{"id":38925,"date":"2025-11-10T20:39:14","date_gmt":"2025-11-10T20:39:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=38925"},"modified":"2025-11-10T20:39:14","modified_gmt":"2025-11-10T20:39:14","slug":"mario-giacomelli-protagonista-assoluto-della-fotografia-tra-papaveri-rossi-e-paesaggio-umbro-per-il-centenario-della-nascita-i-capolavori-in-mostra-alla-galleria-nazionale-dellumbria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/11\/10\/mario-giacomelli-protagonista-assoluto-della-fotografia-tra-papaveri-rossi-e-paesaggio-umbro-per-il-centenario-della-nascita-i-capolavori-in-mostra-alla-galleria-nazionale-dellumbria\/","title":{"rendered":"Mario Giacomelli protagonista assoluto della fotografia tra papaveri rossi e paesaggio umbro. Per il centenario della nascita i capolavori in mostra alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/02-2-1024x604-1-e1762806316228.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38927\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/02-2-1024x604-1-e1762806316228.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"341\" \/><\/a>Il progetto CAMERA OSCURA omaggia Mario Giacomelli, uno dei protagonisti assoluti della fotografia del Novecento, in occasione del centenario della sua nascita. In mostra 5 opere inedite scattate negli anni Sessanta sull\u2019altopiano di Colfiorito e di Castelluccio di Norcia.<\/p>\n<p>Dal 15 ottobre al 6 aprile 2026, la Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria a Perugia, nello spazio di\u00a0<strong>CAMERA OSCURA<\/strong>, dedicato alla fotografia e allestito all&#8217;interno del percorso del museo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/04-678x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38926 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/04-678x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/04-678x1024-1.jpg 678w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/04-678x1024-1-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/a> perugino, in occasione del centenario della sua nascita rende omaggio a\u00a0Mario Giacomelli<strong>\u00a0(1925-2000)<\/strong>, uno dei protagonisti assoluti della fotografia della seconda met\u00e0 del Novecento, con la mostra\u00a0\u201c<em>Mario Giacomelli. Papaveri rossi\u201d<\/em>, curata da\u00a0<strong>Alessandro Sarteanesi<\/strong>. L&#8217;esposizione propone un nucleo di opere mai esposte dell&#8217;artista, con soggetto il paesaggio umbro, tutte caratterizzate da un utilizzo quasi &#8220;pittorico&#8221; del colore, fatto davvero insolito per Giacomelli, conosciuto per lo pi\u00f9 per immagini che giocano sui forti contrasti, dei bianchi e dei neri, dei pieni e dei vuoti.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 anche l&#8217;occasione per approfondire la relazione artistica e\u00a0<strong>il rapporto umano che leg\u00f2 Mario Giacomelli ad Alberto Burri<\/strong>, di cui sono esplicita testimonianza alcune fotografie che riportano la dedica al maestro tifernate, che s&#8217;inquadrano in una comune ricerca attorno al paesaggio, seppur declinata con modalit\u00e0 diverse, all&#8217;interno dell&#8217;Informale italiano del dopoguerra<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/01-1-1920x1637-1-e1762806351652.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-38928\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/01-1-1920x1637-1-e1762806351652.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"494\" \/><\/a>Il nucleo centrale \u00e8 rappresentato da<\/strong>\u00a0<strong>5 fotografie inedite<\/strong>\u00a0<strong>scattate negli anni Sessanta sull&#8217;altopiano di Colfiorito e di Castelluccio di Norcia.<\/strong> <strong>A queste si aggiungono una decina di opere astratte,<\/strong> coeve alle precedenti, anch&#8217;esse paesaggi a colori, che documentano come Giacomelli si sentisse pienamente un artista visivo, attraverso l&#8217;uso della fotografia come medium espressivo.<\/p>\n<p>Come nelle parole del curatore Alessandro Sarteanesi, \u00e8 all&#8217;interno di un percorso che attraversa i secoli, documentato dalle opere della collezione del museo, che la ricerca di Giacomelli trova un terreno di riflessione attuale e radicale, in antitesi con la banalit\u00e0 ossessivamente ripetitiva dell&#8221;infiorata&#8217;, immortalata dai social network. L&#8217;altopiano di Colfiorito, un tempo luogo vissuto e coltivato, mentre la sua fama cresce, si va spopolando, e il paesaggio, consumato come immagine-vetrina e non come esperienza, esaurisce il suo sentimento vitale.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione si completa con <strong>due fotografie del soggetto pi\u00f9 iconico di Giacomelli, quello dei famosi &#8220;Pretini&#8221; che inscenano un girotondo, presenti in mostra anche in una versione a colori, esposta a Perugia per la prima volta.<\/strong>\u00a0 Catalogo Magonza, con testi del curatore,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/Io-non-ho-mani-che-mi-accarezzino-il-volto-1961-1-scaled-1-e1762806425322.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-38931 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/11\/Io-non-ho-mani-che-mi-accarezzino-il-volto-1961-1-scaled-1-e1762806425322.jpg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"734\" \/><\/a> Costantino D&#8217;Orazio e Bartolomeo Pietromarchi. La mostra \u00e8 realizzata con il supporto de L&#8217;orologio societ\u00e0 cooperativa \u2013 Business Unit Sistema Museo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>MARIO GIACOMELLI<\/strong>. Mario Giacomelli nasce nel 1925 a Senigallia, nelle Marche. Rimasto orfano di padre a nove anni, viene cresciuto dalla madre. A tredici anni entra come operaio alla Tipografia Giunchedi. Nel 1950 aprir\u00e0 la Tipografia Marchigiana. Nel 1953 inizia a fotografare \u2014 paesaggi e ritratti \u2014 e incontra Giuseppe Cavalli, fotografo e intellettuale.<\/p>\n<p>Con la spinta di Cavalli, partecipa ai primi concorsi fotografici distinguendosi per originalit\u00e0. Nel 1955 Paolo Monti lo definisce &#8220;l&#8217;uomo nuovo della fotografia&#8221;: il suo &#8220;realismo magico&#8221; supera la visione neorealista, arricchendola con uno sguardo intimo capace di restituire la realt\u00e0 nella sua cruda, vivida matericit\u00e0. Serie come Vita d&#8217;ospizio (1954), Mattatoio (1961), e Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi (1966) colpiscono immediatamente per la crudezza con cui affrontano il tema della morte.<\/p>\n<p>Nel 1963, a Senigallia, conosce Nemo Sarteanesi, che lo mette in contatto con Alberto Burri, dando avvio a un rapporto di amicizia. Sarteanesi organizza a Citt\u00e0 di Castello la prima mostra di Giacomelli nel 1968 e, nel 1983, una seconda esposizione insieme alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, di cui era direttore. Nel 1964 \u00e8 l&#8217;unico italiano selezionato per The Photographer&#8217;s Eye, a cura di John Szarkowski al MoMA di NY, che acquisisce la serie Scanno. \u00c8 la consacrazione internazionale.<\/p>\n<p>Prende forma la serie Caroline Branson da Spoon River Anthology (1967\u20131973), ispirata a Edgar Lee Masters. Negli anni Ottanta e Novanta saranno diversi i cicli nutriti dalla lettura di testi poetici.<\/p>\n<p><strong>Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia, nella sezione di Luigi Carluccio.<\/strong> Qui presenta una installazione, A contatto della natura negli spazi puri, composta da diciassette paesaggi seguiti sul pavimento da due fotografie aeree e un riquadro colmo di terra.<\/p>\n<p>A partire dal 1996 lavora a una ultima, visionaria ricerca: Questo ricordo lo vorrei raccontare, con cui si chiude la sua parabola: vero e proprio testamento del suo essere artista. <strong>Mario Giacomelli muore il 25 novembre 2000.<\/strong><\/p>\n<p><strong>CAMERA OSCURA<\/strong>. Il progetto Camera Oscura. La Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria per la fotografia, a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, si propone di esplorare l&#8217;essenza dell&#8217;arte fotografica, un mezzo che, sin dalla sua nascita, ha catturato momenti e raccontato storie, diventando una testimonianza della nostra realt\u00e0 e delle emozioni umane. Il concetto stesso di camera oscura, che risale a secoli prima dell&#8217;invenzione della fotografia, rappresenta l&#8217;idea di un luogo in cui la luce penetra esclusivamente da un minuscolo foro, creando immagini proiettate su una superficie. Questo processo di rivelazione \u00e8 il cuore della fotografia: un dialogo tra luce e ombra che d\u00e0 vita a visioni uniche e personali.\u00a0 Il progetto offre una nuova chiave di lettura della realt\u00e0, illuminando, anche nell&#8217;oscurit\u00e0, sull&#8217;arte della fotografia, intesa sia come atto tecnico sia come espressione artistica, per dimostrare, attraverso le fotografie, il fil rouge che collega l&#8217;arte del passato al presente. Un&#8217;insegna al neon segna l&#8217;ingresso a questo spazio &#8216;segreto&#8217;, avvolto in luci soffuse e ombre suggestive. Qui non si trovano tempere, oli, pennelli o collanti, ma si esplorano concetti di tempo, esposizione, profondit\u00e0 e messa a fuoco.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il progetto CAMERA OSCURA omaggia Mario Giacomelli, uno dei protagonisti assoluti della fotografia del Novecento, in occasione del centenario della sua nascita. In mostra 5 opere inedite scattate negli anni Sessanta sull\u2019altopiano di Colfiorito e di Castelluccio di Norcia. Dal 15 ottobre al 6 aprile 2026, la Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria a Perugia, nello spazio di\u00a0CAMERA OSCURA, dedicato alla fotografia e allestito all&#8217;interno del percorso del museo perugino, in occasione del centenario della sua nascita rende omaggio a\u00a0Mario Giacomelli\u00a0(1925-2000), uno dei protagonisti assoluti della fotografia della seconda met\u00e0 del Novecento, con la mostra\u00a0\u201cMario Giacomelli. 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