{"id":40489,"date":"2026-03-18T19:23:24","date_gmt":"2026-03-18T19:23:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=40489"},"modified":"2026-03-18T19:23:24","modified_gmt":"2026-03-18T19:23:24","slug":"mario-ceroli-lo-scultore-dellarte-povera-che-ha-innovato-la-scultura-italiana-la-mostra-alla-tornabuoni-arte-di-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/03\/18\/mario-ceroli-lo-scultore-dellarte-povera-che-ha-innovato-la-scultura-italiana-la-mostra-alla-tornabuoni-arte-di-firenze\/","title":{"rendered":"Mario Ceroli lo scultore dell\u2019Arte Povera che ha innovato la scultura italiana. La mostra alla Tornabuoni Arte di Firenze"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Invito-conferenza-stampa-Mario-Ceroli-e1773861105201.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40490\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Invito-conferenza-stampa-Mario-Ceroli-e1773861105201.jpg\" alt=\"\" width=\"561\" height=\"401\" \/><\/a>Tornabuoni Arte ha inaugurato<\/strong> \u201c<strong><em>MARIO CEROLI. Mito e materia\u201d<\/em><\/strong> presso la sede di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), la prima antologica dedicata al maestro allestita in Italia dalla galleria, dopo l\u2019importante rassegna monografica alla GNAMC a Roma, conclusasi lo scorso gennaio, che ne ha confermato il suo ruolo nel panorama artistico contemporaneo.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mario-Ceroli-1-Archivio-Mario-Ceroli--e1773861149706.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40491 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Mario-Ceroli-1-Archivio-Mario-Ceroli--e1773861149706.jpeg\" alt=\"\" width=\"433\" height=\"427\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il rapporto tra Tornabuoni Arte e Ceroli ha radici consolidate nel tempo: la galleria a Parigi gli ha dedicato due mostre personali nel 2010 e nel 2022. Enrico Crispolti, che aveva curato la retrospettiva del 2010, scriveva: \u00ab<em>Ceroli ha presentato un nuovo possibile modo di intendere la scultura, senza rinunciare agli elementi della sua identit\u00e0 storica e sottoponendola al contempo a una trasformazione innovativa sostanziale, e dunque profondamente personale<\/em>. <em>Ceroli ha sviluppato gradualmente le modalit\u00e0 di un linguaggio plastico che rifiuta sia la continuit\u00e0 strutturale e rappresentativa della scultura tradizionale, sia il conseguente peso e l\u2019unicit\u00e0 avvolgente dell\u2019evento collocato nello spazio<\/em>.\u00bb<\/p>\n<p>Partendo da questo assunto, l\u2019esposizione a Firenze ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli, protagonista della scena artistica romana, dagli anni Sessanta al 2000. La mostra riunisce quaranta opere &#8211; tra sculture e installazioni, insieme alle classiche <em>silhouettes<\/em> in legno, materiale prediletto dall\u2019artista &#8211; significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libert\u00e0 immaginativa e dalla sua ricerca creativa. All\u2019interno della mostra <em>Squilibrio<\/em>, del 1988, in una versione pi\u00f9 piccola in bronzo, ispirata al celebre disegno dell\u2019<em>Uomo vitruviano<\/em> di Leonardo da Vinci, una delle invenzioni pi\u00f9 emblematiche di Ceroli, quasi un suo \u201clogo\u201d, esplicita dichiarazione di tridimensionalit\u00e0. Realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, si trovano una serie di opere in tavolato ligneo (pino di Russia), protagonisti delle quali sono gli eroi del mito greco e i guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, come il bellissimo <em>Interno tempio (I Bronzi di Riace)<\/em>, 1981, o dello stesso anno, <em>Ritratto di guerriero<\/em>, tecnica mista e foglia d\u2019oro su legno, che conferma il suo costante riferimento all\u2019antichit\u00e0 e alla grande tradizione classica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Ceroli-55-Squilibrio-1988-120-diam.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-40492\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Ceroli-55-Squilibrio-1988-120-diam.jpg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"709\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Ceroli-55-Squilibrio-1988-120-diam.jpg 582w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/Ceroli-55-Squilibrio-1988-120-diam-246x300.jpg 246w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Due sculture in legno, <em>Le talebane<\/em> &#8211; pi\u00f9 recenti, del 2002, una bianca e l\u2019altra azzurra, di circa due metri ciascuna &#8211; si stagliano con la loro presenza muta: simulacri misteriosi e raffinati, originati da suggestioni di cronaca politica che l\u2019artista ha rielaborato con grande forza evocativa, un omaggio alle ricercate tradizioni d\u2019Oriente. Del 1972 \u00e8 il monumentale retablo in legno e bronzo intitolato <em>Gloria eterna ai caduti per la pittura<\/em>, che contiene epigraficamente i nomi di critici d\u2019arte, collezionisti e mercanti, con un intento ironicamente commemorativo. Sono gli anni, tra il 1972 e il 1975, in cui la \u2018scrittura\u2019 diventa elemento ricorrente nel lavoro di Ceroli.<\/p>\n<p>Nel percorso espositivo figura anche <em>Eleusi<\/em>, del 1979, immagine di forte suggestione che evoca i Grandi Misteri Eleusini, riti agrari esoterici: raffigurazione di un campo di frumento maturo che testimonia l\u2019interesse dell\u2019artista verso la natura vegetale, attraverso l\u2019utilizzo di rami, paglie o spighe, come in questo caso, inseriti all\u2019interno dei fondi delle consuete tavole. L\u2019interesse per la natura trova le sue radici nell\u2019Arte Povera, movimento con il quale Ceroli ha condiviso, soprattutto all\u2019inizio, alcuni ideali poetici, mantenendo tuttavia una posizione distante dalle declinazioni di area torinese, rappresentate da artisti quali Merz o Penone, sviluppando un suo personalissimo linguaggio.<\/p>\n<p><strong>Mario Ceroli<\/strong> nasce a Castel Frentano (Chieti) il 17 maggio 1938. A dieci anni si trasferisce a Roma, dove il suo destino artistico prende forma quasi per caso. I genitori lo immaginavano impiegato dello Stato e lo iscrissero alla Scuola Galileo Galilei, che comprendeva Istituto Tecnico, Istituto Tecnico Industriale e Istituto d\u2019Arte. Come lui stesso racconta, la madre, stanca di salire le scale per evitare l\u2019ascensore, si ferm\u00f2 al primo piano e lo iscrisse all\u2019Istituto d\u2019Arte. Un gesto di occasione fortunata che avrebbe segnato la storia dell\u2019arte italiana del secondo Novecento.<\/p>\n<p>All\u2019Istituto d\u2019Arte studia sotto la guida di maestri come Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini ed Ettore Colla, sperimentando inizialmente la ceramica. Nel 1958 tiene la sua prima mostra di ceramiche e nello stesso anno vince il Premio per la Giovane Scultura della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea sotto la direzione di Palma Bucarelli. Nonostante sia spesso definito \u201cscultore del legno\u201d, Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicit\u00e0 delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, \u00e8 linguaggio aperto e mai definitivo.<\/p>\n<p>Un viaggio ad Assisi nel 19<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/TORN-ARTE-9.3.270034-copia-e1773861291774.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40495 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/TORN-ARTE-9.3.270034-copia-e1773861291774.jpg\" alt=\"\" width=\"559\" height=\"409\" \/><\/a>57 e la scoperta di Giotto lo conducono verso le prime sagome lignee, segnando l\u2019inizio di una ricerca che lo render\u00e0 protagonista della Pop Art e dell\u2019Arte Povera. Negli anni Sessanta il legno grezzo diventa materiale emblematico: figure umane, numeri, lettere, oggetti quotidiani prendono forma in composizioni seriali, talvolta policrome, dove la scultura si intreccia con pittura, design e installazione. Le sue opere non sono semplicemente plasmate: sono costruite. Le forme appaiono come concetti tangibili, stratificazioni di piani consequenziali che mantengono armonia pur evitando l\u2019uniformit\u00e0 plastica.<\/p>\n<p>Il 1965 segna una svolta con <em>Cassa Sistina<\/em>, ambiente totale e ironico, insieme mistificazione e riflessione sul sistema dell\u2019arte, che gli vale il Premio Gollin e un riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1966. Nello stesso anno espone alla Galleria La Tartaruga di Roma opere come <em>L\u2019ultima cena<\/em>, oggi conservata alla GNAM. Con <em>La Cina<\/em> (1966) anticipa l\u2019arte immersiva, coinvolgendo lo spettatore in uno spazio totalizzante.<\/p>\n<p>Tra il 1966 e il 1967 si trasferisce negli Stati Uniti e tiene una personale alla Bonino Gallery di New York, presentando <em>Farfalle<\/em>. L\u2019interesse per lo spazio culmina nel 1969 con <em>Io, piramide di ghiaccio<\/em>: una struttura di mattoni di ghiaccio sormontata da una sfera d\u2019acciaio contenente carbone ardente, potente allegoria di precariet\u00e0 e tensione.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/TORN-ARTE-27.2.2612-copia-e1773861366271.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40497\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/TORN-ARTE-27.2.2612-copia-e1773861366271.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"436\" \/><\/a>Parallelamente, Ceroli sviluppa un\u2019intensa attivit\u00e0 teatrale: collabora con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro alla Scala e il Teatro La Fenice, fondendo scultura e scenografia in palcoscenici monumentali. Per Ceroli, teatro e arte visiva condividono la stessa vocazione ambientale.<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni Ottanta e Novanta emergono temi ricorrenti come porte, scale e strutture architettoniche. Opere come <em>La Porta <\/em>(1981), <em>Il Cenacolo<\/em> (1981), <em>Uomo Vitruviano<\/em> (1987), <em>Casa di Nettuno<\/em> (1988), <em>Maestrale<\/em> (1992) e <em>Applausi<\/em> (1992) approfondiscono la ricerca sul \u201ctuttotondo\u201d e sulla matericit\u00e0 sferica, in dialogo costante con l\u2019ambiente. In questi decenni sperimenta anche marmo policromo, vetro, polveri e bronzo, reinterpretando suggestioni rinascimentali, da Leonardo ai maestri del passato.<\/p>\n<p>Importante \u00e8 anche il suo intervento in spazi pubblici e sacri, come la chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo (1968), quella di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (1987) quella di San Carlo Borromeo a Napoli (1990), dove arte e architettura si integrano. <strong>Da menzionare anche l\u2019intervento alla Scuola Superiore di Polizia di Roma, dove ha realizzato il sacrario e la cappella. <\/strong><\/p>\n<p>Negli anni Duemila continua a mescolare legno, cenere e lamine d\u2019oro. Opere come <em>La nuda verit\u00e0<\/em> e <em>Guerriero Frentano <\/em>(2007) presentano figure lignee cosparse di cenere, simbolo della fusione tra uomo e natura.\u00a0 Nel dicembre del 2024 ha inaugurato l\u2019apertura di Palazzo Citterio a Milano con una sua mostra ambientale nello spazio Sterling dal nome \u2018<em>Mario Ceroli. La forza di sognare ancora\u2019, <\/em>e <strong>nell\u2019ottobre del 2025 la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha inaugurato la mostra \u2018Ceroli Totale\u2019 che ripercorre i suoi 70 anni di carriera.<\/strong> Artista poliedrico e mercuriale, Ceroli ha superato i confini tradizionali dell\u2019opera d\u2019arte, esplorando l\u2019interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro.<\/p>\n<p>Vive e lavora a Roma, dove ha creato un vasto spazio-museo che raccoglie oltre cinquecento opere, concepito come ambiente in continua evoluzione, destinato a dialogare con il pubblico e a ispirare le nuove generazioni.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tornabuoni Arte ha inaugurato \u201cMARIO CEROLI. 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