{"id":3882,"date":"2015-01-03T18:45:27","date_gmt":"2015-01-03T18:45:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=3882"},"modified":"2015-01-03T18:45:27","modified_gmt":"2015-01-03T18:45:27","slug":"a-torino-in-mostra-l%e2%80%99informale-italiano-uno-dei-movimenti-piu-affascinanti-della-storia-dell%e2%80%99arte-del-secondo-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/01\/03\/a-torino-in-mostra-l%e2%80%99informale-italiano-uno-dei-movimenti-piu-affascinanti-della-storia-dell%e2%80%99arte-del-secondo-novecento\/","title":{"rendered":"A Torino in mostra l\u2019Informale italiano, uno dei movimenti pi\u00f9 affascinanti della storia dell\u2019arte del secondo novecento."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/06-AN1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-3886\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/06-AN1.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"395\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/01-Mario-Lattes_01-753x600.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-3888\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/01-Mario-Lattes_01-753x600.jpg\" alt=\"\" width=\"329\" height=\"377\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/04-SE11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-3895\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/04-SE11.jpg\" alt=\"\" width=\"329\" height=\"315\" \/><\/a>Fino al 31 gennaio 2015, a Torino,\u00a0&#8211; e sicuramente da non perdere &#8211; allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes (via della Rocca 37) \u00e8 in corso \u00a0la mostra \u201cLa pittura dimenticata. Mario Lattes e l\u2019Informale in Italia, tra gli anni \u201950 e \u201960\u201d. <\/strong><strong>L\u2019esposizione, curata da Ettore Ghinassi, presenta una selezione di opere di Mario Lattes, risalenti al suo periodo astratto, che fanno da corollario a quelle di 6 artisti &#8211; Antonio Carena, Alfredo Chighine, Mario D\u2019Adda, Tancredi Parmeggiani, Sergio Romiti e Piero Simondo &#8211; protagonisti dell\u2019astrazione <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/03-Alfredo-Chighine-486x600.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-3889\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/03-Alfredo-Chighine-486x600.jpg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"403\" \/><\/a>informale italiana, tra gli anni<br \/>\n\u201950 e \u201960 del secolo scorso. La loro ricerca poggia \u00a0nell\u2019alveo di una cultura figurativa di matrice italiana ed europea, caratterizzata da una sintesi di invenzione e rigore formale<\/strong>. La rassegna si pone l\u2019obiettivo di riportare sotto la giusta considerazione storico-critica, una generazione di autori che ha scritto un\u2019importante pagina dell\u2019arte contemporanea italiana del Novecento, la cui memoria si \u00e8 trasformata, in alcuni casi, in oblio, come per Mario D\u2019Adda, o<br \/>\nnella comprensione solo parziale di una sperimentazione <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/MarioLattes_Senza_titolo_composizione_60x80_olio_su_tela1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-3896\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/01\/MarioLattes_Senza_titolo_composizione_60x80_olio_su_tela1.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"272\" \/><\/a>multiforme, com\u2019\u00e8<br \/>\navvenuto per le opere astratte di Mario Lattes, per quanto non numerose e di<br \/>\nbreve periodo.<\/p>\n<p>\u201cPur nella diversit\u00e0 delle personalissime inclinazioni tecnico-stilistiche &#8211; afferma<br \/>\nEttore Ghinassi nel suo testo in catalogo &#8211; questi sette autentici pittori sono<br \/>\nstati scelti per delineare un aspetto dell&#8217;Informale italiano estraneo alle<br \/>\nformule pi\u00f9 corrive &#8211; pittura gestuale o d&#8217;azione, poetiche del segno o della<br \/>\nmateria &#8211; che di solito vengono associate alla tentazione di risarcire con<br \/>\nnuove protesi semantiche (attinte, a esempio, dalla psicologia dell&#8217;Inconscio)<br \/>\nl&#8217;amputazione del significato operata dall&#8217;astrattismo\u201d. Durante il periodo di<br \/>\napertura, sono state previste due serate di approfondimento sul periodo storico<br \/>\npreso in considerazione dalla mostra e su alcuni protagonisti di quegli anni.<\/p>\n<p><strong>Note biografiche degli artisti<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mario Lattes (Torino 1923-2001), pittore, scrittore ed editore,<\/strong> \u00e8 stato un personaggio di spicco nel mondo culturale del capoluogo piemontese del secondo dopoguerra e del nostro passato prossimo. Ebreo laico, uomo solitario e complesso, la sua arte risente delle vicende e della psicologia di questo popolo: umorismo amaro<br \/>\ne sarcastico, pessimismo e lontananza. Torino, per\u00f2, \u00e8 sempre stata la sua<br \/>\nunica e vera citt\u00e0. Durante il periodo bellico sfugge alle leggi razziali e si unisce alle truppe alleate in qualit\u00e0 di interprete. Dopo la Seconda guerra mondiale si avvia alla<br \/>\npittura e si dedica alla casa editrice torinese Lattes, fondata nel 1893 dal<br \/>\nnonno Simone. Nel 1960 si laurea in Filosofia a Torino, con una tesi in storia<br \/>\ncontemporanea sul ghetto di Varsavia. Collabora con scritti e disegni a \u201cIl<br \/>\nMondo\u201d, alla \u201cFiera letteraria\u201d e alla \u201cGazzetta del Popolo\u201d. Con un gruppo di<br \/>\namici (Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro) nel 1953 fonda la<br \/>\nrivista \u201cGalleria\u201d che dall&#8217;anno seguente, con il titolo \u201cQuestioni\u201d, diventa<br \/>\nvoce influente del mondo culturale piemontese e non solo. Vi partecipano<br \/>\nintellettuali italiani e stranieri come Nicola Abbagnano, Albino Galvano e<br \/>\nTheodor Adorno. La sua pittura, dopo un iniziale periodo informale, \u00e8 sempre<br \/>\nstata figurativa, con valenze visionarie e fantastiche, tale da evocare<br \/>\nillustri discendenze, da Gustave Moreau a Odilon Redon a James Ensor. La<br \/>\npittura, le incisioni e i romanzi sono legati da un forte filo di comunanza,<br \/>\ntalvolta anche nella scelta di soggetti identici, trasfigurati dalla diversit\u00e0<br \/>\ndei mezzi espressivi. Del 1947 \u00e8 la sua prima mostra alla galleria La Bussola<br \/>\ndi Torino, a testimonianza delle maturate esperienze artistiche. Negli anni<br \/>\nCinquanta allestisce personali a Torino, Roma, Milano e Firenze e partecipa con<br \/>\nsuccesso a due edizioni della Biennale di Venezia. Segue una regolare attivit\u00e0<br \/>\nespositiva in tutta Italia. Tra il 1959 e il 1985 pubblica diversi di romanzi, tra cui: La stanza dei giochi (Ceschina, 1959), Il borghese di ventura (Einaudi, 1975; Marsilio,<br \/>\n2013), L&#8217;incendio del Regio (Einaudi, 1976; Marsilio, 2011), L&#8217;amore \u00e8 niente<br \/>\n(Editore La Rosa, 1985), Il castello d&#8217;acqua (Aragno, 2004) postumo. La casa<br \/>\neditrice Lattes fu per lungo tempo punto di riferimento per la formazione<br \/>\nscolastica italiana; di grande rilievo \u00e8 stata l\u2019antologia illustrata con i<br \/>\ndisegni di Mario Lattes per i ragazzi delle Medie. A seguito della riforma<br \/>\ndella scuola media unica nel 1963, Mario Lattes d\u00e0 vita a una pubblicazione<br \/>\nsemestrale dedicata agli insegnanti dal titolo \u201cNotizie Lattes\u201d. Dopo la sua<br \/>\nscomparsa, importanti istituzioni gli hanno dedicato antologiche e retrospettive,<br \/>\nsi ricorda, in particolare, la grande rassegna Mario Lattes. Di me e d\u2019altri<br \/>\npossibili, curata da Marco Vallora presso l\u2019Archivio di Stato di Torino nel<br \/>\n2008, che ben ha messo in luce i diversificati interessi dell\u2019artista e i<br \/>\nvariegati aspetti della sua intensa ricerca.<\/p>\n<p><strong>Antonio Carena.<\/strong><br \/>\nNato a Rivoli (TO) nel 1925. Nel 1945 frequenta i corsi di pittura di Enrico<br \/>\nPaulucci conseguendo il premio \u201cDino Uberti\u201d in qualit\u00e0 di miglior diplomato<br \/>\ndell\u2019Accademia Albertina di Torino, e a Napoli vince il premio \u201cCattedra di<br \/>\nPittura\u201d al concorso nazionale delle Accademie. Professore di discipline<br \/>\npittoriche fino al \u201894 al Liceo Artistico Statale \u201cRenato Cottini\u201d di Torino, \u00e8<br \/>\nstato direttore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Cuneo. Tiene la sua prima<br \/>\npersonale nel 1955 a Torino, al Circolo Europa Giovane, presentata da Albino<br \/>\nGalvano; nel 1994, il Circolo degli Artisti ospita una sua antologica,<br \/>\npresentata da Mirella Bandini; tre le personali pi\u00f9 recenti, si ricordano<br \/>\nquelle del 2007, alla Casa del Conte Verde, presentata da Francesco Poli,<br \/>\nquella del 2008, alla GlobArt gallery di Acqui Terme, presentata da Ivana<br \/>\nMulatero. Per la serie \u201ccielo-quanto-ti-amo\u201d ha dipinto soffitti e pareti in spazi<br \/>\npubblici (Castello di Rivoli; H\u00f4tel de Ville d\u2019Albret a Parigi per conto del<br \/>\nMinistero dei Beni Culturali; Piscina Maglione, Santhi\u00e0, Bondarte; Bagnolo<br \/>\nPiemonte, Il canto della Pietra; Accademia Albertina, Torino) e privati: a<br \/>\nGinevra, direzione Martini e Rossi; a Roma, Fiat; a Rivoli, via Romb\u00f2; a<br \/>\nTorino, palazzo Scarampi, villa Corte Bonvicino, biblioteca Palazzo Marchesi<br \/>\nSpinola. Ha partecipato alla XXV Biennale di Venezia, alla VII Quadriennale di Roma,<br \/>\nalla IV Biennale di San Marino. Ha esposto in collettive tenute in importanti<br \/>\nspazi espositivi, quali il Palazzo delle Esposizioni di Roma, la Galleria<br \/>\nd\u2019Arte Moderna di Torino, la Promotrice delle Belle Arti di Torino, il Museo<br \/>\nsperimentale di Torino, il Castello di Rivoli, la Galleria Civica d\u2019Arte<br \/>\nModerna di Torino, il Museo di Tolosa.<\/p>\n<p><strong>Alfredo Chighine (Milano 1914-Pisa 1974<\/strong>) frequenta i corsi d\u2019incisione all\u2019Umanitaria dove conosce Franco Francese. Nel dopoguerra s\u2019iscrive ai corsi di Giacomo Manz\u00f9 all\u2019Accademia di Brera. Alla scultura si dedica lungo gli anni \u201840 (del \u201941 \u00e8 il suo esordio e la Biennale del \u201948 vede due sue figure lignee) mentre compone forti dipinti di figura, confluiti in gran parte nella collezione milanese Boschi-Di Stefano, prima di approdare alle ricerche informali, tra le pi\u00f9 precoci nel panorama<br \/>\nitaliano. Del \u201950 \u00e8 una personale milanese al San Fedele e lungo il decennio<br \/>\npresenzia premiato ai maggiori concorsi. Nel \u201956 espone alla rassegna dei<br \/>\npittori italiani al Museum Morsbroich di Leverkusen. Si lega alla Galleria del<br \/>\nMilione esponendovi nel 1956, 1958 e 1966. Nel 1957 si reca a Parigi, ed \u00e8<br \/>\npresente in rassegne di gruppo alla galleria Marlborough di Londra, a Roma alla<br \/>\nRome-New York Foundation, alla Columbia University di New York. Nel 1958 \u00e8<br \/>\ninvitato da Michel Tapi\u00e9 al festival di Osaka, espone Pittsburg International<br \/>\nExhibition, alla rassegna Art au XX si\u00e8cle a Charleroi e alla Biennale di<br \/>\nVenezia dove avr\u00e0 una sala personale nel \u201960. \u00c8 presente alle Triennali di<br \/>\nMilano, alle Quadriennali romane del 1959 e 1965. Nel \u201962 espone alla VI<br \/>\nBiennale di San Paolo del Brasile; nel \u201964 alla mostra Pittura a Milano<br \/>\n1945-1964 a Palazzo Reale. Alla fine del decennio si sovrappongono alle masse<br \/>\ncromatiche sinopie di forme. \u00c8 presente nel 1973 a Pittura in Lombardia<br \/>\n1945-1973 alla Villa Reale di Monza. Numerose le personali in gallerie private,<br \/>\nsegnatamente alle Ore di Milano, al Mosaico di Chiasso, alla Steccata di Parma<br \/>\ne alla Nuova Pesa di Roma. Tra le molte e importanti rassegne postume, citiamo<br \/>\nle mostre della Collezione Boschi-Di Stefano a Milano nel 1974 e 1997, a Monza<br \/>\nla rassegna Chighine-Meloni-Morlotti a cura G.Mascherpa e A.Montrasio alla<br \/>\nGalleria Civica nel 1979 e la selezione di dipinti proposti all\u2019edizione della<br \/>\nmostra nazionale Citt\u00e0 di Monza alla Villa Reale nel 1986 da P. Biscottini e A.<br \/>\nMontrasio. Tra le rassegne pi\u00f9 recenti si ricorda quella curata da E. Longari a<br \/>\nTenero nel 1991, quella milanese, a cura di E. Pontiggia, alle Stelline nel<br \/>\n1997, e quella a Palazzo Leone da Perego a Legnato, curata da F. Arensi. Fedele<br \/>\nalla sua ricerca, Chighine realizza un corpus di dipinti informali dalla splendida<br \/>\nmateria, stesa con forza e accuratezza, incisa dal legno del pennello con<br \/>\ndiverse modalit\u00e0 nei diversi momenti del suo lavoro che risulta globalmente di<br \/>\ngrande coerenza ed eleganza formale. Ha continuato a coltivare negli anni<br \/>\nl\u2019incisione producendo diverse cartelle di grafica: la prima fu edita da<br \/>\nEinaudi nel 1947.<\/p>\n<p><strong>Mario D&#8217;Adda nasce a Milano nel 1903 e muore , nella sua casa di P.zza Statuto n\u00b0 4, nel 1976. <\/strong>Pur avendo interamente dedicato alla pittura gli ultimi vent&#8217;anni della propria vita, ha avuto una attivit\u00e0 espositiva quasi inesistente ( in vita due sole mostre negli anni &#8217;50, una a Roma e una a Parigi ). Postume sono state<br \/>\nrealizzate alla Galleria Salzano tre mostre, nel 1983, 1989, 1991. A qualche<br \/>\nanno dalla sua morte la vedova ha realizzato una monografia curata da Luigi<br \/>\nCarluccio che ne aveva riconosciuto la grandezza.<\/p>\n<p><strong>Tancredi Parmeggiani<\/strong><br \/>\nnasce a Feltre (BL), il 25 settembre 1927. Studia all&#8217;Accademia di Belle Arti<br \/>\ndi Venezia dove nel 1946 stringe amicizia con Emilio Vedova. Nel 1947 compie un<br \/>\nviaggio a Parigi e nei due anni successivi divide il suo tempo tra Feltre e a<br \/>\nVenezia, dove nel 1949 tiene la sua prima personale alla Galleria Sandri.<br \/>\nTrasferitosi a Roma nel 1950, si lega al gruppo Age d&#8217;Or, che organizza<br \/>\nesposizioni e pubblicazioni dell&#8217;avanguardia internazionale. Nel 1951 partecipa a una mostra di arte astratta italiana alla Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna di Roma; lo stesso anno si stabilisce a Venezia, dove avviene l&#8217;incontro con Peggy Guggenheim, che gli fornisce uno studio e nel 1954 gli organizza una mostra nel suo palazzo. Nel 1952 a Venezia gli viene assegnato il Premio Graziano per la pittura e nello stesso anno, insieme con altri artisti, sottoscrive il manifesto del Movimento Spaziale, il gruppo fondato da Lucio Fontana intorno al 1947 a Milano, che propugnava una nuova arte &#8220;spaziale&#8221;, consona all&#8217;era postbellica. Tancredi espone in personali alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1952, 1953, 1956 e 1959, e alla Galleria del Naviglio di Milano nel 1953. Nel 1954 partecipa con Jackson Pollock, Wols, Georges Mathieu e altri alla mostra \u201cTendances Actuelles\u201d alla Kunsthalle Bern. Nel 1955, espone in una collettiva alla Galerie Stadler di Parigi, citt\u00e0 che l\u2019artista aveva visitato nello stesso anno. Nel 1958 tiene delle personali alla Saidenberg Gallery di New York e all&#8217;Hanover Gallery di Londra, e partecipa al Carnegie International di<br \/>\nPittsburgh. Si trasferisce a Milano nel 1959, dove espone diverse volte alla<br \/>\nGalleria dell&#8217;Ariete; sempre nel 1959 si reca ancora a Parigi, e viaggia in<br \/>\nNorvegia nel 1960; in quest&#8217;anno \u00e8 presente alla mostra \u201cAnti-Proc\u00e8s\u201d alla<br \/>\nGalleria del Canale di Venezia, dove gli vengono dedicate anche due personali,<br \/>\nnel 1960 e nel 1962. Nel 1962 riceve il Premio Marzotto, a Valdagno, e nel 1964<br \/>\nespone alla Biennale di Venezia. Muore suicida a Roma il 27 settembre 1964.<\/p>\n<p><strong>Sergio Romiti<\/strong><br \/>\nnasce a Bologna nel 1928; gi\u00e0 nel 1946 si dedica alla pittura. Il suo ingresso<br \/>\nnella vita artistica risale al 1947, mentre il suo definitivo battesimo<br \/>\nartistico al 1948 quando espone alla Prima Mostra Nazionale d&#8217;Arte<br \/>\nContemporanea a Bologna. Mostra importante perch\u00e9 vi partecipano tutti gli<br \/>\nartisti della generazione di mezzo (Birolli, Guttuso, Cassinari, Corpora, Afro,<br \/>\nSantomaso, Vedova, Mirko, Fazzini, Minguzzi) e ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 serve da<br \/>\npretesto a una clamorosa presa di posizione di Togliatti contro l&#8217;arte moderna<br \/>\nquale tipo di arte che non corrisponde all&#8217;ideale di realismo socialista. Dopo<br \/>\ntale stroncatura gli artisti si dividono: chi vuole salvare il salvabile -come<br \/>\nGuttuso- e chi vuole arrogarsi il diritto &#8211; come il Gruppo Forma- di essere<br \/>\niscritti al partito ma di esprimersi in modo nuovo. Romiti non prende<br \/>\nposizione, non avendo pretese n\u00e9 realiste n\u00e9 astrattiste, n\u00e9 essendo iscritto<br \/>\nal partito. L&#8217;anno seguente espone alla Galleria del Secolo di Roma con Vacchi<br \/>\ne Barnab\u00e8. Rimane alla ribalta della scena artistica italiana &#8211; partecipando a<br \/>\ntutte le Biennali d&#8217;Arte Contemporanea di Venezia degli anni &#8217;50- fino al 1965,<br \/>\nanno in cui decide di smettere di dipingere. Non riuscir\u00e0 a mantenersi coerente<br \/>\ncol suo intento e riprender\u00e0 con produzioni numericamente inferiori, portando<br \/>\nalle estreme conseguenze il suo percorso artistico gi\u00e0 profilato e<br \/>\nconcettualmente concluso nel 1965. Senza essersi mai allontanato alla sua citt\u00e0<br \/>\nnatale se non brevemente e aver condotto una vita appartata e solitaria, decide<br \/>\ndi porre termine alla sua vita il 12 marzo 2000.<\/p>\n<p><strong>Piero Simondo<\/strong><br \/>\nnasce a Cosio d&#8217;Arroscia (Imperia) nel 1928. Allievo di Felice Casorati e di<br \/>\nFilippo Scroppo all&#8217;Accademia Albertina di Torino, si laurea in Filosofia<br \/>\nnell&#8217;ateneo torinese. I primi lavori sono ceramiche astratte che espone nel &#8217;52<br \/>\nad Alba, dove si trasferisce, ospitato da Pinot Gallizio, che introduce alla<br \/>\npittura. Nel settembre del 1955 fonda ad Alba con Asger Jorn e Pinot Gallizio<br \/>\nil Laboratorio di esperienze immaginiste del Mouvement Internationale pour une<br \/>\nBauhaus Imaginiste (M.I.B.I.) e pubblica il Bollettino del movimento,<br \/>\n&#8220;Eristica&#8221;. Una mostra ad Albisola (estate &#8217;55) aveva permesso<br \/>\nl&#8217;incontro con Asger Jorn. Nell&#8217;estate 1956 (2-9 settembre) Simondo organizza,<br \/>\nsempre ad Alba, con Jorn, Gallizio ed Elena Verrone (che sposa l\u2019anno seguente),<br \/>\nil Primo Congresso mondiale degli Artisti liberi sul tema &#8220;Le arti libere<br \/>\ne le attivit\u00e0 industriali&#8221;. Nell&#8217;estate del 1957 in occasione di una<br \/>\nvacanza nella sua casa di Cosio d&#8217;Arroscia viene fondata l&#8217;Internazionale<br \/>\nSituazionista, da cui esce nel gennaio successivo con Elena Verrone e Walter<br \/>\nOlmo, in polemica con Debord. Nel 1962 fonda a Torino, con un gruppo di operai<br \/>\ne intellettuali, il CIRA (Centro Internazionale per un Istituto di Ricerche<br \/>\nArtistiche) (1962-1967) con il proposito di recuperare l&#8217;esperienza del<br \/>\nLaboratorio di Alba e con cui \u2013 fra l\u2019altro \u2013 progetta installazioni sui temi<br \/>\ndell\u2019alienazione e della natura dei media. Nel 1972 entra all&#8217;Universit\u00e0 di<br \/>\nTorino (e vi rester\u00e0 sino al 1996) per occuparsi dei laboratori di &#8220;attivit\u00e0 sperimentali&#8221; presso l&#8217;Istituto di Pedagogia. Qui insegna poi Metodologia e didattica degli audiovisivi. La sua attivit\u00e0 artistica inizia negli anni \u201950 con i \u201cMonotipi\u201d. All\u2019inizio del decennio successivo inaugura la sequenza delle \u201cTopologie\u201d, di forte impatto oggettuale. Nel 1968 d\u00e0 vita ai \u201cQuadri-manifesto\u201d, cui fanno seguito, nel tempo, le \u201cIpo-pitture\u201d, i \u201cNitro-raschiati\u201d e altri cicli pittorici improntati alla sperimentazione di nuove tecniche e materiali. Negli anni &#8217;90, quando &#8220;l&#8217;angoscia dell&#8217;avanguardia si \u00e8 attenuata&#8221;, Simondo torna ad usare i pennelli e i pastelli, producendo alcuni grandi polittici. Nell&#8217;ultimo decennio si dedica in prevalenza a lavori su carta nei quali rivisita con freschezza inventiva i procedimenti gi\u00e0 utilizzati cinquant&#8217;anni prima. Come Serge Stauffer, Allan Kaprow, Nam June Paik e Asger Jorn, Piero Simondo pu\u00f2<br \/>\nessere considerato un pioniere dell&#8217;arte come ricerca.<\/p>\n<p><strong>Ora una mostra cos\u00ec storica e cos\u00ec documentata mette in luce uno dei periodi pi\u00f9 affascinanti della storia della pittura del secondo novecento, ovvero l\u2019informale, perch\u00e8 and\u00f2 a movimentare non solo l\u2019informale italiano ma anche quello europeo, dando la possibilit\u00e0 a taluni storici\u00a0 e colleghi come Francesco Arcangeli di poter addirittura parlare per il<br \/>\nnord Italia di un \u201cnaturalismo padano\u201d. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fino al 31 gennaio 2015, a Torino,\u00a0&#8211; e sicuramente da non perdere &#8211; allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes (via della Rocca 37) \u00e8 in corso \u00a0la mostra \u201cLa pittura dimenticata. Mario Lattes e l\u2019Informale in Italia, tra gli anni \u201950 e \u201960\u201d. L\u2019esposizione, curata da Ettore Ghinassi, presenta una selezione di opere di Mario Lattes, risalenti al suo periodo astratto, che fanno da corollario a quelle di 6 artisti &#8211; Antonio Carena, Alfredo Chighine, Mario D\u2019Adda, Tancredi Parmeggiani, Sergio Romiti e Piero Simondo &#8211; protagonisti dell\u2019astrazione informale italiana, tra gli anni \u201950 e \u201960 del secolo scorso. [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/01\/03\/a-torino-in-mostra-l%e2%80%99informale-italiano-uno-dei-movimenti-piu-affascinanti-della-storia-dell%e2%80%99arte-del-secondo-novecento\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,53709,9894,41640,44441,87],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3882"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3882"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3882\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3898,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3882\/revisions\/3898"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3882"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3882"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3882"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}