{"id":39546,"date":"2025-12-27T20:40:51","date_gmt":"2025-12-27T20:40:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=39546"},"modified":"2025-12-27T20:40:51","modified_gmt":"2025-12-27T20:40:51","slug":"ettore-sordini-e-i-paesaggi-come-memoria-di-memoria-e-luogo-mentale-la-mostra-al-cart-di-falconara-marittima-an","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/12\/27\/ettore-sordini-e-i-paesaggi-come-memoria-di-memoria-e-luogo-mentale-la-mostra-al-cart-di-falconara-marittima-an\/","title":{"rendered":"Ettore Sordini e i paesaggi come memoria di memoria e luogo mentale. La mostra al CART di Falconara Marittima\/ AN"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il paes<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/2-Passeggiata-1959-Olio-e-grafite-su-tela-e1766867292203.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-39547\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/2-Passeggiata-1959-Olio-e-grafite-su-tela-e1766867292203.jpg\" alt=\"\" width=\"539\" height=\"714\" \/><\/a>aggio per Ettore Sordini \u00e8 stato soprattutto un luogo mentale:<\/strong> un varco percettivo attraverso il quale l\u2019artista ha continuato a investigare sulla soglia estrema del vedere. Fin dagli anni dell\u2019avanguardia milanese \u2014 quando con Piero Manzoni e Angelo Verga rivendicava il quadro come \u201carea di libert\u00e0\u201d, come spazio di<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/1-Passeggiata-1959-Olio-e-grafite-su-tela-1008x1536-1-e1766867350803.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-39548 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/1-Passeggiata-1959-Olio-e-grafite-su-tela-1008x1536-1-e1766867350803.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"616\" \/><\/a> invenzione di immagini prime \u2014 <strong>Sordini ha spinto la pittura verso un\u2019essenzialit\u00e0 segnica<\/strong>, che coincide con il suo grado pi\u00f9 alto di densit\u00e0 poetica.<strong> Ora la mostra al CART di Falconara Marittima\/AN.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>In questo orizzonte scaturiscono i differenti cicli dedicati al paesaggio che l\u2019artista stesso definiva una \u201cmemoria di memoria\u201d: non il ricordo di uno spazio fisico reale, ma la sedimentazione interiore di innumerevoli percezioni, filtrate, decantate e ridotte a un segno minimo, quasi impercettibile. Il paesaggio non \u00e8 rappresentato; riaffiora come eco, come traccia residuale di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 trascorso dentro lo sguardo. \u00c8 un\u2019immagine che non si impone, ma che attende di essere ascoltata nella sua rarefatta apparizione.<\/p>\n<p>Le Passeggiate, che in quegli anni sono tra le pi\u00f9 vibranti espressioni della pittura concettuale italiana, hanno costituito il centro di questa ricerca dove, come avverte Mazzacchera, \u201cla linea, sulla quale corre l\u2019occhio, da crinale di una montagna, da vetta da scalare, da meta da dover guadagnare si trasforma in un quieto perimetro, o meglio un impalpabile diaframma tra lo spazio, ampio e silenzioso, di chi al di qua s\u2019avvia a camminare verso un bordo dell\u2019ignoto\u201d. <strong>Sordini si muove su quella soglia estrema con determinazione e misura, scavando nella luminosit\u00e0 del bianco, nell\u2019attrito tra grafite e pastello,<\/strong> in un silenzio visivo che obbliga l\u2019osservatore a un gesto interiore: entrare nell\u2019opera pi\u00f9 che guardarla.<\/p>\n<p><strong>Negli ultimi anni il ciclo delle Marine<\/strong> ha offerto una nuova, declinazione di questa lunga indagine dedicata al paesaggio. Il mare non \u00e8 trattato come superficie di una forza in potente movimento, ma come spazio assoluto, immobile, in cui la linea si fa limite e apertura insieme. \u00c8 <strong>l\u2019ultima fase di una ricerca dedicata al segno<\/strong>, che si \u00e8 dispiegata in vari decenni: la trasformazione del paesaggio in stato mentale, in campo di energia, in distillazione estrema della relazione tra luce, spazio e reminiscenza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/5-Tumulo-e-paesaggio-anni-60-pastello-e-grafite-su-carta-intelata-1053x1536-1-e1766867424713.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-39551\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/5-Tumulo-e-paesaggio-anni-60-pastello-e-grafite-su-carta-intelata-1053x1536-1-e1766867424713.jpg\" alt=\"\" width=\"393\" height=\"574\" \/><\/a>Questa mostra intende ricostruire il filo continuo che lega la stagione avanguardista di Sordini alla sua ultima produzione artistica che attiene il paesaggio. Sordini ha perseguito con coerenza una libert\u00e0 radicale sottraendosi alle mode, difendendo la pittura dal suo annullamento, indagando la capacit\u00e0 di generare immagini prime. In questo senso la sua opera si presenta oggi come una significativa meditazione italiana sul segno, dalla quale discende un paesaggio inteso come condizione dello spirito<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/7-Paesaggio-italiano-anni-60-pastelli-su-carta-intelata-e1766867466749.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-39552 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2025\/12\/7-Paesaggio-italiano-anni-60-pastelli-su-carta-intelata-e1766867466749.jpg\" alt=\"\" width=\"387\" height=\"558\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Ettore Sordini (Milano, 1934 \u2013 Cagli, 2012)<\/strong> rappresenta una figura rigorosa e coerente della ricerca pittorica italiana del secondo Novecento incentrata sul segno, capace di innovare e precorrere i tempi. Artista di profonda cultura, si forma nell\u2019ambiente milanese animato dal magistero di Lucio Fontana, frequenta l\u2019Accademia di Brera, lavora nello studio di Cesare Peverelli (dopo l\u2019apprendistato da Malerba della Veneranda Fabbrica del Duomo) e, gi\u00e0 nel 1954, viene invitato da Fontana alla Triennale di Milano. I primi lavori, segnati da un nuclearismo inquieto, lo avvicinano alla sensibilit\u00e0 coeva di Piero Manzoni, conosciuto negli anni Cinquanta a Soncino con il quale, poi, diventa sodale nella Milano del Bar Giamaica, posto in quel crocevia di un\u2019avanguardia di respiro europeo.<\/p>\n<p>Tra il 1956 e il 1958 Sordini \u00e8 tra i protagonisti dell\u2019elaborazione teorica dell\u2019avanguardia milanese: firma numerosi manifesti \u2014 fra cui Per una zona d\u2019immagini \u2014 anticipando temi che diverranno centrali nella nuova concezione dell\u2019opera come spazio di libert\u00e0, invenzione e apertura percettiva. <strong>Nel 1957 Fontana presenta la mostra Manzoni, Sordini, Verga alla Galleria Pater, riconoscendo nei tre giovani un contributo decisivo alla \u201cgiovane pittura\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>La progressiva distanza dagli esiti pi\u00f9 radicali di Manzoni porta Sordini a concentrare <strong>la propria ricerca sui valori pittorici essenziali: il segno esile, la sottrazione, la silenziosa tensione tra superficie e profondit\u00e0<\/strong>. Questa linea trova piena espressione nel 1962 con la fondazione del Gruppo del Cenobio, al fianco di Verga, Ferrari, Vermi, La Pietra e con il poeta Alberto L\u00f9cia formalmente come teorico. Il gruppo elabora un linguaggio purissimo, fondato su un segno ridotto all\u2019osso e su una percezione dilatata dello spazio, che attraverso Sordini entrer\u00e0 in dialogo ideale con le ricerche romane di Capogrossi, Sanfilippo, Accardi.<\/p>\n<p>Dopo lo scioglimento del Cenobio, Sordini si trasferisce a Roma, dove assurge a figura di raccordo tra la scena milanese e quella capitolina, instaurando un lungo sodalizio con Giulio Turcato e mantenendo rapporti attivi con Corrado Cagli. Espone in gallerie di primo piano \u2014 tra cui L\u2019Oca, Romero, La Salita \u2014 e partecipa a rilevanti rassegne nazionali, tra cui la Biennale di Venezia del 1966. Partecipa, inoltre, alle grandi rassegne nazionali quali Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960\/1980 allestita nel Palazzo delle Esposizioni del 1981, e l\u2019Esposizione Quadriennale di Roma del 1986.<\/p>\n<p>Accanto alla pittura, Sordini sviluppa momenti di ricerca spaziale e geometrica approdando anche alla dimensione tridimensionale monumentale, come nel Monumento ai Martiri della Lotta di Liberazione di Montone (1989) e nelle fontane realizzate a Ravenna (1990). Negli anni la sua opera si concentra su cicli sempre pi\u00f9 rarefatti &#8211; fino alle ultime Marine &#8211; nei qual il paesaggio si trasforma in soglia percettiva, \u201cmemoria di memoria\u201d, essenza minima e assoluta di luce e segno.<\/p>\n<p><strong>Dal 2000 Sordini stabilisce il proprio atelier a Cagli<\/strong>, dove continua a lavorare in un isolamento fecondo, fedele alla sua idea di pittura come luogo di libert\u00e0 interiore e di conoscenza. Muore nel 2012, lasciando un corpus coerente e di rara integrit\u00e0 che oggi appare come una delle pi\u00f9 lucide interpretazioni italiane del rapporto tra segno, spazio e silenzio.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il paesaggio per Ettore Sordini \u00e8 stato soprattutto un luogo mentale: un varco percettivo attraverso il quale l\u2019artista ha continuato a investigare sulla soglia estrema del vedere. Fin dagli anni dell\u2019avanguardia milanese \u2014 quando con Piero Manzoni e Angelo Verga rivendicava il quadro come \u201carea di libert\u00e0\u201d, come spazio di invenzione di immagini prime \u2014 Sordini ha spinto la pittura verso un\u2019essenzialit\u00e0 segnica, che coincide con il suo grado pi\u00f9 alto di densit\u00e0 poetica. Ora la mostra al CART di Falconara Marittima\/AN.\u00a0 In questo orizzonte scaturiscono i differenti cicli dedicati al paesaggio che l\u2019artista stesso definiva una \u201cmemoria di memoria\u201d: [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2025\/12\/27\/ettore-sordini-e-i-paesaggi-come-memoria-di-memoria-e-luogo-mentale-la-mostra-al-cart-di-falconara-marittima-an\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59246,59281,53889,53888,53709,53710,9894,108230,44441,87,35351,35224,26,17505,35188,44805,28369,4625,409394],"tags":[600709,382061,472992,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39546"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39546"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39546\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39554,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39546\/revisions\/39554"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}