{"id":40361,"date":"2026-03-10T21:44:31","date_gmt":"2026-03-10T21:44:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=40361"},"modified":"2026-03-11T19:41:54","modified_gmt":"2026-03-11T19:41:54","slug":"mauro-staccioli-lo-scultore-dei-segni-che-cambiano-un-luogo-la-mostra-alla-galleria-il-ponte-di-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/03\/10\/mauro-staccioli-lo-scultore-dei-segni-che-cambiano-un-luogo-la-mostra-alla-galleria-il-ponte-di-firenze\/","title":{"rendered":"Mauro Staccioli, lo scultore dei segni che cambiano un luogo. La mostra alla Galleria Il Ponte di Firenze"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40362\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1.jpg\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1.jpg 1068w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-1-1068x713-1-768x513.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 569px) 100vw, 569px\" \/><\/a>\u201cBasta un segno per cambiare un luogo; la scultura \u00a0 di Mauro Staccioli, con la sua capacit\u00e0 di leggere il proprio tempo e di tradurlo in forme in grado di dialogare con chi le osserva, lo ha dimostrato per quasi un<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-4-842x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40363 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-4-842x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"421\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-4-842x1024-1.jpg 842w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-4-842x1024-1-247x300.jpg 247w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-4-842x1024-1-768x934.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 421px) 100vw, 421px\" \/><\/a> cinquantennio.<br \/>\nLa sua scultura ha infatti attraversato la seconda met\u00e0 del Novecento sempre adattandosi e rinnovandosi di fronte ai mutamenti storici e culturali, e mai rinunciando a una visione coerente della scultura come strumento critico.<br \/>\nSe questa attitudine riflette una visione acuta della scultura come dispositivo attivo nello spazio, \u00e8 la linea curva a esprimere con compiutezza la capacit\u00e0 dello\u00a0scultore\u00a0di intervenire nei luoghi integrandosi con essi, mai imponendosi.<br \/>\nNegli anni Settanta, il lavoro di Staccioli riflette un presente profondamente segnato da tensioni e divisioni: barriere in ferro e cemento, muri simbolici e reali \u2013 come il celebre Muro alla Biennale di Venezia del 1978 \u2013 si impongono come presenze dure, drammatiche che rappresentano la separazione tra spazi, classi e visioni del mondo.<br \/>\nDagli anni Ottanta, per\u00f2, la societ\u00e0 cambia e con essa anche il modo in cui Staccioli si rapporta alla storia, allo spazio e all&#8217;individuo. La linea curva entra nel suo lessico\u00a0scultoreo\u00a0come segno di apertura e movimento, superando la rigidit\u00e0 delle forme precedenti senza abbandonarne la portata critica. \u00c8 un&#8217;evoluzione consapevole, non l&#8217;abbandono dei principi precedenti. Mentre il lavoro di Staccioli degli anni Settanta \u00e8 stato oggetto di numerosi e approfonditi studi, la produzione che prende forma dagli anni Ottanta rimane ancora poco indagata. <strong>La mostra che la galleria Il Ponte presenta a Firenze<\/strong> (e ripropone in <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-2-1024x683-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40366\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-2-1024x683-1.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-2-1024x683-1.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-2-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-2-1024x683-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/><\/a>sintesi quanto visto ad Arte Fiera di Bologna 2026, 6-8 febbraio), si concentra proprio su questo segmento della ricerca di Staccioli. <strong>La mostra mette in dialogo le imponenti opere ambientali, installate tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, con una serie di lavori che, pur nelle loro dimensioni &#8220;domestiche&#8221;, non risultano meno rigorosi o incisivi. Sono infatti opere che permettono di osservare da vicino non solo l&#8217;esattezza con cui Staccioli misura il segno nello spazio, ma anche la continuit\u00e0 tra la sua ricerca monumentale e la sperimentazione su scala ridotta.<\/strong> Le grandi installazioni degli anni Ottanta \u2013 dalla Rotonda della Besana a Milano (1987), a Seul &#8217;88 (1988) e Prato &#8217;88 (1988) \u2013 mostrano come la curva diventi lo strumento privilegiato per trasformare lo spazio urbano e naturale in luoghi di riflessione e partecipazione. Da qui il repertorio formale di Staccioli, sviluppato tanto nella scultura quanto nel disegno, comincia a proliferare di anelli, tondi, ellissi, quadrati e triangoli dai lati curvi che invitano lo spettatore a muoversi intorno alla scultura, a guardare oltre, a<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-Senza-titolo-1996-grafite-e-acrilico-su-cartoncino-100x70-cm-732x1024-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-40370 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-Senza-titolo-1996-grafite-e-acrilico-su-cartoncino-100x70-cm-732x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"604\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-Senza-titolo-1996-grafite-e-acrilico-su-cartoncino-100x70-cm-732x1024-1.jpg 732w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mauro-Staccioli-Senza-titolo-1996-grafite-e-acrilico-su-cartoncino-100x70-cm-732x1024-1-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 432px) 100vw, 432px\" \/><\/a> percepire la relazione tra forma, ambiente e corpo. Se negli anni Settanta le forme erano spigolose e respingenti, la linea curva genera ora sculture &#8220;gentili&#8221; ma mai neutre. La loro morbidezza visiva accoglie, guida lo sguardo, suggerisce percorsi possibili e al tempo stesso conserva la capacit\u00e0 di attivare una riflessione critica. Opere come l&#8217;anello in Andorra (1991), i tondi di San Casciano (1996), il quadrato dalla base curva di Bruxelles (1998), il Triangolo dai lati curvi per Villa d&#8217;Este (2006), sono forme sospese tra terra e cielo, espressione di equilibri instabili che invitano chi osserva a misurarsi con il luogo mostrando come la scultura possa trasformare lo spazio e, con esso, la nostra stessa percezione del presente. In tal senso, la scultura \u00e8, direbbe Staccioli, un segno intelligente, una traccia umana in un luogo. Non un oggetto da contemplare ma un percorso sensibile, una presenza concreta capace di trasformare il luogo e di farne il punto di avvio di un&#8217;esperienza condivisa\u201d. (Caterina Martinelli, 2025)<\/p>\n<p><strong>Mauro Staccioli<\/strong>\u00a0nasce nel 1937 a Volterra, dove si diploma nel 1954 all&#8217;Istituto d&#8217;Arte. Nel 1960 si trasferisce in Sardegna dove insegna, quindi nel 1963 si sposta a Lodi e poi a Milano dove diventa direttore del Liceo Artistico di Brera nel 1974\/75 e 1978\/79 e del Liceo Artistico Statale di Lovere (BG). Gli inizi della sua attivit\u00e0 artistica sono intrecciati all&#8217;esperienza didattica e alla militanza politica. Dalla fine degli anni Sessanta si dedica alla scultura, sviluppando l&#8217;idea di una stretta relazione con il luogo dove l&#8217;opera \u00e8 collocata. Negli anni Settanta elabora &#8220;sculture-intervento&#8221; caratterizzate da una geometria essenziale e dall&#8217;uso di materiali semplici come il cemento e il ferro. Negli anni Ottanta la sua ricerca perde durezza e aggressivit\u00e0, per sfidare apertamente lo spazio sovvertendo equilibri statici e dimensionali. Comincia cos\u00ec a lavorare sul rapporto tra segno e paesaggio, tematica che caratterizza le sue opere monumentali pi\u00f9 note. Staccioli scompare nel 2018 a Milano, lasciando il suo archivio presieduto dalla figlia Giulia e diretto da Andrea Alibrandi.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cBasta un segno per cambiare un luogo; la scultura \u00a0 di Mauro Staccioli, con la sua capacit\u00e0 di leggere il proprio tempo e di tradurlo in forme in grado di dialogare con chi le osserva, lo ha dimostrato per quasi un cinquantennio. La sua scultura ha infatti attraversato la seconda met\u00e0 del Novecento sempre adattandosi e rinnovandosi di fronte ai mutamenti storici e culturali, e mai rinunciando a una visione coerente della scultura come strumento critico. Se questa attitudine riflette una visione acuta della scultura come dispositivo attivo nello spazio, \u00e8 la linea curva a esprimere con compiutezza la capacit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/03\/10\/mauro-staccioli-lo-scultore-dei-segni-che-cambiano-un-luogo-la-mostra-alla-galleria-il-ponte-di-firenze\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,53889,53888,53710,9894,10357,35266,26,17505,28369,51665,4625,409394],"tags":[601071,9386,263538,472490,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40361"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40361"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40361\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40372,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40361\/revisions\/40372"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40361"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40361"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40361"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}