cremonese. Grazie alla lungimiranza del conte Cozio questo patrimonio \u00e8 oggi custodito presso il Museo del Violino di Cremona.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ricercare, interpretare ed esporre il patrimonio culturale, materiale e immateriale, con la partecipazione della comunit\u00e0 \u00e8 uno dei ruoli essenziali di un Museo. E pi\u00f9 che mai di un Museo Civico. Su queste basi\u00a0Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica\u00a0di Torino dedica una grande mostra a una straordinaria, ma ancora poco conosciuta, storia di eccellenza piemontese. In occasione della celebrazione dei 270 anni dalla nascita del conte\u00a0Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, gli spazi della Corte Medievale ospitano una mostra organizzata insieme all\u2019Associazione Il Salabue\u00a0e curata da\u00a0Giovanni Accornero\u00a0e\u00a0Duane Rosengard,\u00a0che intende promuovere e divulgare al grande pubblico la figura di questo singolarissimo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/09\/28\/il-conte-cozio-e-il-mito-di-stradivari-capolavori-in-piemonte-tra-700-e-800-la-mostra-a-palazzo-madama-museo-civico-darte-antica-di-torino\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9894,41640,87,26,17505,35188,9895,51665,4625],"tags":[599991,599992,599988,599994,599990,599993,599995,599989,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38461"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38461"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38461\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38467,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38461\/revisions\/38467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38461"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38461"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38461"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}