{"id":38622,"date":"2025-10-14T19:25:52","date_gmt":"2025-10-14T19:25:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38622"},"modified":"2025-10-14T19:25:52","modified_gmt":"2025-10-14T19:25:52","slug":"accessori-di-classe-complementi-di-moda-tra-uso-quotidiano-e-identita-sociale-1830-1930-la-mostra-alla-pinacoteca-cantonale-giovanni-zust-di-rancate-mendrisio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/10\/14\/accessori-di-classe-complementi-di-moda-tra-uso-quotidiano-e-identita-sociale-1830-1930-la-mostra-alla-pinacoteca-cantonale-giovanni-zust-di-rancate-mendrisio\/","title":{"rendered":"Accessori di classe. Complementi di moda tra uso quotidiano e identit\u00e0 sociale 1830-1930.  La mostra alla Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst di Rancate\/ Mendrisio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/AC110-e1760469394513.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38623\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/AC110-e1760469394513.jpg\" alt=\"\" width=\"402\" height=\"518\" \/><\/a>Da sempre considerati fondamentali per completare l\u2019abbigliamento, cappelli, borse, scarpe, guanti, bastoni, ombrelli, fazzoletti e ventagli non sono solo oggetti d\u2019uso che da secoli ci accompagnano nella nostra quotidianit\u00e0 ma sono anche elementi che<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_8.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38624 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_8.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_8.jpg 807w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_8-247x300.jpg 247w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_8-768x933.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a> contribuiscono a definire lo status e l\u2019appartenenza sociale degli uomini e delle donne che li indossano o che li utilizzano. Con un gioco di parole si potrebbe dire che si tratta di oggetti di classe che servono anche a segnare le differenze di classe all\u2019interno della societ\u00e0. <strong>La mostra alla Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst di Rancate\/ Mendrisio\u00a0 fino al 22 febbraio del 2026.<\/strong><\/p>\n<p>Spesso associati al lusso e al potere, gli accessori di moda, grazie alle loro fogge ricercate e alla raffinatezza e alla preziosit\u00e0 dei materiali con cui sono realizzati, sottolineano per\u00f2 anche l\u2019irriducibile unicit\u00e0 dei loro possessori.<br \/>\nAttraverso un confronto serrato con la loro rappresentazione nelle opere d\u2019arte dell\u2019epoca, l\u2019esposizione si propone di illustrare la storia e l\u2019evoluzione di diverse tipologie di complementi di moda tra gli anni trenta dell\u2019Ottocento e i primi tre decenni del Novecento. Un arco di tempo che coincide in gran parte con quello che, non a caso, \u00e8 stato definito il \u201csecolo della borghesia\u201d e che mostra come nel tempo i gusti di uomini e donne cambino velocemente: cos\u00ec elementi considerati per secoli \u201cindispensabili\u201d hanno talvolta perso un po\u2019 del loro charme.<br \/>\n\u00c8 il caso del cappello, fino ad un recente passato l\u2019accessorio per eccellenza, oggi indossato molto meno frequentemente; o ancora del ventaglio, utilizzato fin dai tempi degli antichi Egizi per rinfrescarsi o allontanare gli insetti molesti, oggetto popolare e regale insieme, che ha raggiunto l\u2019apice del successo durante il regno di Luigi XIV per poi perdere via via il suo fascino fino a qualche estate fa quando, inaspettatamente, \u00e8 tornato di tendenza, diventando il pi\u00f9 utile ed \u201cecosostenibile\u201d tra i must-haves. Al contrario, altri accessori si sono trasformati in oggetti del desiderio solo nel corso degli ultimi cento anni; tra questi, scarpe e borse.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_10.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38626\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_10.jpg\" alt=\"\" width=\"379\" height=\"689\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_10.jpg 539w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_10-165x300.jpg 165w\" sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a>Ad importanti ritratti di rappresentanza, a vivaci e animate scene di genere, a manifesti pubblicitari, figurini, cataloghi di vendita e riviste di moda, lungo il percorso espositivo fanno da controcanto oggetti reali. Oggetti che non sono quasi mai semplici manufatti d\u2019uso quotidiano ma veri e propri testimoni del gusto e della societ\u00e0 del tempo, oltre che esempi di grande qualit\u00e0 artigianale che incuriosiscono, affascinano e inducono tutti noi a riflettere sia sulle vite di coloro che con cura e grande creativit\u00e0 li hanno ideati e abilmente confezionati, sia su quelle di chi li ha acquistati e indossati.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38627 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_11.jpg\" alt=\"\" width=\"394\" height=\"559\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_11.jpg 691w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_11-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 394px) 100vw, 394px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Tra gli oltre 200 oggetti esposti figurano una sessantina di dipinti e sculture provenienti da collezioni pubbliche e private di autori sia di area ticinese che italiana, tra cui si segnalano alcuni nomi celebri della storia dell\u2019arte quali Giacomo Balla, Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, Mos\u00e8 Bianchi, Eliseo Sala, Vincenzo Cabianca, Vittorio Matteo Corcos, Bernardino Pasta, Spartaco Vela, Filippo Franzoni, Adolfo Feragutti Visconti e Luigi Rossi.<\/strong><\/p>\n<p>La mostra offre per\u00f2 anche molto altro, non ultima l\u2019opportunit\u00e0 di approfondire la produzione e la commercializzazione di alcuni di questi manufatti.<br \/>\nGrazie alla collaborazione del Centro di dialettologia e di etnografia dello Stato e in particolare del Museo Onsernonese di Loco, un focus \u00e8 infatti posto sulla confezione di cappelli, cestini e borse di paglia, un\u2019attivit\u00e0 tipica della Val Onsernone, che esportava questi prodotti sui mercati lombardi e piemontesi, ma anche in Germania e in Francia. Un\u2019ampia sezione storica intende inoltre far rivivere, anche attraverso fotografie, attrezzi di lavoro e documentazione originale, l\u2019atmosfera che si respirava nell\u2019ambiente della produzione e del commercio dei cappelli sul territorio ticinese con un excursus dedicato ai pi\u00f9 importanti negozi di moda e ai grandi magazzini attivi in quel periodo in particolare sulla scena luganese.<\/p>\n<p><strong>La mostra si chiude con la figura della stilista luganese Elsa Barberis. Le forme semplificate e moderne dei suoi abiti segnano infatti l\u2019inizio, dagli anni Quaranta, di una nuova stagione della moda e inaugurano una nuova maniera di disegnare e vivere gli accessori.<\/strong><\/p>\n<p>Nel catalogo, interamente illustrato, che accompagna l\u2019esposizione, oltre agli interventi delle curatrici Elisabetta Chiodini e Mariangela Agliati Ruggia sono inclusi saggi di approfondimento e schede di: Beatrice Balzarini, Francina Chiara, Alberto Corvi, Mattia Dellagana, Marco Marcacci, Sara Miconi, Claudia <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38629\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_5.jpg\" alt=\"\" width=\"598\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_5.jpg 980w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_5-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_5-768x510.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 598px) 100vw, 598px\" \/><\/a>Quadri, Andrea Sorze.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38630 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_2.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_2.jpg 980w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_2-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/10\/ArticoloBlogArteDesign_FYHWL_AccessoriDiClasse_2-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 558px) 100vw, 558px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da sempre considerati fondamentali per completare l\u2019abbigliamento, cappelli, borse, scarpe, guanti, bastoni, ombrelli, fazzoletti e ventagli non sono solo oggetti d\u2019uso che da secoli ci accompagnano nella nostra quotidianit\u00e0 ma sono anche elementi che contribuiscono a definire lo status e l\u2019appartenenza sociale degli uomini e delle donne che li indossano o che li utilizzano. Con un gioco di parole si potrebbe dire che si tratta di oggetti di classe che servono anche a segnare le differenze di classe all\u2019interno della societ\u00e0. La mostra alla Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst di Rancate\/ Mendrisio\u00a0 fino al 22 febbraio del 2026. 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